La forza delle passioni appassionanti

Essa ha una vibrazione energetica molto alta ed è capace di mettere in moto emozioni intense ed azioni che “lasciano il segno” (pensate alle persone o voi stessi che diventate improvvisamente capaci di superare ostacoli mentali o pratici giudicati insormontabili, spinti proprio dal seguire una vostra passione, es. un hobby o un’attività in cui credete intensamente e per la quale volete puntare al successo).
A causa di questa connotazione esiste un (ingenuo?) timore nei confronti della persona appassionata perché può diventare difficilmente controllabile. Si tratta di un condizionamento sociale che induce alla moderazione delle passioni e delle emozioni “adrenaliniche” e questo può limitare la libera espressione di una persona.
La passione a volte è guardata con diffidenza… perché è “indisciplinata”.
Quando si vive un evento con passione la mente può andare in corto circuito, è vero. Questo, però, non vuol dire “perdere il senno della ragione”, ma semplicemente permettere l’espressione di capacità e facoltà che sono maggiormente collegate con le funzioni del nostro emisfero destro (preposto alle funzioni analogiche, creative, intuitive).
In realtà, la vera passione combina insieme intelletto e sentimento, ragione ed intuizione. Ad esempio, in un momento di intensa creatività è necessario l’intervento della razionalità perché questo turbine interiore possa uscire dal mondo immaginativo per esprimersi in un linguaggio comprensibile. In genere, la creatività è frutto di una passione ed ha bisogno di questa forza per esprimersi.
In tal senso, la passione esprime l’energia della forza vitale che è in commensurata.
Quando ci appassioniamo a qualcosa riusciamo ad essere interamente centrati nella nostra forza vitale.
Forse vi starete chiedendo come si fa a provare passioni intense.
- Il primo passo è imparare ad usare in maniera intensa tutti i 5 sensi (gusto, odorato, udito, tatto, vista).
- Il secondo passo è focalizzare l’attenzione su qualcosa che vi piace e sperimentarla fino in fondo.
- Il terzo passo è riconoscere ed amplificare ciò che vi diverte.
- Il quarto passo individuare chiaramente i vostri desideri.
E, a seguire, si possono apprendere e sperimentare altre modalità fino a far proprio l’effetto del vivere con passione: uno stato di benessere psico-fisico che è anche un ottimo “vaccino” naturale contro le influenze da stress!
Quando nei miei seminari enuncio i segreti per vivere “SessualMente e nella passione ogni momento della propria vita” capita che il linguaggio non verbale del corpo dei partecipanti esprima sgomento, divertimento, disagio o altro. (Per chiunque volesse approfondire l’argomento i miei prossimi seminari si terranno a Roma il 13 Dicembre e dal 17 al 20 Gennaio prossimo su una nave da crociera che farà la traversata Civitavecchia-Barcellona.)
Queste ed altre emozioni iniziali sono il motore principale per potersi salutare alla fine in maniera appassionata: ossia non solo con la mente ma anche con il coinvolgimento di cuore e corpo (es. una stretta di mano che esprime calore, o un abbraccio intenso, o un contatto con gli occhi che parla da solo della propria “presenza”, ecc. ).
Vivere SessualMente vuol dire non dimenticare, quando ci si relaziona con se stessi o con altre persone, che ciò che siamo, sentiamo e come agiamo ha sempre una connotazione sessuale, qualunque essa sia. Esserne consapevoli vuol dire appassionarsi a chi si è e a come si è. Se riconoscete qualcosa di voi che non vi piace diventa anche appassionante cambiarla!
A Cura di Maria Rosa Greco,
Autrice di “SessualMente“




Ciao Maria Rosa.
Traggo spunto dalle tue osservazioni, per talune considerazioni sugli stati emotivi e passionali.
Durante la sua esistenza l’essere umano si pone obiettivi in diversi campi, e talora qualcuno di questi si trasforma, appunto, in una vera e propria passione.
Non a caso, si parla di passione non solo per i rapporti tra le persone, ma anche in ambiti diversi, con riferimento, ad esempio, ad un hobby, piuttosto che ad un’attività.
Questo significa che una persona, una cosa, un’attività possono essere oggetto di un focus continuativo e costante, e senz’altro è molto appagante il raggiungere l’obiettivo, oggetto della passione.
Ma vivere di passione, o di passioni, è sempre appagante? Contribuisce sempre al benessere psico-fisico?
Certo, come dicevo, è senz’altro produttivo di un positivo stato psico-fisico
raggiungere l’obbiettivo, vissuto con profondo stato emotivo e passionale, ma questa situazione può anche sfuggire di mano.
La vera passione, anche nel senso scientifico del termine, non coinvolge solo il nostro stato emotivo e psicologico, ma è tale, da influire sulla nostra condizione fisica, secondo i più recenti studi in materia.
Cosa succede, quindi, se quell’obiettivo non viene raggiunto?
Se di vera passione non si tratta, direi che il tutto può essere razionalizzato.
Come dice anche la PNL, ci si accorge che quell’obiettivo non è ecologico, per noi, non nel senso ambientale del termine, ma relativamente alla nostra situazione di benessere psico-fisico, o non è comunque alla nostra portata, non possedendosi i mezzi per conseguirlo.
Quindi lo si archivia, per passare ad altri obiettivi effettivamente raggiungibili, ma…..
Se quell’obiettivo era una passione vera e propria?
Ebbene, sicuramente la persona, che si trovi in siffatta sitauzione, potrà anche dire a se stessa ed agli altri che quell’obiettivo l’ha accantonato, ma….sentirà di mentire a se stessa ed agli altri, anche perchè la vera passione ti entra dentro…..
Le consegueze possono essere stati depressivi, disturbi psicosomatici e, talora, anche vere e proprie forme psicopatologiche.
Per fare un esempio, è interessante ricordare come il nostro ordinamento penale non riconosca gli stati emotivi e passionali, quale motivo che determini il venir meno o grandemente scemare, per usare la terminologia legale, della capacità d’intendere e/o di volere.
Non a caso, i cultori di diritto penale e di antropologia criminale, ma anche di psichiatria forense, ben sanno che, stando alle norme, una persona che abbia agito, sia pur in preda a “cocente passione”, come si potrebbe dire con immagine figurata, non potrebbe invocare la mancanza d’imputabilità, perchè avrebbe agito in stato d’incapacità d’intendere e/o di volere.
Eppure……
mi ricordo ancora il caso di una donna, che uccise, travolta dalla gelosia.
Fu un caso realmente interessante, da questo punto di vista.
Pur a fronte di perizie psichiatriche in senso diametralmente opposto, la corte d’assise decise per il proscioglimento, riconoscendo (elemento questo di fondamentale importanza quanto ad orientamento gurisprudenziale, inerente all’ermeneutica ed applicazione normativa) che talora si debba ammettere che stati emotivi e passionali, come la gelosia, possono indubbiamente travolgere la capacità d’intendere e/o di volere della persona.
Del resto, un aspetto molto interessante è anche quello desumibile da taluni studi scientifici:
certe violente passioni, come appunto la gelosia, non solo sarebbero in grado di modificare la psicologia dell’individuo, come tradizionalmente si era sempre pensato (e motivo per il quale il codice penale si esprime in una certa direzione, quanto ad imputabilità, essendo basato su tale posizione), ma anche la chimica del nostro organismo, sino a renderci, talora, completamente incapaci d’intendere e/o di volere.
Ecco anche il perchè del rilievo di quella sentenza, oltre l’ambito prettamente giuridico:
la corte d’assise ebbe, in quell’occasione, a riconoscere anche il principio della fondatezza di un’interpretazione evolutiva di norme e principi giuridici.
Il codice non riconosce l’assenza d’imputabilità, a fronte di talune condizioni psicologiche?
Ma se studi e letteratura scientifica in materia dimostrano qualcosa di diverso, si deve ritenere ammissibile anche una deroga al codice, in quanto basato su concezioni, anche scientifiche e mediche, eventualmente superate dall’evoluzione della materia.