Vai al contenuto

Quando il sogno diventa un obiettivo e l’obiettivo permette di realizzare il sogno

Autostima

2373

Riprendo volentieri l’invito di Giacomo Bruno all’indomani di alcuni articoli giornalistici apparsi su La Nazione e Il Tirreno, che riportavano la notizia del mio ingaggio come motivatore e mental coach, del Pietrasanta Marina, squadra Toscana che gioca nel campionato di Eccellenza.

Tutto è cominciato da un semplice e banale sogno. Ho cominciato a sognare di diventare un “Mental Coach Sportivo” da quando ho preso a seguire con maggior attenzione le partite di calcio di Sebastian, il mio primogenito che ha ormai 20 anni e gioca nell’Atletico di Carrara.

Vedendo Sebastian ed i suoi compagni in campo, ho cominciato a “desiderare” di guidare la squadra in cui giocava. Volevo farlo in un modo diverso da quello solito degli allenatori, che si limitano ad allenare i muscoli ed il fiato, ad insegnare la tecnica e dare delle indicazioni di natura tattica.

Volevo farlo allenando “anche le loro menti”. Volevo farlo insegnando loro a credere in se stessi e volersi bene. Ad avere fiducia e pensare in positivo. Ad avere un comportamento etico dentro e fuori del campo.

Preso dall’entusiasmo ho cominciato a contattare le varie squadre di calcio di Carrara. Naturalmente, la prima è stata l’Atletico di Carrara, cui ho presentato un progetto di “mental coaching sportivo sperimentale”.

Ma aveva due difetti: 1. era gratuito, e come mi ricorda spesso il mio caro amico Roland Del Vecchio, le cose gratuite hanno poco valore; 2. era troppo innovativo per la mentalità provinciale di Carrara.

Tra telefonate ed email, ho contattato almeno altre quindici squadre locali (tra Massa e Carrara), ricevendo da tutte un secco: “Interessante progetto, ma purtroppo non abbiamo nessuna squadra giovane da affidarle”. In realtà, alcune risposte sono state talmente secche e demotivanti che evito persino di riportarle.

Per alcuni giorni sono rimasto con le pile scariche e non Ti nascondo che cominciavo a pensare di desistere, quando una mattina intorno alle 6 e mezza, mi si è accesa una lampadina. Mi sono detto a voce alta: “Scusa, Giancarlo, ma tu insegni agli altri a raggiungere un obiettivo in 5 passi, possibile che non sei capace di farlo anche per te”?

Questa frase mi ha letteralmente sbloccato ed ho cominciato a trasformare un semplice SOGNO in un vero e proprio OBIETTIVO da realizzare. Come ho fatto? Eccoti la mia strategia:

  1. Per prima cosa ho definito “Chi fossi e che cosa volevo”. Nel mio caso era abbastanza semplice. Ero già un buon mental coach, capace di aiutare e valorizzare le persone. Volevo diventare un Menta Coach Sportivo per guidare e valorizzare una squadra di calcio giovanile;
  1. Poi ho “cambiato il mio modo di pensare”. Anche in questo caso debbo ammettere che per me è stato abbastanza facile. Ad ogni modo, ho cominciato a ripetermi, tutti i giorni (dialogo interno), che entro la fine dell’anno io avrei guidato una squadra di calcio juniores;
  1. Ho quindi “definito nei minimi particolari il mio obiettivo”, mettendolo per iscritto e facendo quello che consiglio ai miei clienti. Ogni mattina lo riscrivevo di mio pugno in un diario. La descrizione esatta dell’obiettivo era: “Oggi, trovo un presidente di una squadra di calcio della Versilia, che mi affida il progetto sperimentale di gestire e guidare una formazione juniores a livello provinciale”.

Nota come la descrizione dell’obiettivo sia molto precisa, espressa in maniera positiva, usando la prima persona e il presente indicativo;

  1. A quel punto, dovevo solamente “stabilire le strategie ed i programmi” da mettere in atto per raggiungere il mio obiettivo. Ho cominciato a fare una lista delle cose che potevo fare per farmi conoscere maggiormente ed acquisire quella credibilità necessaria nell’ambiente calcistico giovanile:
    1. Creare un blog sui cui parlare del mental coaching in ambito sportivo;
    2. Cercare riviste e testate giornalistiche che trattavano il calcio a livello giovanile;
    3. Scrivere articoli;
    4. Creare una mailing list di addetti ai lavori (società calcistiche, direttori generali, presidenti, allenatori, ecc.);
    5. Organizzare delle serate a tema ad invito gratuito, dove parlare della possibilità di usare il mental coaching in ambito sportivo;
    6. Ed altro ancora
  1. Infine, ho messo in pratica il quinto passo che raccomando nel mio programma di mental coaching:“agire”. Senza evitare di attendere gli eventi, ho cominciato ad agire e mettere in pratica il programma che avevo definito. Per esempio:
    1. Ho subito creato un blog, che ho chiamato Sportemente, su cui ho cominciato a scrivere articoli su articoli. Il primo l’ho scritto il 14 giugno ed era proprio un invito alle società calcistiche;
    2. Mi sono proposto alla rivista calcistica giovanile più conosciuta nella mia zona, chiamata A Tutto Campo, ed ho cominciato a tenere una mia rubrica settimanale sull’allenamento mentale nello sport;
    3. In meno di due mesi, ho creato una mailing list di circa 1000 addetti ai lavori ed ho cominciato ad inviare loro articoli su articoli;
    4. Ho organizzato, tra fine luglio ed i primi di settembre, tre serate a tema ad invito gratuito, dove parlavo della possibilità di usare il mental coaching in ambito sportivo.

Risultati? Una delle mie email è finita ad un Signore chiamato Carlo Ciaponi, Vice Presidente del Pietrasanta Marina, che dopo aver letto qualcuno dei miei articoli e visitato il mio sito ha esclamato “Capperi, questo è in gamba, può esserci molto utile” (le Sue reali parole erano più colorite).

Nella seconda settimana di settembre ho ricevuto la telefonata di Nicola Bertoni, il Direttore Generale, che manifestava il Suo interessamento. Pensavo che mi proponesse una squadra giovanile, tipo allievi o juniores, invece, Nicola mi propone subito di affiancare direttamente l’allenatore della prima squadra per aiutarlo a vincere il campionato di Eccellenza e salire in serie D.

Il 17 settembre, presente anche il Direttore Generale, ho avuto il primo incontro ufficiale con l’allenatore Cristiano Ciardelli, che si è subito dimostrato una persona aperta mentalmente e disponibilissima. Il resto è cronaca come da articoli sui giornali. La settimana dopo ero in società e martedì 23 settembre ho avuto il primo incontro ufficiale con la squadra del Pietrasanta Marina.

Tutto facile? Nemmeno per sogno. Il difficile arriva adesso. In due settimane ho capito la pressione che esiste intorno ad una squadra di calcio. Pensavo esistesse solo a livello professionistico, ma credimi, è impressionante.

L’inizio è stato duro, anche perché mi sono dovuto guadagnare la fiducia di giocatori adulti e importanti. Vi sono, infatti, molti calciatori provenienti dalla serie D e abituati a vincere e giocare in squadre di prima classifica.

Giocatori abituati a seguire i loro dogmi calcistici, che si sono visti arrivare un tipo strano in giacca e cravatta che raccontava loro che “avere credenze e convinzioni potenzianti” poteva fare la differenza. Oppure, “che il loro cervello funzionava esclusivamente in base ad obiettivi” e dovevano imparare a nutrirlo bene. Ed ancora, che attraverso “l’allenamento mentale” li avrei potuti aiutare a potenziare le loro performance sportive.

Insomma, capisco bene che possano aver avuto un attimo di sbandamento e d’incredulità. La cosa positiva è che nel giro di due settimane la loro attenzione e partecipazione nelle sessioni di mental coaching è vistosamente aumentata. Segno che la diffidenza iniziale sta scomparendo.

Ma il vero motivo per cui ho deciso di accettare l’invito di Giacomo nel commentare le notizie giornalistiche è perché posso dimostrare alle amiche ed amici del blog, non soltanto a parole, bensì con esempi reali, come si possa prendere un semplice sogno, magari che abbiamo da una vita, farlo diventare un obiettivo e di conseguenza, raggiungere l’obiettivo per permetterci di realizzare il sogno.

Con molta onestà, non è ancora la realizzazione del mio sogno al centopercento (allenare una squadra giovanile di calcio), anche se posso affermare, senza ombra di smentite, che è comunque un grandissimo obiettivo. Il cui prestigio, se saprò meritarmelo, mi aprirà la strada verso il resto del sogno.

E Tu? Quali sogni hai nel cassetto che non hai mai trasformato in obiettivi? Lasciami un commento al post.

A Cura di Giancarlo Fornei,
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”
Autore di “Penso Positivo”

Libro bruno

Vuoi pubblicare il tuo libro?

Scopri BRUNO EDITORE, la prima casa editrice al mondo per pubblicare un libro e diventare Bestseller Amazon.

Pubblica il tuo libro ›

Giacomo bruno autore

Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

21 commenti

  1. Ormai molte scquadre si serie A e B hanno un Menta Coach Sportivo tu caro Giancarlo cosa ne pensi ?

    Ti ha già cercato qualche squadra ( dacci la news in anteprima … ) .

    ciao Giancarlo e complimenti per il post .

  2. Ciao Gerardo,
    hai ragione, molte squadre di A e qualcuna anche di B, hanno affiancato all’allenatore tradizionale un mental coach. Oppure è lo stesso allenatore che si formato anche in quel campo.

    Naturalmente questa figura è ancora una meteora, anche se sono convinto che nel giro di un paio di anni diventerà sempre più importante.

    Devo ammettere che qualcuno si è già fatto avanti, niente di trascendentale, una squadra di Promozione, un paio di Eccellenza e una di serie D.

    Ma prima di volare verso nuovi lidi, voglio finire l’esperienza con il Pietrasanta Marina e magari, contribuire alla sua salita in serie D.

    Un abbraccio

  3. Ciao Giancarlo, e ancora una volta auguri e complimenti.

    Quanto ad obiettivi e loro conseguimento, volevo domandarti una cosa, che richiamo dal commento ad un tuo precedente articolo.

    Sempre con riferimento alla situazione di quel furto, quindi, volcevo dirti che, in quell’occasione In effetti c’era anche un cane che….ahimè è stato “siringato”, cioè gli hanno sparato uno di quei proiettili che poi, una volta colpito l’animale, lo addormentano, un po’ come un’iniezione, in effetti….
    poi con arnesi vari, non saprei neanche spiegarti come, hanno neutralizzato gli antifurto e sono riusciti……

    Comunque, vorrei mi togliessi una curiosità…

    il problema non è la sicurezza futura
    ma il caso in questione e….tutto può essere utile.
    Lo domando a te come esperto di pensioro positivo:

    a tuo giudizio, in situazioni come quella descritta, che pare dipendere più dal caso che altro….può servire ugaulmente ripetersi frasi, del tipo:
    “oggi trovo una soluzione (o:trovo più soluzioni) a come recuperare gli oggetti sottratti?”
    Personalmente, pur avendo provato a reiterare nel tempo questa frase, di soluzioni non ne ho proprio trovate ed il diretto interessato….neppure…
    con l’occasione, ancora un vivo plauso per il tuo successo in ambito sportivo.

    Grazie dell’attenzione ed a presto

  4. Ciao Gian Piero,
    è chiaro che bisogna distinguere tra il “Pensare in Positivo” e attendersi una soluzione ai problemi con l’avere il prosciutto negli occhi e porsi fuori dalla realtà.

    Il pensiero positivo o il ripetersi di frasi potenzianti non è la panacea di tutti i mali del mondo, soprattutto quando il raggiungimento di un obiettivo o la soluzione di un problema passa attraverso l’agire di altre persone.

    Può starci tranquillamente che pur reiterando la frase motivazionale che hai scritto nè Tu, nè il Tuo cliente abbiate trovato la soluzione giusta. Posso però garantirti, per esperienza diretta, che se esiste una soluzione è focalizzandosi su di essa che ha maggiori probabilità di trovarla.

    Se invece il Tuo cliente si focalizza sul problema (o sulla paura che lo stesso trasmette), è molto probabile che, per la famosa Legge di Attrazione, attragga nuovamente verso la Sua casa… purtroppo, i ladri.

    Fossi in lui, anche se per il momento non l’ho ancora trovata, continuerei a pensare in positivo ed aspettarmi un’idea illuminante.

    Come diceva il grande Napoleon Hill… “La mente umana può realizzare tutto quanto può concepire e credere”.

    Aggiungo io: anche le paure e le sconfitte o le soluzioni ai problemi.

    Un abbraccio

  5. Buona fortuna Giancarlo e promettici che quando Ti contatterà una squadra di A i primi a saperlo saremo noi gli amici di brunoeditore (magari proprio su questo blog ) ok ?

    Grazie e buona giornata .

  6. Ciao Giancarlo, complimenti e auguri per i tuoi nuovi successi sportivi!
    Grazie per averci presentato un bell’esempio su come mettere in pratica la strategia per la realizzazione degli obiettivi.
    Secondo me il punto più importante è:”AGIRE!”.

  7. Ciao Raffaele, grazie per i complimenti.

    Concordo con Te, l’aspetto più importante della strategia in 5 passi è proprio l’ultimo: L’AZIONE. Senza l’agire, non si ottengono risultati,

    Un abbraccio

  8. Leggo sempre volentieri i tuoi articoli, complimenti per questo bell’obiettivo che ti sei prefissato. Riuscirai sicuramente ad allenare una squadra giovanile, compito non facile e pieno di responsabilità. Formare le menti dei giovani, anche se è finalizzato per migliorare le prestazioni calcistiche, comporta una preparazione non indifferente, quindi ti faccio i miei migliori auguri.
    Io proseguo nel raggiungimento dei miei obiettivi: “dare 9 esami universitari entro dicembre” è quello che mi sta impegnando maggiormente, perchè ho un lavoro molto impegnativo e una bella famiglia da accudire, quindi tempo limitato per lo studio.
    Ultimamente ho tralasciato il mio piccolo blog, non ho ancora migliorato la grafica e mi riesce difficile scrivere positivo, ma so che è un periodo che passerà, ritroverò presto la voglia d’imparare ad essere più visibile per promuovere meglio i prodotti inseriti…. e mi rimetterò in Azione!

  9. Ciao Giancarlo.
    Grazie per la citazione in questo articolo.

    Apprezzo moltissimo il tuo impegno nello sport, dato che fornirà quel contributo indispensabile affinchè la conoscenza del mezzo di cui disponiamo per ottenere risultati ( PNL ) possa convincere dirigenti e società ad aprirci le porte.

    Per contribuire, stò diffondendo negli ambienti sportivi il messaggio che il mental training è la risposta per tutti quelli che vogliono fare la differenza.

    Da sportivo, non posso accettare che il mondo dello sport rimanga orfano di sistemi che -ormai è consolidato- funzionano alla grande.

    Ho riscontrato tutte le difficoltà che hai incontrato tu e se raccontartelo può stimolarti a proseguire, mercoledì ho avuto un incontro con un dirigente e un medico della Nazionale under 21 proprio per parlare di mental training e del motivo per cui anche a questi livelli ancora si desista dall’adottare certi metodi.

    Mi fà piacere che anche tu preveda un cambiamento di mentalità nei prossimi anni…lo credo anche io e se ti fà piacere saperlo me lo ha detto anche Livio Sgarbi, con più o meno queste parole: ” Tocca a noi considerarci colleghi e impiegare le nostre risorse nel diffondere un messaggio unanime di funzionalità ed efficacia. Inoltre, aggiunge, i migliori non avranno mai problemi”

    Al coro si unisce anche Roberto Re che nel suo ultimo corso per coach sportivi (al quale ha partecipato il mio socio Maurizio Maggiori) ha confermato questa ottimistica previsione: tra 5 anni non esisterà società sportiva che non si avvarrà del mental trainer.

    Che ne pensì ? ti rendi conto di che mole di lavoro si prospetta e di quanto è importante darci da fare tutti insieme per realizzala ?
    Ciao Giancarlo, crediamoci noi per poter convincere gli altri a crederci …in modo che così sarà!

  10. Ciao Floriana,
    grazie per i complimenti e per la pazienza che metti nel leggere i miei articoli.

    Ne sono convinto anch’io, presto o tardi avrò la mia giovane squadra da allenare. Che condivido, è un compito difficile e impegnativo.

    Fantastico obiettivo il Tuo. Sono certo che saprai raggiungerlo. Tienici informati su questo blog.

    Scrivere e pensare positivo è un vero e proprio stile di vita. Comincia con le piccole cose e poi, con una un pò + difficile, ed ancora un pò + difficile…

    Azione, splendida Signora. Azione.

  11. Ciao Roland, la citazione era doverosa.

    Concordo con quanto sostiene Livio Sgarbi, credo che tra 2/3 anni questa figura possa assumere un ruolo importante anche nel mondo del calcio e nello sport in generale.

    Penso che non è per nulla facile. In queste 3 settimane ho scoperto una pressione che non immaginavo. Pensavo esistesse solo a livello di serie A e B, invece… Invece VINCERE è l’imperativo categorico.

    Ma certo che ci credo. Caro Roland, quando il gioco si fa duro… i duri cominciano a giocare.

    Vengo da una settimana in cui ho preso un paio di sberle “metaforicamente parlando” di quelle pesanti, eppure, sono + forte di prima.

    Solo che l’ambiente è molto + complesso e difficile di quanto pensassi. Ok. Mi rimbocco le maniche e agisco. Del resto, ho superato problemi molto + grandi nella mia vita.

    Un abbraccio

  12. Giancarlo, non è facile lavorare con persone che da anni puntano soprattutto sulle doti fisiche. Sicuramente si rendono conto che la motivazione è importante, certo è che in questi ambienti bisogna combattere anche con un livello culturale non altissimo e non apertissimo nei confronti di un coach esterno…

  13. Hai pienamente ragione, Giacomo.
    Non Ti dico che i primi giorni sono stato irriso… ma quasi.

    Soprattutto dai giocatori. Paradossalmente, mi sarei aspettato una chiusura da parte dell’allenatore, che invece, si è dimostrato apertissimo a sperimentare cose nuove.

    Ad ogni modo non demordo e continuo a lavorare. Aggiungo con il sorriso, come piace a me e come, del resto, piace anche a Te.

    Un abbraccio

    ps
    a giorni Ti mando un nuovo articolo che parla proprio del sorriso e dell’allegria e guarda caso… Giacomo e Viviana sono i soggetti!

  14. Buongiorno Giacomo,
    informo Te e le amiche ed amici del blog, che martedì ho presentato le dimissioni al Pietrasanta Marina.

    Ho purtroppo sbagliato alcune valutazioni sull’apertura mentale di alcuni giocatori, soprattutto quelli più anziani e rappresentativi. Paradossalmente, coloro che avevano maggiormente da guadagnare dalla mia presenza, mi hanno messo i bastoni tra le ruote sin dal primo giorno.

    Invece, colui che avrebbe avuto più problemi dalla coabitazione della mia presenza, l’allenatore, si è dimostrato, insieme alla Socità, di larga apertura mentale.

    Sono dunque venuti meno alcuni dei presupposti più importanti per continuare la mia collaborazione con il Pietrasanta. Era praticamente impossibile lavorare seriamente. E siccome io le cose le faccio con passione… non potendola usare, ho preferito fare un passo indietro.

    Ad ogni modo, mi sono assunto ogni responsabilità e senza fare alcuna polemica verso tizio o caio, o rassegnato le dimissioni. Ringraziando la Società, l’Allenatore, la Squadra, la Città e i tifosi.

    Credo che domani uscirà sul Tirreno una mia lettera aperta, faccio il possibile per inviarti l’articolo.

    Sono state 3 settimane molto intense, in cui ho imparato tantissime cose nuove. Come ho già scritto sul mio blog sport&mente, non mi sento affatto un fallito. Parafrasando Thomas Alva Edison, ho solo trovato un metodo per allenare mentalmente i giocatori di calcio che non funziona.

    O meglio ancora, che non ha funzionato con quei giocatori.

    A giorni scriverò un nuovo articolo su come si possano imparare molte cose anche da una sconfitta.

    Sono più forte di prima, e con tenacia mi sono subito messo a cercare un’altra squadra che creda nel progetto sperimentale di mental coaching.

    Questa volta, però, prima di accettare, parlerò subito con i giocatori per capire se hanno l’intenzione di mettersi in discussione o meno.

    Come si sbadierano ai 4 venti i successi, mi sembrava giusto far sapere a tutti che, pur raggiungendo l’obiettivo, ho commesso un grave errore di valutazione: non ho tenuto conto del volere dell’amante (i giocatori).

    Infatti, per “fare all’amore” bisogna essere in due.

    Pazienza. Stai sicuro che ritenterò. E solitamente, non commetto mai due volte di seguito lo stesso errore.

    Un abbraccio

  15. Ciao Giancarlo , ti capisco bene naturalmente paragonando la tua esperienza ad alcune mie dove si voleva apportare il cambiamento –

    Sai bene che è normale che ad ogni cambiamento c’è chi rema contro , ma forse hai individuato ,come lo individuai io quale’era il problema . Il volere del cambiamento è arrivato dall’alto e non dal basso .
    Comunque conoscendoti son convinto che ne sei uscito veramente più forte di prima.

    Un saluto ciao Patrizio

  16. Caro Patrizio, hai proprio ragione: SONO + FORTE DI PRIMA.

    E poi, lasciami dire che da quando faccio parte della grande famiglia del Club degli Autori, ho già imparato due cose nuove:

    1) Mai fare le cose gratis, perché come dice il grande Roland, sono poco apprezzate.

    2) In una squadra, azienda o comunque, dove esiste un gruppo di perosne da formare e valorizzare, mai accettare il cambiamento dall’alto, perché come dice il mio caro amico Patrizio, deve arrivare dal basso.

    Fantastico. Sono in questa famiglia da appena 8 mesi circa, ed ho già imparato due cose che non conoscevo, o che comunque, davo per scontato.

  17. Il mio più sincero rincrescimento, innanzi tutto, per l’accaduto, Giancarlo

    A volte è proprio così: per riuscire a fare due passi avanti, uò essere necessario farne uno indietro, sopratutto compiere una disamina più approfondita della questione e…apportare i necessari correttivi.
    In fondo, anche una squadra di calcio è, sotto certi aspetti, un’organizzazione e, come dice bene Patrizio (che colgo l’occasione di salutare), può rilevare tutti i pregi ed i difetti dell’organizzazione.
    Può spesso esserci una significativa resistenza al cambiamento, e non lo dico solo in termini aziendalistici (una squadra di calcio è anche un’impresa, o aspira a diventarlo), ma anche antropologici e culturali.

    Immagino, tra l’altro, in quali termini eventualmente possa essersi espresso il “dissenso”, ma…..
    hai provato a parlare con ciascuno di loro AD UNO AD UNO?
    Questo lo dico, perchè talora funziona.
    Senza poter far nomi, per ovvi motivi, ti posso riferire il caso di un’azienda, che rischiava gravi conseguenze, per il comportamento di una certa componente di suoi lavoratori.
    Per sintetizzare:
    malattie inventate , continue assenze ingiustificate.
    Cosa si è fatto, in un caso del genere?
    Ovviamente, non ho la pretesa di dare alcuna indicazione, sia chiaro, ma dico solo che talora, in certe situazioni, le cose possono modificarsi.
    Si è parlato con ognuno dei soggetti interessati, facendogli capire che
    O CAMBIAVA, OPPURE VENIVA LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, CON POSSIBILI CONSEGUENZE ANCHE SUL SUO FUTURO PROFESSIONALE.
    Del resto, c’è sempre quell’antico detto che a volte la carota nOn basta e ci vuole anche…..

    In quell’occasione, la cosa funziono’, eccome…..
    Certo, non so se anche in ambito calcistico certi schemi (far leva sul futuro di calciatore) si possano usare, ma quello che penso è anche questo.
    Personalmente, non ho mai visto una realtà, in qualsiasi campo, che potesse definirsi squadra, che non rispettasse le linee guida del coach, in questo caso non tu, ma l’allenatore……
    In questi casi (sarà un’opinione forse sbagliata), ma è assolutamente convinta, a mio modesto avviso, c’è stato un errore grave da parte di dirigenza e/o allenatore.

    Se uno vuol essere allenatore, deve garantirsi il rispetto dei “suoi”, e, quindi, uno che voglia farsi rispettare, dpvrebbe anche avere……qualche elemento ( A BUON INTENDITORE POCHE …PAROLE!), per dire:
    “ragazzi, ascoltatemi bene, perchè non mi piace ripetermi….
    Io sono il vostro allenatore, spetta a me fare certe scelte e vi dò quest’opportunità di crescita…….
    Forse qualcuno non ha inteso il significato corretto della mia iniziativa, ma possiamo fare così: vi chiedo non solo un incontro collettivo con Giancarlo, ma anche individuale; sì, dico per ognuno di voi…ognuno di voi gli potrà chiedere tutto quello che vorrà e spero che vi comprendiate…..”.

    Dico questo, perchè in un incontro individuale, viene spesso meno lo spirito di suadra, che determina resistenze (guarda caso, in quell’azienda, la componente di dipendenti problematica, faceva squadra, ma poi, presi uno per uno…..).

    Insomma Giancarlo, a mio avviso occorreva un certo intervento da parte dell’allenatore, diversamente non è certo colpa tua quello che è successo.
    Comunque, se un allenatore non si comporta in un certo modo, che allenatore è?
    Solo sotto il profilo tecnico ed atletico, o con riferimento alla strategia di gioco.
    Ma allora gli mando un mio amico, che magari è più in gamba di lui (non sto scherzando….)….

    Concludo, esprimendoti la mia più sentita solidarietà e, se posso, con un detto che s’ispira al pensiero positivo: comunque vada, spesso si chiude una porta e….si apre un portone.
    Auguri!

  18. Grazie della solidarità Gian Piero.

    Posso solo dirti che ho promesso alla società, per il bene della squadra, di evitare polemiche ed è quello che ho fatto.

    Non sono uno che piange sul latte versato. Quindi, è inutile stare a sviluppare teorie su di chi è la colpa. Sono grande, vaccinato ed ho le spalle larghe, mi assumo le mie responsabilità e domani è un altro giorno, bisogna girare pagina.

    Anch’io penso che chiusa una porta… si apra un portone.

    Un abbraccio

  19. Giancarlo, so cosa vuol dire fare formazione in ambienti difficili. E’ una sifda che mi ha sempre stimolato, ma in alcuni casi è anche giusto uscirne a testa alta.

    Io una volta ho fatto lo stesso, quando mi sono trovato un capo d’azienda che pensava di avermi “comprato” e pensava di dirmi come lavorare. Seeeeeeeee….

    Le decisioni più difficili sono anche quelle che ti rendono più forte, così come i “fallimenti” che non sono altro che un occasione per imparare e migliorare.

    Dunque, tranquillo e sereno, continua nel tuo ottimo lavoro, già apprezzato da tutti! 🙂

  20. Grazie, Giacomo.

    Mi conforta il sapere che anche Tu, uno dei miei modelli, ha dovuto affrontare situazioni analoghe.

    Ho imparato tantissimo da questa “lezione” e posso solo migliorare.

    Un abbraccio

I commenti sono chiusi.