Avere un lavoro da dipendente dà sicurezza. L’idea che un giorno si possa perdere il proprio lavoro è uno degli incubi peggiori per un dipendente. La sola idea di perdere il lavoro rappresenta una minaccia per la serenità psicologica e personale del lavoratore, quasi più forte della possibilità di perdere la casa o di non avere cibo.
Secondo lo psicologo statunitense Abraham Maslow (1908-1970) che ideò la scala dei bisogni umani, l’obiettivo dell’uomo è la realizzazione di sé, raggiungibile passando attraverso vari livelli di soddisfazione dei bisogni. Ogni volta che l’uomo soddisfa un bisogno, può aspirare al livello di soddisfazione superiore.
Per semplificare, dopo aver soddisfatto i bisogni primari (mangiare, bere, vestire, avere un riparo sulla testa, ecc.) l’uomo sente i bisogni di sicurezza, rappresentati in primo luogo dalla casa, dall’appartenenza sociale e da un lavoro stabile.
Secondo Maslow, se l’individuo non ha raggiunto questo livello di sicurezza, non può desiderare qualcosa che appartiene al livello superiore, non riesce cioè ad ambire alla soddisfazione di bisogni di livello successivo, come ad esempio l’appartenenza alla società, un buon rapporto con i familiari, un miglioramento degli obiettivi, non sentirsi soli, ecc. In una parola, se non ho soddisfatto i bisogni primari di sicurezza, cibo e protezione, di certo non penserò a studiare, all’arte o a entrare nella buona società.
L’idea di non avere più un lavoro da dipendenti rappresenta quindi la possibilità spaventosa di retrocedere al livello più basso della piramide motivazionale, appena sopra la pura sopravvivenza. Senza un lavoro, il dipendente si sentirebbe subito privato dell’appartenenza a un gruppo, della comprensione della società, dell’orientamento, di obiettivi, di punti di riferimento condivisi. La perdita del lavoro è associata dunque a una perdita di identità.
La sola idea di perdere il lavoro fa sentire “spogliati” di dignità, come ritrovarsi nudi. Infatti, nella società, presentarsi come lavoratori della tale azienda stabilisce subito un’identità, un ruolo. Quanti di noi provano disagio alla sola idea di non avere più il proprio lavoro?
«Come farò a pagare il mutuo?»
«Come potrò sfamare me stesso e la mia famiglia?»
«Povero me! Non so far nulla!»
«Chi e per che cosa sarebbe disposto a pagarmi?»
«Dove posso trovare i soldi?»
«Se perdo il lavoro perdo tutto quello che ho!»
«Che cosa posso fare per vivere?».
Queste sono le preoccupazioni più comuni che passano, con ragione, nella mente di ognuno di noi, alla sola idea di non avere più il proprio lavoro da dipendente. Ecco perché nella nostra cultura è così difficile pensare di lasciare il proprio lavoro per mettersi in proprio.
L’ebook analizza tutti gli aspetti psicologici da affrontare prima di lasciare il lavoro e spiega cosa cambia nella vita di un dipendente nel momento in cui decide di diventare un libero professionista. Questo ebook ti accompagnerà dal momento delle dimissioni fino ad arrivare a muovere i primi passi nella libera professione. Buona lettura.
Penso che il problema richiamato dal titolo di questo post sia uno dei dilemmi più difficili da affrontare nella gestione delle risorse umane, perché, in realtà, un capo non può usare un unico stile di leadership. Questa conclusione deriva da quegli studi, che fanno parte del filone di ricerca sui comportamenti degli individui, posti davanti alla necessità di scegliere tra una priorità ed un’altra.
Una qualunque persona, portata ad assumere responsabilità che contemplino il reporting di un significativo numero di dipendenti, dovrà gestire la sua maggiore tendenza verso un orientamento al compito (orientamento direttivo) o verso un orientamento alla relazione (orientamento di sostegno). Questo gioco di equilibri determina l’esprimersi di quattro principali stili di leadership: stile direttivo, direttivo-partecipativo, democratico e laissez-faire; ebbene, nessuno stile è poco efficace per definizione, ma lo diventa quando è usato nel contesto sbagliato.
Viene a questo punto in soccorso la teoria della cosiddetta leadership situazionale di Blanchard Hersey, che assegna ai capi la responsabilità di adattare il loro stile tendenziale al livello di maturità dei propri dipendenti.
Il modello Blanchard individua quattro livelli di maturità, nei quali possono essere fatte ricadere quasi tutte le combinazioni di competenze e di comportamento dei dipendenti stessi:
- 1° Livello: L’individuo, in genere, deve ancora maturare delle abilità specifiche per il lavoro da svolgere, ma é motivato ad affrontarlo con una sufficiente sicurezza (poco competente con forte impegno); - 2° Livello: Il dipendente possiede già alcune abilità significative, ma dimostra di non impegnarsi per svolgere il suo lavoro in maniera completamente autonoma. Talvolta potrebbe essere costretto ad affrontare situazioni completamente nuove per lui (ha qualche competenza ma poco impegno);
- 3° Livello: È persona esperta e capace, ma malgrado ciò non dimostra di avere quella sicurezza per agire in maniera indipendente o di essere motivato a migliorare rapidamente (molta competenza e impegno variabile); - 4° Livello: È un dipendente molto esperto e sicuro delle proprie capacità; in talune aeree può addirittura essere più esperto del suo capo (molto competente e molto impegno).
E’ adesso possibile combinare gli stili di leadership con i livelli di maturità:
- lo stile direttivo si distingue per il fatto che ai dipendenti vengono date istruzioni e ordini, sorvegliando strettamente la loro attività. Questo é lo stile adottabile con i dipendenti all’inizio delle loro esperienze, poiché hanno bisogno di sentirsi spiegare sia cosa sia come fare ciò che é richiesto dalla mansione. Non sono oltretutto in grado di valutare i propri risultati (livello di maturità 1);
- i dipendenti nello stile direttivo-partecipativo sono resi maggiormente partecipi delle decisioni dei capi, i quali però mantengono ancora uno stretto controllo sulle attività e sui risultati. Questo stile é l’ideale per gestire dipendenti che hanno già maturato alcune esperienze e competenze, pur non essendo ancora in grado di autogestirsi (livello di maturità 2);
- i capi, nello stile democratico, scambiano informazioni e ascoltano i loro dipendenti che vengono coinvolti nel processo decisionale; più che ricevere ordini i dipendenti in difficoltà ricevono aiuto e incoraggiamento dai capi. E’ lo stile da utilizzare con dipendenti che hanno raggiunto un buon livello professionale e che, talvolta, sono anche in grado di controllare i propri risultati (livello di maturità 3);
- lo stile lassaiz-faire prevede la delega al dipendente sia della decisione che del controllo dei risultati. E’ applicabile solo con professionisti affermati a cui, entro certi limiti, si può lasciare sia la presa delle decisioni sia il controllo dei risultati (livello di maturità 4).
La politica monetaria di un paese, o di una comunità di stati, è completamente gestita dalle banche centrali. Le banche centrali hanno due poteri fondamentali, poteri che possiedono un gran peso macroeconomico, e che influenzano le interazioni e le interdipendenze tra i mercati (intermarket analysis). I due poteri di cui le banche centrali dispongono sono: variare il tasso di riferimento e stampare nuova moneta. A questo punto siamo di fronte a dei parametri che sono in grado di influenzare l’intero apparato economico e finanziario di un sistema sociale.
Lo scopo delle politiche monetarie è raggiungere l’equilibrio tra la domanda e l’offerta di moneta. La domanda di moneta è influenzata dal reddito (y) degli operatori sociali, unico parametro non controllabile dalle banche centrali, e dai tassi di interesse (i), mentre l’offerta di moneta (m) dipende dalla quantità di nuovo denaro immessa nel mercato, infatti ogni qual volta si stampa nuovo denaro la banca lo inserisce nel sistema acquistando titoli nel mercato finanziario (al contrario il ritiro di denaro dal sistema lo si effettua liquidando gli stessi titoli che la banca centrale possiede in portafoglio). L’equilibrio si raggiunge perciò “giocando” correttamente con tassi e offerta monetaria. Un aumento dei tassi necessita una riduzione dell’offerta monetaria per avere l’equilibrio del sistema, mentre una diminuzione dei tassi necessità l’aumento dell’offerta monetaria.
Su questo itinerario è semplice confondersi, ed intuire che un aumento dei tassi provochi deflazione, mentre una riduzione dei tassi provochi inflazione. In realtà non è proprio così, infatti è esattamente il contrario, e la spiegazione di ciò è che le politiche monetarie della banca centrale (causa) non si manifestano istantaneamente sul sistema, ma il loro effetto è riscontrabile solo retroattivamente ed in maniera del tutto ritardata. Infatti se ci pensate noi in questo momento ci troviamo in un periodo di deflazione profonda, ed i tassi sono ai minimi storici.
Ma l’effetto deflazione è stato provocato dalla politica delle banche dell’estate scorsa, quando i tassi erano alle stelle ed il ritiro di denaro è stato notevole. Ora per vedere gli effetti di questa nuova politica a tassi ridottissimi ci vorrà più o meno la fine del 2009. Mi trovo perciò perfettamente d’accordo con l’opinione del governatore federale della FED, Jaffrey Lacker, secondo cui il tramonto del 2009 segnerà la fine della recessione e l’inizio della ripresa. Anche se non condivido la bizzarra politica dei tassi, a mio avviso troppo ridotti, si parla di una riduzione eccessiva fino a 0-0,25%, e che affatica il mercato dei corporate bond e treasury bond (fonte di finanziamento primaria delle imprese pubbliche e private).
Comunque per approfondire l’argomento ho scritto un esaustivo articolo per trend-online.com (sito collaboratore di yahoo finanza) e vi invio il link, http://www.trend-online.com/?stran=izbira&p=prp&id=212480 . Si tratta di un’analisi macroeconomica che troverete di certo utile per farvi un buon quadro generale della situazione economica internazionale.
Ben ritrovati stimatissimi lettori di questo blog, come promesso nel precedente articolo oggi vi farò conoscere la vera forza delle opzioni finanziarie, ed in particolar modo esamineremo due strategie differenti, una direzionale ed una neutrale. Le strategie che vi presento sono due:
1 il fischione 2 la straddle
Cominciamo con il fischione. La strategia ve la propongo così come è riuscita al sottoscritto nell’ottobre del 2008. Ho avuto l’occasione di eseguirla altre volte dopo tale data, ma quella di ottobre è stata davvero eccezionale, e ve la voglio proprio far vedere. Ci tengo inoltre a dirvi che io come qualunque trader che si rispetti possiedo un piccolo diario del trading, in cui vengono annotate tutte le operazioni eseguite, così non ho fatto altro che sfogliare a ritroso nel tempo sul mio diario, e ho scovato proprio questa operazione.
Cominciamo nel dire in che cosa consiste il fischione.
Il fischione è una strategia direzionale che preclude la ricerca di titoli che hanno avuto una forte variazione percentuale di prezzo (percent change), infatti in teoria dopo una violenta variazione il titolo nei giorni seguenti subisce un rafforzamento della tendenza, soprattutto se si tratta di rotture tecniche importanti, così la strategia si snoda attraverso l’acquisto di opzioni out of the money poco costose.
E’ particolarmente semplice da applicare, e può essere sia rialzista che ribassista, nel nostro caso concreto si tratta di un fischione ribassista. Premetto che esistono strategie più redditizie di questa, ma precludono le doti di un buon analista, ma questa è davvero semplice, perché quando si verifica una percentuale di variazione ampia giustificata da una rottura importante è ovvio che il prezzo continuerà a scendere anche senza la necessità di analizzare il trend storico, così vediamo cosa succede. Nel nostro caso siamo di fronte a Google Inc.
Come si può osservare il titolo era incanalato in un sistema di supporto e resistenza dinamico da molti mesi, e il 4 ottobre il titolo sfonda la trendline inferiore (supporto) con un forte breakway gap che conferisce al titolo una variazione quasi del 9% accompagnata da volumi di scambio crescenti ed elevatissimi. Era evidente quindi quanto era forte la pressione di coloro che volevano vendere. Comunque dopo il verificarsi del breakout ho preso posizione subito dopo l’apertura acquistando 5 put con strike 340$ (fortemente OTM) e scadenza ottobre per un premio pari a 380$ ad opzione, perciò un investimento totale pari a 1900$. La situazione poteva essere così sintetizzata:
Buy 1 GOOG OTT08 340 PUT (3.8) Costo: 380$ ad opzione Punto di pareggio: 336.2$ Massimo rischio: 380$ ad opzione Profitto massimo: ILLIMITATO
Come da programma il titolo è sceso per i prossimi 4 giorni fino a circa 328$, e giorno 8 ottobre alle ore 9 e 30 ho chiuso la posizione, la situazione era la seguente: Profitto: 820$ per opzione, perciò in totale 4100$. ROI: 215%
Riassumendo, con un investimento di 1900$ ho prelevato un profitto di 4100$, ottenendo un rendimento del 215% in 4 giorni lavorativi.
Il fischione è una strategia sicura, ma in realtà se ci pensate io sono entrato in ritardo, e cioè subito dopo la rottura, in quanto lo preclude proprio la stessa strategia, però vi dico che si poteva ottenere molto di più applicando la strategia long put ancora prima del sorgere del gap down, ottenendo in quel caso un profitto intorno al 400% ed oltre. Perciò se siete alle prime armi accontentatevi di profitti del 200%, quando le vostre doti da analista saranno adeguatamente sviluppate potete pensare a maxi rendimenti del 400% in su.
Passiamo ora alla straddle.
La straddle a differenza del fischione è una strategia neutrale. Con questa strategia siete in grado di prendere profitto qualunque sia la direzione del mercato purchè si muova con una certa consistenza. Sì avete capito bene, non importa se il titolo sale o scende, basta che si muova violentemente e prenderete profitti. La strategia consiste nell’acquistare una call ed una put contemporaneamente, con lo stesso strike at the money e con la stessa scadenza. Perciò a differenza del fischione, in cui ci muoviamo dopo l’esplosione del trend, in questo caso dobbiamo anticiparlo, come si fa?
Ci sono due modi, uno tecnico ed uno fondamentale. Quello tecnico riguarda le compressioni di volatilità (squezee) osservabili utilizzando le bande di Bollinger, e se ben ricordate ve ne aveva già parlato su questo blog lo stimatissimo collega Nicola D’Antuono. Comunque in parole povere un’eccessiva compressione di volatilità è segno di un’esplosione imminente, solo che non sappiamo in che direzione, ma a noi non interessa perché utilizzeremo la straddle, e guadagneremo in entrambe le direzioni. Il metodo fondamentale invece consiste nell’identificare la data della dichiarazione degli utili trimestrali, e ciò è possibile visitando il sito www.earnings.com, all’interno vi basterà digitare il ticker o codice dell’azienda (nel mio ebook vi fornirò i ticker più importanti) e osservare la data degli utili. In corrispondenza della data degli utili il mercato è nervoso e davvero senza pietà, e cioè se gli utili hanno dichiarato un rendimento nel margine delle aspettative allora salirà a dismisura, ma Dio non voglia che abbia deluso gli investitori, perché in quel caso cadrà nel vuoto.
Quindi in corrispondenza degli utili il prezzo del titolo quasi sempre esplode o a rialzo o a ribasso, ma a noi di questo non importa nulla, infatti basta che si muova, applicando la straddle non ci interessa la direzione che prenderà il mercato, ecco perché è neutra.
Vediamo ora un gran caso concreto. Qui sotto c’è il grafico del Chicago Mercantile Exchange Group Inc. Come si vede è possibile applicare due straddle. La prima sulla compressione di volatilità, e la seconda sulla dichiarazione degli utili di ottobre.
Nel primo caso ho agito acquistando una put ed una call il 15 settembre con strike 335$, per un valore complessivo di 2700$. Il punto di pareggio superiore era situato a 362$. Dopo l’esplosione il titolo è schizzato a quota 405$. Così la mia call si è apprezzata a tal punto da coprire totalmente il costo della put e in maniera sufficiente da farmi ottenere un profitto di 4300$, pari cioè al 159% dell’investimento.
Nel secondo caso, come si può notare gli utili hanno largamente deluso le aspettative degli investitori, ed il titolo è precipitato. Avevo comprato una call ed una put con strike 360$ con scadenza ottobre prima della dichiarazione degli utili e pagando complessivamente 3600$. Il punto di pareggio inferiore era a 324$. Dopo il tonfo ho rivenduto la mia opzione put con un profitto dell’intera operazione pari a circa 9000$, cioè il 270% dell’investimento.
Avete visto che profitti? Ma non crediate che sia facile, perché per arrivare a questi livelli occorre almeno un anno di studio con relativa pratica, garantito. Applicando le conoscenze che apprenderete nel mio ebook sarete condotti verso il sentiero giusto, ma la grinta per percorrerlo dovete tirarla fuori voi. Molti fanno seminari e acquistano libri, e già dopo una settimana o anche solo un mese, dicono: “questa roba non funziona!”. Se il trading era una disciplina facile eravamo già tutti multimilionari, ma non è così, con il trading si guadagna davvero tanto, ma occorre saperci davvero fare, perciò dovrete fare molto tirocinio prima di potervi comprare la BMW o la Maserati in contanti.
Le strategie viste in questo articolo non sono altro che due delle tante. Infatti esistono pure altre strategie non direzionali come la calendar spread in si guadagna se il mercato sta fermo o se si muove in un trading range. Oppure ancora con il credit spread è possibile guadagnare sia dalla lateralità che da una delle due direzioni contemporaneamente.
Ci sono tutte le possibili combinazioni, e sarete in grado di far trading con 2 direzioni coperte su 3, e se a questo ci aggiungete le doti di un buon analista avrete le probabilità largamente a vostro favore, e allora i guadagni saranno davvero illimitati. Un’altra cosa, non preoccupatevi se per ora non capite alcuni termini come “in the money”, “out of the money” o altro, con il mio ebook si parte da zero, e cioè da che cosa sono le opzioni e da che cosa è composto il loro valore, alle più sofisticate strategie operative e tecnico-analitiche.
Ben presto la recessione finirà, inizierà un nuovo ciclo, la ripresa, perciò cercate di farvi trovare pronti, perché i soldi veri nel trading si fanno sempre al principio delle tendenze.
Salve carissimi lettori, in questo articolo e nel prossimo vi mostrerò la vera potenza delle opzioni finanziarie, in tutto il loro splendore. Cominciamo nel dire che il trading è in assoluto la migliore attività esistente al mondo ed è indubbiamente il mezzo per arricchirsi online più rapido e serio in assoluto, non è il sottoscritto a dirlo, ma bensì uno degli operatori economici più famosi del mondo, Joe Ross, un trader che è stato in grado di trasformare in un anno diecimila dollari in un milione di dollari esclusivamente con il trading online.
D’altro canto non sorprende nemmeno che sia la principale attività degli emirati arabi e di tutti i grandi capitalisti occidentali che pur partendo da umilissime origini hanno costruito patrimoni multimilionari con il trading. Il trading è un’attività seria e molto redditizia, ma molto complessa. Uno studio rileva che solo l’11% dei traders è in grado di vivere solo ed esclusivamente di trading online.
Ciò è dovuto al fatto che molti si cimentano nel mercato privi di competenza e privi delle giuste strategie. Io vedo il trading come un’immensa vasca piena di soldi, o meglio un generatore di liquidità. Io non sono un investitore a lungo termine, e ne tanto meno a medio, io sono uno speculatore a breve termine che usa le opzioni per reperire liquidità, liquidità che amo in parte investire in attività durevoli come immobili e in parte spendere per mantenere alto il mio tenore i vita. Perché ricordate che la base di partenza per investire è sempre la liquidità, e il mercato finanziario, e in particolar modo le opzioni, sono fatti a posta per reperire liquidità.
Ora scendiamo nei particolari della materia, proseguendo nello specificare che le opzioni, tra tutti gli strumenti finanziari sono davvero i più elastici, versatili e redditizi. Fu Robert Kiyosaki a farmi capire quanto siano forti questi strumenti rispetto agli altri, non a caso egli stesso inserisce nel suo mitico programma educativo “CASHFLOW 202” unicamente questi eccezionali strumenti finanziari.
Sono davvero i meno rischiosi e redditizi, oltre al fatto che lasciano una grande libertà operativa, infatti è possibile operare sia intraday che overnight, e non solo ormai è noto che con esse è possibile pure guadagnare qualunque sia la direzione del trend di mercato, e cioè rialzista, ribassista o laterale. Vi dirò di più operando con le opzioni in modo combinato è possibile portare la probabilità di successo largamente dalla nostra parte, potendo guadagnare in 2 direzioni su 3, e questo è possibile solo conoscendo le giuste strategie che spiego nel mio ebook, all’interno del quale troverete inoltre eccezionali elementi di analisi, che insieme alle strategie proposte porteranno la vostra probabilità di successo tra l’80 ed l’85% (in media, molti fanno anche di più).
Quello che voglio ben sottolineare, e che le opzioni sono totalmente diverse dallo scalping. Primo perché l’effetto leva delle opzioni è un effetto del tutto naturale, cioè è una proprietà intrinseca dello strumento finanziario, creato a posta per speculare in tutta sicurezza e per proteggere i propri investimenti, invece nello scalping non è così, è un’operatività molto più nervosa in quanto si opera con denaro ottenuto in fido e che dovrete restituire entro la fine della giornata di contrattazione, pena la nascita di interessi sul capitale preso in prestito, per non parlare che dovete per forza rimanere ancorati davanti il monitor (davvero stressante), non avendo così la possibilità di godere di un attivo patrimoniale che lavora in via automatica per voi. Si tratta infatti di una leva “artificiale”.
La regola d’oro del nostro Giacomo recita: “taglia le perdite e lascia correre i profitti”, le opzioni sono la materializzazione di ciò, perché in posizione d’acquisto possiedono un potenziale profitto illimitato e allo stesso tempo non potete mai scendere al di sotto del capitale investito, mentre con lo scalping se malauguratamente uno stop loss dovesse fallire… AUGURI.
Con le opzioni la prospettiva di guadagno e di profitto supera il 150%, e la cosa che mi ha spinto ha fare questa parte dell’articolo è che l’altra sera sono stato in un locale di Rende (vicino Cosenza) con uno scalper che si destreggiava sul fatto che era riuscito a guadagnare circa 80 euro su un breakout, e il bello che per lui era una cosa straordinaria. Così gli chiesi incuriosito quale fosse il capitale di rischio investito, e rimasi estasiato dal fatto che aveva guadagnato 80 euro su circa 3000 euro di capitale investito!
Signori miei il trading è una disciplina che preclude dei rischi, e dal momento che per operare dovete per forza correrli fatelo per profitti decenti in ragione del capitale investito, fatelo per profitti che possono cambiare davvero il vostro stile di vita, e non semplicemente per pochi euro in più a settimana se proprio vi va bene, perché a questo punto è meglio cercarsi un bel lavoretto part-time zero rischi.
In pratica io con le opzioni ci vivo, rappresentano circa il 90% del mio reddito complessivo, ma per raggiungere questi livelli non basta acquistare il mio ebook, esso è molto completo, cioè nel senso che una volta preso non dovrete acquistare altri libri e nè seguire costosi seminari di approfondimento, ma comunque dovrete studiarlo più e più volte e dovrete fare molta pratica, con volontà e passione.
Facendo tutto ciò vi assicuro che i benefici che ne trarrete in futuro saranno grandi e durevoli fino alla fine della vostra esistenza. Pensate che io sono partito con un capitale veramente ridotto, circa 450 euro, e trade dopo trade guadagnavo percentuali come 30 e 50%, oggi dopo un bel po’ di esperienza mi aspetto sempre un rendimento del 150% in su in massimo 3 giorni lavorativi, per non contare i casi particolari, rari, come acquisizioni o fenomeni tecnici importantissimi, che portano a rendimenti del 400% in su.
Le opzioni sono davvero perfette, anche i futures sono forti e possiedono un eccezionale effetto di leva finanziaria naturale, ma le opzioni possono dare le stesse soddisfazioni in termini di rendimenti con una percentuale di rischio largamente inferiore.
Alcuni lettori mi hanno anche chiesto un consiglio riguardo se era meglio investire in opzioni finanziarie (stock option, ossia opzioni su azioni) o opzioni nel forex (currency option). Io ho provato ad operare nel forex, ma è davvero un mercato imprevedibile, cioè su di esso ogni studio ed analisi effettuata non hanno grandi prospettive di effettivo realizzo come lo è viceversa per il mercato azionario. Perciò dateci dentro con le opzioni con volontà e riuscirete ad emergere. Ci tengo a precisare che anche l’ebook dei colleghi Torcicoda e Capitanio è ben fatto!
Ci sono giorni in cui mi piace stare davanti il monitor e osservare la Borsa per ore, ma non è una necessità, infatti opero ugualmente anche se in giornata ho altro da fare, aprendo cioè la posizione il pomeriggio presto, per poi chiudere totalmente il mio PC e tornare la sera verso le 10 (ora di chiusura del mercato USA) e decidere se raccogliere i profitti o mantenere la posizione per un altro giorno di contrattazione, e il tutto in totale tranquillità e sicurezza, perché con le opzioni in posizione d’acquisto, pur dandovi la possibilità di guadagnare sia al rialzo che a ribasso (a seconda se si tratta di put o call), il rischio è limitato al capitale investito, garantito.
Nell’ebook imparerete ad operare sia facendo trading direzionale che non direzionale, è davvero un concentrato di strategie pratiche (per questo costa tanto…L). Ora vi faccio un piccolo elenco delle strategie più importanti, classificandole secondo la loro natura;
DIREZIONALI: Long Call/Put Fischioni Volume Spike Debit Spread … NON DIREZIONALI O NEUTRALI Straddle Strangle Credit Spread Calendar Spread Butterfly Condor …
Tra tutte queste strategie troverete a voi quella o quelle più congeniali, io ad esempio opero con entrambe le categorie, ma vi confesso che il numero di operazioni direzionali è superiore rispetto a quelle non direzionali, non per convenienza, ma perché possiedo uno stile molto aggressivo e dal momento che amo l’operatività a brevissimo termine, mi piace operare così.
Ora godetevi questo video, si tratta di alcuni spezzoni del mitico film “Wall Street”. Per questo film Michael Douglas ricevette l’oscar come migliore interpretazione. Gordon Gekko (Michael Douglas) è un ricchissimo operatore economico, e precisamente effettua astute strategie con le opzioni in più scene del film. Voglio ricordarvi che Gordon chiama le opzioni “diritti”, si possono chiamare anche così perchè rappresentano dei diritti esecutivi su 100 azioni, mentre Bud Fox (Charlie Sheen) le definisce comodamente opzioni.
Nel prossimo post vi darò un assaggio della vera forza delle opzioni finanziarie, analizzeremo una strategia direzionale, cioè un fischione, ed una neutrale … facciamo la straddle.
A risentirci!
Salve cari lettori, oggi, dal momento che nel precedente articolo vi ho presentato l’intermarket analysis, vorrei proporvi un nuovo strumento di analisi, e dal momento che è uno studio incentrato sulla valutazione del mercato in generale, personalmente lo inserisco nella cassetta degli indicatori macroeconomici, andando così a completare il quadro dell’analisi macro.
Lo strumento di analisi in questione è il market profile. Il market profile come la stessa nomenclatura fa intuire, è lo studio della salute del mercato azionario e del suo futuro andamento, tenendo conto di macro-indicatori come gli indici di mercato. Siamo operatori in opzioni USA, e come tale ci interesseremo della salute del mercato statunitense tenendo conto dei principali indici azionari, tra cui:
Dow Jones Industrial Average Dow Jones Trasport Average S&P 500 Nasdaq 100 Russel 2000
Il Dow Jones Industrial Average unisce i 30 titoli industriali più forti del mercato, similmente al Dow Jones Transport Average, che invece unisce i 20 titoli di trasporto più forti. Poi abbiamo l’S&P 500 che raggruppa i 500 titoli più capitalizzati del mercato, infatti e uno dei più importanti indici in quanto ci tiene costantemente aggiornati sulla salute del mercato con il monitoraggio costante ed in tempo reale della capitalizzazione di mercato.
In seguito c’è il Nasdaq 100, che raggruppa le 100 società tecnologiche più importanti. Infine c’è il Russel 2000 che raggruppa le 2000 aziende small cap più forti, quest’ultime spesso scambiate nell’American Stock Exchange.
Detto tutto ciò ora è possibile addentrarci e capire il market profile. Da premettere che se quest’ultimo è utilizzato insieme all’intermarket analysis, ci mette di fronte ad una grande visione di insieme che ci porterà sicuramente dei grandi vantaggi.
Lo studio combinato e di confronto tra gli indici azionari, detto index benchmarking, può darci degli eccezionali segnali anticipatori. Partiamo dal presupposto che il Dow Jones è l’indice per eccellenza, e misura la forza dell’economia in generale, dal PIL alla potenza del mercato.
Ma esiste comunque una condizione, e cioè che affinchè il mercato sia rialzista, e vi rimanga in maniera duratura e forte, è necessario che entrambi gli indici sia il Dow industriale che il Dow trasporti viaggino a rialzo, questa è una condizione importante, infatti una loro divergenza può far pensare ad indebolimenti di trend o ancor peggio ad un mercato fiacco e privo di forza. Il ragionamento speculare vale nel caso di un mercato ribassista, e cioè per far si che l’andamento del trend sia confermato a ribasso, entrambi gli indici devono essere “puntati” all’ingiù.
L’S&P 500 è il termometro del mercato, esso misura cioè lo stato di salute e il grado di liquidità presente a Wall Street. Esso va utilizzato in combinazione con il Nasdaq 100 e il Russel 2000. Infatti un mercato trending mostra sempre una concordanza tra questi tre indici. Mi spiego meglio.
Se ad esempio ci trovassimo in un rialzo dell’S&P 500, esso sarà autentico solo se i tecnologici (Nasdaq 100) lo sostengono, dal momento che rappresentano un’importantissima fetta dell’indice stesso e dell’economia americana in generale. D’altro canto occorre pure che, affinchè il rialzo sia sicuro e duraturo, le small cap (Russel 2000) sostengano il rialzo, donando al mercato una base fortemente espansiva e di liquidità crescente.
In ultima analisi, è importante dire che affinchè il mercato si presenti in salute ed in netta salita, è necessario che il Dow Jones e l’S&P 500 viaggino nella stessa direzione, altrimenti sarebbe un grosso segnale di debolezza anticipatorio di un’inversione di tendenza.
Per concludere voglio precisare che se pur noi operatori in opzioni non operiamo direttamente nel mercato azionario, e cioè né nel NYSE e né nel NASDAQ, bensì nei mercati dei derivati, per la maggior parte dei casi nel mercato di Chicago (CBOE), è necessario comunque studiare ed analizzare i mercati azionari, in quanto essendo le opzioni dei derivati delle azioni, è ovvio che il loro valore dipende dall’andamento dei mercati azionari.