fiducia

Come affrontare l’adolescenza, questa sconosciuta

Giovedì, Settembre 22nd, 2011

Clara Maria Parodi

Il mondo dei giovani è spesso un universo parallelo a quello degli adulti, un mondo difficile da raggiungere e da capire.

Nel periodo adolescenziale, i ragazzi mutano completamente “pelle”, sono chiusi, contestatori, estraniati dalla realtà, difficili da gestire.

L’adolescente non è più un bambino e non è ancora un adulto. La sua ricerca della maturità, da una parte, e il rinnegamento dell’infanzia, dall‚altra, costituisce l’essenza stessa della crisi che ogni adolescente affronta.

Affrontare l’adolescenza, i problemi scolastici, le patologie a rischio, la crescita personale, è forse uno dei compiti più gravosi che un genitore si trova ad affrontare.
Queste sono alcune delle domande a cui troverete risposta nel manuale “Affrontare  l’adolescenza”.

In questo manuale cercheremo di comprendere questo stato transitorio e spiegheremo come affrontare e capire le varie fasi, sia psicologiche che somatiche, che lo caratterizzano.
Come prima cosa impareremo ad affrontare e gestire il divario di linguaggio che viene a crearsi tra figli e genitori, a riconoscere le frequentazioni a rischio e i principali sintomi di malesseri fisici e psichici legati alla crescita.

1) Un importante trucco per conoscere meglio i vostri figli è quello di partecipare attivamente alla loro vita, così da sapere dove vanno e sopratutto chi frequentano.

Passando del tempo con loro, avrete la possibilità di conoscere i loro gusti, imparare le loro abitudini e scoprire realmente cosa desiderino.
La condivisione aiuta a sentirsi più uniti e farà capire loro che siete lì per aiutarli, non per giudicarli.

2) Uno dei segreti fondamentali  per riuscire a comunicare con gli adolescenti è essere pazienti e saper dare loro fiducia responsabilizzandoli passo a passo partendo dalle piccole cose per poi giungere a quelle più importanti.

3) Un segreto importantissimo per riuscire a comunicare e farsi ascoltare, è quello di non tradire i loro segreti e la loro fiducia così che quando saranno in difficoltà, si rivolgeranno a voi per consiglio e aiuto.

Agite dunque per il bene dei vostri figli e per il vostro, senza mai scordare che voi e i vostri figli siete una famiglia, ma che i vostri caratteri e i vostri mondi interiori sono entità separate.

Quindi i vostri figli potranno assomigliarvi, ma non saranno mai come voi e talvolta potranno deludere le vostre aspettative.
Se sarete pronti a questa eventualità, sarete pronti a sostenerli nel loro percorso verso la maturità.

Buon viaggio nell’Universo del vostro amato/odiato adolescente!

A cura di Clara Maria Parodi

Come compiere il primo passo per diventare assertivi

Sabato, Febbraio 12th, 2011

L’assertività si fonda su una solida fiducia in se stessi, il che significa conoscersi e apprezzarsi per quello che si è. Facile a dirsi, molto meno facile a farsi.

Il nostro comportamento, il modo che utilizziamo per approcciare gli altri e, in generale, ogni nostra azione sono frutto delle opinioni che abbiamo maturato nel tempo e che spesso si sono formate durante la nostra gioventù come risultato dell’educazione famigliare e scolastica.

Se l’ambiente nel quale abbiamo sviluppato le nostre capacità di socializzazione ci ha fornito validi modelli, equilibrati messaggi di conforto, positivi incoraggiamenti e un clima affettivo sereno, probabilmente diventeremo adulti sicuri e ottimisti riguardo l’esito delle nostre scelte e il nostro futuro.

Ma alcuni messaggi, ricevuti soprattutto durante l’adolescenza, possono aver avuto conseguenze sul nostro comportamento adulto e generato insicurezze profonde legate al concetto di sé. Sono tali insicurezze che, ad esempio, fanno adottare atteggiamenti di finta modestia a fronte di un buon risultato conseguito. Frasi come “non fare il presuntuoso, non essere superbo, la modestia è una grande qualità”, ci possono portare a considerare l’orgoglio come un sentimento dal quale rifuggire, anche quando sarebbe più che giustificato.

Tali condizionamenti possono influenzare notevolmente la nostra capacità di instaurare relazioni interpersonali soddisfacenti. Ad esempio, possono farci attribuire un’importanza eccessiva all’approvazione altrui - dai familiari ai collaboratori – che porterà inevitabilmente ad atteggiamenti di eccessiva arrendevolezza. Il desiderio di piacere agli altri non è di per sé negativo, ma non deve indurci a indossare tante “maschere” quante sono le persone che incontriamo senza mai trovare la forza di esprimerci con naturalezza e originalità.

Il passato non deve essere considerato come la fonte di tutti i nostri guai attuali e non dobbiamo cadere nella trappola di continuare a imputare agli altri le nostre fragilità e ansie. È consigliabile evitare di continuare a guardare indietro e incominciare ad adottare un nuovo punto di vista fondato sul considerare il nostro passato come fonte di esperienza, ricchezza, bellezza, verità e saggezza che ci ha permesso di essere noi stessi.

Per stare bene, dobbiamo provare a orientarci maggiormente al presente, perché è l’unico tempo che abbiamo realmente a disposizione. Se viviamo continuamente volando con la mente attraverso il tempo, ora per ricordare con nostalgia il passato o per rimuginare su qualche errore, ora per preoccuparci del futuro, finiremo per trascorre l’esistenza “assenti”, estraniati dall’unico tempo in cui possiamo in realtà vivere.

Cominciamo con il pensare ogni tanto a noi stessi, non alla guida della nostra auto fermi in mezzo al traffico, ma regalandoci un periodo di tempo per riflettere - in un luogo appartato e confortevole - su come siamo fatti in termini di carattere e personalità, sulla nostra esistenza, sulle scelte che stiamo per compiere, su ciò che desideriamo.

Adottare uno stile di comunicazione assertiva si basa, prima di tutto, proprio su un buon rapporto con se stessi, generato dal conoscersi e dal confidare sulle proprie qualità e positività e, nel contempo, individuare quelle aree deboli della personalità e del comportamento che possono diventare oggetto di miglioramento. Questo lavoro di analisi è necessario per presentarci a noi stessi in una luce favorevole e raggiungere un’intima conoscenza e consapevolezza del proprio valore, purché fondata sulla realtà dei fatti: se fingo di possedere doti che non ho sono vanaglorioso, ma se mi piacciono le doti che possiedo ho solo stima in me stesso.

in definitiva, se non piaci a te stesso lo rivelerai con tutto il tuo comportamento e anche agli altri sarà difficile guardarti in modo favorevole: è il primo passo sulla strada dell’assertività.

A cura di Bruna Ferrarese
Autrice di Comunicazione Assertiva

Come migliorare i rapporti con le persone tramite la capacità di ascolto

Martedì, Settembre 7th, 2010

Chiarissimo ColacciTi è mai capitato di dire ad una persona che conosci di aver comprato una casa nuova? E lui che ti dice? Forse ti chiede com’è? Forse si informa sulla tua soddisfazione?

NO! Egli ti interrompe subito e ti dice:“Guarda, anch’io ho comprato una casa per le vacanze in un posto bellissimo. E’ circondata da un parco meraviglioso in cui la mattina vado a correre. Mia moglie è entusiasta di questa nuova casa e frequentemente invita gli amici per passare bellissime serate insieme al fresco.”

Questo è il classico esempio di mancanza di rispetto e assenza assoluta di capacità di ascolto. La persona non è interessata a quello che gli stai dicendo e cattura la tua attenzione sulle sue questioni personali. Ora, se una simile situazione ti capita con un tuo amico, allora potrai provare un sentimento di sconforto, di antipatia verso la persona. Ma se la cosa capita nell’ambiente di lavoro, allora gli effetti possono essere deleteri per i rapporti tra le persone.

Fortunatamente, sono pochi i leader che dimostrano di non possedere un atteggiamento di rispetto verso i loro collaboratori. Oggi, la maggioranza di essi ha capito che per motivare al massimo le persone devono avere nei loro confronti fiducia, interesse verso la loro situazione personale e capire quali sono le loro aspettative. E sopra ogni altra cosa devono avere la capacità di ascolto.

I principali comportamenti per un ascolto efficace, sono:

Guardare la persona che parla: non rivolgere il tuo sguardo altrove mentre ti sta parlando.

Manifestare interesse: dimostrerai di essere un buon ascoltatore solo se sarai veramente interessato a quello che la persona ti sta dicendo.

Fare domande: solo attraverso le tue domande, il tuo collaboratore capisce che lo stai ascoltando.

Non interrompere: lascia finire la frase alla persona prima di intervenire. Non parlare anche tu mentre parla lui. Rifletti: perché abbiamo due orecchie e una sola bocca?

Questo è quello che deve fare un buon Leader: avere rispetto e interesse verso i suoi collaboratori. Solo attraverso la conoscenza profonda di una persona, potrai essere i grado di motivarla realmente.

Adesso, fatti queste domande:
Conosci veramente le persone che ti circondano?
Conosci le loro aspettative?
Dimostri rispetto e interesse quando parli con loro?

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di Leader si Diventa, L’Impresa Efficiente, Il Team Vincente

Stephen M.R. Covey e la sfida della fiducia

Sabato, Dicembre 12th, 2009

Ciao ragazzi, vengo da un’esperienza davvero incredibile: l’incontro di formazione con Stephen M.R. Covey.

Stephen MR Covey, come molti di voi sapranno, è co-fondatore e CEO di CoveyLink. E’ un oratore coinvolgente e molto preparato e un consigliere richiestissimo, oltre ad essere il guru sulla fiducia, la leadership, l’etica ed i risultati eccellenti.

Come vi dicevo, Covey ha tenuto per la prima volta in Italia, l’11 ed il 12 dicembre a Roma, il corso di formazione “Business alla Velocità della Fiducia”ed io non ho voluto perdere l’occasione di partecipare all’incontro con questo grande leader.

Stephen Covey e Giacomo Bruno

Stephen Covey e Giacomo Bruno

Grazie a Max Formisano che ha organizzato l’evento, ho potuto assistere a delle giornate davvero entusiasmanti e ad essere partner dell’evento con la Bruno Editore.

Ho pensato fosse giusto investire il mio tempo in un progetto in cui credo molto.

Oltre ad essere comprovato dai fatti, credo che il metodo di Covey per far crescere le aziende basato sulla fiducia, sia davvero vincente. Infatti, applicando le sue regole si riesce concretamente a migliorare il proprio business migliorando le relazioni con i clienti e con le persone che lavorano per e con noi.

Investire su un ambiente di lavoro basato appunto sulla fiducia, elimina alla radice ogni problema di atteggiamento ostile, il che si traduce in minor perdita per risolvere i conflitti e maggiore velocità.

Questi principi tra l’altro sono totalmente universali e possono essere applicati ad ogni aspetto della vita e migliorarla.

E’ stato un corso che ha entusiasmato tutti: dal sottoscritto ai colleghi seduti accanto a me come Roberto Re, Alfio Bardolla, Nello e Mody Acampora e tanti altri.

A cura di Giacomo Bruno
Direttore dell’Osservatorio Ebook

Ps: scarica il free-ebook “Business alla velocità della fiducia

Come imparare a fidarsi degli altri

Lunedì, Ottobre 19th, 2009

Una delle regole fondamentali per stringere amicizie positive è credere negli altri, perché la fiducia non solo ci rende persone migliori, più aperte, comprensive, responsabili, ma consolida anche le nostre relazioni. La diffidenza, al contrario, le distrugge.

Stare sulla difensiva perché, sulla base di esperienze passate, pensiamo che coloro che ci circondano vogliono essere nostri amici solo per interesse o per farci del male, può limitarci moltissimo sul piano umano, spingendoci ad accusare il mondo di tramare contro di noi. Chi si avvicina percepirà il timore o il sospetto d’inganno e reagirà di conseguenza, anche quando era animato dalle migliori intenzioni.

Naturalmente se da una parte confidare negli altri ci espone al rischio di essere traditi o delusi, dall’altra spinge queste persone ad agire correttamente per ricambiare la fiducia che gli abbiamo concesso. E’ una strada a doppio senso: l’essere affidabili induce gli altri a fidarsi, e contemporaneamente la fiducia ricevuta genera l’affidabilità.

La diffidenza crea una barriera alla comunicazione e, di conseguenza, all’instaurarsi di un rapporto d’amicizia. Chi non si fida degli altri non ha fiducia in se stesso, dunque non è in grado di coltivare delle amicizie gratificanti, basate sull’onestà e la sincerità, perché non si rende degno a sua volta della fiducia e del rispetto altrui.

A questo proposito può tornare utile un esercizio molto usato nei corsi di formazione, chiamato TRUST FALL. Si può praticare sia all’aperto come catalizzatore di fiducia, sia al chiuso per rompere il ghiaccio con chi ancora non si conosce bene. La procedura classica è mettersi a circa un metro di distanza, braccia aperte e gambe tese, pronunciare la frase “Pronti a cadere” mentre chi sorreggerà il compagno dirà “Pronto a ricevere”.

A quel punto ci si lascia cadere senza piegare le gambe, altrimenti si ricomincerà daccapo. Chi riceve infilerà le braccia tese sotto le ascelle e ammortizzerà la caduta con le proprie gambe. Si tratta di un esercizio efficace, che insegna a fidarsi degli altri, ma soprattutto di se stessi contribuendo a cambiare il proprio modo di rapportarsi agli altri.

A cura di Marina Roveda
Autore di “Le Regole dell’Amicizia

Quando gli amici cambiano con noi

Mercoledì, Agosto 12th, 2009

Avete mai fatto caso che tutti i vostri amici sono diversi tra di loro? Se la risposta è sì, vi siete chiesti il perché?

La risposta è che si tratta di una faccenda piuttosto sottile, su cui a volte riflettiamo poco. Il fatto è che noi, in primis, non siamo mai identici a noi stessi, perché nemmeno la vita lo è: come sosteneva Eraclito, il filosofo del divenire e del “tutto scorre” (panta rei), nessuno può bagnarsi due volte nelle acque dello stesso fiume. Inoltre, ognuno di noi si forma e si modella in base alle esperienze che vive, alle circostanze che in alcuni casi lo portano a chiudere un ciclo per aprirne ineluttabilmente un altro, trovando in se stesso la forza di ricominciare. Gli amici risentono di tutto ciò e, di conseguenza, cambiano.

Ci sono quelli storici, quelli “circostanziati”, quelli che restano tali solo per un tratto di strada. E con ognuno di loro, anche se non ce ne rendiamo conto, siamo diversi, e ci poniamo in modo diverso.
Gli amici del cuore, per esempio, sono quelli che resistono nel tempo, alla lontananza fisica, al cambio di città, alle metamorfosi a cui spesso siamo costretti per sopravvivere. Sono quelli della giovinezza, dei banchi di scuola, della grande avventura di crescere insieme. Fanno parte di noi perché sono noi stessi, sangue, ossa, pensieri ed emozioni. Persino quando le rispettive strade si dividono per scelte personali, lavoro, successi e insuccessi, basta una parola, una battuta, ed è come se il tempo non fosse trascorso mai. E spesso qualcuno di loro diventa un buon amico anche quando entriamo nell’età adulta.

Gli amici circostanziati sono invece quelli del dopo, quando ormai si è diventati grandi e si è più cauti, più sospettosi, meno portati agli slanci improvvisi, amicizia inclusa. In questi casi la scintilla può scattare perché si condivide uno stile di vita, per motivi professionali,  per un hobby o perché si pratica insieme uno sport. Può bastare anche un identico stato anagrafico: l’essere single, oppure in coppia con figli. Queste persone ci permettono di esprimere una parte della personalità di cui magari non siamo ancora consapevoli, ma che è già pronta ad emergere. Quindi il loro compito è facilitare la nostra crescita.
Gli amici che vanno e vengono, infine, sono quelli che appaiono e scompaiono, magari perché la loro vita si è caricata  di altre novità, passioni, affetti. Con loro abbiamo una buona intesa, che resta però confinata nella sfera della superficialità, nonostante ci sia un fondamento di affetto profondo. Il legame può interrompersi quando vogliamo incanalarli in un contesto meno anarchico, ritmato da incontri precisi, perché nulla spegne il piacere di vedersi e sentirsi come l’obbligo, il dovere, i sensi di colpa. L’amicizia, infatti, va coltivata e alimentata dalla libertà,  da quel bellissimo ed emozionante scegliersi reciprocamente ogni volta.
L’intermittenza fisica, insomma, conta poco: conta piuttosto la presenza, comunque e in ogni caso, nel nostro cuore.
Provate a riflettere su quanto vi ho appena detto e, se vi fa piacere, lasciatemi un commento. Alla prossima.

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”