obiettivi

Come preparare un progetto di ristrutturazione finanziaria di un’impresa

Mercoledì, Febbraio 16th, 2011

Un progetto di ristrutturazione finanziaria non è standardizzabile. Tuttavia è possibile seguire un metodo, alcune tecniche e strategie, per prepararlo e sottoporlo a una Banca. Vediamo insieme le fasi principali:

Fase 1: occorre partire dall’analisi della situazione attuale e dalla riclassificazione del bilancio almeno degli ultimi due anni.

Fase 2: fatta l’analisi della situazione attuale, si procede fissando gli obiettivi che si intende raggiungere con il progetto (questi variano da caso a caso).

Fase 3: stabiliti gli obiettivi, è utile procedere andando a redigere un business plan sia nella parte numerica previsionale sia nella parte descrittiva. In questa fase è molto importante analizzare le previsioni economico/finanziarie che si stimano dopo la ristrutturazione, confrontandole dove è possibile con i dati degli esercizi precedenti; è altrettanto utile redigere una parte descrittiva che spieghi punto per punto le azioni che si vogliono intraprendere, la relativa utilità e i benefici che si andranno ad avere a seguito dell’intervento.

Una volta terminata la redazione del business plan occorre analizzarlo di nuovo provando a vederlo sotto luci diverse: trattandosi di un’analisi previsionale, puoi aiutarti facendo più simulazioni. Lo scopo è che tu valuti attentamente se gli importi inseriti nel progetto sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi prefissati sia nel breve che nel medio periodo; inoltre valuta con attenzione l’ipotesi di richiedere nuova liquidità, aggiungendola al progetto.

Fase 4: preparare una copia di tutti i documenti necessari alla presentazione del progetto, facendone un elenco e inserendoli all’interno di un raccoglitore.

Fase 5: terminate le fasi precedenti, occorre fare una cosa che pochissimi fanno, ossia leggere e studiare attentamente il progetto, così da imparare ad esporlo ai vari interlocutori (banche, soci, fornitori, ecc).

Fase 6: iniziare a presentare il progetto ai vari interlocutori, evitando nella presentazione di farsi prendere da stati di ansia o panico (cosa frequente, visto che si parla di soldi). Proprio per evitare questo inconveniente è utile aver memorizzato bene il progetto e saperlo esporre con sicurezza e convinzione, dando così la sensazione a chi sta ascoltando di essere sicuri e motivati nella sua attuazione e nel raggiungimento dei suoi risultati.

Fase 7: non lasciare il progetto in balìa di se stesso. Ciò significa che dopo averlo preparato e presentato, perché vada a buon fine, va accompagnato, cercando di capire se è di gradimento dei vari interlocutori, se è condiviso e accettato o se necessità di alcune modifiche.

Fase 8: se una banca ti dice di no, non arrenderti. Analizza i motivi del rifiuto, studia eventuali modifiche/aggiustamenti, dopodiché presentalo a un’altra banca.

A cura di Roberto Ciompi
Autore di Ristrutturazione Finanziaria di un’Impresa, Farsi Finanziare dalle Banche

Come fare per ri-trovare la motivazione dopo le vacanze estive

Sabato, Settembre 11th, 2010

Stefano BrescianiL’estate sta finendo, l’estate sta finendo e… spesso la motivazione tende a calare, dopo periodi di vacanza, relax e benessere “temporaneo” oso dire!

Certo, perché nella mia filosofia di vita l’importante non è sentirsi bene solo quando si avvicinano le classiche ferie estive o quando si trascorrono splendide giornate in riva al mare, in un centro termale, passeggiando in montagna o visitando una città d’arte.

Per carità anch’io amo molto queste esperienze, ho difatti concluso da pochi giorni la mia prima vacanza al mare in compagnia della mia amatissima moglie e della mia adorata primogenita… un’esperienza meravigliosa ma non basta a rendermi l’uomo sereno, felice e costantemente motivato che sono oggi.

Nel mio ebook racchiudo l’essenza delle mie esperienze di vita e competenze nel campo delle discipline orientali, ma soprattutto cerco di trasmettere il concetto di ben-essere in favore della costante ricerca dell’uomo moderno di trovare il famoso “equilibrio psico-fisico” o la “pace interiore” e perché no, accanto a una buona dose di autostima e motivazione.

Oggi voglio proprio svelarti qualcosa sulla motivazione, questa parola ormai entrata da tempo nel nostro vocabolario quotidiano e che, composta da “motiv” e “azione”, non é altro che il “motivo che ci spinge ad agire”. E il tuo motivo ad agire nel campo dello stare bene (sempre), l’hai già trovato?

Uno dei più grandi motivatori al mondo e guru in PNL, il celebre Tony Robbins, afferma che “non esistono persone demotivate, ma solo obiettivi poco motivanti”. Proprio così, la famosa “spinta” ad agire te la forniscono gli obiettivi. Devono essere formulati in positivo, concreti, chiari e stimolanti: nel mio ebook ti dico in maniera semplicissima come fare, grazie a esempi ed esercizi pratici.

Il cuore del mio lavoro è rappresentato dalla “ruota del benessere” (il titolo appunto) in cui puoi fare il punto della tua situazione attuale nel campo dello stare bene. Ora, prova a chiederti, quanto sei soddisfatto/a:

- del tuo aspetto fisico e della tua salute?
- della tua capacità di rilassarti e concentrarti?
- delle tue convinzioni religiose e delle tue pratiche spirituali?

Per trovare la giusta motivazione devi prima essere consapevole dell’area benessere in cui ti senti maggiormente insoddisfatto/a e svolgere gli esercizi pratici che troverai nell’ebook, per 21 giorni. Con gli strumenti e le strategie che ho utilizzato con successo per anni anche con i miei studenti di arti marziali, puoi ottenere risultati interessanti anche dopo una sola settimana!

Come si suol dire: “provare per credere”, i risultati positivi sono lì che ti aspettano!

A cura di Stefano Bresciani
Autore de La Ruota del Benessere

Come superare i momenti di difficoltà di vita con l’aiuto dell’ottimismo (prima parte)

Venerdì, Luglio 30th, 2010

Mi capita spesso di fermarmi a parlare con conoscenti, amici, o anche solo con persone incontrate casualmente e di trascorrere con loro qualche momento di tempo libero parlando dei più disparati argomenti, e sempre più spesso percepisco  un alto  grado di insoddisfazione per la vita che dette persone vivono, unitamente ad una crescente sfiducia in relazione alla capacità di migliorare il grado di soddisfazione della vita stessa.

Molte sono le lamentale, pochi invece i tentativi di risolvere piccoli e grandi problemi che affliggono il vivere quotidiano. Poi ultimamente, l’alibi più gettonato pare sia la perdurante crisi industriale ed economica che ha ulteriormente ridotto fiducia in sé stessi e serena valutazione delle proprie capacità di porsi innanzi ai problemi quotidiani e alle nuove sfide di una società sempre più complessa e competitiva.

Una domanda che spesso le persone che leggono i miei libri, o che rilevano la mia propensione all’ottimismo, mi pongono, è la seguente: “Ma come si fa a rimanere ottimisti quando tutto nella vita ti funziona male?

Alle persone che solitamente mi chiedono come fare per riprendere l’armonia ed il piacere di vivere con soddisfazione, superando anche gli ostacoli più impervi che si possono trovare sul cammino, e riprogettare degli obiettivi di vita, sono solito affermare che molto, se non tutto o quasi, il più delle volte,  dipende da noi stessi, e subito dopo  sono solito dare questi tre semplici consigli:

  • La prima cosa da fare è verificare se sei veramente disposto a modificare qualcosa nelle tue abitudini che ti consenta di raggiungere una miglior qualità di vita.
  • Subito dopo scrivi su un foglio quali sono i punti e i settori della tua vita nei quali vuoi attuare un autentico cambiamento.
  • Infine predisponi un piano concreto di lavoro su te stesso per rendere possibile il cambiamento stesso.

Per quest’ultimo punto aggiungo di poter fornire un valido aiuto sulla base delle mie esperienze in qualità di coach e formatore, e devo poi argomentare un po’ per ridare speranza e ottimismo alle persone.

In altre parole quello che vorrei affermare è che spesso per raggiungere qualcosa di ambizioso per noi è assolutamente indispensabile prendere coscienza che  vi sarà nel percorso uno scotto da pagare, che potrebbe essere la sofferenza o il disagio  conseguenti alla volontà di modificare l’atteggiamento tenuto nei confronti di sé stessi e/o delle altre persone.

D’altro canto la vita con le sue con le difficoltà, con gli imprevisti, con tutte le sue sfaccettature è di per sé stessa una palestra di continuo allenamento ed affinamento che ci consente di sperimentare continuamente nuovi modelli di vita, nuove esperienze sottese a farci sentire bene, grati e soddisfatti, sereni e gioiosi, colmi di entusiasmo e di positiva intraprendenza.
Continua…

A cura di Giovanni Raimondi
Autore di Il Potere dell’Ottimismo

Come vivere più felici organizzando meglio la propria vita

Venerdì, Aprile 9th, 2010

È mattina presto, fuori è ancora buio e non si vede niente, ma il tuo naso è colpito dal forte aroma di caffè che proviene dall’altra stanza. Senti il familiare tintinnio di monete, sai che è il solito gnomo, ti deposita le monete giornaliere che ti lascia ogni mattina e che potrai spendere come vorrai.

Sai già che sia che tu le spenda per vivere meglio, per divertirti o per altro, tutte le monete non spese a fine serata si dissolveranno e non potrai più usarle.

Il tempo è denaro, e va ben speso. Ma il denaro non è tempo. Non è reversibile l’equazione! Il tempo è vita. E se è vita, decido io dove la investo. Questa per me è libertà …” (Marco Paolini)

Ci sono molti manuali e libri sulla gestione del tempo. Molti ti insegnano come tenere un’agenda, altri come pianificare gli obiettivi, altri addirittura come tenere alta la motivazione, ma nonostante tutti i tuoi sforzi, sei sempre sotto pressione e, nonostante il tuo impegno, senti che la tua vita ti sfugge di mano senza che tu riesca ad arrivare a quello che realmente vuoi. Ti sei mai chiesto il perché?

Spesso, quando i desideri vengono frustrati e gli sforzi sono infruttuosi, i nostri livelli neurologici di pensiero non sono allineati verso una meta ecologica o non sono addirittura presi in considerazione nei processi mentali.

Quando il cambiamento fatica a realizzarsi, è il momento di effettuare un allineamento neurologico dei livelli del nostro modo di pensare e di rapportarci in modo diverso con la vita e le nostre mete.

Cos’è l’allineamento dei livelli neurologici di pensiero?

È il processo che consente di individuare l’assetto “coerente” necessario a un sistema (che si tratti di una persona o di un’organizzazione) per raggiungere l’obiettivo prefissato, migliorando la qualità della vita.

L’assetto di un sistema risulta coerente quando sono allineati i suoi “livelli logici”, ovvero:
ambiente (il dove e il quando);
comportamenti/conoscenze (il cosa);
atteggiamento/capacità/competenze (il come);
valori/criteri/credenze (il perché);
identità (il chi);
mission/vision/scopo dell’esistenza (per chi).

Tali livelli costituiscono, nell’essere umano, una scala di gerarchie naturali correlate tra loro.

Come dice Robert Dilts, la funzione di ogni livello è di sintetizzare, di organizzare e di orientare le interazioni e le esperienze al livello sottostante.

Tale strumento, ovvero l’allineamento dei livelli neurologici, è indispensabile per accedere ai nostri processi mentali consci e inconsci, per capire come viviamo e come percepiamo le nostre esperienze a un determinato livello, per poi connetterli e sintonizzarli, in modo da realizzare i nostri obiettivi.

L’allineamento sistemico è anche uno strumento indispensabile per lo sviluppo organizzativo, poiché permette di confrontare lo stato attuale, la realtà percepita e lo stato desiderato (ovvero l’obiettivo) evidenziando così il punto in cui è necessario intervenire per ottenere il cambiamento. Tenendo presente che ogni cambiamento a un determinato livello influenza e genera a cascata il cambiamento ai livelli inferiori.

Vorresti sperimentare cosa succede nella tua vita quando ti focalizzi sul perché fai una determinata cosa e chi vorresti essere, invece di concentrarti su cosa fai e come lo fai?

Prenditi quindici minuti solo per te, tieni lontano tutto ciò che può disturbarti e spegni il tuo telefono o metti il silenzioso.

Individua un tuo desiderio, o meglio ancora un tuo obiettivo, analizza in quale luogo lo vuoi raggiungere, quando e entro quanto tempo, cosa devi saper fare e come devi fare le cose che servono, qual è l’atteggiamento giusto che devi mettere in atto.

Adesso viene il bello, saliamo di livello. La prossima domanda è: perché vuoi quella cosa? Cosa soddisfa in te? Cosa ti dà? E poi, chi ti senti di essere in questa nuova realtà? Per chi vorresti raggiungerla?

Ti sembra impegnativo? Sappi che “IL TEMPO È L’UNICA RISORSA CHE SI CONSUMA ANCHE SE NON SI UTILIZZA”. Pensi davvero di poterti permettere di continuare a vivere senza fare o essere chi che vuoi veramente? A volte un piccolo cambiamento a un determinato livello può generare un grande cambiamento.

A cura di Agostino Cernilli
Autore di Gestione del Tempo

Come essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Lunedì, Febbraio 1st, 2010

Oggi trattiamo il punto d) della “Buona formazione degli obiettivi” della guida “Creare oggetti di design” dove prendo in considerazione l’ “Essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo”

Trattiamo i 6 punti che compongono questo tema:

1) Essere consapevoli dell’errore: Significa avere individuato che si è verificata una situazione critica che non ha funzionato; individuare le possibili cause, conoscere gli attori della “scena” e metterli a conoscenza dell’errore che si tenterà di correggere, condividendo i metodi che si adotteranno.

2) Decidere chi ha la responsabilità dell’errore: Comunicare in modo scorretto un errore, da chi non lo sa fare, lede l’autostima e attiva meccanismi vendicativi. Un individuo accusato ingiustamente come prima azione inizia a rubare risme di carta, poi cancelleria, soldi, rivela segreti aziendali, distrugge documenti.

Se stai lavorando in proprio con o senza soci sei sicuro che l’errore l’hai commesso tu. Se hai la sensazione che l’abbia commesso un altro valuta sempre se la responsabilità iniziale è comunque tua, anche se lontana nel tempo.

La cosa più difficile nell’individuare un errore, oltre a quella di stabilire connessioni di causa-effetto, è accettare che la causa possa essere molto antica.

“I ragazzi di oggi non hanno valori!” Difficile che abbiano valori se non glieli abbiamo trasmessi noi in una società piena di ingiustizie che loro, proprio perché senza esperienza, non sanno ancora gestire.

3) Individuare i fattori che hanno causato l’errore. Gli errori possono essere causati da:

mancanza di competenze specifiche rispetto al compito;

mancanza di comunicazione tra individui di un team;

anomalie comportamentali degli individui;

mancanza di obiettivi;

mancanza di risorse;

assenza di integrità di chi dirige e non che genera ingiustizie, azioni poco etiche, confusione, ansia, depressione.

4) Pianificazione della correzione dell’errore con strumenti adatti: Ogni errore commesso necessità di strumenti dedicati gestiti da professionisti. Una “bella sgridata” non risolve mai la situazione.

Possiamo distinguere gli errori di chi comanda e di chi esegue. Errori di competenze da entrambe le parti, andranno risolti con formazione così come gli errori relativi alla comunicazione. Errori relativi a obiettivi e risorse dovranno essere risolti a monte da chi dirige. Errori per mancanza d’integrità/etica riguarderanno il singolo individuo che, una volta che gli venga comunicato l’errore, potrà scegliere di prendersene la responsabilità e di correggerlo.

5) Definizione del nuovo obiettivo: per terminare il processo di eliminazione dell’errore e per dare nuova energia al team è necessario definire un obiettivo condiviso insieme alla programmazione delle risorse, sia umane che economiche, con un’attenta definizione dei compiti e delle responsabilità.

6) Accettare di pagare un prezzo adeguato sia economico che psicologico per l’errore commesso: ogni errore ha un prezzo che può essere di tipo: economico (una sanzione), lavorativo (retrocessi dalla posizione, licenziamento), interpersonale (venire abbandonati da un collega, da un amico, dal partner, dai figli, dalla società). Ogni errore però merita che qualcuno si occupi di aiutare chi l’ha commesso. L’isolamento è il peggiore dei rimedi: genera disadattati e ha conseguenze “boomerang” anche verso chi ha isolato l’individuo che sbaglia. Chi accetta di pagare il giusto prezzo per l’errore commesso si risolleva.

Lasciatemi infine raccontare una breve storia.

Camminando per la strada con un mio amico incontrammo un barbone ubriaco che faceva l’elemosina. Il mio amico gli diede dieci euro con un’affettuosa pacca sulla spalla e sorridendogli. Un po’ sorpresi ma contenti, sia io che il barbone. Gli domandai il motivo di quel gesto. Mi rispose: “Vedi io per ora non posso fare altro che dargli dei soldi, però so che quel barbone è una scheggia impazzita che noi, che crediamo di essere dalla parte giusta, abbiamo scagliato nell’universo a causa dei nostri errori e quindi ne siamo responsabili”.

Un errore ha tante facce e spesso, anche se ce l’abbiamo di fronte, non lo riconosciamo.

Buon lavoro a tutti!

A cura di Francesco Filippi

Autore di “Creare Oggetti di Design”

Come utilizzare le tecniche negoziali in azienda e comprenderne l’importanza

Lunedì, Gennaio 11th, 2010

La volta scorsa abbiamo introdotto il tema della negoziazione in azienda, sottolineando come l’utilizzo di determinate tecniche, e l’osservanza di alcuni principi-guida possano agevolare molto l’accoglimento delle vostre proposte, siano esse riconducibili alle vostre eventuali proposte su come affrontare determinate problematiche all’interno dell’azienda, piuttosto che alla vendita di un prodotto o di un servizio ad un’impresa.

Una volta compiuta la disamina di una specifica situazione, non è sufficiente comprendere che, la soluzione da voi proposta, serve genericamente a risolvere un determinato problema, o a conseguire un obiettivo prefissato. Dovete, a questo punto, domandarvi quali siano gli specifici vantaggi che la vostra soluzione possiede, rispetto ad altre possibili soluzioni alternative.

Infatti, non è affatto escluso che possano esservi altre soluzioni, preferibili alla vostra. Un’utile analisi è quella che riconduce, a tale riguardo, ai parametri dell’efficacia e dell’efficienza, spesso confusi, ma che si devono invece distinguere.

Più una soluzione è in grado di conseguire un determinato risultato, più risulta efficace, mentre, a parità di risultato conseguito, meno dispendio si è fatto di risorse per il conseguimento di un obiettivo, e maggior efficienza si è avuta:

efficacia, = conseguimento degli obiettivi;

efficienza = meno risorse utilizzate per conseguire un obiettivo.

E’ quindi evidente che si dovrà cercare di comprendere se la vostra ipotesi è più o meno efficace e più o meno efficiente di altre che potrebbero essere proposte.

A questo punto, il gioco è fatto al 90%.

Rimane un 10%, per vedere, con probabilità, accettata la vostra idea. Sarà sufficiente tener ben presenti i punti di forza della vostra proposta e, senza troppi giri di parole, esporli chiaramente a chi deve decidere, evidenziando come la vostra ipotesi sia preferibile, in termini di efficacia, di efficienza, o sotto entrambi i profili.

In fondo, chi vi ascolta è lì per capire proprio questi aspetti, che costituiscono i motivi principali, per cui si sceglie un’alternativa, piuttosto che un’altra.

Nell’esposizione dei vostri progetti, idee, soluzioni, potrete anche avvalervi di alcuni strumenti di supporto, come filmati, proiezioni di slide, e via dicendo.

Ricordate, a tale riguardo, che molto spesso le immagini rimangono memorizzate di più delle parole, e possono avere un impatto maggiore, quando si deve convincere qualcuno.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di Progetto azienda”.