coraggio

Come agire con coraggio

Giovedì, Gennaio 27th, 2011

Il coraggio serve per “creare”. Per inventare nuove strade. Per dare vita e colore a progetti che altri neanche immaginano. Serve per andare controcorrente, per osare. Per dare un significato chiaro forte e tangibile alla propria vita. Il coraggio ci serve per vivere! Il destino di un uomo, non è una questione di geni, ma solo il frutto delle sue scelte, dei suoi ardimenti.

Tutti coloro che hanno realizzato nella vita qualcosa di importante, si sono misurati con il coraggio prima o poi. Hanno accettato sfide. Si sono dovuti o voluti misurare con la propria forza d’animo, mettendosi in discussione senza remore, senza titubanze!

Quando c’è un ostacolo davanti a noi, dobbiamo “imparare a saltare più in alto!”. Se vogliamo conquistare tutto ciò a cui teniamo veramente, dobbiamo unire le nostre forze e spenderle tutte insieme nella giusta direzione. Occorre quindi forza di volontà, audacia, ardimento, ma anche saper superare le proprie diffidenze, i propri ostacoli mentali, le proprie vulnerabilità, per affrontare il giudizio degli altri, o semplicemente per mettere alla prova noi stessi, sempre e comunque!

Avere uno scopo e capire la situazione per ottenere ciò che si vuole può non essere sufficiente: bisogna sempre avere il coraggio di agire, poiché solo per mezzo dell’azione, gli scopi, i desideri e le opinioni possono tramutarsi in realtà.

Perché non scommettere su se stessi quindi? Niente al mondo è assolutamente certo o garantito. Spesso la differenza tra un uomo che ha successo nella vita ed uno che non ne ha, NON sta nella fortuna o nella maggiore abilità, ma semplicemente nel suo CORAGGIO di scommettere sulle proprie idee, di assumersi un ben calcolato rischio e quindi di agire. “Una vita senza rischi è una vita non vissuta!”.

E’ importante avere il coraggio di rischiare di sbagliare, di rischiare di fallire e di essere umiliati. “Un passo nella direzione sbagliata è meglio che stare immobili tutti la vita”. E poi sbagliando si cresce, si acquisiscono cognizioni, s’impara.

Un consiglio utile è di studiare attentamente la situazione prima di fare qualcosa d’importante. Cercare di immaginare le varie fasi delle vostre possibili azioni, e le eventuali conseguenze. Scegliete il modo di agire che vi sembra più vantaggioso e applicatelo. “Nell’agire sta il vero segreto del coraggio!”. Se aspettiamo ad agire fino a quando non siamo completamente sicuri del risultato, non muoveremo mai un dito.

Siate sempre pronti a soffrire un poco o a commettere qualche errore per raggiungere la vostra meta! La maggior parte delle persone non sa di essere coraggiosa. Infatti, molti eroi potenziali, uomini o donne, vivono la loro vita dubitando di se stessi. Solo quando sono costretti per forza di causa maggiore ad esternare tutto il loro coraggio, magari all’improvviso, se ne rendono conto.

Tutti possediamo grandi risorse, ma non sapremo mai di possederle fino a quando non permetteremo loro di “lavorare” per noi. Non aspettate mai di diventare un grande eroe in grandi occasioni. Anche la vita di tutti i giorni esige coraggio.

Ed è proprio esercitando il nostro coraggio nelle piccole cose che sviluppiamo la capacità e il talento per agire coraggiosamente in occasioni più importanti. Il coraggio quindi è una forma mentale, un atteggiamento verso il mondo, le cose. Ecco l’importanza di pensare in positivo prima di una qualsiasi prova o impresa.

E’ così che l’entusiasmo, il dinamismo, la carica, l’intraprendenza, la grinta escono fuori. Il coraggio, il valore sono qualità difficili da conquistare, soprattutto quando si è giovani. Ma chi le ha conquistate, si sarà meritato il rispetto e l’ammirazione di tutti.

E voi? Avete mai affrontato una particolare situazione di coraggio che vi ha cambiato improvvisamente la vita?

Lasciate un commento, condividendo la vostra esperienza!

A cura di Gianpaolo Pavone
Autore di Persuasione Strategica

Come creare la casa perfetta? Devi vincere le tue paure

Lunedì, Novembre 8th, 2010

Quanti di noi non hanno delle paure che li frenano, costantemente, nella vita di tutti i giorni? Presumo pochi.

Ogni paura è un conflitto tra la parte conscia e quella inconscia del nostro cervello. Questo conflitto, non solo frena e/o blocca i nostri desideri ma, a volte ci fa prendere le decisioni sbagliate.

Faccio un esempio per essere più chiaro. Pensate ad un amore impossibile. Siamo, apparentemente, felicemente fidanzati ma un giorno sbuca una persona che ci fa letteralmente girare la testa. Quando pensiamo a lui o a lei ci batte il cuore, siamo inondati di felicità, ci sentiamo leggeri e spensierati… in pratica ci siamo innamorati.

Però la persona in questione non è perfetta, è misteriosa, magari inaffidabile o, peggio ancora, non ci da la stessa sicurezza finanziaria per il futuro che ci garantisce il nostro/a attuale fidanzato/a.

E allora che fare? Ci troviamo di fronte ad un bivio perché la parte inconscia ci dice di mollare tutto e di abbandonarci alla felicità, ma ecco che entra in gioco la parte conscia e razionale di noi che ci mette la paura per il futuro, per l’inaspettato, l’inesplorato, il non sicuro.

Vi è capitata di vivere questa situazione? Oppure averla osservata in qualche conoscente o in televisione? Penso proprio di si!

E cosa succede nel 90% dei casi? Si cede alla paura e si accantona il sentimento prendendo la via comoda e sicura. Peccato che poi non si riesce ad essere felici, viviamo tristi ogni giorno fino a portarci alla rottura del rapporto, al fallimento, alla disfatta.

Lo stesso atteggiamento lo noto molto spesso anche in chi si sta facendo casa. Chiaramente, come ovvio, il trasporto, l’innamoramento e l’intensità dei sentimenti non è paragonabile con quello che si prova in amore, ma la dinamica è la stessa.

Infatti, di fronte a scelte da prendere si presenta sempre il bivio tra una scelta che ci piace molto e una meno rischiosa e apparentemente più duratura nel tempo.

Immancabilmente il 95% delle persone si fa prendere dalla paura. Pensa che l’oggetto, il colore, il materiale in questione, che piace tantissimo ora, possa stancarli e che una scelta più conservativa li possa stufare meno nel tempo.

Sapete qual è la scelta che stancherà meno? Vi lascio rispondere da soli.

La realtà è questa: solo il vero amore non stanca mai.

Però per cercare, riconoscere e accettare pienamente i propri amori è necessario conoscersi, ascoltarsi e, soprattutto, avere coraggio.

A cura di Danilo Cesana
Autore di Creare la Casa Perfetta

Come accrescere la leadership tramite la competenza

Venerdì, Febbraio 5th, 2010

Scrivo questo post per affrontare un concetto chiave, a mio avviso, nella gestione del ruolo direttivo: la competenza.

Wikipedia cita: “In generale il termine competenza indica la capacità degli individui di combinare, in modo autonomo, tacitamente o esplicitamente e in un contesto particolare, i diversi elementi delle conoscenze e delle abilità che possiedono. D’altra parte una definizione precisa del concetto di competenza è assai ardua da stabilire, in quanto questa nozione presenta molte sfaccettature, ed il termine racchiude diversi significati, secondo il contesto e la cultura in cui viene utilizzata.”

Oggi, nel mercato globale, il successo di alcune aziende è basato principalmente sulle competenze delle persone e questa caratteristica rappresenta la conseguenza pratica del principio secondo il quale sono le risorse umane che determinano il successo di una organizzazione. Credo che su questa affermazione ci sia una condivisione generale.

Orbene, ho avuto modo di verificare che sul lavoro, esistono due modelli di competenze:

  1. Le competenze necessarie per eseguire al meglio un determinato lavoro. In questo modello rientrano le caratteristiche della persona correlate alla sua conoscenza e capacità.
  2. Le competenze che separano le persone eccellenti dalle persone che rientrano nella media. In questo secondo modello le competenze sono correlate a delle prestazioni elevate che scaturiscono da motivazione, atteggiamenti e valori personali.

Per meglio spiegare i due modelli vorrei paragonarli entrambi a un iceberg. Mentre le competenze del primo modello possono essere paragonate alla parte dell’iceberg che emerge dall’acqua, e quindi sono visibili, misurabili e sviluppabili tramite la formazione, quelle del secondo modello rappresentano la parte sommersa non visibile e quindi più difficile da misurare.

Le competenze di una persona sono quindi la combinazione delle sue risorse individuali e del contesto in cui essa opera. In altre parole, a mio avviso, sono il saper agire e il saper fare in una data situazione. È in queste situazioni, nel momento che la persona competente è in grado di fare, di mettere in atto azioni pertinenti alla situazione che la sua leadership può incrementare. Ovviamente, non è solo la competenza che fa di una persona un leader.

Detto ciò, vorrei soffermarmi a considerare la competenza come elemento professionale di un ruolo direttivo. Chi non si è trovato almeno una volta di fronte a un manager che non aveva la competenza per sostenere una situazione critica? Che fine ha fatto la sua leadership in questo contesto? E’ aumentata o diminuita?

La persona che ha un ruolo direttivo e di leadership deve avere la competenza, le conoscenze e le capacità che identificano le sue risorse personali:

  • conoscenze di base per comprendere un contesto, un problema;
  • conoscenze specifiche dell’ambiente professionale in cui lavora;
  • conoscenze necessarie per descrivere “come si deve fare”;
  • conoscenze per “saper fare”;
  • capacità relazionali di cooperare con gli altri;
  • caratteristiche personali quali: motivazione, spirito di iniziativa, forza, determinazione……

E’ grazie a tutti questi elementi che una persona è in grado di esprimere comportamenti competenti e di conseguenza accrescere la sua leadership.

Grazie per il commento che vorrai lasciarmi!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’Impresa Efficiente”“Il Team Vincente”

Come evitare la mediocrità manageriale

Giovedì, Gennaio 14th, 2010

Molto spesso i manager ottengono risultati mediocri per i seguenti motivi:

1. Incapacità di stabilire le priorità. Riunioni continue e interminabili, il cellulare che squilla in continuazione, una mole di lavoro cartaceo da evadere, sono queste le principali cause che fanno perdere tempo a un manager che non ha la capacità di stabilire le sue priorità. In alcuni casi, la situazione stressante in cui egli si trova si deteriora rapidamente.

2. La tendenza a sorvolare. Molti manager non prestano la giusta attenzione ai dettagli del loro lavoro. Generalmente, di fronte a queste persone, le spiegazioni che ho sentito sono state: “un bravo manager deve volare alto” “un bravo manager deve delegare” ” un bravo manager non deve mai scendere nei dettagli, ma tenere sempre presente l’obiettivo”. Spesso queste persone, con il loro comportamento, hanno danneggiato molti collaboratori e in alcuni casi anche le aziende in cui lavoravano.

3. Mancanza di coraggio nel prendere decisioni tempestive. Un giovane manager, dopo alcuni mesi di lavoro, capisce che la ragione per cui i costi di produzione sono alti è da attribuirsi ad un contratto sbagliato con la società interinale che fornisce la manodopera. Il responsabile di questa società è indisponibile a rinegoziare il contratto e soltanto un intervento da parte del Direttore di stabilimento può cambiare la situazione, rendendo l’azienda più competitiva. Ma il Direttore, un manager prossimo alla pensione, non vuole prendere posizione su questo argomento. Il giovane manager, che è stato assunto dalla Direzione Generale nella speranza che con la sua personalità e determinazione potesse cambiare le cose, si dimostra incapace di assumersi la responsabilità di un’iniziativa. Viene messo in disparte.

4. Incapacità di riconoscere il bisogno di aiuto. Alcuni insuccessi possono essere attribuiti a questa incapacità di chiedere un parere ai propri collaboratori, anche se persone di competenza ed esperienza. I manager che rientrano in questo modello ritengono che potrebbe essere un’implicita ammissione di debolezza, mentre devono dimostrarsi di essere sempre all’altezza della situazione.

5. Incapacità di riconoscere i propri punti di debolezza. Un manager aveva svolto un ottimo lavoro nel migliorare il settore vendite. Successivamente fu incaricato di migliorare il settore marketing e anche in questo caso ottenne buoni risultati. In base a questi successi fu nominato Direttore di uno dei stabilimenti più importanti del gruppo. Ed è qui che fallì. Il suo insuccesso fu dovuto alla sua incapacità di riconoscere che non aveva una sufficiente conoscenza delle problematiche e delle attività connesse alla gestione di uno stabilimento di produzione. Nel tentativo di dimostrarsi all’altezza dei successi precedenti prendeva decisioni sbagliate. Dopo alcuni mesi fu rimosso dall’incarico.

Esaminando i motivi esposti, nel loro complesso, essi possono risultare contradditori. Infatti, un manager per evitare la mediocrità nel suo lavoro si deve occupare dei dettagli in alcune situazioni, mentre in altre deve mantenersi a livello di strategia.

Deve delegare molto in un dato momento e poco in un altro; essere tollerante un giorno ed esigente in un altro; deve prendere decisioni tempestive in determinate situazioni, mentre in altre deve ponderare bene la situazione prima di decidere. In altre parole, è con uno stile apparentemente “incoerente” che un manager può evitare la mediocrità e raggiungere risultati importanti.

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’Impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”

Il coraggio di sorridere

Martedì, Luglio 14th, 2009

Prendi un grande cavaliere, un campione di equitazione, abituato a domare e vincere con i cavalli: da Piazza di Siena alla Coppa del Mondo per l’Italia.

Adesso chiedigli di cambiare cavallo e montare per il resto della sua vita una sedia a quattro ruote. Lui è Daniele Del Marco: grande campione prima e grande campione dopo.

Questa è la storia di Daniele, ex campione di salto ad ostacoli, paralizzato da un incidente d’auto accaduto in Romania, durante un concorso della Coppa del Mondo.

In quell’incidente, Daniele perde l’uso delle gambe e dal cavalcare il suo amato cavallo, si ritrova, dopo non poche tribolazioni, ad usare, per il resto dei suoi giorni la carrozzina a motore.

Ma Daniele ha due grandi passioni che lo rendono forte: l’equitazione e l’amore per Nadia, sua moglie. Che considera una donna straordinaria.

Oggi, a 42 anni, Daniele passa le sue giornate sul campo del Centro Ippico Cecinese, gestito da Roberto e Francesca Bizzarri, i suoi due grandi amici, destreggiandosi tra cavalli e barriere, dove insegna ai suoi allievi.

Nemmeno il terreno accidentato di un maneggio è riuscito a tenerlo lontano dall’amore per i cavalli, si è fatto montare quattro ruote grosse e… via!

Della sua esperienza, delle sua capacità di osservatore acuto, hanno beneficiato molti giovani nomi di cui forse, un giorno, potremmo sentir parlare: William Furlini, Gabriele Grassi, Margherita Ragazzi, Camilla Franci, ecc.

Daniele sorride sempre, nonostante tutto è felice. Già, felice. Questa parola che suona strana alle orecchie di molte persone che, pur avendo tutto o quasi, non riescono ad essere felici. Forse cercano gli effetti speciali, che non arriveranno mai…

Daniele, invece, è felice per quello che ha, lo apprezza come non mai: la passione per i cavalli e la passione per sua moglie Nadia. Due passioni che gli hanno dato la forza di resistere e di andare avanti.

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di sorridere. Vai Daniele, vola con la fantasia sul dorso di un cavallo.

Io non Ti conosco, ma Ti mando un abbraccio forte. Grazie per la forza che ci trasmetti e, soprattutto, grazie per l’esempio che dai ai molti che hanno già tutto e non lo sanno.

A Cura di Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le donne a creare Autostima e raggiungere un Obiettivo in 5passi”
Autore di “Donne in Crisi” e di “Penso Positivo”