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Come indurre “stati” nel pubblico (prima parte)

Autostima

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189Emozionare il tuo pubblico vuol dire farlo entrare in uno o più “stati” fisiologico-emotivi. Puoi decidere di suscitare una gran varietà di stati, come curiosità, motivazione, riflessione, rabbia, eccitazione, ilarità, interesse, commozione, ecc.; dipende esclusivamente dai tuoi obiettivi!

Tenendo presente tutto questo, vediamo dunque come provocare tali stati.

Il primo metodo per ottenere questo risultato è quello di entrare tu stesso nello stato che vuoi trasmettere. Se devi, ad esempio, raccontare una storia commovente, devi cercare la commozione prima di tutto dentro di te e cominciare a raccontare partendo da quello stato. Qualunque altro stato renderebbe le tue parole incongrue e non saresti credibile.

Ancora, se devi concludere un affare devi entrare in uno stato di sicurezza e di motivazione. Se ti mostri incerto o giocoso o in qualunque altro stato, il tuo interlocutore riceverà dei messaggi non congruenti e l’affare salterà. Cerca, allora, dentro di te il ricordo di un episodio della tua vita in cui hai già provato quella sensazione, oppure proietta nel tuo schermo mentale un’immagine di te in quello stato e vivila come se stesse accadendo davvero in quel momento.

Un secondo metodo per provocare stati nel pubblico è quello di chiedere direttamente alle persone di ricordare una situazione passata in cui si sono trovate in quello stato. Il ricordo si basa sul principio delle ancore.

Sai ormai bene che all’immagine di una situazione emotivamente coinvolgente è saldamente ancorata una sensazione; per cui quella sensazione riaffiorerà inevitabilmente ogni volta che la memoria richiamerà la situazione passata.

Se vuoi provocare uno stato di motivazione puoi esprimerti dicendo: “Immaginate una situazione del passato in cui vi sentivate veramente motivati a fare una cosa; nulla vi avrebbe impedito di perseguire il vostro obiettivo…”.

Non importa se il pubblico riesce o meno a formarsi l’immagine immediatamente, perché lo stimolo agisce a livello inconscio e lavorerà in automatico.

Un metodo simile, leggermente meno efficace, può essere quello di chiedere di immaginare un tempo futuro in cui si troveranno in quello stato.  (Continua…)

A cura di Roberto Palumbo
Autore di Comunicare Emozionando

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

19 commenti

  1. Può essere rilevante indurre “stati” nei confronti di un pubblico abbastanza vasto, basti pensare agli effetti di uno spettacolo, teatrale, piuttosto che televisivo, ad esempio, ma non solo.

    Anche in ambito negoziale possono assumere un certo rilievo tecniche, di natura verbale, piuttosto che paraverbale o metaverbale, che inducono stati emotivi utili al negoziatore, quindi uno strumento in più a disposizione anche di quest’ultimo.

  2. E’ vero. In effetti, il contesto in cui io stesso lo utilizzo maggiormante è proprio quello del teatro e la risposta è veramente stupefacente.

    Anche nel settore della formazione questo strumento sortisce effetti notevoli.

    Comunque sia, si tratta sempre di una manifestazione di profonda congruenza da parte dell’oratore che lo rende credibile e genera carisma.

  3. le rappresentazioni mentali si generano principalmente in due modi: o attraverso i ricordi o attraverso una costruzione mentale. Qualunque sia delle due, puoi arricchirle attraverso l’uso delle submodalità.

    Puoi semplicemente ripensare ad una volta in cui ti trovavi in quello stato ( o immaginare una situazione in cui ti trovi in quello stato) e giocare con le submodalità, soprattutto con quelle c.d. “critiche”, fino a provare la sensazione che desideri.

    Sto dando per scontato che tu sappia cosa siano le submodalità; in caso contrario fammi sapere perchè questo breve post non basterebbe per una spiegazione esauriente.

  4. Ciao Roberto.
    Nei miei coaching uso molto l’atteggiamento del corpo per trasmettere sensazioni ed emozioni, entrando in vari tipi di “Situazioni/stati”.

    Non c’è dubbio poi che atteggiamento verbale e non verbale abbinati insieme diano risultati incredibili.

  5. Ciao Massimo,
    più mi occupo di questa straordinaria materia e più mi convinco che bisogna diffonderla.
    Vedi, noi ormai strutturiamo la nostra comunicazione in maniera congruente (verbale – non verbale – paraverbale; e anche livelli ecc.) e questo, ormai, in maniera naturale (competenza inconscia).
    Chissà quante persone riuscirebbero a raggiungere risultati, prestazioni migliori e desiderate se implementassero nella loro comunicazione anche solo una piccolissima parte di tutte quelle risorse che abbiamo dentro, una delle quali, ad es. la congruenza.
    Che dire? Lunga vita ai Coach; ai Formatori; agli Autori e a tutti coloro che, in qualche modo, diffondono ciò che può migliorare la nostra vita.
    Alla prossima!

  6. Capisco quello che dici, ma se uno deve provare uno stato d’animo che non ricorda come è, come fa a riprodurlo?

    Ad esempio, in passato ci sono stati momenti in cui sono stato eccitato o entusiasta. Se ci penso però non “rivivo” quello stesso sentimento. Almeno a me viene difficile. E riprodurlo mi vien ancora più difficile. Soprattutto quando mi sforzo di pensare ad una cosa e devo “alterare” il mio stato d’animo per riprodurre un determinato sentimento.

    Spero di essermi riuscito a spiegare.

    Grazie

    Saluti

    Francesco

  7. Ti sei spiegato benissimo Francesco.
    In questi casi, invece di accedere ad un ricordo puoi creare deliberatamente l’immagine da “vivere”. Dico proprio che la devi inventare e arricchire di particolari, rendendola così come tu la desideri.
    Devi cercare di coinvolgere tutti e 5 i sensi.
    Se di dicessi, ad es., di pensare ad una scena erotica, o porno se vuoi, credo che riusciresti immediatamente a farti l’immagine e a vivere le relative sensazioni…
    Puoi anche cercare un modello altrove. Puoi ad es. ricordare la scena di un film o una scena vissuta da altri.
    La buona notizia è che il nostro cervello reagisce allo stesso modo sia di fronte ad un’immgine reale sia ad una vividamente immaginata e sta proprio qui la potenza e l’efficacia della visualizzazione creativa.

    Tutto sta ad iniziare. Esercitati ad osservare qualsiasi cosa, cercando poi di riprodurre quella cosa nella tua mente, facendo particolare attenzione ai particolari.
    Fallo con oggetti, persone, fotografie; fallo con tutto. E vedrai che in pochissimo tempo diventerai un ottimo visualizzatore. Arricchisci la scena anche di particolari auditivi olfattivi, tattili e gustativi.
    Ci prenderai gusto!
    Fammi sapere.

  8. Ciao Roberto,
    grazie per avermi dedicato del tempo, mi è chiaro quello che dici ed è più facile di quanto pensassi.
    Mi viene in mente che quando mi capitò di pensare “in negativo” determinati avvenimenti già vissuti, sembrava di riviverli, così come altri positivo, sopratutto quelli relativi all’innamoramento. 😉

    Ci sono dei metodi per arricchire le proprie immagini per renderle più nitide, vivide e più emozionanti?

    Un caro saluto

    Francesco

  9. Ciao Francesco,
    è un piacere poterti essere d’aiuto, pur attraverso brevi post.

    Per qualche motivo ricordiamo più cose negative che positive, quindi, siamo più abituati a creare immagini negative ma, per usare un gergo attuale, con più megapixel!

    Abituiamoci a ricordare le esperienze positive, potenzianti; i risultati raggiunti; le persone care; insomma, tutto ciò che ci piace.

    Per esercitarti a ad arricchire le immagini devi fare una cosa semplice: “lasciarti andare”. Insomma, nella tua mente sei il padrone assoluto e puoi permetterti di creare ciò che desideri senza limitazioni, senza tabù, senza sovrastrutture culturali ma, semplicemente, facendo leva su ciò che desideri.
    Certo, puoi fare pratica abituandoti ad osservare i particolari di una foto, come fosse un gioco della settimana enigmistica, tuttavia, il miglior consiglio che mi preme darti è quello di immaginare, con tutto il cuore, la tua vita come veramente la desideri.
    A presto Roberto

  10. Per Francesco.
    Il metodo per amplificare le sensazioni dell’immagine che crei è qualla di lavorare sulle caratteristiche (in PNL submodalità) di quell’immagine.
    Cerco di riassumerti brevemente solo per farti capire; capisci che questo spazio non basta…
    Puoi rendere l’immagine più grande, più nitida; puoi avvicinarla; se è in bianco e nero puoi farla a colori; puoi amplificare i suoni, le voci contenute ecc…
    Tuttavia, anche qui bisognerebbe seguire un procedimento preciso. Nel senso che esistono alcune submodalità che già da sole fanno la differenza e cambiano la sensazione che provi (c.d. “critiche”)

    Una delle più comuni è il fatto di essere “associato” all’immagine, ovvero vedere come se stessi usando i tuoi occhi, le tue mani ecc. oppure “dissociato”, ovvero vedere te stesso nell’immagine come se fossi in un film.
    Comunque, ciascuno di noi reagisce in maniera diversa.
    Dovresti provare con una submodalità alla volta…
    Rimango a disposizione
    Ciao e “Buona vita”

  11. Ciao Roberto,

    grazie ancora per la tua disponibilità.
    Ti rispondo solo ora poiché sono impegnato in un corso e quando ho tempo cerco di collegarmi, e oggi ho trovato un momento.
    Per quanto riguarda la visualizzazione non capisco se è meglio vivere le sensazioni in 3 persone, come stando seduti al cinema e vedersi il “film” della propria vita od essere gli “attori” protagonisti del “film” che intendiamo vivere.

    Riconosco che questo spazio è “limitante” ma spero comunque che possa servire a tutti quelli che hanno dubbi come me.

    Tu cosa mi consigli al riguardo?

    Grazie

    Ciao e buona vita anche a te! 😉

    Francesco

  12. In genere, se sei “dissociato” , ovvero se vedi il film di te stesso, le sensazioni le avverti con minore intensità; mentre in modo “associato”, ovvero in prima persona, da attore protagonista, le sensazioni le provi in maniera diretta, quasi uguali alla realtà.
    Anche qui, le regole sono variabili… Il consiglio che ne deriva è quello di associarsi alle visualizzazioni belle, buone, produttive, potenziani ecc. e dissociarsi da quelle di tipo negativo, depontenziante ecc.
    Lo puoi fare, innanzitutto, con i ricordi spiacevoli o con le visualizzazioni ricorrenti che di depotenziano.
    Puoi costruire delle desiderabilissime visualizzazioni potenzianti di te stesso, in modo associato, mentre ad es. raggiungi un obiettivo, oppure che utilizza quella determinata risorsa interiore e così via.
    Alla prossima Rob

  13. Grazie Roberto.
    Ma vivere mentalmente come si vorrebbe la propria vita aiuta a raggiungere i propri obiettivi?
    Se io vivo mentalmente la mia vita come un uomo di successo, immaginandomi un lavoro che mi da soddisfazioni sia sul piano economico che realizzativo, immaginandomi con tutti i comfort quali Villa con piscina, macchina dei desideri, e via discorrendo….secondo te si realizza tutto questo con il solo pensiero? Ovvero la Vita ( o meglio DIO ) mi da tutto quello che desidero solo perché lo penso e vivo intensamente le mie emozioni?

    Scusami, ti sto tartassando di domande 🙂

  14. Mi fa piacere che il nostro discorso si allarghi e porti verso nuovi argomenti!
    Proviamo a vedere la questione in questo modo: i risultati che otteniamo dipendono dai nostri comportamenti e questi ultimi sono governati dal nostro cervello.
    Ora, il cervello ha bisogno di una “direzione” verso cui tendere e, quindi, su cui poggiare i comportamenti.
    La direzione viene fissata dagli obiettivi. Per fissare dei buoni obiettivi devi avere la possibilità di visualizzarli, cioè, di vedere il film di te stesso che ha già raggiunto l’obiettivo, se vuoi, prima in forma dissociata poi in forma associata.
    Insomma, non è che se pensi semplicemente una cosa quella accade; tuttavia, se impari a pensare “bene” e cioè, se prendi l’abitudine di formarti immagini precise, nitide, grandi, “sensorialmente” ricche ecc. di ciò che desideri accada, il tuo cervello comincerà a interpretare quella cosa come vera e sarai portato a comportarti seguendo quella “direzione”; allora si che la possibilità di ottenere quella cosa diventerà veramente alta. Spero di essermi spiegato. Alla prossima Rob

  15. Grazie a te per gli spunti Francesco.
    E grazie a tutti per i commenti.
    A presto Roberto

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