Archive for the ‘Autostima’ Category

Come l’invidia può guastare i rapporti di amicizia

Venerdì, Marzo 12th, 2010

Marina Roveda Inutile negarlo: a tutti l’erba del vicino sembra sempre più bella, e molti di noi spesso desiderano ciò che non hanno. Ma chi si rode finisce quasi sempre col fare più danno a se stesso che all’oggetto del suo malanimo, condannandosi suo malgrado alla solitudine.

Il fatto è che quasi nessuno ammette volentieri di essere invidioso, perché se l’invidia era e rimane uno dei sentimenti più antichi e diffusi al mondo, ancora oggi continua ad essere oggetto di riprovazione sociale. Molti si sforzano di dissimularla mascherandola dietro strategie difensive, ma non sempre la recita viene bene.

D’altronde è risaputo che tanti rapporti d’amicizia finiscono perché uno dei due è invidioso dell’altro, e i motivi possono essere infiniti: aspetto fisico, qualità umane, capacità intellettive, storia personale, famiglie, denaro.

Un esempio è la famosa invidia matrimoniale fra coppie, un meccanismo che scatta nelle occasioni di confronto. Ci si può invidiare di tutto, dalla casa elegante e confortevole al tipo di vita sociale, dall’intesa coi rispettivi partner alle possibilità economiche per crescere i figli. E il livello di invidia matrimoniale cresce di pari passo col proprio grado di insoddisfazione.

Talvolta l’invidia può pervadere a tal punto la personalità di chi ne soffre da diventare una vera e propria forma di patologia del suo carattere, un tarlo bruciante che è sempre al lavoro, da cui purtroppo diventa complicato liberarsi.

Ecco allora che scattano le critiche nei confronti dell’invidiato, gli allontanamenti ingiustificati, l’indifferenza o la svalutazione dei suoi successi per farlo sentire scontento di sé; non mancano le manifestazioni di falsa umiltà per dimostrare la mancanza di interesse verso ciò che l’invidioso vorrebbe ma non riesce a ottenere, o gli episodi di depressione dopo aver preso coscienza che la distanza fra se stessi e l’invidiato è incolmabile.

Di solito chi è colpito così profondamente ed emotivamente dall’invidia ha un livello di autostima molto basso, dovuto allo scarso affetto e alla scarsa sicurezza ricevuti durante l’infanzia, che lo spinge a ritenersi sempre meno fortunato degli altri.

Ciò gli impedisce di fermarsi ad ascoltare ciò che l’invidia ha da dirgli, trasformandola in una piattaforma dalla quale spiccare nuovamente il volo, dunque in uno dei più potenti motori di autopromozione e rilancio.

Questo significa accettare l’idea che gli amici ottengono quello che vogliono non solo perché la sorte gli è stata favorevole, ma anche perché hanno lavorato sodo per raggiungere i loro obiettivi. Di conseguenza, sebbene ci siano delle eccezioni, i loro percorsi possono diventare un modello da seguire.

Basta tirare fuori un sano ottimismo e la propria forza interiore per trasformare l’invidia da negativa in positiva, da distruttiva in costruttiva, da maligna in benigna, che poi è la più bella, in quanto rilancia e spinge verso l’alto.

Il nostro amico meritava o no la promozione che noi tanto desideravamo? E se sì, per quali competenze che noi non avevamo? Il passo successivo potrebbe essere tentare di acquisire quello stesso livello di competenze, per poter puntare a propria volta ad un avanzamento. Se invece la promozione dell’amico risulta una vera ingiustizia, allora l’energia liberata dall’invidia può essere utilizzata per cominciare a cercarsi un altro datore di lavoro, sperando che sia più equo.

In altri casi, ci si potrebbe semplicemente rendere conto che l’amico invidiato ha realizzato obiettivi molto al di là delle nostre possibilità attuali. Quando accade ciò, il cammino da percorrere è lungo, ma può giovare ricordarsi che ogni lungo percorso è punteggiato da tappe intermedie, che possono diventare traguardi possibili.

E se invece balza all’occhio che proprio si sta inviando un amico che non potrà mai essere raggiunto?
L’estremo rimedio, in questa circostanza, è smettere di frequentare chi rappresenta per noi una continua e infruttuosa fonte di dolore… sia per il bene nostro che per il suo!
Siete d’accordo?

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia

Come fare per trovare la persona giusta

Lunedì, Marzo 8th, 2010

Stefania CarnevaliRaramente mi capita di guardare la televisione durante le ore pomeridiane, ma alcuni giorni fa, casualmente in casa, mi sono soffermata davanti a un ben noto programma dove i partecipanti, corteggiandosi l’un l’altro davanti a un pubblico alquanto concitato che fa pronostici e vaticina il decollo o il collasso di una storia che ancora deve nascere, cambiano idea sul reciproco interesse amoroso a ogni applauso o fischio del suddetto.

Non è sicuramente mia intenzione esprimere alcun giudizio sulla trasmissione in questione nè commentare sul fatto se si tratta o meno di una ingegnosa costruzione per ottenere l’audience, ma questo sprazzo televisivo mi ha fatto riflettere su alcune cose.

Avendo gestito per diversi anni un’agenzia matrimoniale non mi sono certamente stupita della ricerca di un partner attraverso una trasmissione televisiva, forse queste persone sono meno timide o più esibizioniste dei miei clienti, che si sentivano protetti dall’anonimato.

Il fatto è che, non solo in televisione e non solo nel “settore sentimenti”… mi sembra che ci si stia allontanando troppo dalla Natura, dall’istinto.

Ma perché oggi l’amore è così “ragionato”?
Perché c’è questa necessità di sondare, scandagliare, vivisezionare?

E’ vero che non siamo più uomini e donne (no, no… nessun riferimento) primitivi/e e quindi non ci si cerca più esclusivamente per garantire la continuità della specie ma la scelta pondera anche gusti, passioni, livello culturale ed economico.

Ma non è che questo eccessivo “valutare”, “soppesare” “misurare”  ci porta lontano da quello che ardentemente cerchiamo?

Più che la propria metà mi pare che si stia cercando un puzzle dove manca sempre il pezzetto che completa il quadro. Si vuole la perfezione.

Frasi come “non è la storia giusta”, “non è l’uomo della mia vita”, “non è la donna che cercavo”, vengono ripetute in continuazione, e sempre a sottolineare qualcosa che non c’è, “qualcosa che manca”, non si pone più attenzione a quello che si ha e si vive così nella perenne insoddisfazione, nella continua illusione.

E’ giusto iniziare la grande storia d’amore quando e solo quando si sono conosciuti virtù e difetti dell’altro? Quando si sono fatte tutte le domande e avute tutte le risposte?
Dopo questi quesiti mi sono chiesta se esisteva una soluzione.

La ricetta è la più semplice che ci sia, ossia ritornare alla propria Natura. Scegliere il partner con il cervello non è sufficiente.

Provate a ri-scoprire l’uso dei vostri sensi.

Nel mio ebook Piacersi per Piacere c’è un intero capitolo dedicato ad esercizi e test per riscoprire e potenziare i cinque sensi. Lasciatevi guidare dai sensi per capire se una cosa, una situazione o una persona può andare bene per voi oppure no.

Gusto, olfatto, tatto, udito e vista… imparate a fidarvi del loro linguaggio.
Se una persona “a naso” non vi piace, non serve sapere che ha tre lauree e fa snowboard.

Le parole possono essere artificiali
, si puo’ trattare e ritrattare, spesso confondono ma l’istinto, se riconosciuto e ascoltato non sbaglia mai.

A cura di Stefania Carnevali
Autore di Piacersi per Piacere

Come acquisire una Mentalità da Ricco

Venerdì, Febbraio 19th, 2010

Il primo passo per acquisire una Mentalità da Ricco è togliere quello che io chiamo ”il pilota automatico che controlla il nostro livello economico“.

Ti starai chiedendo, cos’è questo “pilota automatico”? La maggior parte delle persone è bravissima a sabotare i propri progetti di crescita economica, e in particolare quelli finalizzati al raggiungimento di livelli economici fuori dal comune.

Perché avviene questo? Semplice, perché interviene il nostro Pilota Automatico, che ha il compito di mantenere il livello dei nostri guadagni costantemente in quella zona immaginaria, creata nel nostro inconscio, entro la quale i nostri guadagni non ci creano angoscia, sono adeguati a noi, o meglio sono adeguati a quello che noi abbiamo deciso.

Immaginate uno spazio tra due linee, entro il quale sono compresi i nostri guadagni, una zona creata da noi nel nostro inconscio. Alcune volte si avvicineranno alla linea collocata in basso, altre volte raggiungeranno la linea collocata più in alto, ma la capacità di guadagno di una persona rimarrà sempre all’interno dello spazio tra queste due linee.

Riflettete sul fatto che tantissime persone riescono per tutta la vita a rimanere nello stesso stato economico. Le persone decidono, in un dato momento della loro vita, la quantità di denaro che serve loro e questa sarà la quantità di denaro che loro guadagneranno.

Fino a quando i guadagni rimarranno in questo spazio, le persone non entreranno in contrasto con il loro inconscio, nel loro animo ci sarà insoddisfazione ma non tensione, non ci sarà paura, la paura di entrare in situazioni nuove da esplorare.

Se per esempio, per un periodo, le loro risorse economiche scenderanno al di sotto della linea collocata in basso, automaticamente metteranno in atto una serie di comportamenti che faranno aumentare le entrate e, guarda caso, la maggior parte delle volte, riusciranno a raggiungere i loro obiettivi, ripristinando il livello dei guadagni nella zona tra le due linee.

Ma se l’azione porterà al di sopra della linea alta e le entrate aumenteranno in maniera notevole, automaticamente il Pilota Automatico, o meglio il nostro inconscio, interverrà e inizieranno le azioni di autosabotaggio.

Uno dei primi passi per acquisire una Mentalità da Ricchi è modificare questi limiti, naturalmente quelli superiori, ossia aumentare la nostra capacità di sopportazione della ricchezza.

Uno dei modi più semplici è quello di abituarsi alla ricchezza, cominciare per esempio a frequentare dei posti da “ricchi”, per esempio un ristorante particolare, frequentato da persone che hanno un certo livello economico. Spesso scoprirete che il costo di una cena in un ristorante alla moda è poco superiore a quello di un ristorante che consideriamo alla nostra portata.

Questo, ovviamente, è solo un esempio. Il concetto è che abituandoci a un certo tipo di tenore di vita, si alzano i nostri livelli. Se riusciamo a interiorizzare questi livelli, poi sarà il nostro inconscio che indicherà la strada per aumentare i nostri guadagni e sostenere il nostro nuovo livello di mentalità.

Provate, vi assicuro che funziona, ed è piacevole!
L’importante è iniziare e fare il primo passo verso la ricchezza.

A cura di Igino Di Pietra
Autore di La Mente Dei Ricchi

Come diventare più attivi nella propria vita potenziando l’autostima

Venerdì, Febbraio 12th, 2010

Ho sempre avuto una forte predilezione per esplorare tutto quello che riguarda la natura umana, la psiche.
Ogni aspetto della nostra personalità porta con sé una miriade di sfaccettature interessanti. Osservandole ed esaminandole, possiamo trarre informazioni preziose per il nostro benessere psico-fisico.

Riflettere sul fatto di stare bene con noi stessi: è superfluo sottolineare l’importanza di questo concetto.

Scrivendo un ebook sull’autostima, ho voluto curare questo aspetto della nostra vita, valutando la sua collocazione nel contesto del quotidiano, ma soprattutto invitando il lettore a una presenza più attiva nel proprio vissuto.

Nulla può veramente cambiare se non siamo noi a volerlo. Con impegno e costanza, infatti, possiamo raggiungere quello che ci prefiggiamo.

Nel corso del libro, impareremo ad entrare in contatto con la nostra parte più importante, il nostro inconscio.

Attraverso dei semplici esercizi, vedremo come sia possibile prendere veramente coscienza di ciò che ci impedisce di essere al nostro meglio.

Ho personalmente sperimentato, attraverso la mie stesse esperienze e quelle delle persone che ho seguito nel loro percorso evolutivo, la validità di alcuni metodi molto semplici che , in questo ebook, mi propongo di illustrarvi.

Credere in noi stessi, attribuirci i meriti che abbiamo e accettare anche quelli che sembrano essere i nostri presunti difetti è un percorso a dir poco affascinante.
Siamo noi i protagonisti della nostra vita.

A cura di Vitiana Paola Montana

Autrice di “Il Potere dell’Autostima”

Come e quando ricominciare ad allenarsi dopo il parto?

Lunedì, Febbraio 8th, 2010

Mi ricordo che io dovetti attendere 15 giorni (tra l’altro pochi!) per ricominciare ad allenarmi dopo il parto semplicemente perché mia mamma era venuta a casa mia per le prime due settimane e, con una veduta un po’ antiquata, temeva potessi farmi del male o “sciupare il latte” riprendendo con gli esercizi. Così feci finta di non ricominciare l’allenamento e, appena se ne fu andata tornando nella sua città, ripresi a sua insaputa.

Circa sei settimane dopo il parto (grosso modo a quaranta giorni dalla nascita del bambino) farete un controllo dal ginecologo e, se tutto a posto, potrete iniziare a riprendere l’attività fisica.

Molto dipende dal genere di parto che avete fatto. In linea di massima è possibile ricominciare dopo tre settimane. Nel caso di un parto vaginale senza alcuna complicazione, come il mio, anche dopo due settimane. Per un cesareo, la buona norma è attendere che i punti siano rimarginati: almeno 4-6 settimane.

Perché è importante riprendere quanto prima lo sport dopo il parto? Vari studi (e forse l’esperienza nell’ascoltare un’amica appena diventata mamma) confermano che dopo il parto le donne si sentono più grasse e meno soddisfatte del peso e della linea. Preoccupazioni accantonate invece in gravidanza.

Il puerperio è una fase delicata. Siate consapevoli che il puerperio sarà un periodo particolare, durante il quale vi trovate in bilico tra la vecchia figura di donna e la nuova di madre psicologicamente ma anche, di fatto, fisicamente. Il fitness potrà aiutarvi molto per saperle conciliare al meglio.

Come allenarvi, quale intensità utilizzare e quali discipline scegliere, come trovare il tempo per la cura personale durante le primissime settimane con il bambino, qualche idea per riprendere la forma facendo attività all’aperto o in casa col piccolino, insieme a tante altre informazioni sul fitness mese dopo mese della gravidanza (ma non solo, anche prima e dopo) le potete trovare su “Mamme in Forma”.

A cura di Rossella Pruneti

Autrice di “Mamme in Forma”

Come gestire l’amicizia su internet

Martedì, Gennaio 5th, 2010

Sempre più persone scelgono l’amicizia elettronica, aprendosi un profilo su Facebook, iscrivendosi a Friendfeed, oppure curando un blog in cui i lettori possono postare i loro commenti, scambiandosi informazioni o punti di vista su un determinato argomento.

Altri si affidano alle chat, entrandovi come farebbero in un bar: si accostano ai tavoli per capire di cosa si parla, poi scelgono a quale gruppo aggregarsi, iniziando a discutere di tutto in simultanea.
Questo perché, nell’epoca dell’usa e getta in cui viviamo, l’amicizia tradizionale richiede tempo, attenzione, affetto, favori da restituire, in quanto come tutte le relazioni che durano è fondata su uno scambio reciproco.

Ciò non accade con gli amici virtuali, con cui non c’è conflitto, non c’è vero confronto, né si dona per ricevere indietro qualcosa.
Se da un lato ciò tranquillizza, dall’altro non consente a chi li colleziona di maturare giorno dopo giorno, imparando a gestire un rapporto in carne e ossa, dove dare e ricevere risulta di fondamentale importanza.
Spesso chi privilegia l’amicizia in Rete fugge gli altri perché non è attraente, quindi teme di essere rifiutato.
Ma può anche trattarsi di un individuo gradevole, che però si nasconde dietro l’etichetta del “grande indipendente” che “non deve niente a nessuno”.

In realtà, questo gusto per l’autonomia e per gli amici di comodo, in molti casi rappresenta soltanto un pretesto per dissimulare la difficoltà a “fare legame” per paura delle emozioni che suscita: senso di soffocamento, abbandono, dipendenza…Infatti dietro questa scelta ci sono talvolta amicizie dolorose, che hanno lasciato un’impronta indelebile.

Per questo, evitare le relazioni nella vita quotidiana o viverle in maniera superficiale, dando invece più spazio a quelle in Rete, diventa un mezzo inconscio per proteggersi dalle ferite del passato.
E se in molti sostengono che Internet non modifica i rapporti ma li velocizza, portandoli dritti al sodo perché non c’è tempo per sfumature e inibizioni, è altrettanto vero che l’amico del cuore, oggi, si cerca in Rete, per poi mandargli magari un messaggio sul telefonino, moderna autostrada dove far viaggiare i sentimenti.
Ma come comportarsi correttamente nell’ambito dell’amicizia virtuale? Ecco una serie di suggerimenti:

* Lascia che questa si sviluppi poco a poco, centellinando pensieri o informazioni particolarmente intime e confidenziali. Per quelle c’è sempre tempo.

* Se il tuo problema è l’organizzazione, fissa un “planning relazionale”, stabilendo quante ore devi passare in Rete, e quante con le persone che ti circondano, stabilendo un giusto equilibrio fra quest’ultime e i tuoi interessi.

* Pesa sempre le parole, stando molto attento a scrivere qualunque cosa possa diffamare, calunniare o criticare qualcuno, nella sua persona o attività. In fondo non sai chi c’è realmente dall’altra parte né come potrebbe reagire.

Qualora decidessi di saltare il fosso e conoscere il tuo amico virtuale, fissa l’appuntamento in un luogo pubblico, e non rivelargli informazioni personali fino a quando non sei assolutamente sicuro di lui. Si tratta di norme di comune buon senso, certo, che però vale sempre la pena ricordare perché, si sa, la prudenza non è mai troppa.

A cura di Marina Roveda

Autore di “Le Regole dell’Amicizia”