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Come tornare nel tempo più breve al peso di partenza dopo il parto

Sabato, Febbraio 13th, 2010

È una domanda che mi è stata fatta proprio stamani nello spogliatoio della palestra da una ragazza. “Dopo quanto sei tornata magra?” Le ho chiesto se avesse avuto un bimbo da poco e mi ha risposto di no, ma che sta programmando una gravidanza. La sua domanda è interessante.
Giusto preoccuparsi prima.

Alimentazione corretta e attività fisica costante sono sempre il fondamento e lo iniziano ad essere da prima della vostra gravidanza. Senz’altro vanno rassicurate tutte le future mamme che il peso in gravidanza aumenterà per forza e che non devono fare niente per contrastarlo. Devono evitare ovviamente di utilizzare la gravidanza come una scusa e un lasciapassare per trascurare il proprio corpo e mangiare di tutto!

Anche se è vero che il tempo necessario per tornare “al punto di partenza” è soggettivo, ci sono alcune considerazioni che valgono per tutte le donne.

Le tappe della perdita del peso della gravidanza sono strettamente regolate dalla Natura prima che dai vostri sforzi di dieta ed allenamento.

Anzitutto se si allatta, l’assetto ormonale non è favorevole all’aspetto estetico… almeno secondo i canoni di magrezza apprezzati dalla nostra civiltà. Se continuate ad allattare, il peso in più permane perché l’allattamento richiede un ingrandimento della ghiandola mammaria, più fluidi in circolo e uno stoccaggio energetico per la produzione del latte. Dall’altro lato l’allattamento aiuta a dimagrire se l’alimentazione è equilibrata e si riesce a creare un leggero deficit tra calorie assunte e calorie consumate.

In generale la prima metà del peso assunto in gravidanza è perso col parto. Già a 4 mesi dal parto vi rimane addosso non solo il grasso in più (ipotizzando che sia un 25-40%), ma anche fluidi e tessuti magri connessi alla gravidanza e all’allattamento (in ragione di un 60-75%). Ancora una volta la bilancia non vi fornisce informazioni utili (dicendovi solo che siete pesanti e portandovi a pensare che sia dovuto al grasso e basta) e diventa fonte di frustrazioni inutili.

Il primo segnale di “sblocco” (anche se non necessariamente accompagnato da un calo di peso) è il capoparto, cioè la ripresa delle mestruazioni. Questa ripresa è variabile, da pochi mesi dopo il parto fino anche ad un anno. Nel frattempo avrete notato che dopo le primissime settimane, la perdita di peso si è assestata e fastidiosamente inchiodata a non più di un mezzo chilogrammo settimanale. Va bene così. L’arrivo del capoparto permetterà al vostro corpo di riprendere una trasformazione più rapida.

Moltissime donne che hanno già avuto figli fanno “terrorismo”. Sostengono che dopo il parto è pressoché impossibile tornare in forma e che ad ogni parto la situazione si aggrava.
Niente di più sbagliato.

In pratica l’intero e-book Mamme in Forma è stato animato dal mio desiderio di farvi sapere CHE NON è COSì e spiegarvi come fare.

A cura di Rossella Pruneti

Autrice di “Mamme in forma”

Come evitare attività fisiche rischiose in gravidanza

Giovedì, Febbraio 4th, 2010

Già mentre è in pancia, il mondo passa ad agire sul bambino filtrato dal corpo e della psiche della mamma. Ricordatevelo: siete uno scrigno per il vostro bambino. Avete la responsabilità di mantenere, nei nove mesi, questo scrigno nella migliore condizione possibile.

Nonostante il parere ultimo spetti al medico e all’assenso del ginecologo, una volta deciso se continuare a svolgere fitness dopo il concepimento, sappiate che alcuni sport sono da non fare e alcune cose sono estremamente rischiose settimana per settimana della gravidanza e pertanto risultano da evitare.

In generale le attività controindicate in gravidanza hanno queste caratteristiche:
richiedono sforzi bruschi,
comportano rischio di cadute e infortunio,
richiedono contrazioni dei muscoli addominali.

Per quanto riguarda l’intensità è da evitare ogni impegno agonistico (nonostante esistano notevoli eccezioni tra le campionesse e l’utilizzo dell’assetto ormonale della gestazione fosse addirittura una pratica doping per migliorare la resa delle atlete dell’ex Blocco Sovietico). La gravidanza non è il momento per cercare un record o strafare, a qualsiasi livello.

Rischiate di farvi più male perché siete più pesanti, il baricentro si sposta, i legamenti sono più lassi e tutto sommato non avete un ottimo equilibrio.

Vi scrivo una lista degli sport da evitare:

Bungee jumping
Ciclismo
Equitazione
Ginnastica (ginnastica aerobica ad alto impatto)
Hockey sul ghiaccio
Interval Training
Mountain bike
Pattinaggio sul ghiaccio
Pallavolo
Pallacanestro
Rampicata su roccia
River rafting
Scatti di velocità (“sprint”)
Sci
Sci d’acqua
Skydiving
Snow board
Sport ad alto impatto
Tennis
Immersioni*
Tuffi

La lista è soltanto un esempio e dovrebbe servire a rendere l’idea. Non è certamente esaustiva e, alle volte, il concetto di pericoloso è davvero molto relativo da persona a persona.

Per quanto riguarda gli sport che potete svolgere e come svolgerli vi consiglio l’approfondimento nel mio e-book “Mamme in forma”.

Se sei all’inizio della gestazione o la progetti, animata dal desiderio di gravidanza e maternità, e vuoi sapere le cose da evitare da subito puoi scaricare GRATIS il primo capitolo che illustra il segreto da applicare immediatamente per essere in forma prima, durante e dopo!

A cura di Rossella Pruneti
Autrice di “Mamme in Forma”

Sport Coach: allenare la tua mente funziona!

Giovedì, Dicembre 25th, 2008

GIACOMO BRUNOCiao ragazzi, lo Sport Coaching è il coaching applicato allo sport. In Coach 360 ti insegnerò molti esercizi per migliorare le prestazioni sportive attraverso la PNL e le tecniche di coaching; la cosa interessante è che potrai usare queste stesse strategie per migliorare, in generale, i tuoi comportamenti.

Molti esperimenti effettuati su sportivi, sia in America che in Europa, hanno dimostrato l’efficacia dell’allenamento mentale.

Questa pratica è stata utilizzata, ad esempio, da diversi sportivi che hanno partecipato alle Olimpiadi, i quali hanno dichiarato di fare un largo uso delle tecniche di coaching sportivo.

Coach 360

Coach 360

Il coaching sportivo è fondamentale per migliorare le proprie prestazioni, ottimizzarle e portarle ai massimi livelli. Tutto ciò si può fare tramite la PNL che, come sapete, studia e modella le più grandi personalità, dai grandi comunicatori ai grandi leader, compresi, ovviamente, i grandi sportivi.

In questo settore il coaching è molto avanti, pensate che in America da più di dieci anni la maggior parte degli sportivi si avvale di tecniche di allenamento mentale.

Il coaching sportivo nasce nel tennis, grazie anche a un libro scritto da W. Timothy Gallwey che si intitola The Inner Game of Tennis, ovvero il gioco interiore del tennis.

L’autore spiega come ogni competizione si componga di due parti, una interna e una esterna, e di quanto la componente interna, quindi interiore, mentale, sia importante e influenzi la prestazione sportiva. L’allenamento mentale, infatti, è ciò che fa la differenza tra un grande campione e altri atleti che usano solo l’allenamento fisico o tecnico.

Anche Andre Agassi, numero uno al mondo nel tennis, si è rivolto ad un coach per risollevarsi da un periodo buio che lo aveva portato a precipitare in classifica: Anthony Robbins, il numero uno della formazione mondiale in campo di motivazione e di coaching

Sai cosa ha fatto Robbins? Ha fatto fare ad Agassi un’operazione di auto-modellamento, cioè ha preso in esame i video delle partite vinte da Agassi e gli ha fatto notare cosa faceva, come entrava in campo, che occhi, che faccia, che espressione, che postura, che fisiologia aveva.

Nelle partite conclusesi con la vittoria, infatti, entrava in campo sicuro di sé, completamente dritto, aperto, forte, con lo sguardo sicuro. Aveva “l’occhio della tigre”, tipo quello di cui si parla nel film Rocky quando, dopo giorni di durissimo allenamento con il suo maestro, il protagonista ritrova tutta la sua concentrazione e sale sul ring ignorando gli sguardi, i commenti, i fischi del pubblico.

Allo stesso modo Andre Agassi entrava concentratissimo, mettendo in atto una sorta di rituale; ad esempio faceva rimbalzare la pallina un certo numero di volte, creando quello che in PNL definiamo un ancoraggio, cioè un gesto che gli permetteva di richiamare uno stato di concentrazione assoluta.

Anthony Robbins ha estratto queste strategie dal comportamento stesso di Agassi e le ha spiegate all’atleta rendendolo consapevole della sua bravura, della sua efficacia. Agassi le ha di nuovo messe in pratica, stavolta consapevolmente, ed è tornato ad essere il campione di sempre.

Secondo voi qual è il ruolo della motivazione nello sport?
Rispondete nei commenti!

A cura di Giacomo Bruno
Autore di Coach 360