crisi economica

Come sfruttare la legge dell’attrazione per rilanciare il proprio ristorante

Sabato, Novembre 12th, 2011

Paolo TodiscoCari Amici lettori, in questo periodo di crisi economica ci troviamo di fronte ad un mercato molto lento ed inattivo. Come tutti i miei colleghi ristoratori mi sto chiedendo quali scelte operare per rilanciare il mio locale. Non è facile trovare delle soluzioni; non è sempre colpa degli altri; non dobbiamo aspettare la manna dal cielo: dobbiamo agire.
Secondo il mio modesto parere dobbiamo guardarci bene attorno e valutare bene ciò che i nostri clienti desiderano; dobbiamo aggiungere servizi accessori; in breve abbiamo l’obbligo di creare nuove necessità.

In questo periodo chi mangia fuori casa lo fa solamente per questioni di lavoro. Alcune famiglie preferiscono consumare un pasto a casa (magari consegnato) piuttosto che spendere di più per essere serviti al ristorante. Spremiamoci quindi le meningi; cerchiamo di trovare nuovi prodotti e nuovi servizi che i nostri concorrenti non danno.

Un mercato molto interessante sono i pasti per i bimbi delle scuole elementari. Io devo affermarlo con forza: il servizio sostitutivo di mensa che offro da alcuni anni alle scuole elementari della mia città mi porta fatturato mensile importante, oltre a far affezionare i bimbi ai miei prodotti. Quest’ultimo è il valore aggiunto di ogni invenzione: se produciamo dei buoni prodotti e diamo dei buoni servizi i nostri clienti si affezionano a noi e, nei momenti di crisi, prediligeranno noi ai nostri concorrenti.

Per concludere vi voglio esortare a non trascurare la cura per il cliente sia nel vostro locale che a domicilio. E’ fondamentale far star bene il vostro cliente ovunque si trovi: a casa, a scuola, in ufficio; ovunque. Non dimentichiamoci mai che il ristoratore è una persona che deve coccolare i suoi clienti con i suoi cibi ma soprattutto con la sua accoglienza e disponibilità.

Quindi la prossima volta che entra un cliente nel vostro locale e vi chiede “Come va?” fate un bel sorriso e rispondete: “ottimamente, non potrebbe andare meglio!” Vedrete che si rilasserà e spenderà il doppio.

Il nostro business è fondato sulla qualità; ma anche sulla psicologia. Quindi attirate i clienti che volete attrarre: se siete tristi attirerete persone tristi; al contrario se siete positivi attirerete clienti positivi che magari chiacchierando vi regaleranno l’idea giusta per cambiare in meglio la vostra attività.

Concludo dicendo che le mie migliori idee le ho avute parlando con dei clienti (non abituali) che hanno apprezzato il mio interesse ed il mio entusiasmo ed hanno voluto farmi un regalo.

Buon business a tutti e leggete manuali/ebook e formatevi.

A cura di Paolo Todisco

Come avere la massima resa e risparmiare sul riscaldamento

Mercoledì, Gennaio 5th, 2011

Nelle fredde giornate invernali, non sempre la temperatura della stanza in cui si soggiorna è calda come vorremmo, specie quando i serramenti sono di vecchio tipo (non isolati e senza vetrocamera) oppure quando l’impianto di riscaldamento è stato progettato tanti anni fa, costruito sottodimensionato e gli elementi dei termosifoni sono troppo pochi per la cubatura dell’ambiente (quante volte ci è capitato di avere i termosifoni bollenti e ugualmente la stanza fredda!)

E’ intuitivo rendersi conto che, in una tale situazione, la caldaia del riscaldamento continua a funzionare a pieno regime, usurandosi e consumando molto di più senza però dare dei risultati adeguati; in definitiva si spende di più e si continua a soffrire il freddo…

La prima soluzione che viene in mente è quella di comperare una stufetta elettrica, magari non tanto grande: occasionalmente si trovano in offerta nei centri commerciali per qualche decina di euro e, tempo fa, venivano usate negli uffici, sotto la scrivania, per riscaldarsi le gambe e i piedi; oppure vengono accese nella stanza da bagno per alzare di qualche grado la temperatura dell’ambiente dieci minuti prima prima di spogliarsi per lavarsi o fare la doccia.

Ma ovviamente, anche questi piccoli elettrodomestici, sono dei costosissimi divoratori di energia elettrica, al punto tale che se si accendono contemporaneamente a qualche altro “grande elettrodomestico” – forno elettrico, lavastoviglie, lavatrice, ferro da stiro - potrebbero sovraccaricare l’impianto e far scattare il magnetotermico dell’interruttore generale dell’impianto di casa.

Che fare?  In molti casi la soluzione c’è, funziona molto bene, ed ha un costo di esercizio molto contenuto. Basta un semplice ventilatore, anche non molto grande, di quelli che si usano d’estate per “muovere l’aria” e creare nell’ambiente un senso di frescura e di sollievo.

Bisogna però’ che siano soddisfatte due condizioni basilari:

  • i termosifoni devono essere in ghisa o in ferro di tipo “aperto” e non chiuso (in pratica di quelli di forma classica, in cui tra un elemento e l’altro ci puoi far passare una mano)
  • i termosifoni devono essere molto caldi o bollenti, quasi da non riuscire a tenerci appoggiata sopra la mano.

A questo punto è sufficiente posizionare sul pavimento alla base del termosifone il ventilatore, rivolto verso il termosifone e, se possibile, orientato leggermente verso l’alto.  In breve tempo (10 - 15 minuti – dipende dalla grandezza della stanza) noterete che la temperatura comincerà a salire e soprattutto il caldo comincerà a diffondersi in modo omogeneo e regolare.

Quindi basta un semplice ventilatore, alla velocità minima, il cui consumo elettrico è inferiore a quello di una lampadina; se poi c’è la possibilità di chiudere la porta della stanza, i risultati si potranno ottenere ancora prima. L’effetto sarà superiore (o equivalente) a quello delle dispendiose stufette elettriche.

Ma anche se non avete il problema dell’impianto di riscaldamento sottodimensionato e quindi anche se la vostra stanza è già sufficientemente calda, con questo piccolo accorgimento, avrete ancora piu’ caldo e quindi avrete la possibilità di tenere ancora più basso il termostato ambiente; di conseguenza, a parità di risultato, la caldaia si accenderà di meno e potrete risparmiare sul metano o sul gasolio.

A volte, con una semplice idea e un po’ di organizzazione, si riesce a migliorare la qualità della vita e, nello stesso tempo, anche a risparmiare. Battere la crisi? Si può!

A cura di Alberto Barbieri
Autore di Battere la CrisiDifesa Personale

Come superare i periodi di crisi economica: i due elementi fondamentali

Lunedì, Maggio 17th, 2010

A mio personale giudizio i due elementi fondamentali per superare momenti di crisi economica come quello che stiamo vivendo attualmente sono:

-il lavoro (commesse, ordini, clienti ecc.);
-la liquidità finanziaria.

Le aziende che dispongono di questi due elementi sono sicuramente avvantaggiate in un periodo di crisi e riescono anche a cogliere delle opportunità notevoliQuelle che invece ne sono sprovviste possono e devono lavorare per entrarne in possesso.

Per aumentare le possibilità di avere lavoro per le aziende, consiglio di adottare lo strumento “marketing”, poco utilizzato specialmente dai piccoli imprenditori: avvicinarsi ad esso e alle sue tecniche potrà essere sicuramente utile per definire le strategie commerciali dell’azienda.

Per quanto riguarda la liquidità dell’azienda, esistono vari strumenti e varie tecniche da applicare.

La cosa importante che l’imprenditore deve capire consiste nel focalizzare bene questi due elementi, iniziare con impegno ad analizzarli, a ragionarci sopra, facendosi aiutare ma riuscendo a capire per primo l’importanza che essi ricoprono per la vita dell’azienda.

Nel mio e-book Farsi finanziare dalle banche, pubblicato da Bruno Editore, troverai una guida e molte strategie, tutte da me sperimentate: ti garantisco che potranno aiutarti a ottenere importanti risultati per quanto riguarda le richieste di finanziamento presentate alle banche o ad altri istituti finanziari.

Non sono formule magiche ma consigli, segreti, tecniche, modalità operative che potrai seguire e imparare giorno dopo giorno, e che ti aiuteranno a preparare una richiesta di finanziamento in modo professionale e ottimale.

Quotidianamente entro in contatto con molte aziende, analizzo i loro bilanci e aiuto gli imprenditori nella ricerca delle soluzioni alle varie problematiche che si presentano nel corso della normale attività aziendale, siano esse gestionali o finanziarie.

Tra queste difficoltà, sicuramente una di notevole importanza è quella dell’accesso al credito, nelle varie forme tecniche che possono presentarsi.

-Come finanziare la mia azienda?
-Come finanziare l’acquisto dell’ufficio per lo svolgimento della mia professione?
-Come finanziare l’acquisto di un capannone industriale per sviluppare l’attività della mia azienda?

Sono tutte domande che giornalmente mi vengono rivolte da imprenditori, da professionisti e in alcuni casi da privati cittadini, e alle quali cerco di dare risposta analizzando caso per caso e predisponendo delle richieste di finanziamento alle banche.

Già da alcuni anni stiamo vivendo una crisi economica internazionale che ha portato a un notevole restringimento della concessione del credito da parte delle banche, sia nei confronti dei privati sia nei confronti delle aziende, per cui oggi, ancora più di qualche anno fa, è molto importate formulare la richiesta di finanziamento impegnandosi a curare tutti gli aspetti.

In conclusione, ottenere un finanziamento da una banca è sicuramente un obiettivo importante, ma non è affatto facile: si può riuscire solo se ci si mettono impegno e determinazione, e se si applicano un metodo professionale e alcune buone strategie.

A cura di Roberto Ciompi
Autore di Farsi finanziare dalle banche

Come una società ha superato il periodo di crisi grazie alla solidità patrimoniale

Venerdì, Maggio 7th, 2010

Dalle colonne di questo sito facciamo sempre un gran parlare della necessità di avere in Italia un capitalismo ricco di capitali, suscitando riflessioni sulla necessità inderogabile delle imprese di immettere capitale di rischio senza ricorrere ai mezzi di terzi per finanziare la crescita aziendale.

Lo scudo fiscale con il rientro di capitali dall’estero faciliterà senza dubbio questa dinamica.

Si tratta di un gruppo, impegnato nel settore dei salotti, che realizza il 90% dei suoi ricavi all’estero, vendendo in 123 mercati dei cinque continenti, disponendo di 727 punti vendita monomarca presenti nelle più importanti città del mondo.

La società ci offre uno spunto concreto per verificare che la solidità patrimoniale, soprattutto nei periodi di congiuntura sfavorevole, rappresenta l’unica reale boa di salvataggio per navigare anche e soprattutto nei momenti di crisi mondiale.

Il 64% del capitale investito al 30/06/2009 è coperto da patrimonio netto, tutto l’attivo immobilizzato è finanziato da capitale di rischio, il margine di struttura quindi è positivo.

Questa terminologia tecnica diventa più comprensibile se la si traduce anche per i non addetti ai lavori.

Ci sono solo due alternative per finanziare un’impresa, sia all’inizio (start-up) che durante la sua normale vita. Si possono immettere denari propri, quindi svuotando le proprie tasche (questo è il capitale di rischio), oppure chiedere soldi a una banca, ai fornitori, a terze persone in genere (questo è il capitale di debito).

Questa seconda via, la più praticabile nel breve periodo, rende l’impresa più fragile, più vulnerabile, più soggetta agli umori dei finanziatori (banche, fornitori, terzi in genere) che, nei momenti di crisi, con molta probabilità ci abbandoneranno in fretta, temendo per i denari che hanno prestato all’impresa, e determinando nella nostra azienda momenti di tensione finanziaria e di scarsa liquidità.

In definitiva quanto più denari nostri ci sono in azienda rispetto ai denari di terzi tanto più siamo in grado di affrontare i momenti di difficoltà restando in piedi e indipendenti.

La società è in questa situazione favorevole grazie al fatto che ha incrementato nel passato capitale proprio in azienda. Ciò permette all’impresa di affrontare una notevole flessione del fatturato senza grossi scossoni, anzi cogliendo ghiotte occasioni di mercato.

Un altro elemento che testimonia una situazione finanziaria florida immediatamente percepibile è dato dalla superiorità delle attività correnti (515 mln di euro al 30/06/09) rispetto alle passività a breve termine (147 mln di euro al 30/06/09).

Una nota di merito alla società in relazione alla costante attenzione nei confronti della qualità, eccellente grazie alla continua ricerca applicata su una filiera che parte dalla materia prima e arriva ai servizi post-vendita.

Gli obiettivi per il 2010 sono comunque ambiziosi, prevedendo una crescita del 17% sui ricavi del 2009 (circa 510 milioni di euro) e raggiungendo quindi un volume d’affari di circa 600 milioni di euro.

Questi obiettivi, se centrati, avranno risvolti positivi anche sui margini di reddito. Il risultato operativo (vero indicatore di “quanto si è bravi a fare il proprio mestiere”) tornerà a un valore positivo per circa 10 milioni di euro, ribaltando il dato negativo previsto per 2009 (meno 10 milioni di euro).

Questi gli insegnamenti da una multinazionale che continua ad avere il cuore ed il cervello dove tutto è iniziato, in un piccolo centro della provincia barese, Santeramo in Colle, ormai modello di management e di strategie aziendali invidiato in tutto il mondo.

I segreti del successo della multinazionale esaminata sono da ricercarsi in semplici accorgimenti contabili che al di là delle dimesioni aziendali sono sempre praticabili purché si conoscano gli equilibri fondamentali di un bilancio aziendale.

Tutti i principali indicatori da seguire, con la costante ricerca di un linguaggio comprensibile anche a chi non ha una laurea in economia, li ritrovate nel manuale Analisi di Bilancio Semplice.

A cura di Stefano Martemucci
Autore di Analisi di Bilancio Semplice

Come comprendere crisi e fasi del ciclo economico

Martedì, Ottobre 6th, 2009

Si è molte volte parlato, anche su questo blog, di crisi economica, e si è identificata la sua causa essenziale nell’uso di una pericolosa finanza strutturata che, a partire dagli Usa, ha coinvolto prima il settore finanziario, banche Usa in testa, e poi la cosiddetta economia reale. Il mio punto di vista, peraltro espresso più volte anche in questo spazio, è un po’ diverso.

Per chi studia l’economia dei sistemi occidentali, è evidente che il ciclo economico attraversa fasi diverse, che si susseguono nel tempo. Come sui mercati finanziari (delle azioni, delle obbligazioni, delle materie prime, delle valute, e dei relativi derivati) è evidente un perenne alternarsi di rialzi, di fasi laterali e di ribassi, parimenti assistiamo ad un alternarsi di fasi espansive, di consolidamento e di recessione anche nell’economia. Queste fasi rappresentano l’espandersi o il contrarsi del P.I.L., o prodotto interno lordo, di singoli paesi, piuttosto che di intere aree geoeconomiche, ed hanno precise cause.
Proprio queste considerazioni ci devono avvertire che una crisi economica ci sarebbe comunque stata, mentre l’aspetto finanziaro della crisi è solo una sorta di variante sul tema, che ha aggravato la crisi stessa, ma l’eventuale assenza di tale elemento non l’avrebbe comunque evitata.

Ovviamente, trattandosi di un fenomeno sociale, possiamo dire che l’economia è fatta da tutti noi.
Per comprenderne gli intimi meccanismi si svolgono analisi anche molto sofisticate ma, semplificando un po’, possiamo considerare uno schema dell’alternarsi delle varie fasi. Al termine di una fase recessiva, i tassi, cioè il costo del denaro, è particolarmente basso, fattore che a un certo punto, unitamente ad altri elementi, può spingere le imprese ad investire ed a sviluppare nuovi programmi. Dopo un periodo più o meno lungo, le scorte di prodotti invenduti in magazzino diminuiscono sempre più e si pensa a fare qualche investimento ed acquisto. Il tutto può essere favorito da politiche statali di defiscalizzazione ed incentivi agli utili.

Dopo un certo periodo, anche i mercati di beni e di servizi si risvegliano e, quindi, l’insieme degli elementi precedentemente indicati costituisce la base per una ripartenza dell’economia. Alle fasi recessive, cioè di contrazione del P.I.L., può quindi seguire una stagnazione più o meno prolungata, cui segue una ripresa legata soprattutto ad una maggiorazione della domanda di mercato, legata ai dianzi indicati fattori, unitamente ad investimenti pubblici in infrastrutture e ad investimenti privati. Ben presto, si assiste ad un aumento degli ordinativi dell’industria, le scorte di magazzino diminuiscono e c’è la vera e propria ripresa. Tale fase, però, non è destinata a durare per sempre.

Dopo un po’, il costo del denaro, legato anche alla sempre sua maggior richiesta, per sostenere acquisti ed investimenti, tende ad aumentare, finchè si arriva ad un livello che diventa non conveniente o scarsamente conveniente, per l’impresa, unitamente ad un fenomeno di sostanziale saturazione di molti settori di mercato. Si crea quindi un consistente rallentamento, cioè il PIL aumenta ancora, ma con velocità decrescente. Quindi, può seguire al rallentamento una nuova ripresa, oppure una fase recessiva vera e propria, se il PIL diminuisce.

E la specifica situazione italiana? La vedremo la prossima volta.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di “Progetto azienda”

Cause ed effetto della crisi economica (Parte 4)

Martedì, Gennaio 6th, 2009

Il grande deficit pubblico già presente prima degli avvenimenti citati era stato creato per via delle cattive abitudini dei cittadini islandesi di creare debiti su debiti. Pensate che qua tutti indistintamente possiedono carte di credito, anche i ragazzini!!!

Comprano automobili di grossissima cilindrata, case enormi, vestiti sempre firmatissimi e molto altro che ha portato la gente a chiedere sempre prestiti ed ad usare le carte revolving (rateali) che infine hanno acceso la miccia che ha fatto esplodere il tutto. Tutto questo è il motivo per cui dedico un intero capitolo di “Autoconsulenza Finanziaria” alla risoluzione dei debiti e li definisco come catastrofe dilagante.

Chi ha letto il mio libro probabilmente ricorderà che nel capitolo 3, quando illustravo la cadenza dei cicli economici nella storia, avevo posto la fine dell’attuale ciclo fra la fine del 2008 ed i primi 3 mesi del 2009… Rimango sempre della mia idea, ormai si vede che siamo verso il fondo della crisi. Ci saranno sicuramente altri ribassi ma fra qualche mese ripartirà la salita delle quotazioni, o al più rimarrà basso qualche mese in trend laterale e poi ripartirà.
Tuttavia questo non significa che il pericolo è finito, anzi, ci sono un po’ di nazioni che sono a rischio “Argentina” e alcuni presenti addirittura all’interno della stessa UE. Fortunatamente l’Italia al contrario di quello che pensano in molti, non è messa male ed è l’unica nazione in cui la liquidità immessa nel mercato dal governo (i famosi 10 miliardi di €) non sono stati richiesti da nessuna banca (che però dicevano di avere problemi…).
Per farvi un idea delle nazioni che potrebbero avere problemi, considerate quelle che hanno puntato quasi tutto sullo sviluppo edilizio e sul turismo…

Il problema che ci dobbiamo porre è: anche se la borsa comincia a risalire fra qualche mese, siamo veramente alla fine del tunnel?
Qua ovviamente mi dovrei lanciare a fare l’indovino, tuttavia si possono fare delle previsioni su dei dati di fatto e delle plausibili cause ed effetto che potrebbero derivarne.

Intanto questa crisi sta lasciando dei grossi debiti alle persone per via dei mutui oltre al fatto che la recessione che ne sta derivando sta distruggendo molti posti di lavoro in tutto il mondo. Anche se fra qualche mese riparte l’economia, la ricostruzione dei posti di lavoro non è immediata ma potrebbe richiedere moltissimo tempo, ed in alcuni casi i danni sono irrimediabili. Questo cosa comporta?

Comporta probabilmente un utilizzo forzato da parte di chi ha perso il lavoro o ha avuto una riduzione di reddito di finanziamenti e prestiti per poter comprare le cose che si è abituati a comprare oppure per i beni di prima necessità. Se a questo aggiungiamo la cattiva abitudine di utilizzare  questo strumento anche per chi non ha problemi economici oppure di chi cerca di tenere un tenore di vita superiore alle proprie capacità, si può già prevedere che ad un certo punto, come è successo con i mutui, anche in questo caso inizieranno a “saltare” i primi beneficiari.
Considerate che anche questi tipi di prestiti sono coperti da obbligazioni che le banche piazzano ai risparmiatori per la copertura degli stessi…Il mancato rientro dei capitali da parte delle banche potrebbe causare una seconda crisi che possiamo definire come quella delle carte di credito e dei prestiti.

In questo caso non posso prevedere quando essa si scatenerà, potrebbe essere entro un anno oppure fra 10, ma se mi devo lanciare in una previsione direi che c’e la possiamo aspettare dai 3 ai 5 anni dopo la fine dell’attuale. Insomma penso che l’economia e quindi le borse ripartiranno salendo verso dei nuovi massimi, ma poi precipiterà per una nuova crisi.

E’ tutto? No!
Questo tipo di crisi avrebbe una ripercussione differente rispetto a quella dei mutui. Infatti gli oggetti acquistati con carte revolving o prestiti non sono come gli immobili ma sono oggetti spesso non pignorabili (tipo le vacanze o l’abbigliamento) o a forte svalutazione (elettronica) etc.
Molti di questi prodotti sono considerabili superflui, al contrario degli immobili, quindi la gente che non potrà più accedere al prestito taglierà semplicemente le spese causando un altra grossa crisi.

La terza sarà quella del prestito aziendale che, a causa della contrazione di consumi, non potranno più ritornare i capitali o i corporate bonds emessi dalle aziende stesse creando un altro ammanco economico alle banche nonché un altro esubero di lavoratori. Questa crisi penso che potrebbe verificarsi entro massimo 2 anni dalla fine della seconda; potrebbe essere anche perfettamente consecutiva è considerabile come un’unica grande crisi anche più grande dell’attuale.

Con questo articolo spero di aver chiarito le idee a molte persone che magari non avevano ben capito il motivo dell’attuale crisi. Ho fatto anche delle considerazioni personali ed ho fatto il punto sull’economia islandese in quanto la possiamo considerare un po’ come un laboratorio economico per vedere quali sono gli effetti delle cattive abitudini nell’economia di una nazione.

Visto che sono all’estero fino a fine anno, approfitto di questa occasione per augurarvi buon Natale ed un felice anno nuovo.

Un abbraccio dall’estremo Nord,

A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria”