Una lezione sul miglioramento aziendale da non dimenticare

Il tutto si svolse nel marzo 2002 alla fine di un corso di formazione in Liguria, nel quale avevo fatto docenza ai dirigenti di una piccola impresa del settore metalmeccanico ed avevo trattato temi quali Il just in time per il miglioramento della performance del magazzino e il kaizen.
Dopo il corso fui incaricato di fare un pomeriggio di lezione a tutti i dipendenti per sensibilizzarli al miglioramento continuo, argomento che era tanto caro alla direzione .
Durante quella lezione che vedeva coinvolti circa 12 dipendenti potevo notare l’interesse della metà di loro, gli altri erano tra l’assente e l’interessato tranne 2 proprio disinteressati.
A quel punto entrai nel vivo parlando e prendendo per esempio proprio la loro officina.
Cominciai a parlare delle 5S soffermandomi soprattutto sui punti 2 e 3 (riprendo ora quanto ho gia scritto in un precedente post)
1.Separazione (Seiri): bisogna suddividere ciò che è necessario e ciò che non lo è e scartare quest’ultimo;
2. Ordine (Seiton): bisogna collocare gli oggetti necessari dove occorrono;
3. Pulizia (Seiso): bisogna eliminare sporco nelle macchine e nell’ambiente;
4. Standardizzazione (Seiketsu): bisogna sistemare i reparti e impianti nelle condizioni migliori;
5. Disciplina (Shitsuke): bisogna essere in grado di utilizzare con autodisciplina i quattro punti di cui sopra.
Uno dei più giovani operai, che risultava essere tra quelli disinteressati, si irrigidì e un po’ seccato mi disse : “ Ma ora noi dobbiamo perdere una giornata per ascoltare un consulente che ci dice che dobbiamo pulire l’officina e tenere ordinato? Sono cose che sappiamo già, non serve che ce le dici tu!!!!”
In quel momento feci un gran bel respiro contai fino a 10, forse erroneamente poiché non avevo calcolato questa reazione, poi risposi con tutta calma e nello stesso tempo con decisione che, se la direzione aveva intrapreso questo cammino sapendo bene di cosa avrei parlato, un motivo forse c’era.
A quel punto intervenne il Titolare dell’impresa e gli disse : “Visto che parli tanto, quant’è che non metti in ordine il tuo posto di lavoro? “Potete immaginare in quel momento il silenzio e la tensione in quella stanza.
Subito dopo il giovane confermò che aveva ragione il titolare e da lì l’atmosfera si rilassò. Immediatamente dopo ci fu un coinvolgimento incredibile, poiché ognuno raccontava i suoi episodi.
Mentre ciascuno diceva la sua, venivano fuori sempre più problematiche aziendali che portavano solo a far notare uno spreco di tempo e soldi.
Per farla breve quella fu secondo me una giornata molto costruttiva per l’Azienda oltre che per me, poiché da quel momento in poi l’Amministratore mi incaricò di fare colloqui con tutti i dipendenti per misurare la loro soddisfazione e cercare di rendere migliore il clima aziendale e di conseguenza migliorare la motivazione del personale e l’organizzazione del lavoro.
Per quanto riguarda invece il rispetto delle 5S ricordo che la settimana dopo quando entrai in azienda uno dei dipendenti presenti al corso mi venne incontro e insieme al capo officina mi fece vedere i miglioramenti e la pulizia apportata nel loro luogo di lavoro.
Coinvolgendo anche gli altri lavoratori, egli mi faceva notare orgoglioso, ogni piccola cosa, anche per esempio dove erano stati spostati e collocati certi tipi di attrezzi dimostrandomi che grazie a quelle modifiche lui ed i colleghi risparmiavano tempo.
E invece per me quale è stata la lezione?
– Mi sono subito messo in discussione per il mio approccio verso i dipendenti ed ho anche imparato che le obiezioni bisogna prevenirle in anticipo.
– Mi sono convinto che i cambiamenti devono essere voluti dalla Direzione ma se prima non li spieghi e li fai percepire alla base diventa difficile apportarli.
– Quando spieghi alcuni concetti è inutile parlare e fare vedere le slide, la lezione l’avrei dovuta tenere in officina e non in ufficio, per fare subito rendere conto che ciò che viene insegnato col kaizen può essere un beneficio per tutta l’azienda.
– Ho visto e toccato con mano che la motivazione delle persone può effettivamente trasformare un posto di lavoro e questo è stato per me uno dei più belli insegnamenti di tutta quell’esperienza.
Ti sono mai capitate esperienze simili? Cosa ne pensi?
A Cura di Patrizio Gatti,
Consulente di direzione aziendale,
Autore di “Amministrare l’Azienda”




Sì, Patrizio, avrei diverse esperienze da raccontare.
Sono tutto riconducibili al problema di come far accettare un cambiamento, o un percorso di formazione, situazione che può interessare gli ambiti più diversi, e non solo quelli specificamente aziendali.
In tal senso, distinguerei due situazioni diametralmente opposte, tra i cui estremi si potrebbero quindi “inserire” quelle intermedie.
Da un lato, puoi trovare contesti in cui il personale è nettamente contrario alle novità, non foss’altro che perchè pigro o per altri analoghi motivi.
Pensiamo, ad esempio, a che cosa ha rappresentato l’introduzione del computer sul posto di lavoro.
In taluni contesti, invece, il cambiamento viene accolto con un certo piacere, sopratutto in quegli ambiti, che sono caratterizzati da una continua evoluzione tecnica o tecnologica.
In quest’ultimo caso, evidentemente, la spiegazione può ricondursi alla circostanza che lavorano, in un certo ambito, persone sopratutto desiderse d’innovazione e di cambiamento.
Ma quando il cambiamento non è bene accolto, cosa fare?
La soluzione migliore, a mio avviso, è quella che viene dal basso, cioè fa leva sul coinvolgimento dei singoli partecipanti.
Talora è possibile coinvolgere questi, non solo tenendo un corso, ma anche spiegandone le relative finalità.
Anche perchè credo che un’obiezione del tipo ” a a me cosa MI serve?” sia, tutto sommato, lecita ed abbastanza comune.
Talora è anche utile sfruttare alcune risorse, che ci mettono a disposizione alcune discipline, tra cui la sociologia dell’organizzazione.
In molti casi, infatti, non c’è tanto una resistenza del singolo al cambiamento, ma del gruppo ed ecco, quindi, che potendo dialogare con uno ad uno dei partecipanti ad un corso, piuttosto che funzionari coinvolti in qualche progetto di cambiamento, può davvero fare la differenza.
A volte la situazione è, certo, ancora più difficile.
Pensiamo ad ambienti con forte componente “ideologica”, e non solo di tipo sindacale.
In questo occasioni, evidentemente, ci può essere una posizione preguidiziale, per ben noti motivi, ma ancora una volta può essere utile spiegare che un corso, o un cambiamento, può innanzi tutto essere nell’interesse del lavoratore stesso, che così farà meno fatica, svolgerà meglio un certo compito, ecc…..
Insomma, è spesso vincente comunicare che, alla base di certe innovazioni, o di percorsi di formazione, c’è sopratutto una finalità win/win.
Vince l’impresa, ma anche il lavoratore.