Quanto spendi se vai male a scuola?

Cominciamo da quelli evidenti: un anno in più di scuola significa riacquistare libri, non tutti, probabilmente, anche se la cosa si complica ed i costi aumentano se si pensa di cambiare indirizzo; c’è un anno in più di tasse da pagare, e queste, come si sa, crescono in proporzione all’anno di corso. Per un anno in più, tutte le spese accessorie, dalle gite scolastiche alle visite obbligatorie ai musei ed ai centri di cultura, per non parlare delle uscite del sabato sera o della palestra, sono a carico dei genitori; quando un giovane lavora, con il suo stipendio provvede ai propri bisogni, mentre fino a che va a scuola è la famiglia che deve pensare a tutto o quasi.
Questi sono i costi semplici. Ma poi bisogna considerare ciò che può costare il non essere al posto giusto al momento giusto, mentre il compagno che non ha perso l’anno di scuola è già in grado di ottenere un posto soddisfacente che noi non possiamo ancora avere perché ci manca il diploma.
Naturalmente, lavorare un anno più tardi comporta un rallentamento generale in vista della pensione e uno svantaggio costante nei confronti di coloro che fanno le cose a tempo debito.
Andare bene a scuola non è difficilissimo; certo, si tratta di un atto della volontà.
Dopo le vacanze di Pasqua ci sono ancora circa quaranta giorni di scuola. Se da una parte sembrano pochi, dall’altra lasciano ancora spazio, a chi vuole, di mettersi in pari con il lavoro e di recuperare le lacune. Nel mio e-book “Promossi” ci sono alcuni trucchi per organizzarsi al meglio e cavarsi d’impiccio anche se non si ha troppo tempo a disposizione: basta volerlo e darsi da fare.
Forse, dopo aver riflettuto sugli svantaggi a catena causati da una bocciatura, molti studenti ci ripenseranno e correranno ai ripari.
Me lo auguro di cuore per tutti voi!
A Cura di Anna Boggero Prin,
Autrice di “Promossi”




Andare malenegli studi, essere in ritardo sulla preparazione richiesta dai programmi, può certo avere ripercussioni sulla carriera studentesca, anche se non necessariamente questo si riflette anche in conseguenze negative di un certo rilievo sotto il profilo lavorativo e professionale.
Non a caso, per molti la scuola ha rappresentato, e continua a rappresentare, un parcheggio sociale, in cui si rimane, anche perchè è tuttt’altro che automatico il passaggio al mondo del lavoro.
Questo fenomeno, in primis sociale, non è peraltro dovuto solo alla situazione economica, poichè ben sappiamo c he è tipico anche di fasi non recessive.
La realtà, inutile negarcelo, è che spesso la scuola italiana non prepara adeguatamente per il mondo del lavoro, e sopratutto oggi le aziende non hanno voglia e tempo di investire nella formazione dei futuri lavoratori.
Richiedono, invece, persone già esperte, che sappiano affrontare determinate problematiche e risolverle.
Proprio in questi ultimi tempi, ho avuto modo di parlare con un imprenditore, che m comunicava la necessità, per la sua azienda, di ricorrere a determinate professionalità ma, pur non avedo escluso a priori chi proveniva direttamente dalla scuola, non aveva trovato nessuno, in questo ambito, che fosse all’altezza della situazione.
Ha quindi dovuto rivolgersi a persone già dotate di una certa preparazione professionale.
E, del resto, non dimentichiamoci di tutte quelle aziende, che hanno saputo conseguire risultati superiori alle altre, rinunciando ai classici sistemi di assunzione, in gran parte basati sugli studi dei candidati, per preferire le specifiche abilità dei singoli, a prescindere, appunto, dai percorsi di studi.
In tal senso, non a caso, è stata proposta anche l’abolizione legale del titolo di studio……..