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Intermarket analysis: metodologie e applicazioni

Borsa

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155Salve cari lettori, oggi vi scrivo il primo articolo dell’anno, e proprio in tale occasione vorrei parlarvi di un argomento totalmente nuovo; si tratta di un’ulteriore analisi, che ha un nome diverso ma che io classifico come strumento macroeconomico: si tratta dell’intermarket analysis.

L’analisi intermarket consiste in uno studio complessivo di tutta la Borsa e del mercato economico in generale. E’ come un’analisi benchmarking, solo che invece di mettere a confronto singoli titoli o indici si mettono a confronto interi mercati. Ad esempio, verificando il semplice andamento del mercato delle valute si può facilmente intuire l’andamento delle commodities, in quanto sono strettamente dipendenti l’uno dall’altro.

Iniziate a capire ora di cosa si tratta? In parole povere il mercato visto in un contesto generale è l’insieme di più mercati inter-operativi, e in quanto tale questi mercati si influenzano a vicenda a seconda del loro andamento. Infatti un mercato in salute conserva sempre un certo equilibrio tra i suoi organi, mentre un mercato in crisi si riconosce dal totale disequilibrio delle parti.

Gli elementi da tenere sempre d’occhio sono:

  1. L’andamento dei tassi di interesse;
  2. Il dollaro USA;
  3. Il mercato delle commodities;
  4. Il mercato obbligazionario;
  5. Il mercato azionario.

Ognuno di questi mercati è strettamente connesso l’uno con l’altro, e l’andamento di uno può influenzare anche drasticamente quello di un altro. L’intermarket analysis fornisce importantissime previsioni, e può permettere all’operatore di intuire preventivamente delle controtendenze importanti. Oltre a ciò l’intermarket analysis può dare degli ottimi segnali di timing sia ad operatori in opzioni, sia ad operatori in azioni.

Si tratta di un’eccellente analisi per capire la logica del mercato e con quale cognizione di causa esso globalmente si muove, perché se pur un individuo è un operatore a breve termine, deve comunque capire cosa sta sotto l’euforia del mercato, altrimenti è come giocare alla cieca, e a dir la verità anche come un dilettante.

Ora ci concentreremo più approfonditamente sui rapporti tra questi mercati e come si influenzano reciprocamente. Io definisco gli amministratori delle banche centrali i sovrani della finanza nazionale, nel caso della Federal Reserve USA i sovrani della finanza mondiale. Ciò perché le banche centrali hanno il potere di variare il tasso di riferimento, che a sua volta influenza i tassi interbancari e i tassi di interesse al pubblico retail.

La variazione dei tassi di interesse ha inevitabilmente un impatto positivo o negativo per il mercato delle valute, e precisamente un aumento dei tassi di interesse secondo la teoria tradizionale (lasciando perdere le teorie dei monetaristi) provoca una diminuzione del potere d’acquisto del dollaro, mentre al contrario una diminuzione dei tassi provoca un aumento del potere d’acquisto del dollaro. Per verificarlo basta prendere in considerazione l’andamento del tasso di riferimento e l’Us Dollar Index oppure il cambio USD/EUR.

A sua volta il dollaro influenza il mercato della Borsa merci. Infatti prendendo in considerazione ad esempio l’indice della Goldman Sachs, ossia il Goldman Sachs Commodity Index, che raggruppa  un totale di 22 merci, quest’ultimo si muoverà nella direzione opposta a quella dell’Us Dollar index. Così ad un aumento del potere d’acquisto del dollaro corrisponde un indebolimento del mercato delle commodities, mentre ad una diminuzione del potere d’acquisto del dollaro corrisponde un rafforzamento del mercato delle commodities.

A sua volta il mercato delle commodities influenza in maniera considerevole il mercato finanziario, infatti esiste una stretta relazione tra Borsa merci e Borsa valori. Le commodities hanno un’influenza particolare sul mercato obbligazionario, infatti un aumento delle commodities comporta un indebolimento del mercato obbligazionario. Per verificarlo basta confrontare (benchmarking) sempre l’indice della Goldman Sachs riferito alle commodities con i buoni ordinari del tesoro, i Treasurys Bonds a 10 anni sono più che adeguati.

Per quanto concerne il mercato azionario occorre fare un frazionamento intra-market tra settori ciclici e non ciclici o difensivi. Infatti i settori ciclici come i finanziari o gli industriali, si muovono parallelamente al mercato obbligazionario e specularmente a quello delle commodities, basta confrontare il Goldman Sachs Commodity Index ed il Dow Jones Average Industrial. Mentre i settori difensivi, i produttori di beni primari per intenderci (ad esempio gli energetici), ad un aumento delle commodities reagiscono positivamente aumentando anch’essi la loro quotazione.

Questi sono gli aspetti generali dell’intermarket analysis, essa può davvero dare una visione chiarissima del mercato e del suo andamento futuro. Questa tipologia di analisi deve essere utilizzata almeno una volta al mese da qualunque operatore di Borsa, e cioè sia da operatori in opzioni, che in futures, che in azioni ed ETF, e anche e soprattutto da investitori in mutual funds (fondi comuni) ed indici.

A Cura di Giovanni Romano,
Autore di “Il professionista delle opzioni“

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

5 commenti

  1. Ciao Giovanni, molto chiaro e diretto il tuo articolo. Esistono effettivamente dei momenti in cui l’analisi intermarket è molto importante e va tenuta in considerazione sia nelle scelte di investimento che di speculazione di breve periodo. Se ti fa piacere inserisco il tuo articolo (e magari altri futuri) nel mio blog. Ciao e buon trading!

  2. Ciao Giovanni,
    complimenti per l’articolo. Davvero interessante, anche se ho letto molto sulle opzioni mi hai fatto venir la voglia di leggere il tuo libro 🙂

    Ciao

  3. Grazie mille ragazzi, per qualsiasi chiarimento potete contattarmi sul mio blog, sono sempre a vostra disposizione.

    Nicola grazie della proposta. Certo che mi farebbe piacere se tu postassi i miei articoli sul tuo blog, nessun problema. Grazie

  4. Vorrei integrare quanto proposto nell’articolo, con un paio di considerazioni.

    Le interrelazioni tra mercati sono spesso storicamente contingenti e determinate, nel senso che, in periodi diversi, cambia la natura delle stesse.
    Talora può esservi correlazione diretta, talora inversa, cioè un indice sale e l’altro scende.
    Spesso poi non c’è correlazione.

    Questo grado di correlazione può essere misurato tramite specifici indicatori matematico -statistici, come l’R quadro, e talora si mette in evidenza anche un’eventuale assenza di correlazione.

    Questa varietà di comportamenti consegue alla natura dei mercati finanziari.

    Il funzionamento di questi ultimi, infatti, per quanto teorizzato, spesso incontra diverse variabili, che determinano il mutare di quella che può essere una tradizionale forma di correlazione.
    Cosideriamo, ad esempio, il rapporto tra azioni ed obbligazioni.
    Prima di una fase recessiva, di solito dovrebbe volgere al ribasso l’indice obbligazionario, a causa di un paventato aumento dei tassi di riferimento, quale espressione di un culmine di una fase economica espansiva, cui dovrebbe far seguito il ribasso azionario, quale anticipatore di una fase recessiva.
    Comportamento simmetrico ed opposto dovrebbe riguardare il termine di fasi ribassiste dei mercati.
    MA non sempre è così, e questo, evidentemente, dipende dal fatto che ogni fase economica ha le sue precise peculiarità, che possono far “deviare” le correlazioni dai binari teoricamente prevedibili.

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