guadagnare

Come Guadagnare con le Rendite Immobiliari anche a Costo Zero

Mercoledì, Febbraio 1st, 2012

Giacomo De CarloPer fronteggiare al meglio la crisi attuale è fondamentale crearsi diverse entrate. Queste entrate devono essere automatiche (non devi lavorare per ottenerle), remunerative (ti fanno guadagnare molti soldi), affidabili (sicure) ed esponenziali (col tempo guadagnerai sempre di più).

Il modo migliore per crearsi delle entrare con queste caratteristiche è, a parer mio, investire in Immobili e poi affittarli, in modo da percepire delle rendite.

Tuttavia molte persone associano agli Affitti una forte negatività, perché ad esempio pensano che l’inquilino non paga, distrugge la casa ecc. Queste persone sbagliano, lasciatelo dire da uno che ha fatto degli Affitti di Immobili la sua entrata automatica principale!

Comunque, per fare degli Affitti une vera e propria attività automatica (tra l’altro molto più remunerativa di uno stipendio fisso) è fondamentale affittare correttamente e gestire al meglio il rapporto di affitto.

Ad esempio, quando si affitta oltre al Contratto di Locazione devi stipulare anche il Verbale di Consegna, un documento che formalizza ufficialmente la consegna dell’immobile al tuo affittuario.

Il Verbale di Consegna ti tutela tantissimo. Non farlo potrebbe farti incappare in dei problemi, dunque va assolutamente compilato, anche perché è un documento assolutamente gratuito e semplicissimo da compilare.

Con gli Affitti inoltre è possibile guadagnare a costo zero e anche senza acquistare un immobile, attraverso due formule poco conosciute, perfino dagli addetti del settore immobiliare. Dunque per avere delle rendite da Immobili non è necessario acquistare un immobile.

Un altro aspetto molto interessante è che puoi guadagnare affittando i tuoi Immobili (e anche quelli altrui) senza doverti iscrivere a nessun albo, senza aprire la Partita IVA, senza iscriverti alla Camera di Commercio locale, senza versare i contributi all’INPS e senza versare il premio all’INAIL. Il tutto ovviamente in modo legale, in quanto previsto dalla Legge.

Ma non solo, oltre ad essere a costo zero e senza alcun tipo di obbligo, grazie agli Affitti di Immobili in qualche anno puoi guadagnare tranquillamente e automaticamente 200.000,00 euro in contanti!

Scoprirai tutte le cose che ti ho appena detto in questo articolo e molto altro ancora leggendo il mio ebook Affittare Immobili.

A cura di Giacomo De Carlo

Come guadagnare soldi online

Venerdì, Gennaio 20th, 2012

Sara IannoneCome si fa guadagnare con internet? Alcuni affermano che per guadagnare online c’è bisogno di tanti soldi da investire in pubblicità. Altri ancora che bisogna avere prodotti da vendere, mentre altri affermano esattamente il contrario, ossia che per guadagnare online occorre rivendere prodotti di altre persone sfruttando le affiliazioni presenti sul web.

Di metodi per guadagnare soldi online ne possiamo trovare davvero moltissimi, ma non tutti sono efficaci per noi! Qual è l’errore più frequente che le persone commettono?

L’errore più comune che la gente commette nel mondo dell’internet marketing infatti è proprio quello di credere che ogni metodo di guadagno vada bene per tutti. In realtà ognuno di noi ha delle esigenze differenti da altri, per questo motivo non può andar bene ogni cosa. Dobbiamo imparare a distinguere dal metodo per noi da quello non adatto a noi.

Lavorare da casa non è così difficile come può sembrare, ma solo se si hanno a disposizione gli strumenti giusti. Per guadagnare davvero soldi con internet come prima cosa dobbiamo:

- Individuare il metodo più adatto alle nostre esigenze.
Ogni metodo per guadagnare online, con il giusto impegno è proficuo ed efficace, ma bisogna capire cosa vogliamo davvero fare e come farlo.

-Scegliere il metodo di guadagno che ci piace di più.
Svolgere un lavoro che non ci appassiona, si sà, non porta mai ottimi risultati, per questo dobbiamo scegliere il metodo di guadagno che più ci interessa e svilupparlo al meglio.

-Stabilire degli obiettivi.
Ognuno di noi nella vita ha degli obiettivi, ed anche nel mondo del guadagno online bisogna stabilire obiettivi concreti ed importanti. Non dire mai “forse ci riuscirò”, ma quando stabilisci i tuoi obiettivi ripeti sempre “ci riuscirò”, in questo modo lavorerai meglio al tuo progetto e lo farai con più impegno.

Questi tre aspetti sono fondamentali per iniziare col piede giusto nel mondo dell’internet marketing, e sono gli aspetti che ti porteranno verso il tuo successo economico. Il mio ebook ti guida passo passo verso questo mondo così profittevole, e ti mostra come evitare gli errori più comuni verso il guadagno online. Ti mostra 15 metodi per guadagnare soldi con internet, ognuno testato ed utilizzato da me personalmente.

Imparerai come creare reddito da casa tua, ma sopratutto scoprirai i segreti più importanti del guadagno online, quelli che nessuno vuole svelarti fino in fondo. Lavorare da casa è possibile, devi solo seguire gli insegnamenti giusti.

A cura di Sara Iannone

Come investire sfruttando le fasi psicologiche degli investitori

Lunedì, Novembre 28th, 2011

Luca Moro«I mercati “toro” nascono dal pessimismo, crescono con lo scetticismo, maturano nell’ottimismo e muoiono sull’euforia. Il periodo di massimo pessimismo è il migliore per comprare e il periodo di massimo ottimismo è il migliore per vendere»
Sir John Templeton

John Mark Templeton è nato nel 1912 a Winchester, Tennessee ed è scomparso nel 2008 alla veneranda età di novantacinque anni (a novembre di quell’anno ne avrebbe compiuti novantasei!). Si laureò con lode a Yale, vinse una borsa di studio a Oxford, e poi proseguì tutta la sua vita rendendo accessibili analisi e opportunità d’investimento a tutti gli investitori americani che lo ascoltavano.

Negli investimenti e nella vita privata Sir John Templeton non credeva nel seguire la massa. Era un pioniere con una concezione e una prospettiva uniche, il cui duro lavoro e la cui meticolosa ricerca costituivano le sue chiavi personali per il successo. Sir John può essere considerato il creatore dei moderni fondi comuni d’investimento tanto che lanciò il suo primo fondo globale, il Templeton Growth Fund, nel 1954, quando la concezione d’investimento della maggior parte della gente non andava oltre Wall Street, ossia all’infuori dei confini americani. Fu uno dei primi a proporre i titoli internazionali, sia come opportunità d’investimento che come strumento di diversificazione per i portafogli.

Ma vediamo in dettaglio le fasi psicologiche degli investitori che riflettono i concetti enunciati da Sir Templeton :
fase 1 (prima ondata rialzista): è caratterizzata dall’incredulità generale in quanto il mercato avanza di colpo dai minimi; la maggioranza degli investitori non partecipa a questa prima fase di rialzo sia perché non riesce a trovarne la causa sia perché i fondamentali economici non hanno ancora dato nessun segnale di miglioramento; iniziano a muoversi gli investitori istituzionali (le cosiddette “mani forti”) che fiutano l’opportunità;
fase 2 (correzione): è la reazione, spesso profonda, al primo rialzo; questa discesa solitamente inganna la maggior parte dei partecipanti che ritiene si tratti di una continuazione del downtrend precedente; gli istituzionali accumulano cominciando sempre più ad acquistare;
fase 3 (seconda ondata rialzista): è provocata da un miglioramento dei fondamentali dell’economia con il superamento dei massimi fatti registrare dalla prima onda; si verifica l’ingresso sul mercato della gran parte degli operatori; le “mani forti” ultimano gli acquisti, entrano anche i piccoli investitori;
fase 4 (correzione/andamento laterale): questa fase viene vista come un’opportunità di entrata sul mercato da parte degli investitori che non avevano partecipato ai precedenti rialzi; per questo motivo, più che vere e proprie correzioni, molto spesso si tratta di brevi movimenti orizzontali di tipo accumulativi.
fase 5 (terza ondata rialzista): è il rialzo finale ed è dominato dall’euforia generale e da una speculazione rampante; vengono toccati i massimi di mercato e tutti gli investitori, anche quelli più timorosi, entrano nel mercato azionario; le “mani forti” iniziano piano piano a liquidare le posizioni, mentre i piccoli investitori sono tutti dentro il mercato!
fase 6 (prima ondata ribassista): il mercato scende di colpo nonostante i fondamentali economici supportino una continuazione della fase rialzista; la quasi totalità degli operatori non riesce a spiegare l’inversione di tendenza mentre alcuni vedono in questa discesa una magnifica occasione d’acquisto; gli istituzionali sono quasi già tutti fuori dal mercato, mentre i piccoli investitori continuano a comprare.
fase 7 (rally): si tratta di una breve reazione al rialzo, che fa supporre (erroneamente) ad alcuni operatori che l’ascesa del trend è intatto.
fase 8 (seconda ondata ribassista): profonda discesa degli indici che non solo fa registrare pesanti perdite alla massa dei piccoli investitori, ma provoca la rottura di importanti supporti sancendo così l’inizio di un mercato “orso”; i fondamentali economici segnalano un rallentamento dell’economia contribuendo a diffondere il pessimismo fra i vari operatori; massimo livello di sentiment ribassista; al culmine del ribasso molti piccoli investitori chiudono le posizioni rialziste precedentemente aperte sopportando ingenti perdite. Non vorranno più sentir parlare di mercati azionari per anni, poi in futuro si comporteranno nuovamente nel modo descritto in precedenza ripetendo gli stessi errori.

Successivamente si aprirà un altro ciclo economico (che dura mediamente cinque anni) e si ripartirà dalla fase 1.

A cura di Luca Moro

Come diventare collezionisti di arte moderna e contemporanea

Mercoledì, Novembre 9th, 2011

Federico ZucchelliQual è la ragione principale che spinge una persona a diventare collezionista? Talvolta è un fattore ereditario, nel senso che anche i propri genitori lo erano. Quando si ereditano delle opere d’arte, si hanno due possibilità: tenerle o venderle. Chi le tiene diventa automaticamente un collezionista.
Non tutti hanno però la fortuna di trovarsi un cospicuo patrimonio in opere d’arte. Un gran numero di collezionisti, per non dire la maggioranza, si sono davvero fatti da soli. Chi aveva parecchi soldi a disposizione e un grande fiuto ha avuto più facilità nel costruirsi una collezione ben fornita. Gli altri si sono dovuti accontentare di quel che passava il convento.
Chi si avvicina all’arte contemporanea lo fa essenzialmente per due motivi. Il primo è la circostanza che l’arte rappresenta una sorta di status symbol, un modo insomma per distinguersi dagli altri, per apparire più sofisticati, intelligenti o, usando un termine inglese, trendy.

Il poter parlare di artisti che gli altri non conoscono è un privilegio di cui molti vanno fieri. Se poi questi artisti hanno anche un valore alto, la gratificazione è ancora superiore.
Il collezionismo è molto diffuso per esempio tra i liberi professionisti, che vedono appunto nell’arte un autentico status symbol.

Il secondo motivo per cui ci si avvicina all’universo dell’arte contemporanea è dettato dall’elemento investimento.
L’arte non è che un modo se non per far fruttare i propri soldi, almeno per proteggerne il valore. Per chi ne ha tanti, l’investimento in arte contemporanea funge da mezzo per diversificare il proprio rischio, in alternativa ad altri più o meno remunerativi.

Oggi, però, il fattore investimento diventa prioritario rispetto a tutti gli altri. Recessione, crisi economica, ed evoluzioni varie del mercato, hanno portato i collezionisti a prediligere soprattutto l’elemento investimento su tutto il resto.
Se invece si crede più all’aspetto dello status symbol, è inutile acquistare opere costose di artisti affermati. Meglio allora riparare su produzioni qualitative, ma più a buon mercato. Un taglio di Fontana, per esempio arriva a costare 300mila-800mila euro, se non cifre anche superiori. Se però si acquista un disegno degli anni ‘30 non si spendono più di 6-8 mila euro. Per un disegno spazialista degli anni ‘60 si superano invece agevolmente i 20mila euro.

Per un’acquaforte “metafisica” di Morandi tirata in 150 esemplari si vanno a spendere poco meno di 20mila euro, mentre con 30mila euro si arriva ad acquistare un disegno.

Se dunque ci si accontenta di essere collezionisti per prestigio, è bene orientarsi su opere che non costano un occhio della testa. Una volta acquistate ci si potrà vantare di avere un Fontana o un Morandi in casa, nonostante si possieda soltanto un’opera  realizzata con una tecnica minore.

A cura di Federico Zucchelli

Come definire in finanza la propria propensione al rischio e la propria strategia di diversificazione/decorrelazione

Venerdì, Ottobre 14th, 2011

Luca MoroIl rischio è la probabilità che il valore di un investimento risulti differente dalle aspettative. Normalmente gli investimenti più redditizi, come quelli sul mercato azionario, sono anche i più rischiosi. Il maggiore rendimento, infatti, dovrebbe compensare il maggiore rischio sostenuto.

Attenzione: bisogna aver chiaro il fatto che non esistono investimenti completamente privi di rischio, perché questo è il prezzo da pagare se si vuole vedere crescere il valore del proprio capitale. Se è vero che non c’è rendimento senza rischio, è anche vero che ogni investitore è disposto ad accettarlo in misura diversa.

La propensione al rischio non è determinata solo da esigenze di tipo finanziario (obiettivi di breve termine contro obiettivi di lungo), ma anche da una predisposizione di tipo psicologico e caratteriale.
Non tutti, infatti, sanno mantenere i nervi saldi di fronte al “saliscendi” quotidiano dei mercati (e il 2011 ne è stato proprio un esempio lampante!) e al conseguente impatto di breve periodo sul valore del proprio capitale. La domanda da porsi quindi non è come evitare il rischio, bensì come riuscire a gestirlo individuando il giusto equilibrio che ci soddisfi in termini di rendimento atteso: in sostanza capire esattamente quale può essere la nostra reale tolleranza alla perdita.

Diversificare i propri investimenti è una vera e propria regola d’oro quando si costruisce un portafoglio. Concentrare tutto il patrimonio su un unico mercato o strumento finanziario, infatti, è rischioso nella misura in cui si rimane eccessivamente legati alle sorti di quest’ultimo. Con la bolla tecnologica del 2000 ci sono stati purtroppo tantissimi investitori (sicuramente anche perché malconsigliati) che hanno concentrato tutto il loro patrimonio sui famigerati titoli internet, con risultati disastrosi che si ricordano ancor oggi.

Diversificare non significa solamente acquistare titoli di società differenti, ma anche di diversi settori o aree geografiche; la diversificazione geografica riveste una particolare importanza: ne è un esempio proprio il 2010, che presentava i rendimenti dei maggiori indici borsistici pressappoco in questo modo:

mercato italiano: - 13%
mercato europeo: - 6%
mercato americano: + 13%
mercato paesi emergenti: + 16%

E’ intuitivo quindi capire chi nel 2010 ha ottenuto importanti risultati sui mercati azionari, a scapito magari di coloro che hanno il portafoglio imbottito quasi esclusivamente di titoli italiani.

Inoltre è buona cosa avere all’interno del proprio portafoglio strumenti decorrelati, ovvero titoli che si muovono in maniera opposta e hanno quindi una correlazione inversa tra loro: un esempio in questo senso, nella crisi del 2008 dei mutui subprime, è stato il gestore di un fondo bilanciato internazionale che ha utilizzato azioni aurifere e minerarie come componente di difesa (l’oro viene spesso considerato come bene rifugio in momenti di crisi), azioni che sono state le uniche a salire in mezzo alle discese repentine di tutti gli altri settori, dai bancari agli energetici.

Decorrelare significa quindi investire in modo che le tendenze negative di un’attività siano il più possibile compensate da quelle positive di un’altra.

A cura di Luca Moro

Come creare rendite da internet

Giovedì, Settembre 29th, 2011

Stefano Calicchio

L’incredibile crescita del web e del commercio digitale è un fenomeno che ognuno di noi ha potuto constatare nel corso degli ultimi anni; secondo molte stime il business on-line è arrivato a muovere indirettamente oltre il 70% dell’economia mondiale. Anche in Italia le occasioni di leva digitale per la generazione di ricchezza non sono mancate, nonostante la recente crisi economica e i continui rischi di una nuova stagnazione o recessione.

Detto ciò, beneficiare di questo grande e nuovo mercato dalle caratteristiche anticicliche non può essere automatico. E’ necessario acquisire una visione generale sull’andamento dei business online, nonché ottenere delle competenze strategiche e pratiche che possano funzionare su di un mercato tanto volubile quanto innovativo.

Trasmettere queste competenze è lo scopo che mi sono prefissato quando ho deciso di scrivere Rendite da internet, il primo ebooket contente strategie e suggerimenti operativi per creare rendite sfruttando le potenzialità del web.

Vorrei quindi anticipare tre turning point che ho approfondito nel mio ebook e che ritengo molto importanti per la creazione di rendite digitali:

1. la presenza di una corretta strategia di acquisizione dei prospect online, vero e proprio punto di partenza di qualsiasi business online che sia sostenibile nel tempo. Trovare clienti sul web è una competenza fondamentale e improrogabile se volete costruire delle rendite da internet.
2. Il raggiungimento di una sufficiente massa di utenti. Questo punto viene spesso sottovalutato dai non addetti ai lavori che si cimentano per le prime volte con le opportunità di rendite digitali. Oggi esistono molte nozioni teoriche (come gli studi sulla coda lunga di Chris Anderson) e tantissime case history che dimostrano quanto sia fondamentale raggiungere una massa critica di visitatori e utenti per poter rendere profittevole un investimento online.
3. Infine vi è la corretta strategia di monetizzazione del traffico web. Molti new business si concentrano sui primi due punti e perdono di vista il terzo; senza dei piani concreti di monetizzazione è impossibile sostenere un business digitale oltre la fase di start-up, perché i budget e gli asset iniziali (sul web spesso ridotti e/o limitati) tendono ad esaurirsi molto velocemente e necessitano di un ricambio molto più veloce di quanto non avvenga off-line.

Credo sia fondamentale sottolineare che secondo la mia esperienza sul campo questi tre punti chiave sono spesso sottovalutati o del tutto ignorati da chi decide di creare dei business digitali partendo da zero, nonostante la loro importanza per il raggiungimento di risultati apprezzabili.

Partire con il piede giusto nel campo delle rendite da internet significa valutare con attenzione ogni dettaglio e prepararsi nel miglior modo possibile alle sfide sul campo, in modo da ottimizzare le opportunità di successo e trarre il massimo vantaggio dalle occasioni presenti nel mercato del nuovo millennio.

A cura di Stefano Calicchio