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Come migliorare la soddisfazione dei propri collaboratori

Autostima

1461

1461Spesso, durante i colloqui con le persone in occasione delle verifiche sul raggiungimento degli obiettivi, viene fuori che esse provano un sentimento negativo nei confronti del proprio lavoro.

Analizzando queste situazioni, il più delle volte emerge che la causa è imputabile alla mancanza di capacità del collaboratore di mettere a fuoco i problemi inerenti il proprio lavoro e di avanzare proposte migliorative.

Cosa fare?

Allenare i collaboratori a capire che la semplice affermazione “sono insoddisfatto” non comporterà nessun miglioramento se a essa non seguono una o più proposte per risolvere i problemi.

Quando arriva un momento di demoralizzazione, la cosa giusta da fare è lodare i collaboratori per le cose fatte bene.

Sviluppare i punti di forza del collaboratore anziché tentare di migliorare le sue debolezze. Solo se poniamo l’accento sui suoi meriti un collaboratore potrà esprimere tutto il suo talento. Per essere un bravo collaboratore, non è necessario che la persona sia ferrata in ogni campo. Collateralmente bisogna aiutare il collaboratore a contrastare i suoi punti deboli.

Stabilire un clima di fiducia e rispetto reciproci. Aiutare i collaboratori a far crescere la propria capacità di auto-correggersi.

Calibrare la leadership caso per caso. Non si può trattare tutti nello stesso modo. Ogni collaboratore ha fattori di motivazione differenti dal proprio collega e non sempre questi fattori sono immediatamente evidenti. Utilizzare una leadership adeguata alla persona può aiutare a scavare sotto la superficie per scoprire i fattori di motivazione più efficaci.

Se le persone si sentono apprezzate e rispettate, allora la loro soddisfazione migliorerà e vi ricompenseranno con fedeltà e maggior impegno sul lavoro. Quello che non dovete assolutamente fare è mettere le persone nella condizione del tipo “nuotare o affogare“.

Ti ringrazio in anticipo del commento che vorrai lasciare!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di
Il Team Vincente, L’impresa Efficiente e Leader si Diventa

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

2 commenti

  1. Ed infatti, partendo proprio dal considerare le ultime parole dell’articolo, cioè evitare di mettere i collaboratori nella situazione di “nuotare o affogare”, ritengo molto utile attribuire le giuste deleghe, la giusta autonomia, ma al tempo stesso restando disponibili per superare insieme i problemi che sorgono, certo, tranne che si tratti di giustificazioni per non aver fatto quanto necessario.

    Ma se il problema del collaboratore è reale, allora diventa importante il dialogo, l’incontro, per mettere a fuoco il problema e vedere come risolverlo.

  2. Con questo post hai toccato un argomento molto comune a parecchie realtà aziendali. Io personalmente ci sono passato nella mia precedente esperienza lavorativa in una concessionaria di automobili. Il direttore delle vendite (nonchè figlio del titolare) è una persona brava soltanto a cercare “l’errore” a tutti i costi. Non c’era una trattativa o una conclusione che gli andava bene. In tre anni non l’ho sentito mai dire ad un collaboratore “bravo!” oppure “continua così”. Penso che soffrisse di un complesso di superiorità dovuto anche al fatto di essere nato praticamente sui soldi di papà. Infatti il risultato è che il turnover di dipendenti in quell’azienda è altissimo, quando basterebbe cercare di capire i caratteri dei propri collaboratori e spingerli a dare sempre il meglio di se. Grazie per l’attenzione.

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