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Come interpretare la psicologia del dipendente

Alessandro Muscinelli

Avere un lavoro da dipendente dà sicurezza. L’idea che un giorno si possa perdere il proprio lavoro è uno degli incubi peggiori per un dipendente. La sola idea di perdere il lavoro rappresenta una minaccia per la serenità psicologica e personale del lavoratore, quasi più forte della possibilità di perdere la casa o di non avere cibo.

Secondo lo psicologo statunitense Abraham Maslow (1908-1970) che ideò la scala dei bisogni umani, l’obiettivo dell’uomo è la realizzazione di sé, raggiungibile passando attraverso vari livelli di soddisfazione dei bisogni. Ogni volta che l’uomo soddisfa un bisogno, può aspirare al livello di soddisfazione superiore.

Per semplificare, dopo aver soddisfatto i bisogni primari (mangiare, bere, vestire, avere un riparo sulla testa, ecc.) l’uomo sente i bisogni di sicurezza, rappresentati in primo luogo dalla casa, dall’appartenenza sociale e da un lavoro stabile.

Secondo Maslow, se l’individuo non ha raggiunto questo livello di sicurezza, non può desiderare qualcosa che appartiene al livello superiore, non riesce cioè ad ambire alla soddisfazione di bisogni di livello successivo, come ad esempio l’appartenenza alla società, un buon rapporto con i familiari, un miglioramento degli obiettivi, non sentirsi soli, ecc. In una parola, se non ho soddisfatto i bisogni primari di sicurezza, cibo e protezione, di certo non penserò a studiare, all’arte o a entrare nella buona società.

L’idea di non avere più un lavoro da dipendenti rappresenta quindi la possibilità spaventosa di retrocedere al livello più basso della piramide motivazionale, appena sopra la pura sopravvivenza. Senza un lavoro, il dipendente si sentirebbe subito privato dell’appartenenza a un gruppo, della comprensione della società, dell’orientamento, di obiettivi, di punti di riferimento condivisi. La perdita del lavoro è associata dunque a una perdita di identità.

La sola idea di perdere il lavoro fa sentire “spogliati” di dignità, come ritrovarsi nudi. Infatti, nella società, presentarsi come lavoratori della tale azienda stabilisce subito un’identità, un ruolo. Quanti di noi provano disagio alla sola idea di non avere più il proprio lavoro?

«Come farò a pagare il mutuo?»
«Come potrò sfamare me stesso e la mia famiglia?»
«Povero me! Non so far nulla!»
«Chi e per che cosa sarebbe disposto a pagarmi?»
«Dove posso trovare i soldi?»
«Se perdo il lavoro perdo tutto quello che ho!»
«Che cosa posso fare per vivere?».

Queste sono le preoccupazioni più comuni che passano, con ragione, nella mente di ognuno di noi, alla sola idea di non avere più il proprio lavoro da dipendente. Ecco perché nella nostra cultura è così difficile pensare di lasciare il proprio lavoro per mettersi in proprio.

L’ebook analizza tutti gli aspetti psicologici da affrontare prima di lasciare il lavoro e spiega cosa cambia nella vita di un dipendente nel momento in cui decide di diventare un libero professionista. Questo ebook ti accompagnerà dal momento delle dimissioni fino ad arrivare a muovere i primi passi nella libera professione. Buona lettura.

A cura di Alessandro Angelo Muscinelli

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Giacomo Bruno

Ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa “il papà degli ebook” per aver portato gli ebook in Italia nel 2002, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. E’ Autore di 26 bestseller sulla crescita personale e con la sua casa editrice Bruno Editore ha pubblicato 600 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale. E’ considerato il più noto “book influencer” italiano perché ogni libro da lui promosso o pubblicato diventa in poche ore Bestseller n.1 su Amazon. La sua newsletter viene seguita ogni giorno da oltre 150.000 affezionati lettori. Il suo Blog e i suoi canali social sono seguiti da oltre 1.000.000 di follower. Il suo lavoro è seguito dalla Radio, dalla Stampa e dalle TV nazionali.

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