amministrazione aziendale

Pianificare la richiesta di fido per la crescita aziendale

Giovedì, Febbraio 12th, 2009

L’episodio che vado a raccontare si riferisce a realtà  ma serve semplicemente per arrivare alla questione che la crescita aziendale va finanziata bene.

Nel giugno 2008  intravedendo la crescita dell’azienda di un mio cliente gli dico che sarebbe opportuno  andare a  chiedere un aumento dei fidi  commerciali (anticipi su fatture e ricevute bancarie) alla propria banca o meglio sarebbe aprire  il conto corrente in un altro Istituto di credito  in maniera tale da dividere  il rischio anche per non dipendere solo dalle decisioni di un Istituto bancario.

Il cliente titolare di una piccola impresa individuale estremamente affidabile, è titubante in quanto non  vuole gestire 2 banche e continua per la sua strada  con un solo Istituto il quale gli concede un piccolo aumento di fido secondo me poco significativo per la futura copertura del suo fabbisogno.

Nel Settembre 2008 ribadisco il concetto, ma ecco che nel dicembre 2008 il mio cliente si ritrova che non ha i soldi per prendere lo stipendio e pagare i fornitori poiché a sua volta primari clienti che sino a poco tempo prima, (prima della cosiddetta CRISI), pagavano con puntualità ora  per vari motivi ritardano a pagare. Poiché il mio cliente non ha richiesto adeguati fidi ora si ritrova a dover
chiedere per favore alla sua banca di anticipargli le ricevute bancarie extra fido.

Ok, VA BENE! Ma questo cosa comporta, vuol dire che la sua Banca è brava???

Certo!!!!  I funzionari sono  più che disponibili e gentili e senza dubbio, ma se un fido non è autorizzato e si va extra fido anche per qualche giorno, viene applicato un tasso superiore e l’impresa si ritrova dei costi in più non previsti.
Per esempio si può passare da un 7% ad  un 10-11-12%, ed il costo grosso è la Commissione di Massimo Scoperto che passa magari da un 0,25% a un 1%  il che si traduce in centinaia di euro a seconda del saldo scoperto  da pagare in più di quanto si sarebbe pagato se il tutto fosse stato preventivamente autorizzato.

Comunque, per concludere la storia, nel mese di gennaio è stato dato l’incarico all’ impiegata amministrativa della piccola impresa di fare in maniera di aprire un altro rapporto di affidamento bancario.

Il messaggio che vorrei arrivasse è dunque che i fidi bancari dovrebbero avere un  utilizzo pianificato, ed il tutto dovrebbe andare di pari passo con la crescita aziendale.

Fammi sapere le tue impressioni…

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

Crisi di liquidità e Scoperto di conto corrente!!! Procedere con cautela

Lunedì, Febbraio 9th, 2009

Verso la fine del 2006 vengo presentato a 2 titolari di una piccola attività, marito e moglie.

Il problema era che le banche non gli davano più fido di quanto già concesso, anzi queste stavano richiedendo il rientro. In poche parole la piccola impresa era in grave crisi di liquidità.

La mia consulenza continuativa si è protratta ,come da preventivo, per circa 1 anno.
I risultati sono stati molto buoni, poiché dopo anni di perdita che hanno portato la piccola azienda ad una pesante situazione finanziaria, nel 2007 l’azienda è andata in utile e nel 2008 ha continuato ad essere in utile ed in miglioramento.

Le ricette sono state la diminuzione delle scorte, maggiore attenzione agli acquisti, previsioni finanziarie e controllo con budget per i costi e il tutto col mantenimento dei ricavi previsti.
Il tutto naturalmente è stato seguito nei minimi dettagli e proporzionato alle dimensioni aziendali.

Terminato il mio periodo di consulenza previsto, il titolare, persona estremamente corretta, che comunque non poteva sempre pagare nei tempi giusti, mi dice che non sopporta l’idea di avere un debito nei miei confronti e in ogni caso mi conferma che periodicamente mi avrebbe chiamato per verificare se tutto stava funzionando come da programmi.

Io ero d’accordo con lui poiché avere dei crediti vecchi da riscuotere mi metteva a disagio.
Avrei potuto anche prenderla come un pretesto da parte del cliente per svincolarsi della mia consulenza ma gli ho voluto credere, non avendo motivo di dubitare dei risultati positivi.

Periodicamente sono stato chiamato a controllare ciò che veniva fatto e per mia soddisfazione ciò che avevamo pianificato stava avvenendo. Le banche che fino a poco tempo prima gli avevano chiuso le porte, cominciavano a riaprirle anche se a piccoli passi.

Nel 2008 continuo sistematicamente ad andare dall’ex cliente, ormai amico a dare sporadicamente dei miei pareri e a visionare i bilanci periodici che gli stampa il suo commercialista .

Nel novembre  2008 il Titolare mi chiama e mi dice:
“Lo sai che la Banca alla quale mi sono rivolto per una richiesta di aumento fido mi ha proposto di fare un finanziamento per il totale rimborsabile in 3 anni?”

A quel punto io dico:
“Per forza sei stato per troppo tempo sopra 80% di utilizzo del fido accordato e loro ti vogliono dare un finanziamento più adeguato”.

Andiamo in banca, ed in effetti scopo della Banca era chiudere lo scoperto di conto continuando col rapporto dandogli un finanziamento più adeguato, poichè il cliente anche se, sempre nei fidi accordati, è sempre stato vicino all’utilizzo del tetto massimo e non riesce a scendere.

A quel punto nel colloquio con il Direttore una volta appreso le intenzioni dell’Istituto Bancario noi abbiamo presentato la ns. controproposta……

Morale del racconto:

Già in altri miei racconti il finale è stato grossomodo questo ,ma simile realtà è più che mai attuale:

  • E’ sempre più difficile ottenere scoperti di conto
  • Occorre fare attenzione a non stare troppo tempo al massimo di utilizzo del fido senza muoversi poiché ormai questa forma di finanziamento è sempre meno gradita agli Istituti di Credito.
  • Lo scoperto di conto dovrebbe servire quasi esclusivamente a far fronte a temporanee necessità di cassa. Se stai sempre utilizzando il fido di conto corrente significa con molta probabilità che difficilmente riesci a rientrare dello scoperto quindi presumibilmente non è la forma di finanziamento più adatta . Nel caso in esame, la banca ha proposto un finanziamento rimborsabile poiché cominciavano a vedersi gli utili infatti gli anni precedenti sarebbe stato improponibile . Alla fine poi questa operazione è anche un buon consiglio e da un punto di vista economico al cliente conviene perché sicuramente i tassi sono migliori dei finanziamenti a breve termine.

Per le imprese lo scoperto di conto è importante per avere un polmone finanziario, il consiglio è però di farlo nelle proporzioni giuste e pianificare bene le entrate e le uscite.

Se hai provato cosa vuol dire stare scoperto di conto probabilmente so bene quale potrebbe essere le tua obiezioni, le conosco sia come cliente bancario sia come consulente di aziende.

E tu cosa ne pensi, lasciami un tuo parere

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

Il “linguaggio dei bancari” - Non sempre è facile capirlo

Mercoledì, Dicembre 10th, 2008

Prendo spunto da questo divertente Video di Enrico Brignano, Puntata Di Zelig del 24-11-2008,

per descrivere un episodio che mi è capitato che non è del tutto lontano da questa scena.

Nell’estate 2008 un mio Amico/cliente di nome Gianni mi chiede di accompagnarlo presso una Banca e di seguirlo per l’apertura di un nuovo conto corrente bancario con relativa pratica di richiesta di fido per la sua impresa.

In un primo colloquio con la funzionaria di riferimento, Gianni legge le condizioni che vengono applicate alla sua ditta dal nuovo Istituto di Credito, chiedendo che gli venissero applicati i tassi e le spese del precedente conto bancario.

Naturalmente in fase di apertura viene detto dall’Impiegata che sarà fatto il possibile per poter adeguarsi a tali condizioni.

In seguito all’apertura, subito dopo le prime operazioni, cominciarono ad arrivare le contabili nelle quali le spese non erano quanto avrebbero dovuto essere.

Gianni mi incarica di andare presso la “nuova banca” per ricontrattare le condizioni dicendo che se l’Istituto non si sarebbe adeguato a ciò che era stato richiesto la sua Ditta avrebbe chiuso immediatamente il rapporto di conto corrente, poiché veniva meno la convenienza per la sua azienda.

Dopo varie “peripezie” la funzionaria vuole chiamare al telefono il cliente per spiegargli cosa era successo.
Mentre i due parlavano a ma veniva da sorridere poiché la signora seppur indubbiamente preparata e tecnicamente molto brava, parlava in maniera troppo “Bancaria”.

Io ero sicuro che Gianni non avrebbe capito tutto ciò che Ella diceva, non perchè il mio amico non è preparato o colto, anzi, è un Ingegnere informatico ed è titolare di azienda con dipendenti e collaboratori, ma perchè lei parlava di rating, spread, indici di bilancio, centrale rischi, scoring e dava per scontato che lui sapesse tutti i significati dei termini tecnici.

Alla fine della telefonata Lei mi dice “OK è tutto chiarito”.
Io dico “ BENE”

Esco dall’ufficio non passano nemmeno 3 minuti che mi chiama Gianni e mi dice: “ma che diamine ha detto??? Ho capito qualcosa ma me lo puoi rispiegare?”

Dopo varie ricerche di ciò che era successo la spiegazione della responsabile dell’Istituto è stata che non hanno potuto mantenere le condizioni in quanto il RATING (valutazione del merito di credito) che gli assegnava la Banca sulla base dei redditi dell’anno precedente e del bilancio, era troppo basso per poter applicare le ottime condizioni che la sua banca storica già gli applicava.

Come pensi sia andata a finire??

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

Come trovare i costi nascosti in Azienda

Venerdì, Novembre 14th, 2008

Uno degli argomenti che mi ha appassionato e che ho provato a implementare in alcune aziende è stato l’utilizzo dei Costi della Non Qualità per scoprirne i costi nascosti.

I Costi della non qualità: sono quelli derivanti da inconvenienti,da non conformità.

A mio parere, troviamo il succo di questo sistema  in questa bellissima definizione:

“Gli insuccessi interni sono il prodotto di quello che spesso viene definito “lo stabilimento nascosto”, in quanto di essi non si ha sentore all’esterno. Tuttavia l’entità di tali insuccessi e dei costi relativi è in molti casi rilevante e la loro riduzione costituisce un’occasione notevole di miglioramento del reddito aziendale (“l’oro nella miniera”)
(Fonte: Quanto costa la qualità –Carlo Baù-AldoMerico-)”

Ho iniziato questo post parlando al passato perché ho trascurato momentaneamente questo sistema, infatti ho spostato il mio Focus sulla pianificazione aziendale economica e finanziaria.

Per questo sistema, che ho sempre avuto a cuore, ho deciso di fare nuovi tentativi e di ripromuoverlo, dopo aver letto la “ Nuova Legge di Attrazione” di Viviana Grunert e Giacomo Bruno, riscoprendo l’importanza di guardare al passato come fonte di risorse.

Scoprire il sistema dei Costi della Non qualità oltre ad essere utile è anche molto gratificante e talvolta motivante anche per il personale aziendale.
Pensa se ci permettessero di implementare tale sistema negli Enti Pubblici quanto risparmio per la collettività potrebbe saltarne fuori.

In una delle piccole aziende meccaniche in cui ho implementato il sistema di controllo dei “Costi della Non Qualità”, si  arrivò a quantificare in soldi quanto l’impresa gettava via per le inefficienze e gli sprechi.

Sono cifre di tutto rispetto e in percentuale basandomi proprio sul caso reale in questione si andava mediamente intorno al 2 %-2,5% del fatturato

Tra l’altro chi ha già la certificazione ISO9001 alcune misurazione le fa già quindi tirare fuori i numeri è più semplice .

Ma in cosa consistono queste misure?

Faccio un brevissimo riepilogo di quelle che potrebbero essere le misurazioni dei costi per poi adattarli a quasi tutte le realtà anche di diversi settori

Facciamo un esempio pratico come spesso capita di vedere

a) Un ritardo di consegna di merce determinate da parte del fornitore, procura un fermo produzione,
b) Reclamo dal cliente che non si vede consegnare il lavoro in tempo e ci applica una penale
c) Dobbiamo sostenere anche una serie di perdite di tempo da parte del nostro personale per sollecitare tramite telefono ,fax e-mail i materiali in ritardo
d) Dobbiamo sostenere costi extra di trasporto,
e) Quando arriva la merce, occorre anche fare gli straordinari  per diminuire i costi di penale e rischiare di perdere anche il cliente

A quanto ammontano i Costi nascosti???
Occorre conteggiare tutti i costi extra che in una situazione normale non ci sarebbero stati, misurando le ore perse, i materiali scartati, i costi doppi:

Questa è la realtà e purtroppo ancora la maggior parte delle aziende non sa con esattezza quanti soldi butta via in questo modo.

E tu hai mai provato a misurare i tuoi sprechi o quelli che gli altri ti procurano?

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

Non bisogna correre dietro ai soldi!!

Giovedì, Ottobre 23rd, 2008

Il tema della attuale  crisi finanziaria è spesso affrontato per chi ha il denaro investito o chi li ha da investire.

Dei finanziamenti e prestiti invece cosa si dice? Innanzitutto sembrerebbe che i provvedimenti presi dagli stati non migliorano la stretta creditizia senza precedenti che stanno attuando le banche.

Di conseguenza l’accesso al credito di famiglie ed imprese resterà difficile. Ma come?

Per essere espliciti sono stati spesi i soldi per strappare al pericolo le grandi banche, spesso responsabili della crisi. Questo porterà  meno soldi per aiutare  le imprese in affanno ed i lavoratori che perderanno o hanno perso il posto di lavoro.

In un periodo di crisi buia come quell’attuale, per le banche dare prestiti diventa più costoso, infatti la selezione della qualità del cliente è la prima contromisura che viene presa.

In queste ultime due settimane ho incontrato per 2 clienti diversi 2 stimabili funzionari bancari di Istituti differenti e tutti e 2 inaspettatamente per me, hanno consigliato ai loro clienti, pur contro il loro interesse, di non basarsi solo sugli affidamenti concessi dalla loro banca!

Finalmente qualcuno dice quello che io ho sempre sostenuto ed ho anche  scritto in “Amministrare l’Azienda”, in sostanza mai basarsi, soprattutto nei periodi” magri”, solo su una banca.

In conclusione occorre quindi tenere sotto controllo la propria valutazione (rating) e tenere come base questo insegnamento di Aristotele Onassis:

“Non bisogna correre dietro ai soldi bisogna andargli incontro”

E tu sei d’accordo? Aspetto un tuo commento!

A Cura di Patrizio Gatti,
Consulente di direzione aziendale
,
Autore di “Amministrare l’Azienda”

E’ vero che le banche prestano i soldi a chi ha i soldi?

Giovedì, Ottobre 9th, 2008

Sembra una cosa assurda, purtroppo, anche se in maniera diversa, la sostanza è grossomodo quella scritta nel titolo.

Più che dare i soldi a chi ha i soldi, l’affermazione corretta è dare i soldi a chi può dimostrare di avere una capacità di reddito per  poter rimborsare i finanziamenti.

Il richiedente deve avere adeguate garanzie per poter assicurare la banca, che se il debitore non paga, l’Istituto potrà rivalersi su altri beni..

Quindi se chiedi un finanziamento devi avere o redditi abbastanza buoni che dimostrino di poter pagare il finanziamento, oppure garanzie adeguate che possono consistere in immobili, soldi liquidi, magari (come piace ai finanziatori) investiti in obbligazioni  della banca finanziatrice, oppure  fideiussioni di terze persone (genitori, nonni, parenti,) che abbiano un reddito o patrimonio tale da lasciare tranquilla la banca.

Per quanto riguarda le aziende occorre sapere che dal 01.01.2008 è entrato in vigore. L’accordo di Basilea  2 che ha introdotto la novità che la Banca per decidere se dare credito o no all’impresa  dovrà  misurare le rischiosità  attraverso lo strumento del RATING (valutazione del merito creditizio)

Per l’assegnazione del Rating  assumono importanza il tipo di informazioni ottenute dalle imprese che possono essere ricavate dal bilancio di esercizio dalle dichiarazioni dei redditi, dal comportamento dell’andamento bancario e in misura inferiore dalle valutazioni di  business plan, budget economici e finanziari e dati informativi personali.

Come devono muoversi le imprese ?

Ciò che fa la differenza è la gestione finanziaria che non dovrebbe  essere fatta occasionalmente, ma in maniera regolare, i finanziamenti non vanno mai chiesti all’ultimo momento o almeno io lo sconsiglio sempre ..

L’impresa tramite una programmazione finanziaria deve puntare ad avere sempre gli affidamenti giusti per avere di continuo a disposizione i soldi in maniera da evitare di andare in extrafido, che penalizzerebbe il ns. Rating e  di conseguenza la ns. capacità di credito e il ns. costo del denaro.

A Cura di Patrizio Gatti, Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”