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Come aumentare la propria sicurezza personale con il Triage

Venerdì, Novembre 6th, 2009

La sicurezza personale è sempre più un problema serio, sentito non solo dalle ragazze e dalle donne che si muovono da sole ma anche dagli uomini. Nelle grandi città (ma non solo!) accadono quotidianamente fatti di cronaca che ci fanno sentire sempre più indifesi e deboli di fronte non solo ai “professionisti” del crimine ma anche alla microdelinquenza occasionale. Di fronte a questa situazione cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci? Dobbiamo tutti iscriverci a dei Corsi di Autodifesa e diventare come Bruce Lee o Chuck Norris? Potrebbe anche essere un’idea ma certamente non è alla portata di tutti e comunque non tutti avrebbero il tempo, la possibilità e …la voglia… di iscriversi ad una palestra di Arti Marziali.

La Sicurezza inizia con la Prevenzione che deve diventare uno “stile di vita”. Chi riesce a prevenire ed evitare le occasioni di pericolo, è già a buon punto.

Il primo passo per prevenire i rischi è quello di riuscire a riconoscerli e, una volta identificati, dare loro un “peso” in base alla loro “potenziale gravità”.

Su questo primo punto sono stati studiati vari metodi più o meno efficaci; personalmente quello che preferisco, e che ritengo il migliore, è chiamato TRIAGE. termine che viene utilizzato solitamente in ambiente ospedaliero. Quando un paziente si presenta al Pronto Soccorso, dopo una breve serie di domande e di rilevazioni visive e strumentali, l’infermiere dell’Accettazione gli assegna un Codice di Gravità (Bianco – Verde – Giallo – Rosso) e, in base a tale codice attribuito preliminarmente, tutto l’apparato ospedaliero si comporta di conseguenza.

Dal punto di vista della “condizione di Sicurezza Fisica”, ciascuno di noi, in ogni momento si trova in una delle seguenti situazioni:

BIANCO: sono e mi sento al sicuro. Mi trovo in un ambiente chiuso, protetto, dove il pericolo e il rischio di aggressione improvvisa è praticamente nullo. Un esempio classico è quando sono a casa, la sera, e la porta e le finestre sono sbarrate e ben chiuse. La possibilità che qualcuno tenti di forzarle e di entrare esiste sempre ma è molto remota e comunque avrei tutto il tempo per organizzarmi e telefonare al 113. Nella situazione “Bianca” l’attenzione è quindi minima.

VERDE: mi trovo in una condizione di serena tranquillità, anche se il rischio potenziale è più alto rispetta alla condizione precedente. Per esempio sto passeggiando lungo il marciapiede, in pieno giorno in una zona tranquilla e frequentata; il rischio che sbuchi qualcuno da un vicolo e che mi rubi la borsa o il portafoglio esiste sempre ma è abbastanza remoto. Nella condizione “Verde”, si deve mantenere una condizione di serena vigilanza ed è la situazione tipica di quando ci si trova in un luogo pubblico.

GIALLO: mi trovo in una situazione che mi crea un certo timore psicologico e una condizione di preallarme. Non è ancora successo nulla ma sento che potrei trovarmi in pericolo. Un esempio può essere quando mi trovo di sera in un luogo isolato, poco illuminato o di giorno in un sotterraneo da solo (per esempio un’autorimessa pubblica o privata), oppure se, anche di giorno mi trovo a passare per un quartiere poco conosciuto e poco raccomandabile oppure se con un pretesto qualsiasi vengo avvicinato da qualche persona con fare “sospetto”.

Quando ci si trova in questa situazione, dobbiamo aprire bene gli occhi e stare attenti (ma senza dimostrare paura o tensione), non lasciarci avvicinare troppo, tenere ben strette borse o oggetti personali ed eventualmente avere in mano un mazzo di chiavi, una penna biro, un ombrello o un oggetto con il quale potersi eventualmente difendere. Chi avesse in tasca la bomboletta spray al Peperoncino (vedi mio articolo già pubblicato qualche mese fa sul blog), è bene che la tenga già pronta in mano ma celata nella tasca o nella borsetta. Ovviamente bisogna affrettarsi a lasciare il prima possibile quella situazione e arrivare in un luogo più sicuro.

ROSSO: è la situazione peggiore, il pericolo è palese e siamo di fronte ad una reale situazione di aggressione verbale e fisica. In quasto caso bisogna cercare di mantenere la calma ed eventualmente reagire gridando, chiedendo aiuto, scappando. Se l’aggressore arrivasse alla collutazione (e qui si vede chi ha frequentato un corso di Autodifesa) si deve reagire colpendolo con le mani aperte, con i gomiti, con le ginocchia o con i piedi, a seconda della situazione e del caso. Se la situazione è molto grave, è il momento di estrarre dalla tasca la bomboletta spray al peperoncino ed usarla puntando lo spruzzo al viso dell’aggressore ed allontanandosi nella direzione opposta alla nuvola di gas creata per evitare di inalare il gas diretto all’avversario.

Un’ultima precisazione importante: la valutazione della situazione di rischio Bianca, Verde, Gialla o Rossa, dipende molto dal soggetto ed è quindi molto personale perché dipende dalle condizioni fisiche, psicologiche e mentali di chi la vive. A parità di situazione, per esempio trovandosi in un luogo isolato di notte, un giovane uomo che conosce la zona è in una condizione Verde mentre per una ragazza indifesa e sola che non conosce il posto può essere percepita come Gialla.

Capire in quale condizione di Triage ci si trova in ogni momento è fondamentale per poter vivere in condizioni di maggior sicurezza personale possibile; è da evitare (per quanto possibile) di trovarsi a lungo in situazioni Gialle e soprattutto, qualora dovessi fare determinate attività, dovrei organizzarmi in modo tale da “trasformare” le situazioni da Giallo a Verde. Nell’esempio di prima, a volte è sufficiente parcheggiare l’auto non nel sotterraneo del supermercato ma nel parcheggio in superficie (se ci fosse) oppure cercare la compagnia di una persona amica quando si è costretti a passare per “zone pericolose”.

Chi volesse approfondire questi aspetti sulla Prevenzione e sulla strategia difensiva, può trovare molti casi ed esempi pratici nel mio ebook “Difesa Personale” edito da Bruno Editore.

A Cura di Alberto Barbieri

Autore di “Difesa Personale” e “Battere la Crisi”

Spray al peperoncino per autodifesa: funziona davvero?

Sabato, Maggio 9th, 2009

Con la proposta da parte della senatrice Cinzia Bonfrisco di regolamentare il porto della bomboletta Spray al peperoncino per autodifesa per far fronte all’aumento dei fatti di violenza e di aggressioni che la cronaca nera Italiana quotidinamente riporta, sono state messe in vendita delle bombolette Spray al peperoncino oltre che nelle armerie anche nelle farmacie, nei negozi di pesca e di armi depotenziate ad aria compressa (con una crescita notevole delle vendite e anche del business).

Molte ragazze e signore che mi conoscono e sanno dei miei Corsi serali di Difesa Personale, mi hanno chiesto cosa ne pensassi di questa iniziativa e se questo sistema dello Spray funziona davvero.

Premesso che la normativa in merito non è ancora stata approvata in modo definitivo. ci sono ancora molti punti che il Legislatore deve chiarire e mi aspetto che finalmente lo riesca a fare entro la fine dell’anno (almeno le intenzioni ci sono!) ritengo che, fatte le dovute precisazioni, l’utilizzo della bomboletta Spray al Peperoncino O.C. (Oleoresin Capsicum) sia un buon sistema di Autodifesa.

Bisogna pero’ precisare che puo’ essere utile avere con sè la bomboletta Spray O.C. solo quando sono stati osservati tutti questi punti:

1 – La bomboletta Spray deve essere a base di Oleoresin Capsicum (O.C.) con una concentrazione del 10%, con gas propellente non infiammabile, con una quantità minima di almeno 20 ml. di prodotto per garantire un numero sufficiente di spruzzi, con la bomboletta in metallo e pulsante erogatore dotato di sicura o di sistema di sicurezza che impedisca spruzzi accidentali.  Conviene comprare il prodotto in una armeria seria che venda prodotti sicuri e autorizzati per il libero porto secondo le normative vigenti; non è la prima volta che via internet si trovano prodotti a bassissimo prezzo ma senza alcuna garanzia di funzionamento e di qualità.

2 – La si deve tenere sempre a portata di mano, pronta e comoda all’uso; in tasca, appesa alla cintura o in qualche altra parte facilmente raggiungibile con la mano.  Sconsiglio di tenere la bomboletta spray O.C. nella borsetta perché, con molta probabilità, sarebbe difficile poterla prendere ed utilizzarla con la rapidità necessaria in caso di bisogno.

3 – Non si deve dire e far vedere che si ha con sè lo Spray al Peperoncino; la bomboletta deve essere tenuta possibilmente nascosta o mascherata. Se un potenziale aggressore, che studia la sua “preda” prima di attaccare, sa che ha la bomboletta Spray, sicuramente agisce in modo da neutralizzare fin da subito la possibile difesa e comunque nella reazione viene a cadere l’effetto sorpresa.

4Conoscere perfettamente come, quando, dove usare la bomboletta Spray O.C. sia in ambienti chiusi, a distanza ravvicinata, con aggressione alle spalle, da terra ecc. e senza correre il rischio di autocontaminarsi.   Bisogna inoltre essere in grado di integrare la difesa mediante Spray O.C. con delle semplici tecniche di difesa Personale in modo da poter ovviare ad eventuali situazioni estreme o aggressioni di piu’ persone.  Fondamentale è la conoscenza delle cosiddette “regole d’ingaggio”.

5Conoscere le Leggi Italiane relative alla Legittima Difesa, alle lesioni e all’eccessso di difesa.   Non dimentichiamo che comunque, anche se si tratta di prodotto innocuo che non lascia conseguenze gravi nella persona colpita, il peperoncino provoca una forte irritazione e infiammazione alle mucose dell’aggressore; non si deve assolutamente usare a sproposito questo prodotto perché potrebbero esserci delle fastidiose conseguenze sia dal punto di vista penale che civilistico in caso di un uso “con leggerezza” e inappropriato.   Su questo aspetto, l’ultimo capitolo del mio ebook “Difesa Personale” edito da Bruno Editore, esamina in dettaglio le normative ed affronta nello specifico vari casi reali con alcuni esempi.

A tale scopo, consiglio vivamente tutte le ragazze e le signore che hanno già comprato (o che intendono comprare) lo Spray al Peperoncino, di seguire un corso (anche breve) o uno Stage nelle loro città dove un esperto insegni e spieghi tutte queste cose.

Questi tipi di corsi brevi vengono sicuramente organizzati a Roma e a Milano; nelle altre città non sono facili da trovare.  Domenica 17 maggio 2009 (con il Patrocinio della Circoscrizione 5 del Comune di Verona) io terrò a Verona il primo Stage dedicato all’Uso dello Spray al Peperoncino per Autodifesa affrontando nel dettaglio tutti i punti sopra indicati e tutte le partecipanti avranno la possibilità di provare e di esercitarsi con simulazioni e bombolette Spray caricate con liquido inerte.

A Cura di Alberto Barbieri
Autore di “Difesa Personale”.

Prevenzione e autodifesa in discoteca

Sabato, Marzo 14th, 2009

Quando si parla di Difesa Personale, è importante non dimenticare che la vera Difesa inizia con la Prevenzione. Solo prevenendo le situazioni di rischio e conoscendo le potenziali situazioni di pericolo, è possibile ridurre in modo significativo la probabilità di trovarsi in una realtà dove la nostra incolumità fisica sia a rischio.

In un mio precedente articolo, ho indicato quali sono i punti su cui si fonda la prevenzione. Li riassumo brevemente:

1 – Definizione e conoscenza della tipologia dell’ambiente
2 – Conoscenza delle possibili Difese Attive e Difese Passive e dei potenziali Rischi
3 – Conoscenza delle Vie di Fuga e di Salvezza
4 – Come comportarsi in base al livello di rischio della situazione
5 – Tecniche di autodifesa applicabili

Studiamo e valutiamo in base ai criteri sopra accennati l’ambiente della discoteca.

1 –  Definizione e conoscenza della tipologia dell’ambiente

La discoteca è un luogo, solitamente affollato, dove possono trovarsi certamente moltissime persone oneste ma anche alcune persone che vivono di espedienti e che considerano la discoteca non come un ambiente dove poter ballare e trascorrere una serata in serena e felice compagnia ma lo intendono come un “terreno di caccia” per rubare o per approfittarsi delle persone e delle situazioni. La probabilità di trovare qualche balordo che non ha nulla da perdere o qualche persona alterata dall’alcool o dal consumo di stupefacenti sono effettivamente più elevate.

In discoteca, anche se ci sono altre persone presenti, non speriamo troppo nell’aiuto spontaneo e soprattutto disinteressato di qualcuno; l’unico aiuto valido ci potrebbe essere dato da chi è preposto alla sicurezza del luogo: servizio d’ordine privato e forze di polizia eventualmente presenti.

La luce soffusa, i giochi di luce colorata, i lampi e la musica dal volume molto forte dimuniscono la sensibilità dei nostri sensi principali (udito e vista) e pertanto riducono la nostra capacità percettiva dell’ambiente e anche degli eventuali pericoli. Le nostre reazioni potrebbero essere anche rallentate ed essere indotto uno stato di leggera confusione; questo è il momento ideale per approfittare della situazione da parte di qualche persona malintenzionata.

2 – Conoscenza delle possibili Difese Attive e Difese Passive e dei potenziali Rischi

La prima forma di prevenzione e Difesa Passiva, consiste nel non avere borse con molto denaro o oggetti di valore per evitare il rischio di essere borseggiati in un momento di disattenzione o confusione. Il portafoglio e il denaro (quando si tratta di una somma abbastanza elevata) non va tenuto in un unico portafoglio ma, se possibile, suddiviso in più tasche che non siano facilmente raggiungibili da terzi.

Se per caso, con le amiche. si appoggiano a terra le borse insieme, fare in modo che siano vicine, chiuse e bene in vista e non dare per scontato che qualcuno del gruppo le tenga costantemente d’occhio. Se si avvicinano degli sconosciuti che hanno intenzione di “essere simpatici” parlando o con un pretesto qualsiasi, bisogna evitare sempre di rimanere isolati e circondati da questi. Non fidarsi di eventuali persone “troppo intraprendenti” o disponibili e non allontanarsi o isolarsi da sole con questi.
Tra le Difese Attive, è molto importante prestare attenzione a quello che si beve e dove si beve; qualche malintenzionato potrebbe mettere nel nostro bicchiere delle sostanze inodori (droghe – sonniferi) per offuscarci la mente, renderci incapaci di intendere e metterci nelle condizioni di essere in loro completa balìa; bisogna sempre custodire molto bene il nostro bicchiere e se c’è un dubbio, evitare di continuare a bere e chiederne uno pulito.

Suggerisco anche di controllare quando il barman prepara il nostro drink perché purtroppo è successo anche (per fortuna raramente!) che era il barman stesso ad aggiungere alla bevanda delle sostanze tossiche. Non lasciare quindi mai il vostro bicchiere appoggiato da qualche parte mezzo pieno, senza controllarlo per centellinare un drink ogni tanto; tenetelo piuttosto in mano fino a quando non avrete finito di bere.

Specie per le ragazze, se vi sentite confuse, avete dei giramenti di testa rivolgervi subito ad amiche o al personale della sicurezza per far chiamare un medico e non fidatevi di aiuti improvvisi e stranamente repentini di altri clienti presenti: potrebbe trattarsi di una trappola. Non andate in giro da sole in mezzo a gente sconosciuta per “prendere una boccata d’aria fresca o ai bagni” ma chiedete ad un’amica o ad una ragazza di cui vi fidate la cortesia di accompagnarvi.

Anche per questo, evitate sempre di andare in discoteca da sole ma cercate di organizzarvi insieme ad una o più amiche o amici veramente fidati e non separatevi a lungo da loro all’interno del locale.

In questo modo è meno probabile diventare oggetto di molestie o aggressioni e, in caso i necessità, sarete facilitate nel difendervi. All’uscita dal locale, se siete in tanti, è più difficile che qualcuno abbia l’idea e il coraggio di aggredirvi.

Non date mai il vostro cognome, l’indirizzo o il numero di telefono a persone appena conosciute; se queste persone veramente vi interessano ed insistono, fatevi dare voi le loro generalità e cercate di capire bene le reali intenzioni.  Se ci sono delle mischie o degli assembramenti, restare lontani per evitare di essere coinvolti in qualche zuffa tra gruppi di giovani.
Se “scegliamo di allontanarci momentaneamente assieme a qualcuno”, è importante avvisare sempre gli amici con chi si va e dove.

3 – Conoscenza delle Vie di Fuga e di Salvezza

Come regola generale, quando si frequentano sia i luoghi affollati che quelli isolati, è buona abitudine imparare a conoscere dove sono le vie di fuga “naturali” previste, le uscite di sicurezza, avere la cognizione dello spazio in cui ci si trova e saper dove si possono trovare eventuali persone amiche.  Nelle discoteche esiste un servizio d’ordine e di security; è importante seguire le raccomandazioni delle persone preposte e, in caso di bisogno, avvicinarsi e rivolgersi a queste per chiedere aiuto.

Se si va in discoteca in compagnia di amiche e/o amici, è importante sapere sempre dove si trovano all’interno del locale, specie se è molto grande e affollato. Per le giovani, il bagno delle ragazze può essere un luogo dove rifugiarsi se qualche giovanotto, magari un po’ troppo intraprendente e alterato dal fumo, dall’alcool o da qualche pasticca, avesse un comportamento che sospettiamo pericoloso; attenzione pero’ che lo stesso bagno non sia “vuoto” perché potrebbe diventare una trappola. Il telefonino ci permette di chiamare poi un amico in aiuto e avvisare chi ci può aiutare.

Se le cose si mettessero male e ci fossero dei tafferugli tra i clienti, bisogna allontanarsi subito dal luogo, cercando di stare vicino alle amiche e amici con cui si è arrivati, verificando che non manchi nessuno e cercando di non essere coinvolti.

4 – Come comportarsi in base al livello di rischio della situazione

In molti casi, quando succedono i fatti sopra accennati, la situazione si risolve per noi allontanandoci dal luogo e dalle persone che si manifestano in modo aggressivo. Bisogna anche stare attenti agli oggetti disponibili sui tavoli (bicchieri, portaceneri, piattini, posate…) che potrebbero essere presi da loro e lanciati; gli stessi oggetti in mano alle persone potrebbero essere usatii come “armi improprie” per colpire qualcuno.

Evitare nel modo più assoluto di discutere con questi o di contrastare verbalmente i loro atteggiamenti; è compito del gestore del locale garantire un comportamento civile e rispettoso all’interno del suo ambiente. In molti casi, andare al banco bar o da una persona della security può essere sufficiente per essere al sicuro, senza fare troppo clamore.

Se ci si rende conto che il posto è comunque insicuro e frequentato da persone incivili, la cosa più saggia è quella di andare via da quel posto, segnalando eventualmente il disappunto al gestore ma senza polemiche o scenate: non ne vale la pena e potrebbe essere tempo sprecato.

Quando si esce dal locale, bisogna prestare molta attenzione a non essere seguiti. Quando ci si trova in luoghi affollati e succede che qualcuno si comporta in modo provocatorio e cerca il litigio o un pretesto per prendersela con qualcuno, il comportamento migliore da tenere per la propria sicurezza personale e quella degli amici è quella di cercare di passare inosservati e di non “fare commenti” voce alta su quello che sta succedendo.

Se purtroppo si restasse coinvolti in una rissa e sono più persone contro uno solo, bisogna stare molto attenti a non essere trascinati per terra; infatti una volta che ci si trova a terra, anche se si conoscono alcune tecniche di autodifesa, è molto difficile riuscire a difendersi dall’assalto di molti che ci circondano e che potrebbero tentare di calpestarci e prenderci a calci.  In questo caso il rischio di riportare lesioni molto gravi è sicuramente elevato.

5 – Tecniche di autodifesa applicabili

Nel caso di tentativo di furto, trovandosi in luogo pubblico e frequentato da molte persone, il mettersi a gridare contro il malintenzionato “preso con le mani nel sacco” ha un effetto deterrente, attira l’attenzione di altri e quindi rende difficile al ladruncolo proseguire nel suo intento.

Se si è vittima di aggressione fisica, probabilmente è necessario sapersi divincolare dalle prese o dai bloccaggi ai polsi e al corpo; i movimenti di liberazione devono essere decisi, secchi e l’aggressore non deve aspettarsi una reazione di difesa immediata. Eventuali oggetti che si trovano a portata di mano possono essere usati come arma impropria e per aiutarci nella difesa effettiva (un bicchiere di vetro, una bottiglia, una sedia, una borsetta, un mazzo di chiavi, un piatto, un posacenere…).

Nei casi più gravi, le dita negli occhi, i colpi a mano aperta sulle orecchie dell’aggressore o il lanciare una bevanda alcolica in faccia, provoca in lui un momento di smarrimento (e l’alcool negli occhi brucia moltissimo impedendo di tenerli aperti).
E’ importante che la reazione sia sempre immediata, proporzionata all’offesa e applicata con il solo scopo di permettervi di scappare dall’aggressore e andare in un luogo sicuro.

Questa è prevenzione! Quando andate in discoteca, cercate di ricordare le raccomandazioni ed i consigli appena descritti e condividete le informazioni con gli amici e le amiche a cui volete bene; la sicurezza dalla violenza si costruisce e si previene collaborando tutti insieme!

A Cura di Alberto Barbieri,
Autore di “Difesa Personale”

Violenza alle donne: un problema reale!

Giovedì, Gennaio 29th, 2009

ROMA - Non fa in tempo a smorzarsi lo sdegno per uno stupro che la cronaca ne registra un altro. Nelle ultime settimane si sono susseguiti, a un ritmo preoccupante, i casi di violenza sessuale sulle donne: tre a Roma e dintorni soltanto da Capodanno, e poi a Brescia, Genova, Napoli.

Mentre non si e’ ancora spenta l’eco dello ’stupro di Capodanno’ nella Capitale …… si sta stringendo il cerchio intorno ai cinque balordi che hanno aggredito una coppia di fidanzati a Guidonia, vicino a Roma, violentando la ragazza e picchiando il suo compagno: da alcune ore due cittadini romeni sono interrogati dai carabineri di Roma e Frascati.

A Brescia due romeni e un polacco sono stati arrestati con le accuse di violenza sessuale di gruppo, concorso in sequestro e rapina aggravata ai danni di una ragazza romena di 19 anni. La ragazza era sola nel suo appartamento, in un quartiere periferico, in attesa di un connazionale quando, verso le 21.30, hanno suonato alla porta. Nel momento in cui ha socchiuso il battente per vedere di chi si trattasse, tre uomini hanno fatto irruzione in casa e dopo averla picchiata l’hanno violentata a turno.

Altra violenza a Genova. Una trentenne ha denunciato alla polizia di essere stata aggredita, violentata e rapinata nel centro storico. Sulla vicenda, che presenta pero’ ancora molti lati oscuri, sono in corso indagini.

E si indaga pure su un presunto caso di violenza sessuale che si sarebbe verificato ieri sera nel centro di Napoli. Secondo quanto denunciato, una donna di 20 anni, ucraina, e’ stata aggredita da due uomini, probabilmente nord africani, in un vicolo di via Chiaia.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha annunciato che intende lanciare ”una vera e propria mobilitazione cittadina contro la violenza sessuale”.

(Dal sito: www.ansa.it dell’ANSA del 24 gennaio 2009)

A questi fatti sono da aggiungersi anche tutte le “semplici” aggressioni che avvengono nelle nostre città, specie di sera, fuori dai locali; ormai solo la stampa locale ne parla perchè sono talmente tante che se fossero tutte riprese dalla stampa nazionale non ci sarebbe quasi più spazio per le altre notizie….

Come arginare questa situazione che sta degenerando ogni giorno di più?  A livello politico, piu’ di rafforzare la vigilanza e aggravare le pene,  non si riesce a fare; qualche politico si è “lasciato scappare” questo commento: “Si scaricano i problemi della sicurezza sull’ imprevedibilita’. Insomma la colpa e’ di chi va in campagna, oggi i ragazzi di Guidonia, ieri i turisti aggrediti sulla Portuense. “In pratica: lo Stato fa quello che può, chi non sta attento lo fa a suo rischio e pericolo! Qualcuna ora, dopo aver subito violenza, minaccia di “farsi giustizia da sola”.

Secondo me la soluzione deve partire da ciascuno di noi; sappiamo ormai che ci sono delle situazioni potenzialmente a rischio e con queste dobbiamo purtroppo conviverci. Diventa quindi un obbligo dei singoli cittadini prevenire le situazioni di rischio ed evitare di “finire nei pericoli” anche inconsapevolmente.

L’autodifesa parte quindi dalla Prevenzione e dall’abituarsi ad avere sempre, di giorno e di notte, un comportamento attento alle situazioni e che ci renda meno vulnerabili. Quanti di noi sanno come bisogna comportarsi quando si frequentano vicoli bui ed isolati?   E se ci accorgiamo che in un locale, o in discoteca, diventiamo “oggetto di interesse” di qualcuno, cosa dobbiamo fare?   E di fronte alle minacce di un balordo o di un tossicodipendente che vuole soldi per comprarsi la dose quotidiana, cosa possiamo fare? Quale atteggiamento dobbiamo tenere?  E di fronte ad un diverbio tra automobilisti, spesso per banalità che lo stress del traffico quotidiano trasformano in “affronti gravissimi”, cosa dobbiamo fare?

Nel manuale “Difesa Personale” ho affrontato nel dettaglio tutte queste situazioni e molte altre di potenziale pericolo in cui ci troviamo tutti i giorni , anche senza rendercene conto. L’Autodifesa inizia dalla prevenzione, dal capire le situazioni e, solo dopo, si arriva ad applicare le tecniche di difesa personale. Quando leggo certe notizie, e come si sono svolti i fatti, mi viene da pensare che se ci fosse piu’ informazione preventiva e “cultura dell’Autodifesa”, certe situazioni si sarebbero potute tranquillamente evitare…

A Cura di Alberto Barbieri,
Autore di “Difesa Personale”

Come imparare velocemente e bene la Difesa Personale

Giovedì, Gennaio 15th, 2009

Oggigiorno il fattore tempo regola non solo i ritmi di vita ma anche e soprattutto le nostre scelte: in famiglia, nello studio, nel lavoro, nella vita sociale con parenti e amici.   Anche la pratica costante di una palestra, comporta un impegno e decisamente occupa del tempo che dobbiamo togliere ad altre attività.

La maggior parte delle persone che decidono, per piacere o per necessità, di imparare a difendersi vorrebbero saper fare tutto e diventare “dei maestri” in poche lezioni… cadendo poi nello sconforto perché, dopo un inizio anche entusiasmante, si rendono conto che c’è tanto da imparare e che il mondo della Difesa Personale è vasto, pieno di soddisfazioni ma anche di fatica e di insidie.  A conferma di ciò, i corsi di Autodifesa seri che si trovano sul mercato, approfondiscono alcune aree e si strutturano in piu’ livelli proprio perché differenziano le difficoltà delle tecniche insegnate al grado di abilità e capacità raggiunto dagli allievi.

Ai miei allievi, io suggerisco pero’ delle regole molto semplici che permettono loro di “massimizzare” i risultati e di imparare piu’ rapidamente rispetto alla media ottenendo il massimo rendimento con il minimo sforzo.

La prima regola è quella di iniziare sempre la lezione con entusiasmo e la mente libera da preoccupazioni, pensieri, problemi personali, lavorativi, relazionali…  Quando ci si allena, bisogna concentrarsi su quello che si fa, cercando di ascoltare al 100 % le spiegazioni dell’insegnante e di applicare quallo che dice nel modo piu’ giusto e corretto possibile.  Questo, tra l’altro, riduce notevolmente il rischio di farsi del male; la maggior parte degli incidenti in palestra durante le lezioni di arti marziali sono causati da disattenzione, stanchezza, poco controllo nell’esercizio, indisposizione fisica momentanea del praticante (mal di testa, articolare…ecc).

La seconda regola da applicare in palestra è quello di cercare di allenarsi con gli allievi piu’ bravi o che hanno piu’ esperienza. Molto si impara vedendo le tecniche fatte bene e “subendo” le stesse tecniche su sè stessi; allenandosi con un praticante avanzato si possono cogliere anche tanti piccoli suggerimenti o consigli che sono frutto della sua esperienza.  Nel dubbio comunque fare sempre riferimento al maestro.

Terza regola è quella di non temere di chiedere delle spiegazioni aggiuntive o dei chiarimenti al maestro. Se alla fine della spiegazione del maestro si fanno delle domande pertinenti, si dà la possibilità all’insegnate di essere piu’ preciso ed eventualmente di ribadire il concetto per tutta la classe.   Questo rende le lezioni piu’ vive ed interattive; certamente lasciano il segno perché sono piu’ aderenti alle necessità degli allievi.

Quarta regola è quella di immaginare di dover spiegare poi ad un amico quello che si è imparato nella lezione appena svolta. Non necessariamente lo si deve fare realmente; solo il fatto di immaginare di dover poi ripetere le stesse cose, gli stessi gesti, le stesse spiegazioni ad un’altra persona ci mette nello stato psicologico di “assorbire” il massimo delle spiegazioni, mantiene alta l’attenzione e ci suggerisce anche delle domande su eventuali punti o passaggi poco chiari.

Quinta ed ultima regola è quella di trascrivere poi appena possibile, su un quadernino di appunti quello che si è imparato in palestra. Si tratta di appunti personali che possiamo prendere come meglio vogliamo: descrivendo a parole, facendo degli schizzi o dei disegni (per chi è capace di farlo!) e cercando di ricordare e ripetere da soli, immaginando di avere di fronte il compagno di allenamento, i movimenti e le tecniche imparate.   Se esiste un libro o un manuale ufficiale che descrive le tecniche che il maestro insegna nelle sue lezioni, è certamente utile per ripassare (quando si hanno 10 minuti di tempo libero) le tecniche viste in palestra.

Proprio pensando anche a queste esigenze nell’e-book “Difesa Personale” edito da Bruno editore sono descritte non solo le tecniche di Difesa Personale ma anche tutta una serie di conoscenze teoriche che aiutano l’allievo a imparare l’Autodifesa velocemente e bene.

Alla fine della lezione poi, fatevi sempre due domande.

La prima: “Durante l’allenamento che ho appena concluso, mi sono divertito?
La seconda: “Cosa posso dire di aver imparato di nuovo, o imparato a fare meglio, grazie a questo allenamento?   Dalla risposta che vi date, capite se c’è qualcosa che non va e dove eventualmente state sbagliando; un bravo Maestro vi puo’ aiutare ulteriormente a trovare la giusta soluzione.

A Cura di Alberto Barbieri,
Autore di “Difesa Personale”

Corsi di autodifesa: alcune riflessioni

Giovedì, Novembre 13th, 2008

Alcuni recenti articoli e annunci pubblicati sui giornali o su siti internet:
Milano: Istituto Superiore Galvani: 50 studentesse sostituiscono le lezioni di Educazione Fisica con lezioni di Difesa Personale…(ne parla Canale 5, il Corriere della Sera e “Grazia”);
Milano: il comune organizza dei corsi di Difesa Personale Femminile denominati “Cintura rosa” (portale del Comune di Milano)
Venezia: il Centro Antiviolenza del comune istituisce un corso per donne con “prove pratiche” utilizzando tecniche Krav Maga (sito del Comune di Venezia);
Legnago (VR): “Quasi 50 donne iscritte ai corsi di autodifesa” gratuiti organizzati dal Comune in collaborazione con una palestra locale di Judo e Ju Jiutsu (dal giornale quotidiano L’Arena)
Verona: la Circoscrizione n.7 organizza un corso antiaggressione riservato alle donne (5 lezioni con istruttori Krav Maga) (portale del Comune di Verona e brochure distribuita ai cittadini);
Roma: presso la palestra Laurentinokkupato/L38squat corsi di autodifesa per sole donne autogestito (disponibile anche un opuscolo gratuito che riassume il programma e le attività);
Lodi: Medici e infermieri a scuola di difesa” organizzato e voluto dalla Direzione Generale dell’Ospedale (articolo su Gente del 20 ottobre)
Cremona: “..dopo Lodi anche i sanitari di Cremona imparano tecniche antiaggressione..”, con tecniche di Judo e Aikido (articolo su Gente)….

… Ne ho riportati solo otto di recenti, presi un po’ “a caso” in tutta Italia, iniziative eterogenee con matrici iniziali diverse, con programmi differenti ma con la stessa motivazione: insegnare alle persone a vincere la paura di potersi trovare in una situazione “a rischio di aggressione” e le tecniche per uscire dal potenziale momento di pericolo.

Ma è proprio cosi? Veramente tutto quello che viene organizzato, pubblicizzato e proposto è proprio quello che fa al caso nostro?  Quanto questi corsi possono essere utili ed efficaci per raggiungere l’obiettivo iniziale? O sta per diventare una “moda” un po’ originale per “fare palestra”?

Le risposte non sono assolutamente semplici e, partendo da questi fatti, vorrei solo proporre alcune riflessioni.

- Innanzitutto è illusorio pensare di imparare l’autodifesa in un corso di 5 -10 o 15 lezioni, anche avvalendosi del “maestro” più esperto, con il programma di insegnamento migliore e comportandosi da “allievi modello”.   L’autodifesa la si apprende non solo con “la mente” ma anche con “il corpo” ed è necessaria una pratica costante nel tempo. Ben vengano quindi questi corsi che durano qualche mese e che certamente male non fanno ma è poi necessario che gli allievi proseguano con lo studio per un periodo decisamente più lungo se vogliono ottenere i risultati sperati.   La mente può apprendere subito; il corpo impiega molto più tempo …

- E’ importante scegliere il corso veramente adatto alle proprie esigenze; se la scelta è non del tutto azzeccata si rischia di “abbandonare per demotivazione” nel giro di poco tempo oppure ottenere dei risultati scadenti se rapportati al tempo speso e alla fatica sopportata.

Conviene quindi, prima di iscriversi (e pagare!), poter vedere e/o partecipare a qualche lezione dimostrativa per rendersi conto se veramente quello che ci accingiamo a fare sia esattamente quello che vogliamo imparare.   Spesso i corsi classici di Karate, Judo, Taekwon-do ed altri sport da combattimento sono finalizzati principalmente alla pratica sportiva e, senza comunque togliere nulla alla loro efficacia anche nel caso dell’autodifesa, trascurano (e a volte non insegnano) molte tecniche importanti in un’ottica principalmente orientata alla difesa personale.

- All’inizio (ma anche quando si è esperti se il “maestro” è veramente valido e di comprovata esperienza) bisogna fidarsi di quello che ci viene insegnato.   Se ad ogni tecnica presentata cominciamo a mettere in dubbio la sua efficacia con la classica domanda: “….ma se invece l’aggressore poi si comporta un quest’altro modo… allora questa tecnica non funziona?” introduciamo tutta una serie di “varianti” che potrebbero distoglierci dall’apprendimento delle “tecniche fondamentali” e ci possono creare non solo confusione ma anche difficoltà ad imparare correttamente e a ricordare quanto appreso.

Con la fiducia, nel tempo, si vedranno certamente i risultati e si capiranno anche molte altre cose che all’inizio potevano sembrare impossibili. Diventa quindi importante avere dei parametri per capire la validità sia del “Maestro” che della “Scuola“.

- Può certamente essere utile avere la documentazione scritta, illustrata, spiegata delle tecniche che si studiano al fine di poter poi rivedere con più calma, riprovare e memorizzare meglio quello che ci è stato spiegato in palestra.  Un buon manuale che riprenda e approfondisca i temi fondamentali e le tecniche dell’autodifesa è sicuramente un valido aiuto per “rivivere” l’allenamento fatto e per ricordare meglio e con maggior chiarezza gli argomenti appresi.

Se questo non fosse disponibile in palestra la cosa migliore è quella di prendere degli appunti su un quadernino appena finita la lezione; riguardandoli a distanza di qualche giorno si aiuta la mente a ricordare e se avessimo la possibilità di ripetere gli stessi movimenti, anche il corpo ne trarrebbe beneficio.

A questo proposito, al fine di dare a tutti un valido aiuto e una dettagliata documentazione sia metodologica che tecnica, sull’esperienza dei corsi di Difesa Personale che io tengo da anni, ho voluto scrivere e pubblicare con Bruno Editore l’e-book “Difesa Personale” che, oltre a descrivere e illustrare le tecniche fondamentali di Autodifesa, raccoglie anche molti consigli e suggerimenti utili per chi ha deciso di scegliere un “maestro” e una palestra dove seguire dei corsi.

Mi auguro e spero che sempre più i Comuni, gli Enti pubblici e privati, le varie Organizzazioni pongano l’attenzione a questi temi e rendano disponibili dei corsi di Difesa Personale alla portata di tutti, in grado di soddisfare in pieno le richieste e le esigenze della gente.  Ma soprattutto diano a tutti la consapevolezza che l’educazione e la prevenzione sono il primo passo per una vera sicurezza sociale.

A Cura di Alberto Barbieri,
Autore di “Difesa Personale”