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4 Chiacchiere con Angela Foi

Giochi Conversazionali

Alcuni miei allievi dell’Università del Tempo Libero hanno organizzato “Quattro chiacchiere con Angela Foi”, una serata di presentazione del mio ebook Giochi Conversazionali e il coinvolgimento del pubblico è stato talmente caloroso da emozionarmi. Le domande non finivano mai, ma questo è naturale poiché la comunicazione è materia che tocca tutti da vicino. O g n i   g i o r n o  tutti siamo inevitabilmente coinvolti nello scambio relazionale.  Riporto qui di seguito alcune delle domande.

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Come acquisire consapevolezza nella comunicazione

Giochi ConversazionaliIl titolo è chiaro: Giochi Conversazionali e, ancora più chiaro è il sottotitolo: “Consigli ed esercizi per migliorare le tue abilità nella conversazione e nel public speaking”. Cosa aggiungere se non l’assoluta importanza di esercitarsi? Perché nulla viene dal nulla. Da prof. (un po’ anticonvenzionale!), insieme ai miei studenti, ho scritto in grande sul muro di un’aula: “NIENTE È GRATIS” e, ora in pensione, quando mi capita di incontrare qualche ex allievo, dopo il saluto arriva un sorriso e: «Aveva ragione, prof., niente è gratis, davvero!» Questo è per dire che il miglioramento è garantito, per tutti, ma serve il forte desiderio di raggiungere l’obiettivo per innescare la motivazione che spinge ad allenarci.

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Come allenarsi alla comunicazione

Giochi Conversazionali - https://www.autostima.net/media/authors/381.jpgOgni volta che comunichiamo, il nostro interlocutore si pone un’inconscia domanda, che mi piace sintetizzare in CCC, cioè Cosa Ci Cavo da quanto mi stai dicendo? Quello che ne consegue è che ogni volta che parlo devo cercare di essere il più essenziale possibile, il più mirato, il più chiaro e il più incisivo, per evitare che nella testa del mio interlocutore passino altri pensieri che lo distraggono dal mio messaggio.

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3 segreti per diventare più bravi nella conversazione

Angela FoiChissà, magari l’avrete letta anche voi, poiché è una storiella che gira in internet.
L’avaro del paese cadde nelle acque del lago.
“Aiuto, aiuto! Non so nuotare!” Gridava a squarciagola, annaspando nell’acqua.
I paesani accorsero per salvarlo.
“Dammi il braccio che ti tiro fuori!” Gli urlò un ragazzone.
“Dammi la mano che ti salvo!” Gridò un altro.
“Dai, vai sotto, punta un piede e spingiti verso di me!” Disse un altro ancora.
Ma l’avaro non aveva mai saputo andare verso qualcuno e nemmeno dare ad altri e anche questa volta non sapeva dare né mano né braccio.
Arrivò un uomo che gli si rivolse nel suo stesso linguaggio: “Prendi la mia mano che ti porto in salvo!”
Immediatamente l’avaro afferrò la mano dell’uomo e fu salvato.

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