Vai al contenuto

Come cambia il rapporto con l’azienda da dipendente a libero professionista

Autostima

23918

Alessandro Muscinelli Laura TentoliniIl libero professionista cerca clienti perché sono la sua unica fonte di reddito. Non si può permettere di restare a casa ad aspettare che i clienti vengano da lui. Più clienti ci sono e meglio è. All’inizio vanno bene tutti i tipi di clienti, anche quelli più piccoli. Tanto più ampio e variegato è il portafoglio clienti, tanto maggiori saranno le possibilità di avere sempre lavoro. I contatti del professionista devono essere di vario tipo per diversificare il più possibile committenti e incarichi. Naturalmente il professionista deve trovare il giusto equilibrio tra la domanda e l’offerta: deve restare sul mercato e garantirsi una certa soddisfazione e continuità di lavoro nel tempo.

Il committente sa che il libero professionista è abbastanza costoso. Ad esempio, una settimana di lavoro da dipendente, costerà molto meno rispetto alla stessa settimana di lavoro fornita da un libero professionista. Il committente però sa anche molto bene che, terminato l’incarico, il rapporto di lavoro con il professionista si conclude subito, a differenza del lavoratore dipendente.

Il costo del professionista è piuttosto alto, così come alta è la qualità della prestazione fornita. Al contrario lo stipendio del dipendente è un costo fisso concordato al momento dell’assunzione, mentre il compenso del professionista deve essere stabilito di volta in volta. Eventualmente si può concordare un costo “forfettario” o un canone scontato a fronte di prestazioni ripetute.

Per ottenere un aumento di stipendio il dipendente deve fare mille acrobazie, per non parlare di un avanzamento di carriera: il dipendente fa molto prima e minor fatica a dimettersi e farsi assumere da un’altra azienda, che gli concederà subito l’avanzamento senza conoscerlo e senza bisogno di far nulla. Per il professionista invece basta presentare un’offerta più alta e subito ottiene una maggiore retribuzione.

Il professionista si è specializzato in alcune mansioni, fa solo quello e lo fa molto bene, mentre il dipendente in azienda magari fa anche altre cose e non ha bisogno di specializzarsi tanto. Ben difficilmente un dipendente potrebbe svolgere lo stesso incarico in totale autonomia e dedizione ottenendo gli stessi risultati del professionista.

Anche il dipendente è un fornitore di servizio ma, a differenza del libero professionista, ha un solo cliente con il quale ha stipulato un contratto di vendita di tutte le sue ore di lavoro. In pratica, il dipendente ha concordato con la sua azienda un forfait a forte sconto, cede cioè tutto il suo tempo di lavoro in cambio di un salario fisso: ed ecco che nasce il rapporto di dipendenza, dove il fornitore del lavoro accetta un compenso bassissimo per ogni ora del suo operato, in cambio della sicurezza di tutte le ore vendute.

Pessimo affare per il lavoratore assunto che ha ceduto la sua opera in esclusiva ad un unico committente, non può lavorare per altre aziende né fare esperienze diverse, non può svolgere un lavoro differente se lo desidera! Il rapporto con l’azienda è esclusivo, chiuso, monotematico. In una parola il dipendente non ha venduto il suo lavoro al miglior offerente, ma solo al primo che lo ha assunto comprandogli tutte le ore di lavoro disponibili.

Dopo queste considerazioni potete valutare in autonomia la differenza tra lavorare come dipendente e come libero professionista.

L’ebook “Da Dipendente a Professionista” analizza tutti gli aspetti da affrontare prima di lasciare il lavoro e spiega cosa cambia nella vita di un dipendente quando decide di diventare un libero professionista. Questo ebook vi accompagnerà dal momento delle dimissioni fino ad arrivare a muovere i primi passi nella libera professione.
Buona lettura.

A cura di Laura Tentolini

Libro bruno

Vuoi pubblicare il tuo libro?

Scopri BRUNO EDITORE, la prima casa editrice al mondo per pubblicare un libro e diventare Bestseller Amazon.

Pubblica il tuo libro ›

Giacomo bruno autore

Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

4 commenti

  1. Ciao Laura ,ciao Alessandro , le osservazioni nell’Articolo non fanno una piega. L’unica cosa che mi permetto di osservare è che Voi dite “Per il professionista invece basta presentare un’offerta più alta e subito ottiene una maggiore retribuzione.”.Ok questo può essere vero ,però se il solito cliente è abituato da tempo ad una tariffa ,non è poi così semplice cambiare senza il rischio di incrinare i rapporti con lo stesso. Una volta poi che Lui ha accordato la nuova tariffa allora il rapporto va avanti ugualmente . In sosttanza c’è da valutare molto bene la tariffa di ingresso per un cliente soprattutto se non hai dei tariffari predisposti o protetti dagli albi dove sotto certe soglie non si può scendere.
    Ciao Patrizio

  2. Mi piace molto questo paragone tra dipendente e libero professionista. ritengo che chiunque sia stato: prima dipendente e poi libero professionista possa affermare con assoluta tranquillità che serve anche un altra importante qualità. Io ho ridefinito questa qualità: mentalità imprenditoriale. Infatti, secondo il mio modesto parere, tutti coloro che passano da un lavoro dipendente ad una libera professione, lo fanno per ambizione di indipendenza e di auto realizzazione. Il risultato economico è solo il punto d’arrivo; l’ambizione di creare qualcosa in proprio è il motore che guida il nostro modo di agire. Bisogna però anche imparare dai migliori; quindi il nostro periodo di lavoratori dipendenti ci aiuta ad assimilare esperienze utili per raggiungere il nostro obiettivo.

    Buon business a tutti, anche se è uno dei momenti più difficili dell’economia italiana.

  3. Ciao Laura,
    Grazie per l’articolo interessante. Come dico spesso la prima vera evoluzione nasce nella mente, molta gente parte gia’ negativamente all’affrontare il cambiamento.

  4. Ciao Patrizio, Paolo e Massimo
    E grazie per i vostri commenti che condivido in pieno.
    Osservazioni e “critiche” sono sempre bene accette, devo dire che con questo ebook ne abbiamo ricevute molte, del tipo “suggerire ai dipendenti di lasciare il lavoro al giorno d’oggi è insensato” oppure “tanto di lavoro non ce n’è…”.
    In realtà con il nostro ebook a volte siamo stati un po’“provocatori”, nel senso che abbiamo voluto fornire un punto di vista nuovo per considerare il lavoro dipendente.
    I nostri sono spunti di riflessione, il fatto che a volte abbiamo ottenuto “critiche” è il segno che abbiamo toccato un punto d’interesse comune.
    Proprio perché il lavoro nel senso tradizionale non c’è più, bisogna inventarselo mettendo in gioco se stessi.
    Buon “lavoro a tutti”!

I commenti sono chiusi.