comunicazione efficace

Come e perchè esprimere feedback postivi

Domenica, Ottobre 9th, 2011

Comunicazione AssertivaL’assertività è una modalità di relazione interpersonale che chiunque può apprendere, purché sia disponibile a mettersi in discussione e cambiare il proprio atteggiamento. Prendiamo, ad esempio, lo scambio di feedback positivi, uno dei sette elementi che caratterizzano il comportamento assertivo. In genere molte persone si stupiscono che questo tratto dell’assertività possa essere difficile da praticare.

Ma chiedetevi: “quando è stata l’ultima volta che ho detto ad alta voce che ciò che mia madre-padre-moglie-marito- aveva cucinato era davvero buono?”. Oppure “quando mi è capitato ultimamente di rilevare in modo esplicito un lavoro ben fatto di un collaboratore e/o di un collega?”. E, se lo avete fatto di recente, quante volte al giorno vi capita di esprimere e di ricevere apprezzamenti sia nella vita privata, sia in quella professionale?

Di solito, a questo punto, emerge in tutti la consapevolezza che le occasioni in cui diamo per scontato ciò che viene “ben fatto”, sono molto più numerose di quelle che ci strappano un plauso. Come si spiega questa avarizia di sinceri complimenti?

Il quesito può trovare risposta in una sorta di “non curanza relazionale” che riserviamo soprattutto alle persone che ci sono più vicine: è talmente ovvio che li amiamo ed apprezziamo che non c’è nessun bisogno di continuare a dirlo loro! Così come,  in ambito lavorativo, spesso nutriamo il convincimento che un lavoro debba essere commentato solo se “c’è qualcosa che non va”.

Sbagliato in entrambi i casi. Ogni persona ha un profondo bisogno di sperimentare il consenso degli altri, ovviamente purché sia sincero, perché ciò permette il miglior dispiegamento della nostra personalità che, nel rapporto sociale, trae rafforzamento dell’ autostima e stimoli a progredire.

In particolare nel contesto lavorativo l’utilizzo del feedback positivo, ovvero il riconoscimento non sottinteso dei meriti, costituisce uno degli elementi più efficaci per motivare i collaboratori che così hanno modo di sapere, in concreto, come incide la loro competenza sui risultati complessivi e si sentono incoraggiati ad esercitarla ed accrescerla.

Ci  sono però delle “regole” per esprimere un feedback positivo in modo che non si trasformi in una smaccata adulazione, che non solo nessuno ama ma che genera in ognuno un sentimento di sospetto più che giustificato sui “secondi fini” del commento. Si tratta di considerare positivamente fatti ed azioni reali e di indicare con termini chiari e concreti che cosa apprezziamo.

Ad esempio se ad un collaboratore che consegna la relazione che gli era stata richiesta diciamo “bravo, lavoro ben fatto!” è una adulazione inconcludente e demotivante.

Al contrario se diremo “grazie, hai preparato una relazione completa di tutti i dati e le tue conclusioni sono innovative e fattibili”, produrremo un effetto completamente diverso perché è evidente che abbiamo riservato attenzione al lavoro svolto e ne stiamo riconoscendo il valore effettivo.

Semplice, no?

A cura di Bruna Ferrarese

Come essere efficaci e convincenti nella comunicazione

Martedì, Luglio 5th, 2011

Parla Come MangiComunicare è potere. Come ogni buon comunicatore ben sa sono 3 le chiavi che aprono lo scrigno della comunicazione: le parole, ovvero il contenuto del discorso, l‘espressione verbale, ovvero come si dicono le parole e, infine, la manifestazione non verbale, suggerita dalla minica, la gestualità, la postura.

Come appare ovvio, è sufficiente l’incongruenza, il disallineamento, di uno di questi aspetti comunicativi o, per continuare sulla falsariga della metafora dello scrigno, basta che una delle 3 chiavi non giri a dovere, perché la comunicazione risulti inefficace, poco convincente.

Il ragionamento è semplice: se sei uno studente e non sai la lezione sulla quale il professore t’interroga, ti mancheranno le parole, che rappresentano la parte conscia del comunicatore, di conseguenza anche la parte inconscia, configurata nel paraverbale e nel linguaggio analogico, decadranno, provocando quella figura barbina che conoscono bene gli studenti ignoranti.

Se, invece, fai parte del consiglio d’amministrazione di una società e, pur sapendo ciò che devi dire, ti esprimi con voce monocorde, monotonica, poco coinvolgente, finirai per condurre i tuoi ascoltatori nell’anticamera dell’anestesia totale con il risultato che non ricorderanno niente di ciò che hai detto. La verità, provata e riprovata, è che per l’ascoltatore non è tanto importante ciò che dici, ma come lo dici.

Infine, se sei un politico e vuoi convincere i tuoi elettori della bontà di una particolare iniziativa, della quale, in fondo, non sei convinto nemmeno tu, non credere che la tua facondia ti porti ad essere persuasivo. La parte inconscia di te stesso finirà per sabotare il tuo bel discorso e i tuoi ascoltatori resteranno perplessi. Non è possibile, infatti, gestire a livello conscio la tua gestualità. Improvvisi pruriti su certe parti del viso t’indurranno a grattarti e ciò basterà a dimostrare che non ti senti a tuo agio.

Se poi la postura t’indurrà ad incrociare le braccia sul petto o a tenere i pugni chiusi o, peggio, a tenere le mani in tasca nell’atto di contare le monetine, tutto ciò sarà un ulteriore segnale d’insicurezza che distrarrà il tuo pubblico e lo indurrà a chiedersi inconsciamente perché ti comporti così. Se poi condirai il tuo discorso con colpi di tosse o schiarimenti di gola, tutti rilasci emozionali, anche questo concorrerà a dimostrare al tuo pubblico che tu stesso non appari convinto delle tue parole.

Allora, come deve essere una comunicazione per essere davvero efficace, incisiva, convincente?

Se mostrate passione, vitalità, fiducia in ciò che dite, non ci sarà pericolo di alcuna incongruenza con i vostri sistemi comunicativi. Basterà conoscere come rendere potenti le vostre parole, come dare loro potere empatico, e, soprattutto come riconoscere nel linguaggio non verbale dei vostri interlocutori qual è il loro feedback, per godere in pieno del potere che può darvi la comunicazione.

Un’ultima cosa. Non si nasce comunicatori, si diventa!

A cura di Alberto Lori
Autore di Parla come mangi, L’Arte del Discorso, L’Arte della Comunicazione, Voce da Speaker , Dalla PNL alla quantistica

Come aiutare i tuoi figli ad affrontare i conflitti di tutti i giorni

Martedì, Giugno 21st, 2011

Il Gioco della Mediazione

Quante volte come genitori vi siete trovati nella necessità di risolvere un litigio tra fratelli, tra vostro  figlio e compagni di scuola e vi siete chiesti quale fosse il modo migliore di comportarvi?
Faccio l’autoritario! Non ne voglio sapere! Faccio metà per uno e siamo tutti a posto!

Perché non educare i nostri ragazzi a risolvere da sé i problemi, rendendoli consapevoli che dentro di loro hanno tutte le risorse per affrontare e attraversare i conflitti di tutti i giorni e di tutta la vita, aiutandoli a vivere in maniera più serena e pacifica?

Vi state chiedendo come fare?
Ne “Il gioco della mediazione” vi svelo i segreti e le strategie per insegnare ai più giovani come gestire e risolvere positivamente i propri conflitti sviluppando le abilità della comunicazione efficace, PNL e del problem solving utilizzando le tecniche proprie della mediazione.

Apprendendo le tecniche della mediazione e di risoluzione positiva dei conflitti, i ragazzi possono risolvere le dispute senza arrivare alla violenza e senza il coinvolgimento diretto degli adulti.

Il primo passo per insegnare ai ragazzi che cosa sia il conflitto e quali sono  i diversi modi per uscirne, dovete trasmettere il concetto che:
-il conflitto è normale
-il conflitto è inevitabile
-il miglior modo per uscire da un conflitto è attraversarlo

Credo che il metodo migliore per insegnare come attraversare i conflitti sia il gioco e il role play e vi propongo dei simpatici esercizi che potete fare sempre!

Molti storie dei cartoni animati  e anche di film si basano su lotte e litigi. Guardate assieme al bambino una scena del genere e poi chiedetegli di rispondere alle seguenti domande: quanti personaggi sono stati colpiti, feriti o danneggiati;quanti sono stati uccisi ; qual era il motivo della lotta; era proprio necessario combattere o si poteva risolvere il litigio in altro modo, chiedetegli di immaginare dei modi alternativi e non violenti di risolvere la questione. Si tratta di costruire una nuova storia, con un finale diverso, e il bambino può immaginarne più d’uno e magari anche disegnarli.

Abituate i ragazzi a trovare delle alternative creative ai problemi di tutti i giorni coinvolgendoli nelle decisioni: arrivano gli zii a cena, devo andare a fare la spesa ma oggi non ho proprio tempo, come fare? Trovate più soluzioni possibili insieme e poi scegliete la migliore! Questo è fare brainstorming ed è utilissimo per attraversare i conflitti!

Ricordatevi che nel gioco della mediazione non ci sono problemi ma solo questioni da risolvere e che la regola principale è divertirsi insieme!

A cura di Alessandra Grassi
Autore di Il gioco della Mediazione

Come scrivere un company profile efficace

Giovedì, Febbraio 3rd, 2011

Più che un biglietto da visita, il company profile è un vero e proprio documento che delinea l’identità di una società attraverso l’esposizione chiara e sintetica della sua storia e di tutti quegli elementi che la rendono riconoscibile e la distinguono dai competitor.

Non più relegato alle sole brochure cartacee, sempre più spesso le aziende dedicano al company profile una sezione del loro sito web. Da tenere a portata di mano, può essere inviato a clienti e partner, allegato a preventivi, offerte e richieste di servizi, ma anche a dipendenti e consulenti per condividere con loro valori e informazioni.

Per questa ragione bisogna prestare attenzione al tipo di scrittura adottato, per garantire al lettore una buona fruibilità del testo e all’azienda la giusta percezione da parte del pubblico.

Così come nella produzione di contenuti per il web, anche in questo caso la brevità e la sintesi sono due aspetti da non perdere mai di vista. Inoltre, indice di professionalità è definire e mantenere uno standard che sia sempre lo stesso per tutti i documenti prodotti all’interno dell’azienda: logo, carattere, disposizione del testo sulla pagina ecc.

È importante partire con qualcosa di positivo e attraente: innanzitutto la mission e la vision aziendali (una sola frase ciascuna, breve ma completa) e, subito dopo, il posizionamento sul mercato e i prodotti/servizi offerti (in questo caso, fornire qualche informazione in più di certo non guasta).

Solo a questo punto, catturata l’attenzione del lettore, si può passare alla storia dell’azienda: quando è nata, percorrendo quali strade si è sviluppata ed è cresciuta nel tempo e in che modo ha realizzato il suo stato attuale.

Senza dettagliare eccessivamente date ed evoluzioni, che potrebbero portare a un calo dell’attenzione da parte del lettore, è consigliabile piuttosto descrivere il metodo di lavoro e gli strumenti tecnologici utilizzati (a seconda del tipo di azienda, ovviamente). Nella redazione di questa parte del company profile, bisogna essere precisi e fornire informazioni che facciano percepire l’unicità dell’azienda rispetto alle concorrenti: bisogna riuscire a sedurre il lettore con le parole e mostrargli i vantaggi che può ottenere.

A questo punto possono essere inseriti altri dati che consentono di comprendere meglio la situazione finanziaria e l’assetto aziendale (il fatturato annuo, il numero di dipendenti), di conoscere le certificazioni che l’azienda ha conseguito e i recapiti principali a cui contattarla (indirizzo, email, telefono e fax).

Infine, è opportuno nominare i principali clienti e partner, mettendo in maggiore evidenza quelli che danno lustro alla tua azienda.

Conoscere le tecniche per organizzare un testo aziendale rientra tra le competenze che chi si occupa di trasmettere l’immagine della propria azienda deve possedere: solo applicando il giusto metodo e sviluppando certe abilità legate alla scrittura professionale si può migliorare la percezione da parte del pubblico lettore e rendere la comunicazione più fluida ed efficace, sia con il pubblico interno che con quello esterno.

A cura di Michela Alessandroni
Autrice di Scrittura Professionale

Come diventare Mediatore Civile

Mercoledì, Febbraio 2nd, 2011

La rivoluzione è alle porte: dal mese di marzo, per risolvere i vostri problemi legali, non ci si recherà più davanti al giudice, ma davanti al mediatore civile!

Passeremo dalla cultura del “mi faccia causa!” alla cultura del “andiamo dal mediatore!”.
Scopriamo insieme chi si cela dietro questa nuova figura.

La Mediazione viene definita come l’attività di assistenza a due soggetti finalizzata sia alla ricerca di un accordo amichevole per la risoluzione di una disputa, sia alla proposta di una soluzione della stessa.

Il mediatore civile non é un giudice, non é un arbitro, ma é un facilitatore terzo imparziale che, utilizzando le tecniche di comunicazione efficace, PNL, problem solving, aiuta le parti a trovare la soluzione più soddisfacente al loro conflitto.
Il mediatore civile é certamente la professione del futuro!

Nel mio EbookIl Gioco della Mediazione, vi svelo i segreti per insegnare ai vostri figli e ai vostri studenti a risolvere le controversie con il metodo conciliativo.

Ma come si diventa oggi mediatori civili?
Può diventare mediatore civile chi è in possesso di una laurea almeno triennale e senza limiti di materia o, in alternativa, chi è iscritto a Ordini o Collegi professionali, come per esempio Geometri, Ragionieri, Psicologi.

Bisogna frequentare un corso di 50 ore presso un Organismo di mediazione accreditato presso il Ministero della Giustizia. Potete trovare l’elenco completo degli organismi sul sito del Ministero e scegliere quello più vicino a voi. Infatti, gli enti di mediazione, sono presenti su tutto il territorio italiano.

Il programma del corso comprende: la storia della conciliazione, la normativa in materia di conciliazione, le tecniche di Comunicazione e Negoziazione per mediatori civili, come condurre un incontro di conciliazione, simulazioni di casi concreti.

Una volta concluso il corso, con frequenza obbligatoria, dovrete superare un esame sotto forma di test a risposta multipla. Superato l’esame siete mediatori civili!
Per esercitare dovete far domanda di iscrizione nelle liste dei mediatori di uno o più organismi di mediazione, e, una volta nelle liste, l’organismo vi fornirà i casi da gestire. Da qui inizierete a scrivere una nuova pagina nella storia del nostro sistema giudiziario.

La mia idea è questa: perché non prepararsi a questo futuro divertendoci e giocando con i più giovani?

Ne “Il gioco della mediazione” troverete tanti giochi divertenti, role play coinvolgenti, suggerimenti pratici che permetteranno anche ai più giovani di non trovarsi impreparati al nuovo scenario di risoluzione delle controversie che si sta affacciando nel nostro Paese con l’introduzione della legge sulla mediazione civile, e di diventare i veri protagonisti del loro domani passando dal gioco alla realtà!

A cura di Alessandra Grassi
Autrice di
Il Gioco della Mediazione

Come parlare in modo chiaro ed efficace

Sabato, Gennaio 1st, 2011

Non possiedo un intelletto che ragiona per postulati. Anzi, sospettando un leggero predominio dell’emisfero destro sul sinistro, mi sento di affermare che sono più affascinato dai territori inesplorati della fantasia che dalle operazioni matematiche. Eppure, dal punto di vista linguistico, mi trovo costretto a partire da un assioma: l’italiano, come qualsiasi altra lingua del globo, si può parlare come si vuole, ma l’importante è farsi capire.

Il parlare bene non aggiunge nulla al carisma e al prestigio personale di un individuo. Resta il fatto, però, che il cavarsela con disinvoltura nella lingua patria offre notevoli opportunità in qualsiasi ambiente. Essere padroni della propria lingua significa comunicaresaper comunicare vuol dire risultare persuasivi. Scusate se è poco.

Voce e linguaggio, a mio avviso, sono un binomio inscindibile quanto può esserlo lo strumento musicale e lo spartito di note. Essere un buon concertista significa avere accordato al meglio il proprio strumento e conoscere alla perfezione le tecniche, che consentiranno di tradurre in musica le note dello spartito. Allo stesso modo, per essere comunicativi al cento per cento è necessario conoscere da un lato le potenzialità della nostra voce per usarla al meglio delle sue capacità, dall’altro saper esprimerci con proprietà di linguaggio.

Non è qui il luogo per una rassegna delle nequizie linguistiche dovute ai gerghi corporativi, dal burocratese al politichese, ma anche all’informatichese, medichese, avvocatese e via discorrendo. Ne troverete ampi esempi nei miei scritti. Senza dimenticare poi coloro che parlano esclusivamente per assonanze linguistiche, tipo: “Ho un forno a microbombe che cuoce il pollo in due minuti” oppure “L’altra domenica in campagna mi sono imbattuto in un branco di cavalli allo stato ebraico” oppure ancora, detta da un assessore di un piccolo comune: “Attenti, le decisioni che prendiamo a tamburo radente, possono tornarci indietro come un bungalow!”.

Tuttavia, ammettiamolo: tutti, più o meno, commettiamo errori. Molto spesso, l’ansia e l’insicurezza sono cattive consigliere e, pur non volendolo, escono dalla nostra bocca sfondoni grammaticali che mai ci riterremmo capaci di enunciare. Volete qualche esempio?

Siete sicuri al cento per cento che l’articolo che si accompagna alla parola pneumatico sia “il” o non piuttosto “lo”? È giusto dire nel contesto di un periodo: più deteriori, più eterni, più perfetti? Si dice ginocchi ginocchiaorecchi orecchie? Se parliamo di vini, è più corretto centellinare un barberauna barbera”? Com’è più corretto dire: è grandinatoha grandinato?

Sono tanti i dubbi che ci assalgono quando vogliamo esprimerci “in punta di rebbi”. Sono tante le piccole o meno piccole incertezze che feriscono la nostra sensibilità e il nostro orecchio, salvo che noncuranza, superficialità o ignoranza non ci rendano completamente sordi.

Voglio ribadire una verità che ho già confessato altre volte, ma che non è male ribadire: non sono un grammatico e neppure un linguista e tanto meno un teorico di glottologia. Mi ritengo un pragmatico della lingua: parlo e scrivo per professione. Ho approfondito determinati aspetti della lingua parlata e scritta per contingenze professionali e ciò che leggete e leggerete è il risultato della mia esperienza trentennale di comunicatore televisivo.

Ciò che scrivo sull’argomento, com’è ovvio, non possiede virtù taumaturgiche, grazie alle quali saremmo certi di non commettere più sbagli di pronuncia o di sintassi. Ha, tuttavia, lo scopo di tentare almeno di superare quelle innumerevoli incertezze con le quali ci scontriamo ogni giorno quando intratteniamo rapporti con il pubblico attraverso il microfono di una radio o di una tivù, attraverso un comune apparecchio telefonico, in una conferenza o, molto più semplicemente, conversando con amici intorno a un desco o in un salotto.

A cura di Alberto Lori
Autore di Parla Come Mangi,L’Arte della Comunicazione,La Formula Vincente per Comunicare in Modo Eccellente,Voce da Speaker,Dalla PNL alla Quantistica,Riequilibra le Tue Emozioni