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Come cambia il rapporto con l’azienda da dipendente a libero professionista

Alessandro Muscinelli Laura TentoliniIl libero professionista cerca clienti perché sono la sua unica fonte di reddito. Non si può permettere di restare a casa ad aspettare che i clienti vengano da lui. Più clienti ci sono e meglio è. All’inizio vanno bene tutti i tipi di clienti, anche quelli più piccoli. Tanto più ampio e variegato è il portafoglio clienti, tanto maggiori saranno le possibilità di avere sempre lavoroI contatti del professionista devono essere di vario tipo per diversificare il più possibile committenti e incarichi. Naturalmente il professionista deve trovare il giusto equilibrio tra la domanda e l’offerta: deve restare sul mercato e garantirsi una certa soddisfazione e continuità di lavoro nel tempo.

Il committente sa che il libero professionista è abbastanza costoso. Ad esempio, una settimana di lavoro da dipendente, costerà molto meno rispetto alla stessa settimana di lavoro fornita da un libero professionista. Il committente però sa anche molto bene che, terminato l’incarico, il rapporto di lavoro con il professionista si conclude subito, a differenza del lavoratore dipendente.

Il costo del professionista è piuttosto alto, così come alta è la qualità della prestazione fornita. Al contrario lo stipendio del dipendente è un costo fisso concordato al momento dell’assunzione, mentre il compenso del professionista deve essere stabilito di volta in volta. Eventualmente si può concordare un costo “forfettario” o un canone scontato a fronte di prestazioni ripetute.

Per ottenere un aumento di stipendio il dipendente deve fare mille acrobazie, per non parlare di un avanzamento di carriera: il dipendente fa molto prima e minor fatica a dimettersi e farsi assumere da un’altra azienda, che gli concederà subito l’avanzamento senza conoscerlo e senza bisogno di far nulla. Per il professionista invece basta presentare un’offerta più alta e subito ottiene una maggiore retribuzione.

Il professionista si è specializzato in alcune mansioni, fa solo quello e lo fa molto bene, mentre il dipendente in azienda magari fa anche altre cose e non ha bisogno di specializzarsi tanto. Ben difficilmente un dipendente potrebbe svolgere lo stesso incarico in totale autonomia e dedizione ottenendo gli stessi risultati del professionista.

Anche il dipendente è un fornitore di servizio ma, a differenza del libero professionista, ha un solo cliente con il quale ha stipulato un contratto di vendita di tutte le sue ore di lavoro. In pratica, il dipendente ha concordato con la sua azienda un forfait a forte sconto, cede cioè tutto il suo tempo di lavoro in cambio di un salario fisso: ed ecco che nasce il rapporto di dipendenza, dove il fornitore del lavoro accetta un compenso bassissimo per ogni ora del suo operato, in cambio della sicurezza di tutte le ore vendute.

Pessimo affare per il lavoratore assunto che ha ceduto la sua opera in esclusiva ad un unico committente, non può lavorare per altre aziende né fare esperienze diverse, non può svolgere un lavoro differente se lo desidera! Il rapporto con l’azienda è esclusivo, chiuso, monotematico. In una parola il dipendente non ha venduto il suo lavoro al miglior offerente, ma solo al primo che lo ha assunto comprandogli tutte le ore di lavoro disponibili.

Dopo queste considerazioni potete valutare in autonomia la differenza tra lavorare come dipendente e come libero professionista.

L’ebook “Da Dipendente a Professionista” analizza tutti gli aspetti da affrontare prima di lasciare il lavoro e spiega cosa cambia nella vita di un dipendente quando decide di diventare un libero professionista. Questo ebook vi accompagnerà dal momento delle dimissioni fino ad arrivare a muovere i primi passi nella libera professione.
Buona lettura.

A cura di Laura Tentolini

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Giacomo Bruno

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