diventare imprenditore

Come acquistare la mentalità imprenditoriale

Sabato, Ottobre 1st, 2011

Paolo Todisco

Cosa distingue un ottimo dipendente da un buon imprenditore?
Questa domanda mi ha perseguitato per anni. Ho osservato grandi direttori d’hotel all’opera, ho lavorato con capireparto molto preparati. Ho avuto titolari con un’altissima professionalità.

Come ben sa chi legge o, ha già letto il mio ebook “Avviare un Ristorante” sono convinto che la formazione inizi con il primo giorno di scuola e non finisca mai. Devo però aggiungere che la mentalità imprenditoriale si impara solo apprendendo dai migliori; investendo il proprio tempo ad osservare ed assistere un grande titolare all’opera.

Io non intendo apprendere come risolvere un caso oggettivo: intendo il modo in cui il mio interlocutore ragiona per raggiungere il risultato! Innanzitutto dobbiamo sapere bene cosa vogliamo fare! In breve dobbiamo essere consapevoli degli obiettivi che ci siamo prefissati. In secondo luogo dobbiamo imparare tutto il possibile dai migliori.

Quante volte Vi sarà capitato di iniziare un nuovo lavoro ed il collega più anziano vi mette subito in guardia con la fatidica frase:- fai attenzione, meno fai meglio è; perchè poi pretendono sempre di più. Volete sapere cosa ho sempre risposto io?? “Ti ringrazio di avermelo fatto presente!” Un modo educato per dichiarare la mia totale estraneità a quel modo di pensare. Appena io intraprendevo un nuovo lavoro mi accodavo al migliore e mi nutrivo delle sue conoscenze per imparare il più possibile e per arricchire il mio bagaglio di esperienze. Torniamo però alla domanda iniziale! Un buon imprenditore si distingue da un ottimo dipendente per il suo libero arbitrio e per la sua capacità d’azione.

Quindi se volete diventare degli imprenditori con la I maiuscola i passi sono questi: consapevolezza (avere le idee chiare), conoscenza (formazione teorica e pratica), azione (imparare a prendere decisioni ed ad agire), coraggio (quando il gioco si fa duro non mollare ma inventare). Un grande multimilionario dice sempre: “come fai le cose piccole fai anche le cose grandi! Esercitiamoci nel posto di lavoro ad agire come un imprenditore otterremo molti risultati: il più importante sarà fare apprendistato di imprenditorialità.

Ultimo personale suggerimento: portate sempre a termine le cose. Se fai una gara di corsa che dura 10 km e ti fermi dopo 9999 metri non hai concluso nulla ed hai sprecato tutte le tue energie; era sufficiente crederci di più e prepararsi meglio ed avresti ottenuto il risultato!
Buon business a tutti! Per approfondimenti www.infomarketing-ristoratori.com

A cura di Paolo Todisco

Come individuare i requisiti di un imprenditore franchisee

Martedì, Novembre 30th, 2010

Ci eravamo lasciati con il nostro ultimo post dedicato a “perché divenire imprenditori nel franchising” con la promessa che ci saremmo riproposti, invece, con un articolo dedicato al come. Eccoci!

Per aderire ad una contratto franchising dobbiamo chiederci se possediamo le  caratteristiche dell’ imprenditore in franchising, se riusciremmo a cogliere i benefici di una formula di questo tipo.

Non è solo questione di capitali, vero è che chi li ha è certo un passo avanti, ma non è sufficiente: l’imprenditore deve riuscire a trasformare un’idea in un business; l’impresa deve riuscire ad autofinanziarsi e deve generare profitto, solo così possiamo consolidare il nostro patrimonio e svilupparci.

Ma su noi stessi, cosa possiamo dire? Siamo davvero compatibili con questa formula da punto di vista personale? Quali sono le nostre attitudini professionali? In che settore ci piacerebbe lavorare? Abbiamo un talento particolare? Quali sono i nostri interessi?Quali i nostri studi?

Perché vogliamo metterci in proprio? Che età abbiamo, quali obiettivi di vita vogliamo perseguire nei prossimi 5 anni, 10 anni? Dove vorremmo vivere? Quanto tempo della giornata siamo disposti a investire nella nuova attività? Ci fa fatica lavorare anche nei giorni festivi?

Il mix delle risposte è capace di definire un quadro differente del nostro profilo e delle nostre attese; suggeriamo di arricchire l’elenco delle domande, di metterle su carta e rispondere secondo una scala di giudizio, da uno a quattro, ove uno rappresenta il 25% e quattro il 100%.

Per ogni attività franchising che stiamo valutando, rispondiamo alle domande e diamoci un voto. Sempre e solo in relazione a quella attività, rispondiamo in maniera spontanea e senza indugiare: il totale ci darà una percentuale di compatibilità del nostro profilo rispetto al tipo di attività che stiamo valutando. In sintesi, la domanda principale alla quale dobbiamo rispondere, per avventurarci in un’impresa di questo tipo, è: “che tipo d’imprenditori siamo?”.

La figura dell’imprenditore autonomo è legata, sovente, a forte individualità, autonomia, iniziativa e leadership. In una formula franchising, per qualche aspetto della gestione, dovremo essere capaci di affidarci alla consulenza del franchisor, quando non sottoporci a veri e propri vincoli commerciali, normalmente e per mix diversi, pubblicità, merci, logistica, se non addirittura per i prezzi, poiché, qualche franchising impone anche questo tipo di leva.

Siamo, quindi, pronti a farci condurre e a rispettare tali vincoli pena, per alcuni franchising, anche la risoluzione del contratto? Non è irrilevante, per alcuni imprenditori; può capitare, per esempio, che alla firma del contratto accettiamo tali condizioni, forse anche distrattamente e, in seguito, ci paiano troppo vincolanti perché vorremmo fare da noi. Lavorare nel franchising significa fare il gioco di squadra, siamo pronti a confrontarci con il franchisor e ad affidarci all’esperienza dei professionisti del titolare del marchio?

Molti imprenditori lavorano d’impulso, agiscono intuitivamente e non ritengono necessario imporsi un metodo e delle scadenze operative. Siamo pronti ad accettare il metodo propostoci e a osservare scadenze, a partecipare a meeting, incontri programmati?

Il franchisor potrà proporvi sessioni d’incontro online, di condividere report, analisi e potrà pretendere un ritorno d’informazioni periodiche della nostra contabilità; alcune volte potrà chiederci di condividere software, database, informazioni sensibili, il fatturato giornaliero o settimanale, i nostri margini, i nostri bilanci, soprattutto quei franchisor che pretendono una royalty e che quindi ci forniscono il software di gestione pretendendo il collegamento in rete dei database e dei libri contabili. Siamo pronti ad essere osservati?

Siamo pronti a condividere questo genere di verifiche? In sintesi, siamo pronti ad essere parte di un network, di una rete di imprenditori e non solo piccoli imprenditori autonomi? Siamo pronti a rispettare termini, scadenze e qualche altra imposizione?

Un approccio destrutturato al commercio, l’improvvisazione e l’individualismo non sono elementi congruenti con il profilo d’imprenditore nel settore del franchising. Se non siamo in grado di mettere da parte alcune delle nostre idee, se non tolleriamo ingerenze, se non siamo per il gioco di squadra, se non siamo trasparenti e non siamo favorevoli alla partnership sincera, molto probabilmente non siamo la figura d’imprenditore idoneo ad avviare un business di questo tipo.


A cura di Sabrina Ferrari Singhi

Autrice di Gestire il Negozio e Potenziare le Vendite

Come diventare consapevoli per mettersi in proprio (parte seconda)

Martedì, Aprile 13th, 2010

Francesco Filippi Nell’articolo scorso (parte prima) ho parlato dell’importanza di essere consapevoli, responsabili ed etici allo stesso tempo, perché un business creato per sé apporti un beneficio anche alla società, condizione necessaria perché il business sia florido e duraturo anche per sè stessi.

Di consapevolezza, responsabilità ed etica non si parla spesso; se ne parla solo in momenti di gravità particolare, additando gli altri come causa di ciò che non funziona, sollevando solennemente in quei momenti la questione morale. Sta accadendo in questi mesi in politica che rimane lo specchio impietoso di ciò che noi siamo purtroppo.

C’è molto rumore a riguardo ma nessun segnale di voler modificare veramente il proprio comportamento lasciando così che tutto rimanga inesorabilmente immutato. Se da un lato siamo giustificati, perché è veramente difficile cambiare e comunque non sapremmo come farlo, dall’altro siamo in presenza di un allarme pericoloso: “Non sappiamo in che direzione procedere e quindi qualsiasi evento è in grado di trascinarci in qualsiasi direzione”.

Utilizziamo consapevolezza, responsabilità ed etica, in modo inconsapevole, con l’unico scopo di convivere con gli altri, anche nel business.

Il senso di queste tre parole risiede invece, secondo me, nell’attenzione disinteressata che noi dovremmo avere per gli individui, per l’habitat e per il Mondo in generale, anche per gli altri attori del business se posso azzardare un’ipotesi neanche così pazzesca.

Proviamo a farci qualche domanda per iniziare:

Cosa significa essere consapevole?
Significa sapere che siamo responsabili di tutte le azioni che compiamo e che queste hanno una conseguenza nel mondo. Significa dare più valore alle emozioni e ai sentimenti piuttosto che alle cose materiali. Significa cogliere l’attimo e non rimandare sapendo che ciò che non compiamo oggi forse domani non potremo più farlo.

Cosa significa essere etici?
Significa la ricerca di uno o più criteri che ci consentano di gestire adeguatamente la nostra libertà nel rispetto degli altri.

Cosa significa responsabili?
Significa sapere di dovere rendere conto di azioni in cui si ha un ruolo determinante. È un impegno e obbligo che derivano dalla posizione che si occupa, dai compiti, dagli incarichi che si sono assunti sapendo che esistono delle conseguenze dovute ai propri comportamenti.

E le prossime domande potrebbero essere:
Come si fa a diventare consapevoli, responsabili ed etici? Perché diventarlo? Da chi imparare?
Ma questo lo vedremo nel prossimo articolo.

Buon lavoro a tutti!

A cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design

Come diventare consapevoli per mettersi in proprio (parte prima)

Sabato, Marzo 6th, 2010

Francesco Filippi Riprendiamo ora il primo giorno della guida Creare Oggetti di Design che riguarda “La buona formazione degli obiettivi”.

Alla fine del capitolo descrivo la necessità di sapere dove si è per decidere dove andare; parlo della consapevolezza, quella sensazione interiore che ci fa percepire se stiamo procedendo nella direzione giusta nella vita, incluse le scelte professionali.

So che può sembrare strano affrontare questo argomento nel decidere di auto-produrre i propri oggetti, ma quando affronterete questa attività, lo farete per un grande numero di anni, che cambierà la vita a voi e alle persone che collaboreranno con voi; e sarà il modo in cui lo farete che farà la differenza.

Non pensate che sia una stravaganza fare un percorso di crescita personale per compiere un passo nel mondo come imprenditore; sono percorsi intimamente legati, anche se i meccanismi che li regolano sono ancora poco conosciuti nella nostra cultura.

Il motivo che potrebbe spingervi a farlo è che un percorso simile potenzia le vostre doti, ve ne crea di nuove, con un notevole riflesso sulle vostre capacità creative, di apprendimento e professionali.

Purtroppo siamo stati educati ad apprendere ma non a strutturare ciò che gestisce la conoscenza e il modo con cui la si usa, che riguarda in modo diretto l’etica, che potremmo definire come: “La ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri”. (Wikipedia)

Assodata l’importanza dell’etica, mi preme sottolineare che il periodo che stiamo attraversando è contraddistinto da una profonda recessione economica, riflesso diretto di una grande carenza di consapevolezza, coscienza ed etica nella politica, nel mondo del lavoro, nel business, nell’individuo.

È quindi assolutamente indispensabile che correttezza e consapevolezza diventino le parole d’ordine per una società più evoluta e più giusta.

Perché questo accada dobbiamo rispettare il sistema. Se lo rispettiamo, quando siamo in difficoltà, questo si prende cura di noi, in quanto facciamo parte di un network indivisibile. Se non lo rispettiamo, questo reagisce e si autoregola fino a quando l’equilibrio non si è ristabilito anche a costo di “eliminarci”.

E così, se buchiamo l’ozono, non siamo più protetti dai raggi cosmici; se avveleniamo l’ambiente, mangiamo cibi avvelenati; se produciamo armi, prima o poi queste verranno usate contro di noi; se siamo scorretti nel business, veniamo estromessi.

A seconda delle situazioni, questa “ricalibrazione” avviene in un numero di anni indefinito, secoli in alcuni casi, e le nostre capacità conoscitive sono così limitate che non ci accorgiamo che ne siamo stati noi la causa. Ecco allora l’importanza di essere consapevoli: riconoscere che tutto fa parte di un enorme mosaico, che include la responsabilità personale di unire piuttosto che separare in tutti i contesti.

Quando ad esempio siamo padri di famiglia, diventiamo responsabili di tutte le persone che sono all’interno di un cerchio ideale tracciato intorno a noi, che rappresenta il nostro ruolo.

Quando diventiamo imprenditori o dirigenti, il cerchio che rappresenta il nostro ruolo è più ampio e include più persone che dipendono da noi. Solo se diventiamo consapevoli di ciò, possiamo diventare responsabili delle persone all’interno del cerchio.

Siamo partiti da un oggetto da produrre e ci ritroviamo ad essere responsabili del buco dell’ozono e a dovere fare un percorso di crescita?

Sì, perché ciò che avviene là fuori è un riflesso di ciò che noi siamo senza eccezioni e ne siamo responsabili.

Nel prossimo articolo parlerò in generale dei corsi di crescita personale, ma posso dirvi sin da ora che costano molto poco in relazione ai benefici che producono e innescano un processo evolutivo che rappresenta un “punto di non ritorno” rispetto alla vostra vita, con la conseguenza che finalmente riuscite a “godervi l’attimo”!

Grazie a tutti!

A cura di Francesco FIlippi
Autore di Creare Oggetti di Design