Come fare a non pagare il mutuo senza perdere la casa

Così a grande richiesta il Comitato esecutivo dell’Associazione banche italiane a novembre di quest’anno ha dovuto prendere atto della complessa situazione e, visto che in termini di costi è sicuramente più conveniente essere flessibili di fronte a una difficoltà oggettiva e palese, ha deciso di avviare il cosiddetto “piano famiglia”, già proposto dalle Associazioni dei consumatori e dalle autorità pubbliche in agosto.
Cosa prevede il piano famiglia?
Una moratoria, ossia la sospensione del pagamento delle rate per un periodo di 12 mesi, che potrebbe essere portato anche a 18 mesi, previo accordo col governo e con le varie associazioni dei consumatori.
Chi potrà usufruire della moratoria?
Principalmente tutte le famiglie disagiate, ma non solo, anche chi ha perso il lavoro con contratto a tempo indeterminato o determinato, chi è in cassa integrazione, le piccole e medie imprese in crisi, ma anche lavoratori autonomi con partita iva che versano in difficoltà o hanno cessato l’attività.
Quale sarà il tetto massimo del debito oggetto di moratoria?
Attualmente l’ABI è disposta a valutare le difficoltà finanziarie delle famiglie, degli autonomi e delle piccole e medie imprese, che hanno contratto debiti fino a un tetto tra i 120 ed i 130 mila €. Ma le associazioni hanno già proposto un tetto superiore e pari ad almeno 150 mila €, poiché le statistiche sono chiare e almeno 1/3 delle famiglie italiane è indebitata per acquisti importanti come la casa, con mutui pari o superiori a questo importo.
Quando andrà in vigore la moratoria?
Dopo le varie trattative tra l’ABI, il governo e le associazioni il provvedimento doveva entrare in vigore da gennaio del nuovo anno, ma slitterà a febbraio 2010, dato che ci sono ancora dei dettagli importanti da valutare, tra i quali il tetto massimo del debito contratto, come spalmare gli interessi che maturano sulle rate in moratoria, come risolvere il problema dei morosi “in corso”, che non rientrerebbero in un provvedimento che ancora non c’è, etc.
Conviene aderire alla moratoria?
Sì. Anche se i tassi d’interesse attualmente sono ai minimi storici non è necessario preoccuparsi eccessivamente che in futuro possano essere più alti e gravare sulle rate in moratoria. Innanzitutto perché non ci sarà anatocismo, ossia l’interesse sugli interessi, e poi perchè per chi ha perso il lavoro e non arriva a metà del mese, per chi ha dovuto cessare l’attività, per chi non ha più alcuna fonte di guadagno e non potrebbe pagare neppure la centesima parte di una rata o degli interessi la moratoria è una manna dal cielo.
Oggi bisogna capire che “guadagnare” a volte vuol dire “tutelare la casa, l’azienda ed i beni acquistati”.
A cura di Marcello Luigi Raso
Autore di “Guadagnare in immobili”, “Enciclopedia degli immobili”




La moratoria per le famiglie si accompagna a quanto già previsto a favore delle imprese.
Si possono quindi formulare due tipi di considerazione, il primo dettato da quanto già verificatosi sul piano della concreta applicazione di questo tipo di provvedimento, il secondo relativo all’impatto sulla salvaguardia dei beni e del patrimonio, personale o aziendale.
Sotto questo secondo profilo, si deve ricordare che la concessione di linee di credito, alla persona piuttosto che all’impresta, è collegata aduna serie di garanzie, di natura personale o reale, che possono sicuramente mettere a rischio beni personali o aziendali.
Firme fideiussorie, piuttosto che ipotesche o peni su titoli (tipicamente pegni su obbligazioni indicate dalla banca) evidentemente possono far non dormire sogni tranquilli.
SEnza interventi di natura moratoria, tipicamente, dopo un certo numero di rate di mutuo non pagate, piuttosto che a faronte di sconfinamenti sulle linee di credito autoliquidanti, inerenti ad anticipi di crediti commerciali, le banche passavano a determinare un sostanziale credit crunch, disponendo la revoca della linea di credito stessa, e rendendo esecutive le garanzie inerenti.
La moratoria, invece, dovrebbe mettere un freno a tutto ciò, e a tal fine era stata pensata nell’originaria idea di Tremonti.
Occore però dire che, in fase di applicazione, la moratoria già disposta sui crediti alle imprese, ha dato luogo a diverse incertezze interpretative.
Intanto, perchè è stata sostanzialmente prevista una indubbia discrezionalità dell’istituto nel definire i parametri delle imrese, cui applicarli, e questo si desume dall’aver previsto che l’impresa debba “essere in bonis”.
Ora, tale espressione non ha alcun preciso significato, e diversi istituti l’hanno applicata diversamente, tanto che una stessa impresa può trovarsi
di fronte a situazioni dierse in banche diverse, cioè vedersi dire da una banca che rientra nei parametri per l’applicazione della moratoria, e vedersi dire la cosa diamealmente opposta da altra un altro istituto.
Molto importante, quindi, un monitoraggio, un controllo sull’effetiva applicazione di quanto previsto a livello teorico.