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Market Profile

Borsa

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155Salve cari lettori, oggi, dal momento che nel precedente articolo vi ho presentato l’intermarket analysis, vorrei proporvi un nuovo strumento di analisi, e dal momento che è uno studio incentrato sulla valutazione del mercato in generale, personalmente lo inserisco nella cassetta degli indicatori macroeconomici, andando così a completare il quadro dell’analisi macro.

Lo strumento di analisi in questione è il market profile. Il market profile come la stessa nomenclatura fa intuire, è lo studio della salute del mercato azionario e del suo futuro andamento, tenendo conto di macro-indicatori come gli indici di  mercato. Siamo operatori in opzioni USA, e come tale ci interesseremo della salute del mercato statunitense tenendo conto dei principali indici azionari, tra cui:

Dow Jones Industrial Average
Dow Jones Trasport  Average
S&P 500
Nasdaq 100
Russel 2000

Il Dow Jones Industrial Average unisce i 30 titoli industriali più forti del mercato, similmente al Dow Jones Transport Average, che invece unisce i 20 titoli di trasporto più forti. Poi abbiamo l’S&P 500 che raggruppa i 500 titoli più capitalizzati del mercato, infatti e uno dei più importanti indici in quanto ci tiene costantemente aggiornati sulla salute del mercato con il monitoraggio costante ed in tempo reale della capitalizzazione di mercato.

In seguito c’è il Nasdaq 100, che raggruppa le 100 società tecnologiche più importanti. Infine c’è il Russel 2000 che raggruppa le 2000 aziende small cap più forti, quest’ultime spesso scambiate nell’American Stock Exchange.
Detto tutto ciò ora è possibile addentrarci e capire il market profile. Da premettere che se quest’ultimo è utilizzato insieme all’intermarket analysis, ci mette di fronte ad una grande visione di insieme che ci porterà sicuramente dei grandi vantaggi.

Lo studio combinato e di confronto tra gli indici azionari, detto index benchmarking, può darci degli eccezionali segnali anticipatori. Partiamo dal presupposto che il Dow Jones è l’indice per eccellenza, e misura la forza dell’economia in generale, dal PIL alla potenza del mercato.

Ma esiste comunque una condizione, e cioè che affinchè il mercato sia rialzista, e vi rimanga in maniera duratura e forte,  è necessario che entrambi gli indici sia il Dow industriale che il Dow trasporti viaggino a rialzo, questa  è una condizione importante, infatti una loro divergenza può far pensare ad indebolimenti di trend o ancor peggio ad un mercato fiacco e privo di forza. Il ragionamento speculare vale nel caso di un mercato ribassista, e cioè per far si che l’andamento del trend sia confermato a ribasso, entrambi gli indici devono essere “puntati” all’ingiù.

L’S&P 500 è il termometro del mercato, esso misura cioè lo stato di salute e il grado di liquidità presente a Wall Street. Esso va utilizzato in combinazione con il Nasdaq 100 e il Russel 2000. Infatti un mercato trending mostra sempre una concordanza tra questi tre indici. Mi spiego meglio.

Se ad esempio ci trovassimo in un rialzo dell’S&P 500, esso sarà autentico solo se  i tecnologici (Nasdaq 100) lo sostengono, dal momento che rappresentano un’importantissima fetta dell’indice stesso e dell’economia americana in generale.  D’altro canto occorre pure che, affinchè il rialzo sia sicuro e duraturo, le small cap (Russel 2000) sostengano il rialzo, donando al mercato una base fortemente espansiva e di liquidità crescente.

In ultima analisi, è importante dire che affinchè il mercato si presenti in salute ed in netta salita, è necessario che il Dow Jones e l’S&P 500 viaggino nella stessa direzione, altrimenti sarebbe un grosso segnale di debolezza anticipatorio di un’inversione di tendenza.

Per concludere voglio precisare che se pur noi operatori in opzioni non operiamo direttamente nel mercato azionario, e cioè né nel NYSE e né nel NASDAQ, bensì nei mercati dei derivati, per la maggior parte dei casi nel mercato di Chicago (CBOE), è necessario comunque studiare ed analizzare i mercati azionari, in quanto essendo le opzioni dei derivati delle azioni, è ovvio che il loro valore dipende dall’andamento dei mercati azionari.

A cura di Giovanni Romano,
Autore di “Il Professionista delle Opzioni”

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

1 commento

  1. Traggo spunto dall’interessantissimo articolo, per alcune osservazioni, spero utili a tutti i cultori di analisi tecnica.

    Vorrei intanto ricordare che Dow e Jones, i due ideatori dell’indice, che da loro ha preso il nome, sono stati anche tra i primi ad utilizzare, in analisi tecnica, quel diffusissimo strumento, che è la media mobile.
    Su quest’ultima, come si sa, se ne sono dette di tutti i colori, ma vorrei sottolineare un aspetto strettamente collegato al concetto di market profile.

    Al fine di meglio comprendere l’andamento di un indice, e sopratutto di capire se vi sia una sostanziale divergenza rispetto ad altri indici, o anche rispetto ai classici indicatori ed oscillatori algoritmici, invece di considerare indici ed indicatori in quanto tali, è preferibile “smussarne” l’andamento con medie mobili di breve, medio, o lungo termine, secondo l’orizzonte temporale dell’analisi stessa.

    Talora, infatti, talune divergenze sono un po’ falsate ed invece, smussando gli andameni di indici ed indicatori, è più facile comprendere certi andamenti.

    DIVERGENZE: anche su questo tema ci sarebbe tantissimo da dire, ma limitiamoci alle divergenze tra un indice e gli altri.
    La teoria delle necessarie conferme reciproche tra indici, uno dei principali contributi all’analisi tecnica, da parte di Dow, trovava una precisa motivazione economica.
    Sopratutto la convergenza tra andamento del settore “industrial” e del settore “transportation” si riferiva all’esigenza che un’economia “in buona salute” non solo deve produrre, ma anche trasportare, con efficacia ed efficienza, i prodotti.

    Considerazioni analoghe, ovviamente, valgono per gli altri tipi di conferma, tra indici e settori borsisitici differenziati.

    Il problema principale, però, costituito dagli indici di mercato, è dato dal fatto che vengono calcolati in base alla capitalizzazione dei titoli.
    Questo significa che i titoli, nell’indice, non hanno lo stesso peso, ma assumono un peso diverso a seconda che sia più o meno consistente la relativa capitalizzazione.
    Se, quindi, un titolo, in un certo giorno o periodo ha peso dieci, ed un altro, sempre in termini di capitalizzazione, ha peso 1, ed ipotizzamo un indice costituito, per esempio, da solo questi due titoli, ovviamente l’andamento dell’indice sarà molto più influenzato dal titolo con capitalizzazione 10, rispetto a quello con capitalizzazione 1, in rapporto, appunto, di 10:1.
    Ma questo significa anche, ad esempio, che il titolo che capitalizza solo 1 potrebbe iniziare a scendere, ed andare in controtendenza, rispetto a quello che capitalizza 10, mentre l’indice continerà a salire, per effetto del peso determinante del secondo.
    Basarsi, quindi, solo sull’andamento di indici a capitalizzazione composta può determinare qualche analisi fuorviante.

    Come superare questa difficoltà?
    Per evitare questo, si sono studiati indici alternativi, che sono caratterizzati dall’evitare il fenomeno capitalizzazione.
    Si tratta delle cosiddette A-D, o Advance-Decline lines.

    Come sono costuiti questi indici alternativi?
    Molto semplicemente, invece di considerare il valore di borsa di un titolo, questi indici considerano il numero di titoli che chiudono positivamente, rispetto alla seduta precedente, e quelli che chiudono negativamente.
    La somma algebrica dei due valori fornirà il valore dell’A-D.

    Tutto questo viene quindi riportato su un grafico, e potremo avere così le rappresentazioni grafiche delle avance-decline line dei vari indici, o anche di sottosettori.

    Due le prncipali tecniche di utilizzo.
    Intanto, si possono cogliere le eventuali divergenze tra indici e relative A-D, ma direi che forse è più utile analizzare l’andamento solo delle A-D.
    In questo modo, si seguiranno eventuali divergenze tra le A-D dei vari indici, e saranno queste ultime a fornire indicazioni sullo stato dei mercati.

    Ancora una volta, ovviamente, può poi essere opportuna una perequazione di tali A-D, sempre tramite medie mobili.

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