telemarketing

Come affrontare la professione del telemarketer

Martedì, Novembre 2nd, 2010
Un saluto a tutti i lettori del blog della Bruno Editore!! Era da un po’ di tempo che non condividevo con tutti voi questo spazio e l’articolo di oggi, appunto, riprende tutto questo…

Oggi, esamineremo brevemente un aspetto cruciale del lavoro di un telemarketer: l’organizzazione del proprio lavoro. Questo infatti, è il secondo elemento fondamentale da conoscere, prima di imparare a telefonare. Adesso vedremo nei dettagli perchè è importante non improvvisare il tuo lavoro.

Da tutto quello che abbiamo analizzato e studiato finora negli scorsi articoli, ti sarai reso conto che l’attività di telemarketing è decisamente complessa. Infatti non è solo una questione di conoscenza della materia, ma anche di saper usare al massimo tutta la potenza che la comunicazione umana ha in sé stessa.

Spesso però dopo aver studiato questi aspetti molte persone (che spesso ho anche conosciuto nei corsi che ho frequentato) credono di saper tutto e possedere tutte le dritte giuste. Sicuramente sanno molto, ma non tutto quello che serve. Credono che, arrivati a questo punto, si è già aspettato troppo per non incominciare a imparare come si telefona e ad alzare la cornetta ed entrare in azione.

Probabilmente l’immagine di questo lavoro è figlia di questo atteggiamento sbagliato: credere che telefonare e basta senza anteporre dei criteri organizzativi a questa professione possa bastare per fare risultati è pura utopia. O meglio: può anche andar bene pensarla in questo modo, ma va bene per chi questo lavoro lo fa sporadicamente, per brevi periodi oppure fa telemarketing solo in alcuni momenti quando necessita di usare il telefono per velocizzare il suo lavoro principale.

Chi vuole fare il telemarketer di professione invece, non può ignorare questo ragionamento prettamente logico, sia che faccia telemarketing per fare clienti nuovi e quindi è un agente, sia se è un centralinista e deve fidelizzare con la clientela oppure svolgere ricerche di mercati nuovi o di nicchia.Pensando per analogia è come se fossimo degli alpinisti appena arrivati al campo base.

Abbiamo avuto in “dote” tanti manuali e da bravi alunni abbiamo studiato come si usano le attrezzature da scalatori. Ora però abbiamo davanti l’Everest da scalare e immediatamente, solo perchè sappiamo come vestirci da veri alpinisti, pretendiamo di arrivare in cima alla montagna nel più breve tempo possibile. Se però non sappiamo come organizzare una scalata, come si può pretendere di riuscirci?

Così, anche nel telemarketing, non bisogna improvvisare il lavoro, ma serve un’organizzazione precisa prima di alzare la cornetta! Prima di cominciare a telefonare infatti occorre espletare i seguenti punti: avere l’approccio ideale al lavoro, essere e mantenersi sempre motivati prima di telefonare, programmarsi la giornata lavorativa, la costruzione dello/degli script, ed infine l’organizzazione dei contatti (sviluppo del database, redazione delle schede contatti).

Questo approccio, fortunatamente mi deriva dalla mia attitudine di commerciale, soprattutto per quanto riguarda la MOTIVAZIONE: invito tutti coloro che si apprestano ad intraprendere la professione di telemarketer o di figure che comunque fanno uso frequente di azioni di telemarketing, ad avere anch’essi un approccio da “venditore” appunto, e non da semplice impiegato.

Puoi rendertene conto di cosa parlo nelle motivazioni stesse che mi hanno spinto a scrivere il mio primo e-book sul Telemarketing le quali anticipate anche nella seguente video-intervista durante l’evento Autori avvenuto a Roma il 18 Settembre 2010.

A cura di Roberto D’Aloisio
Autore di I Segreti del Telemarketing

Il Database nel Telemarketing

Martedì, Agosto 4th, 2009

Dopo aver visto quanto sia importante uno strumento come lo script, oggi vediamo un altro aspetto molto importante dell’organizzazione del lavoro di un telemarketer/venditore che è quello della raccolta e gestione dei dati.
Non si può negare infatti che senza dati chiunque svolge questo lavoro, lavorerebbe con il nulla. Soprattutto se il tuo obiettivo è di trovare nuovi clienti per la tua azienda, avere dei dati su società nuove prima di cominciare, fa sì che parti con il piede giusto senza dover sprecare tempo per chiedere dei dati al tuo interlocutore visto che lei hai cercate (e trovate) prima.
Stesso discorso se si ricevono delle richieste per telefono da aziende che non hanno mai avuto rapporti commerciali con la tua azienda oppure se chiamano anche dei clienti già acquisiti. In pratica qualsiasi sia la causa di un contatto devi avere, raccogliere o aggiornare i dati dell’azienda con cui ti interfacci. Già, ma come fare tutto questo? Il miglior modo per avere sotto controllo, gestire e raccogliere i dati dei vari contatti che si vengono a creare nel tempo è quello di disporre di un database.
Il database è un elenco di tutti i contatti o per meglio dire un archivio ben strutturato di dati utili per far crescere il business aziendale, fatto e sviluppato dai tuoi contatti e quelli dei tuoi colleghi provenienti dalle
vostre telefonate. Per la sua costruzione e il suo sviluppo ti consiglio il formato elettronico per tantissimi motivi: versatilità, velocità di aggiornamento, reperimento quasi istantaneo dei dati, protezione dei dati,
accumulo di grandi quantità di dati utili ecc…

Se sei esperto del software Microsoft Access ti consiglio di utilizzare questo per il tuo database perchè
questo programma è stato concepito proprio per la costruzione di database. Se invece non hai molta dimestichezza, ti consiglio di sviluppare il tuo database con l’ausilio di un programma di fogli elettronici di lavoro come Microsoft Excel: anche se hanno meno funzioni, sono più facili da utilizzare ed hanno comunque le funzioni base necessarie per creare il database più adatto per te.
Sono vari i modi di gestire questo strumento: c’è chi ne costruisce uno apposta per ogni tipo di campagna telefonica (e quindi ogni tipo di azienda o classe merceologica) e c’è invece che preferisce averne uno solo
centralizzato per tutti i dati. La soluzione migliore è la seconda: questo perchè permette comunque,
come la prima soluzione, di poter selezionare per obiettivo le aziende da chiamare, ma allo stesso tempo riunisce tutta questa mole di dati in un unico documento, con il vantaggio di risparmiare molto tempo nel cercare i dati di aziende diverse (ad esempio aziende clienti e quelle che conosciamo, ma non sono nostre clienti).
Queste categorie da aziende da inserire nel tuo database sono le seguenti (tra parentesi sono inseriti i motivi delle campagne telefoniche a loro rivolte):
- Azienda ex-novo (Farsi conoscere, vendere, svolgere
indagini di mercato)
- Azienda conosciuta, ma non cliente (Vendere)
- Azienda cliente (Testare il grado di gradimento della
clientela)
- Azienda ex-cliente (Capire i motivi di disguido)
Per tutte e quattro le categorie di aziende, esistono sia dei dati diversi da avere necessariamente inseriti nel database per ognuna di loro e i dati invece che valgono per tutte e quattro e che hanno in comune. Grazie ai
dati che sto per elencarti riuscirai ad inserire ogni azienda nella categoria appropriata e, quando avrai bisogno di avere davanti solo l’elenco di aziende di una determinata categoria, ti basterà aprire il tuo database e grazie alla funzione di filtro, comune a tutti i fogli elettronici, selezionerai una delle quattro categorie esistenti.
Nella categoria ex-novo (cioè aziende mai conosciute e mai contattate) hai bisogno, solo dei dati di base e quelli anagrafici. Questo perchè, essendo aziende mai telefonate puoi avere di certo solo questi di dati che sono reperibili tramite molteplici fonti: dall’attività di vendita “porta a porta”, dalle pagine gialle, da internet o dalle società che vendono liste precompilate di aziende.
Nella categoria di aziende già conosciute, ma non clienti, hai bisogno di avere aggiornati i dati anagrafici delle stesse e soprattutto devi riportare i dati relativi alla tua attività telefonica: queste aziende non sono ancora clienti, ma al contrario delle prime sono già state contattate.

Di conseguenza hai bisogno di sapere chi ha chiamato (tu o un tuo collega), la data dell’ultimo contatto, l’esito del contatto e ciò che devi fare dopo ed infine lo spazio per le note. Poi se sei un agente o i tuoi contatti vengono utilizzati da una rete di venditori dell’azienda, occorrono altre tre voci: una in cui segnare (con una “x”) se tu o uno dei venditori dell’azienda ha avuto almeno un appuntamento, una in cui segnare se è stato fatto per quel potenziale cliente almeno un preventivo ed infine un’altra se è stato
fatta almeno una vendita.
Nella categoria delle aziende clienti, devi, dato che hai già effettuato almeno una vendita, avere non solo i dati prima citati, ma quelli relativi al prodotto/servizio venduto e al rapporto con l’azienda cliente. I primi
sono i dati relativi alla consegna, alla persona che ha consegnato, alla data di consegna, modalità e dati per il pagamento.
I secondi sono i dati relativi al fatturato, allo storico degli acquisti e allo storico delle eventuali lamentele. Nella categoria finale, quella degli exclienti hai già tutti i dati dell’azienda quando era cliente e bisogno di aggiungere un solo dato: il motivo del disguido.
I dati che tutte e quattro le categorie hanno in comune sono il numero progressivo d’azienda, data inserimento contatto, tipo di categoria d’appartenenza (le quattro prima citate), settore lavorativo. Poi ci sono i dati anagrafici: nome, indirizzo, città, CAP, provincia, telefono, fax, e-mail aziendale, codice fiscale, partita IVA, referente aziendale, telefono del referente, e-mail referente.
Con il passare del tempo è facile che un’azienda venga spostata da una categoria all’altra. In questo passaggio però c’è una logica ed è legata alle macro aree di dati prima citate: dati di base, dati anagrafici, dati da attività telefonica, dati del prodotto/servizio e dati del rapporto con il cliente (da impostare con questa sequenza nel database).
Il passaggio è semplice: ti troverai inizialmente con tante aziende appartenenti alla categoria ex-novo che ha come macro aree le prime due. Quelle contattate devi passarle alla categoria di aziende conosciute, ma non
clienti, aggiungendo la macro area dei dati sull’attività telefonica appena effettuata.
Nel caso che un gruppo di queste (speriamo tante!) diventano clienti, le passi alla categoria clienti che hanno, a questo punto tutte le macro aree comprese le ultime due relative ai dati sul prodotto/servizio e i dati del rapporto con il cliente. Se purtroppo vi sono aziende che non vogliono acquistare più, le sposti nella categoria degli ex-clienti.

Il database può essere considerato sia il traguardo d’arrivo che il punto di partenza della tua attività telefonica: prima di cominciare a telefonare infatti, puoi avere sullo schermo l’archivio di dati a te necessari per telefonare alle categorie di aziende già clienti o aziende che già conosci, ma che non lo sono ancora ad esempio. In questo caso sarebbe il tuo punto di partenza perchè usi il database per telefonare.
Se invece, il tuo obiettivo è di fare nuovi contatti, l’inserimento di queste aziende “fresche” nel database è il tuo punto d’arrivo! Prima abbiamo visto che per inserire aziende ex-novo esistono fonti varie (pagine gialle, internet ecc…), ma ne esiste un altra che stranamente non viene considerata tra queste fonti, ma che, al contrario di quanto si possa pensare è una delle fonti principali. Di cosa sto parlando? Delle telefonate che riceviamo! Proprio quelle, chiamate anche telefonate “in entrata”.
Probabilmente, questa fonte se non viene annoverata tra quelle classiche per incrementare il database è perchè, al contrario di quelle che si usano solo se lo vuoi tu, è una fonte passiva e improvvisa, nonché inattesa. Nel caso ricevi telefonate da aziende sconosciute, anche interessate al tuo prodotto/servizio puoi, anzi devi utilizzare se non vuoi rimanere spiazzato, quello strumento chiamato scheda contatto.
La scheda contatto è in pratica una scheda su un foglio A4 sulla quale annotare tutto quello che ti viene detto e chiedi nelle tue telefonate.

Questa scheda ha il grande pregio di guidarti nelle domande da fare e i dati da chiedere perchè sono già riportate tutte le voci (per ogni macro area) da compilare, necessarie per il database. Infatti conclusa la telefonata, puoi subito copiare i dati annotati durante la conversazione per telefono e trasferirli nel tuo database. Ed ecco che, senza volere, nuovi potenziali clienti si sono aggiunti!!

Ti consiglio, nel redigere una scheda contatto, di non farla cartacea perchè dovresti scriverne davvero tante. Scrivila con programmi come Microsoft Word. Non fare delle stampe però, perchè occorrerebbe davvero grandi quantità di carta.
L’ideale è costruirla in formato digitale appunto, con tutte le voci del database, ma di tenere il file sul PC perchè in questo modo è più veloce sia l’inserimento dei dati che ti danno i potenziali clienti durante i dialoghi per telefono con loro (invece che scrivere a mano), sia il trasferimento dei dati dalla scheda contatto al database usando le funzioni copia/incolla al posto di lunghissime trascrizioni a mano.

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

AdWords vs Telemarketing: il punto della situazione

Venerdì, Luglio 24th, 2009

Un saluto a tutti i lettori del blog della Bruno Editore!
Pubblico questo articolo per tenervi tutti aggiornati sull’andamento del singolo sperimento da me denominato AdWords VS Telemarketing atto a mettere a confronto AdWords di Google e il Telemarketing come mezzi di investimento pubblicitario.
L’esperimento continua ormai da vari mesi ed è stato ripreso a più tappe dovute alla
mia volontà di approfondire il più possibile questo esperimento. Ora, a Giugno 2009, posso dire di essere a buon punto perchè io e le persone coinvolte abbiamo raccolto già molti dati comparativi: per arrivare alla conclusione dell’esperimento occorre soltanto il tempo per completare tutti i settori che voglio mettere alla prova.

Quando questo esperimento arriverà a compimento (sicuramente fra alcuni mesi) verrà pubblicato un articolo qui sul blog la notizia dei risultati finali e poi un’altra sorpresa a cui sto pensando…
Nel frattempo volevo mostrarvi altri risultati relativi ad un settore specifico: attrezzi per la pulizia della casa, più specificamente, l’aspirapolvere. Questi i risultati (prima AdWords poi Telemarketing), ovviamente con parametri uguali in merito alla durata dell’esperimento e al budget utilizzato:

FATTURATO CON VENDITE CON CAMPAGNA ADWORDS:
(Per questa campagna sono state utilizzate delle parole chiave ad hoc in modo
targhetizzare al massimo la campagna promozionale).
BUDGET PUBBLICITA’: 1.000 euro
COSTO MEDIO DI 1 CLICK: 0,29 euro
CLICK RICEVUTI: 3881
VENDITE: 32 aspirapolveri
CONVERSIONE: 32/3881 = 0,82%
RICAVO: 32*762,30 = 24.393 EURO
RITORNO (ROI): (24.393,60-1.000)/1.000 = 2.339,36%
GUADAGNO PER CLICK: 0,62 euro

FATTURATO CON VENDITE CON CAMPAGNA TELEMARKETING:
(Per questa campagna sono state utilizzate dei database risultanti da una campagna di
ricerca di potenziali clienti targhetizzati, quindi già molto predisposti a comprare).
BUDGET PUBBLICITA’: 1.000 euro
CONTATTI RAGGIUNTI (telefonate effettuate): 4210
VENDITE EFFETUATE: 42 aspirapolveri
CONVERSIONE: 42/4210 = 0,99%
RICAVO: 42* 762,30 = 30.420 EURO
RITORNO (ROI): (30.420,6-1.000)/1.000 = 2.942,06%
GUADAGNO PER CONTATTO RAGGIUNTO: 0,70 euro
Che ne pensate?

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

Lo Script nel Telemarketing

Sabato, Maggio 30th, 2009

Un punto molto importante nell’organizzazione della giornata di lavoro di chi vende o chi fa Telemarketing è la costruzione dello/degli script. Il termine “script” deriva dalla lingua inglese e significa letteralmente “scritto” o “testo steso” e sta ad indicare quel particolare strumento che può essere indicato come il “copione della telefonata” ed il “messaggio che vogliamo dare”.

Come a teatro o nei film che gli attori per imparare le loro battute si servono dell’ausilio del copione delle loro battute in forma scritta, che li aiuta ad imparare a memoria ciò che devono dire. La funzione dello script
è proprio quella di guidarti ed aiutarti durante la telefonata a non dimenticarti nessun passaggio delle fasi della telefonata (che vedremo nel prossimo capitolo) e, soprattutto, aiutarti a rispondere a qualsiasi cosa ti viene detto o richiesto. Deve essere la tua guida vera e propria! Ci sono due modalità per utilizzare lo script: una in versione “classica” e una in versione decisamente più moderna.

La prima consiste nell’avere sempre sulla scrivania e sott’occhio il foglio cartaceo dove hai tracciato lo script. La seconda invece consiste nell’avere lo script direttamente sul tuo PC grazie ad un software da impostare in base alle tue esigenze che ad ogni domanda, risposta od obiezione, ti dice subito qual è la risposta più adatta della situazione direttamente visualizzata sul monitor.

Sei tu che, ad ogni cosa che ti viene detta dal tuo interlocutore, clicchi sull’opzione che ti propone il programma e lui ti dà la risposta idonea. Io sinceramente preferisco la seconda per ovvi motivi: maggior possibilità di opzioni e funzionalità (un conto è scrivere sul un semplice foglio, un conto avere tantissime risposte catalogate su un computer…), inoltre per il semplice fatto che tutto è automatizzato il tempo risparmiato è davvero notevole! Se la tua azienda non dispone di questa tipologia di programma,
non ti preoccupare perchè ciò che vedremo adesso può essere applicato sia per la modalità moderna, ma anche per quella “classica”.

A questo punto occorre una precisazione: non esiste e non esisterà mai uno script adatto per ogni situazione! Molti dicono il contrario, ma sbagliano e anche di molto perchè non si può pensare che uno script costruito per una campagna di telemarketing dedicata ai clienti già acquisiti sia uguale a quello costruito per telefonare aziende mai conosciute prima.
Infatti ogni script è funzionale alla tipologia di clienti o potenziali con cui vieni a contatto e allo scopo della tua telefonata. Prima di vedere quali sono i tipi di script però, vediamo le caratteristiche di costruzione comuni a tutti in modo da non confonderti.

Ora ti elenco le cose che devi fare nel costruire e usare uno script:
- La costruzione di uno script deve avere una sola tipologia di azione di telemarketing: ad esempio devi decidere da subito de vuoi scrivere uno script per fissare degli appuntamenti o per richiamare i clienti già acquisiti.
- Bisogna stendere la conversazione con tutte le parole che userai durante le telefonate suddividendo le parole nella telefonata in base alle fasi di cui è composta e sulle quali si basa il metodo di telefonare che devi usare (che si chiama ICF e vedremo in dettaglio nel prossimo capitolo).
-Solo perchè ti scrivi le parole che devi dire, non significa che devi parlare come un robot! I tuoi dialoghi non devono sembrare “meccanici”. Sii comunque te stesso, adottando un linguaggio parlato: in pratica come se stessi parlando senza leggere lo script! Non devi far capire al tuo interlocutore che stai leggendo ciò che dici. Il modo miglior per ottenere questo, è quello di caratterizzare i tuoi discorsi vie etere come dei normali discorsi: cioè immettendo ogni tanto delle normali imperfezioni nelle parole ed utilizzando ogni tanto qualche pausa per non parlare “tutto d’un fiato”.
- Le tue telefonate devono essere brevi per non perdere tempo utile, ma anche per tenere alta la concentrazione di chi ti ascolta a telefono. Per fare ciò,sai già che devi fare uso principalmente di frasi corte e con parole essenziali.
- Quando scrivi il tuo script, devi prevedere le possibili risposte dei tuoi clienti o potenziali: a tal scopo, per ogni domanda che fai devi prepararti anche le possibili cose da dire in base alle risposte che ricevi. É ovvio che per fare questo ogni domanda nuova che fai deve essere attinente e collegata alla risposta ricevuta precedentemente.
- Quando hai finito di scrivere lo script, studialo e rileggilo ad alta voce per sentirti “dal vivo” come parli.
- Aspetta un giorno senza vedere lo script, per apportare delle ulteriori modifiche necessarie che da subito, appena scritto lo script, non riesci a vedere per via del normale calo di lucidità mentale. Quando apporti le ultime e definitive modifiche fai in modo che tutto rientri nello stesso foglio: questo aiuta ad avere tutto il dialogo scritto a portata di mano senza dover cercare la risposta ad una domanda in fogli diversi. Questo aumenterà la tua sensazione di avere tutto “sotto controllo”.
- Oltre ad ascoltarti ad alta voce esistono altri strumenti per vedere se il tuo script è vincente, ma adottali solo dopo che hai aspettato un giorno per correggerlo. Uno di questi è quello di registrare delle simulazioni delle tue telefonate: è sorprendente come ascoltando la propria voce in un secondo momento sia molto differente da quella che siamo abituati a sentire mentre parliamo. In questo modo
potrai capire quali sono i punti dove è necessario migliorare il tuo tono di voce. Un altro strumento è quello
di far leggere il proprio script da un collega o un amico invertendo le parti: tu simuli un potenziale cliente mentre che ti sta aiutando svolge il tuo compito. Ascoltare lo script dall’altra parte del telefono infatti è di grande aiuto per notare i punti deboli ed eliminarli!

Ecco invece le cose che ti consiglio di non fare:

- Non far percepire al tuo ascoltatore che stai seguendo uno script, quindi non far sembrare i tuoi discorsi come automatizzati: se è vero che lo script ti aiuta proprio in questo senso cioè ti è d’ausilio perchè è il tuo discorso già scritto, però non deve essere notato dai tuoi potenziali clienti. Quindi la parola d’ordine è: aiutarsi con lo script, ma non farlo capire a chi ti ascolta.
- Il tuo dialogo, usando uno script, deve seguire tutte le regole studiate nei capitoli precedenti in merito all’uso del tono della tua voce e all’uso delle parole vincenti. Quindi non cadere nell’errore che tutti fanno, di dimenticarsi di queste regole mentre seguono lo script.
- Un altro errore da evitare decisamente è quello di annoiarsi da parte tua dopo molte telefonate usando lo stesso script: ogni telefonata che fai è unica perchè chi ti ascolta (cliente o no) è la prima volta che lo fa in quella giornata, per cui devi farti sentire come se stessi chiamando una persona senza aver chiamato nessuno durante tutta la giornata. A motivo di questo, prenditi 30 secondi di pausa tra una telefonata e l’altra, per riuscirci.
- Se nel corso del tempo vedi che il tuo script funziona, non cadere nello sbaglio di modificarlo per via che vuoi aumentare la tua percentuale di conversione ( per far questo occorre fare altro, come abbiamo già visto) o perchè un collega ne ha uno che sembra, a prima vista, migliore del tuo. Vai avanti per questa strada, perchè se cominci a superare le 5-10 parole modificate, cala drasticamente la tua percentuale di riuscita rispetto alle chiamate che fai.
Adesso che sai come comportarti nella scrittura di qualsiasi script, vediamo quali sono le categorie. Di script ne esistono essenzialmente tre e questa distinzione è dettata dal fatto che tutti e tre gli script hanno un obiettivo diverso.

Eccoli i tre tipi:
- Script di VENDITA (adatto per la ricerca di nuovi clienti e per la vendita di prodotti).

- Script di STATISTICA (adatto per analisi di mercato e per la raccolta dati in merito alla fidelizzazione dei
clienti).

- Script di RICEZIONE (adatto per quando si ricevano solo telefonate dall’esterno, senza farne di proprie. E’ lo script usato nei centralini per l’assistenza clienti post-vendita e nei centralini di istituzioni varie: numeri verde, forze dell’ordine, ecc…).
Nella mia formazione di telemarketing ho visto e usato una lunga serie di script, tutti molto completi, ma difficile da mettere in pratica perchè troppo tecnici e lunghi. Applicando invece il metodo di telefonare ICF (Inizio- Centro-Fine) ideato da me, ti renderai conto come ogni script diventa di immediata applicabilità!

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

L’efficacia della tua voce

Venerdì, Maggio 8th, 2009

L’ultimo aspetto da analizzare della comunicazione paraverbale è l’efficacia della tua voce. La dinamicità e l’adattamento ti servono per mantenere alta la concentrazione del tuo interlocutore e per entrare in sintonia con lui, ma non rendono la tua voce efficace. Per migliorare l’efficacia della tua voce occorre sviluppare e potenziare l’uso dei quattro elementi cardini della voce: la velocità, il volume, l’inflessione e gli intercalari. Vediamo uno per uno questi aspetti per i quali basta solo un po’ più attenzione del solito, perchè come l’adattamento, anch’essi sono caratteristiche vocali che quotidianamente caratterizzano le nostre conversazioni e quindi usiamo naturalmente!

La velocità della voce è un elemento che difficilmente rimane inosservato. Chiunque ascoltando un amico, ad esempio, non può che notare la velocità con cui parla. Può sembrare strano per chi la prima volta sente parlare della velocità come di un elemento determinante della voce, ma è proprio così.

Pensaci bene, quante volte infatti hai giudicato una persona anche per il modo di parlare veloce? O, al contrario, per il modo di parlare troppo lento? Una persona che parla veloce viene quasi sempre considerata frettolosa o impaziente di dire qualcosa, oppure ancora peggio, agitata e nervosa.

Persone che parlano lentamente invece, tendiamo a considerarle o tarde nel pensare e nell’agire oppure troppo meticolose e noiose. Se ti è capitato di guardare canali stranieri o comunque sentire persone parlare lingue di origine anglosassone come l’inglese, sicuramente ti sarai reso conto della loro velocità.

Quando ero ragazzino e studiavo le mie prime nozioni di inglese alle scuole medie rimasi subito impressionato dal fatto che questa lingua avesse questa caratteristica: sarà anche perchè generalmente i termini inglesi sono più brevi di quelli italiani, ma la velocità con cui parlano le popolazioni che parlano inglese è impressionante.

Te ne puoi rendere conto ascoltando le interviste di alcune star della musica su MTV, ad esempio. Mi ricordo che quando chiesi alla mia professoressa d’inglese del perchè di questo mi disse: “non c’è un motivo esatto, ma ti basta sapere che noi italiani, per gli inglesi, siamo talmente lenti nel parlare che sembra che cantiamo tutto il giorno”!

Questo ti fa capire che ruolo ha la velocità della tua voce nei tuoi dialoghi. Il modo migliore per calibrare la propria voce al telefono è composta da due fasi: nella prima (che coincide con i primi momenti in cui senti il tuo interlocutore) assumi l’ atteggiamento dell’adattamento come detto in precedenza per creare sintonia e cioè moduli la tua velocità come quella del tuo interlocutore. Solo dopo entri nella seconda fase cioè quando riporti man mano la velocità ad uno stato funzionale per i tuoi scopi.

Ovviamente nella scelta della velocità ottimale ci vuole un po’ di “tatto” e anche di buon senso: è ovvio infatti che parlare troppo velocemente potrebbe portare a non scandire bene le parole con la conseguenza di non farsi capire. Parlare troppo lentamente al contrario può deconcentrare ed annoiare chi ti ascolta.

Il mio consiglio è questo: cerca di trovare un equilibrio che vada bene per tutte le persone che conosci per telefono, poi è ovvio che a forza di ascoltare persone e parlare la tua velocità sarà sempre più affinata.

Tra i due poli però (velocità o lentezza) opta sempre di orientarti verso la lentezza, ma in modo misurato, quindi di parlare adagio. Parlando in questo modo sarai sia sufficientemente veloce da non annoiare e anche chiaro nel scandire i termini durante i tuoi discorsi.

Un altro elemento che concorre nell’efficacia della tua voce è il volume. Prima, quando abbiamo visto la dinamicità della voce abbiamo detto che le tonalità del suono della voce sono tutte composte da tre fasce di tono. Ciò che determina se un tono è basso, medio o alto è il volume della voce.

Anche in questo caso, come nella velocità, occorre un po’ di buon senso. Partendo dal fatto che i toni della voce devono essere imprevedibili per tenere alta la concentrazione di chi ti ascolta, è ovvio che l’aumento o la diminuzione del volume non va fatto a caso.

Se abbassi il volume della tua voce non devi farlo perchè magari hai timore di rilevare il prezzo del prodotto che stai pubblicizzando. Semmai, come faccio anch’io, abbassa il volume solo quando vuoi far capire che una determinata offerta è da prendere al volo!

Credimi che ogni volta che abbasso il volume durante una frase nella quale voglio far intendere che la promozione in corso è un occasione di cui approfittare, non fallisco quasi MAI. Questo perchè il volume basso dà, alle parole dette, un senso di privilegio riservato a solo chi lo ascolta. Stesso discorso per quanto riguarda l’aumento di volume: non va fatto in modo sconsiderato perchè potresti risultare una persona esaltata o aggressiva. Sai qual’è l’unico momento che conviene alzare un po’ il volume? Quando nei tuoi discorsi, sei arrivato nel momento fondamentale, topico, chiave: in questo modo dai la percezione della tua fermezza nell’affermare le tue tesi!

Come, ed anche di più del volume, anche le inflessioni sono utili per dare valore a ciò che si dice. Le inflessioni sono quel particolare modo di enfatizzare un concetto espresso in modo diretto o subdolo all’interno di una frase, marcando pesantemente un vocabolo preciso.

Analizziamo una frase nella quale marchiamo ogni termine di essa, così ti accorgerai come le inflessioni siano capaci di alterare a tuo piacimento e scopo il significato di una frase. Prendiamo questa frase: “Adesso posso sicuramente farti uno sconto!”. Adesso pensa se tu stesso sei a telefono e la pronunci per telefono marcando le parole in grassetto:“ADESSO posso sicuramente farti uno sconto!”. Marcando questa parola sicuramente poni l’attenzione sul fatto che in questo momento puoi fare uno sconto. Guarda adesso come cambia il messaggio della frase: “adesso POSSO SICURAMENTE farti uno sconto!”. Ora l’accento è stato posto sul fatto che puoi dare la certezza dello sconto. Se invece cambiamo di nuovo diventa: “adesso posso sicuramente FARTI uno sconto!”.

In questo caso l’attenzione è spostata sul fatto che lo sconto lo fai in modo pressochè esclusivo per lui! Infine se cambiamo di nuovo: “adesso posso sicuramente farti UNO SCONTO!”. Adesso l’attenzione è concentrata sul fatto che ciò che gli offri non è una fregatura o un aumento, ma un gradito sconto!

Hai sicuramente capito che le inflessioni sono estremamente delicate da usare perchè il minimo errore può stravolgere il senso delle loro frasi, ma d’altra parte sono un potente aiuto per l’efficacia della tua voce nei tuoi dialoghi. Se per la velocità la parola d’ordine è equilibrio per le inflessioni la parola d’ordine è quindi attenzione nell’uso.

Prima ti avevo accennato il fatto che gli elementi che rendono efficace la tua voce non hanno bisogno di particolari applicazioni perchè per usarli a proprio favore non devi fare altro che potenziare e sviluppare ciò che già, con nostra inconsapevolezza, usiamo tutti i giorni. La naturalezza infatti è importante sia per te (perchè altrimenti ti disorienti), che per il tuo cliente in modo da risultare più familiare, più umano.

Ciò che ci rende più naturali sono i suoni intercalari, cioè quei suoni che tendono o a spezzare momentaneamente la tensione di un discorso o danno aiuto psicologico o grazie a termini precisi, al contrario, mantengono stabile la percezione di chi ti ascolta del tuo coinvolgimento in quello che dici (degli intercalari, intesi come parole, ne parleremo nel prossimo capitolo).

Nel loro uso non c’è niente di male dunque, ma non bisogna esagerare. Infatti troppi “mmm…”, “ehm…”, “aah” invece che un salutare allentamento della tensione finiscono per insospettire il tuo interlocutore sulla tua credibilità perchè sminuisci addirittura la sua percezione del tuo grado di coinvolgimento nel discorso e della tua affidabilità!

Stesso discorso vale per quegli intercalari come “diciamo”, “no?”, “chiaramente”, “cioè”: se è vero che il loro uso da un supporto psicologico alla nostra convinzione in quello che diciamo (io, tendo ad usare spesso il “no?”), l’utilizzo continuo tende a complicare i tuoi discorsi rendendoli difficili da “digerire” sia per quanto riguarda l’attenzione che la comprensione. Quindi, in sintesi, va bene usare i suoni intercalari, ma con moderazione.

Se poi noti che utilizzi abitudinalmente troppo uno dei suoni prima citati, esercitati (anche dal vivo) a rimpiazzarlo facendo delle pause al suo posto: infatti le pause, non solo danno il tempo di memorizzare ciò che dici al tuo interlocutore, ma ti aiutano a trovare quello spazio necessario durante il quale trovare la giusta convinzione in ciò che dici.

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”

L’adattamento vocale

Giovedì, Aprile 30th, 2009

Il secondo aspetto importante su cui devi lavorare a riguardo del linguaggio paraverbale è l’adattamento vocale. Infatti puoi avere la voce più dinamica del mondo, ma sei non sei capace di adattarla, specie in certe situazioni, è del tutto inutile. La prima volta che sentii parlare di questo aspetto applicato ad un seminario sul telemarketing ero piuttosto scettico: infatti non reputavo affatto necessario dover adattare la mia voce alle varie situazioni che si sarebbero potuto presentare.

Dopotutto, pensavo, non avrebbe influito più di tanto questo aspetto sulle mie conversazioni! Inoltre per me era tempo sprecato soltanto mettermi a pensare di dover adattare la mia voce e il mio modo di parlare.

Così continuai tranquillo, senza preoccuparmi di questo aspetto. Dopo qualche settimana dal seminario non si verificò nessuna situazione ove fosse necessario il mio adattamento ed ero sempre più sicuro che tutto ciò fosse solo tempo perso dietro un’inutile preoccupazione! Ma mi sbagliavo…

Un giorno (che non dimenticherò mai) mi chiamò il direttore di uno stabilimento che chiedeva informazioni in merito ad un preventivo per lo smaltimento di rifiuti tossici della sua azienda e voleva sapere in che modo la mia azienda potesse essergli d’aiuto. Io cominciai a parlargli secondo le procedure più indicate per affrontare una telefonata e soprattutto se si trattava di una richiesta diretta.

Sembrava andare tutto liscio, quando ad un certo punto il direttore di stabilimento non seppe darmi un dato fondamentale per potergli formulare un preventivo. Mi mise un attimo in attesa e mi disse che mi avrebbe passato il titolare perchè certe informazioni poteva saperle solo lui. Io ero entusiasta, perchè parlando direttamente con il titolare avrei potuto addirittura andare ben oltre un solo preventivo.

Come rispose al telefono mi diede subito le informazioni richieste, ma in un modo che feci fatica a capire perchè dette con una cadenza dialettale che risultò per me poco comprensibile. Subito richiesi le stesse informazioni, ma invece di essere più comprensibile, ripeté lentamente ciò che aveva detto credendo di aver parlato troppo veloce. Però non compresi comunque e gli chiesi esplicitamente di poter parlare un po’ più in “italiano” e ……apriti cielo!!!

Il titolare, che era un uomo di terza età, mi rispose malissimo perchè si era offeso dal fatto che il suo dialetto fosse stato così disprezzato da me! Non passarono nemmeno dieci minuti che telefonò nella direzione della mia azienda per chiedere del perchè di tutto questo.

Quel giorno, rischiai quasi il licenziamento, visto che era il titolare di un’azienda di centoventi dipendenti! Fortunatamente tutti capirono la “natura” del malinteso, e tutto finì con mio grande sollievo. Da quella volta capii quanto fosse importante adattare la propria voce nelle situazioni che lo richiedevano. Nell’esempio appena visto sarebbe stato opportuno adattare il mio tono di voce emulando quello del titolare di quell’azienda compreso l’accento caratteristico del suo dialetto. Ora, anche se è vero che non si può imparare un dialetto, l’importante è cercare di parlare nel modo più simile del proprio interlocutore.

Se anche tu ti troverai in questa situazione ad esempio, cerca di modulare la tua voce in modo similare a quello della persona che ti parla con il suo dialetto. Poi se conosci il suo dialetto o soltanto qualche parola, usale, tanto meglio!

Ti ho fatto questo esempio preciso per farti capire che l’adattamento vocale e del suo modo di utilizzo hanno un unico scopo: creare sintonia con il tuo interlocutore, che la PNL definisce “rapport”. Ovviamente la voce è solo uno dei tanti modi per raggiungerla, ma sicuramente è uno dei migliori.

La sintonia è importantissima perchè una volta ottenuta ti permette di far abbassare la soglia psicologica di guardia del tuo interlocutore e parlare con più scioltezza e disinvoltura. Ti accorgi di averla raggiunta quando vedi che il tuo interlocutore si “apre” nei tuoi confronti, ammorbidendo il suo approccio con te. Te ne accorgi da solo, senza dover capire qualcosa in particolare. Grazie alla tua voce puoi entrare in sintonia anche per recuperare conversazioni che stanno degenerando o particolarmente tese. Mi è capitato spesso infatti, di essere riuscito a riprendere un brutta conversazione chiedendo semplicemente le stesse cose adattando la mia voce con quella di chi mi ascoltava!

A riguardo della voce, ti far piacere sapere, che l’adattamento della voce non ha bisogno di mettere in moto complicati meccanismi o strategie. Questo perchè è un processo naturale che avviene sempre quando due o più persone si trovano a parlare tra loro.

Quante volte, ad esempio, ti sei trovato a parlare con più persone in gruppo, e dopo qualche tempo hai usato lo stesso termine, per nominare qualcosa, di una persona vicino a te?Termine che non hai mai utilizzato. Vero?

Spesso infatti tendiamo ad assumere gli stessi atteggiamenti del “gruppo” (compresi quindi lo stesso timbro di voce e modo di parlare) per essere in sintonia con loro e come diretta conseguenza, sentirsi accettati. Infatti questo comportamento relativo a tutti gli uomini non è presente solo in età adolescenziale, ma in tutte le fasce d’età. Quindi non elaborare chissà quali strategie per adattare la tua voce, ma piuttosto affina e velocizza questo processo che si innesca naturalmente applicandolo a questo lavoro.

Ti trovi a parlare con qualcuno che parla in dialetto? Bene, parla anche tu in dialetto! Non conosci quel dialetto? Cerca comunque di parlare in un modo che gli somigli! Stai parlando con qualcuno che parla velocemente? Fai come lui! Stai ascoltando qualcuno che parla piano? Parla anche tu con lo stesso ritmo (senza superare certi limiti, ovviamente)!

A Cura di Roberto D’Aloisio,
Autore di “I Segreti del Telemarketing”