Come comprendere crisi e fasi del ciclo economico

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Si è molte volte parlato, anche su questo blog, di crisi economica, e si è identificata la sua causa essenziale nell’uso di una pericolosa finanza strutturata che, a partire dagli Usa, ha coinvolto prima il settore finanziario, banche Usa in testa, e poi la cosiddetta economia reale. Il mio punto di vista, peraltro espresso più volte anche in questo spazio, è un po’ diverso.

Per chi studia l’economia dei sistemi occidentali, è evidente che il ciclo economico attraversa fasi diverse, che si susseguono nel tempo. Come sui mercati finanziari (delle azioni, delle obbligazioni, delle materie prime, delle valute, e dei relativi derivati) è evidente un perenne alternarsi di rialzi, di fasi laterali e di ribassi, parimenti assistiamo ad un alternarsi di fasi espansive, di consolidamento e di recessione anche nell’economia. Queste fasi rappresentano l’espandersi o il contrarsi del P.I.L., o prodotto interno lordo, di singoli paesi, piuttosto che di intere aree geoeconomiche, ed hanno precise cause.
Proprio queste considerazioni ci devono avvertire che una crisi economica ci sarebbe comunque stata, mentre l’aspetto finanziaro della crisi è solo una sorta di variante sul tema, che ha aggravato la crisi stessa, ma l’eventuale assenza di tale elemento non l’avrebbe comunque evitata.

Ovviamente, trattandosi di un fenomeno sociale, possiamo dire che l’economia è fatta da tutti noi.
Per comprenderne gli intimi meccanismi si svolgono analisi anche molto sofisticate ma, semplificando un po’, possiamo considerare uno schema dell’alternarsi delle varie fasi. Al termine di una fase recessiva, i tassi, cioè il costo del denaro, è particolarmente basso, fattore che a un certo punto, unitamente ad altri elementi, può spingere le imprese ad investire ed a sviluppare nuovi programmi. Dopo un periodo più o meno lungo, le scorte di prodotti invenduti in magazzino diminuiscono sempre più e si pensa a fare qualche investimento ed acquisto. Il tutto può essere favorito da politiche statali di defiscalizzazione ed incentivi agli utili.

Dopo un certo periodo, anche i mercati di beni e di servizi si risvegliano e, quindi, l’insieme degli elementi precedentemente indicati costituisce la base per una ripartenza dell’economia. Alle fasi recessive, cioè di contrazione del P.I.L., può quindi seguire una stagnazione più o meno prolungata, cui segue una ripresa legata soprattutto ad una maggiorazione della domanda di mercato, legata ai dianzi indicati fattori, unitamente ad investimenti pubblici in infrastrutture e ad investimenti privati. Ben presto, si assiste ad un aumento degli ordinativi dell’industria, le scorte di magazzino diminuiscono e c’è la vera e propria ripresa. Tale fase, però, non è destinata a durare per sempre.

Dopo un po’, il costo del denaro, legato anche alla sempre sua maggior richiesta, per sostenere acquisti ed investimenti, tende ad aumentare, finchè si arriva ad un livello che diventa non conveniente o scarsamente conveniente, per l’impresa, unitamente ad un fenomeno di sostanziale saturazione di molti settori di mercato. Si crea quindi un consistente rallentamento, cioè il PIL aumenta ancora, ma con velocità decrescente. Quindi, può seguire al rallentamento una nuova ripresa, oppure una fase recessiva vera e propria, se il PIL diminuisce.

E la specifica situazione italiana? La vedremo la prossima volta.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di “Progetto azienda”

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Giacomo Bruno

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