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Il termostato della ricchezza

Autostima

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140Negli anni mi è capitato di osservare un fatto strano. Ognuno di noi sembrerebbe avere come una sorta di set point economico nel cervello, una sorta di termostato, che lo porta ad attestarsi su un determinato tenore di vita.
Ci sono persone che per tutta una vita guadagnano 1.000 euro (inflazione a parte). Mi viene da pensare ad una macchina perfetta che quando occasionalmente si trova ad avere una maggiore entrata, trova subito da spendere l’esubero (cosa facile). Quando invece capita che l’entrata si riduce, egli automaticamente riduce le spese (cosa altrettanto facile).

Quando queste persone passano dal fare un lavoro da dipendente ad un lavoro di tipo imprenditoriale, il loro set point continua a limitare il loro comportamento. Per cui si osserva spesso che queste persone man mano che riescono ad aumentare i loro fatturati continuano ad avere guadagni allineati a quelli che avevano da dipendente.

Più aumentano le loro entrate e più di conseguenza le uscite, lasciando per differenza quello che serve loro per vivere.
Alcune di queste persone, pur essendo riuscite ad aumentare enormemente le loro entrate, presentano dei conti economici colabrodo. Le uscite sembrano ai loro occhi tutte praticamente necessarie e il margine di guadagno alla fine è sempre lo stesso.

Poche persone riescono ad aumentare i loro guadagni, ma spesso molte di queste sono state educate all’avarizia e non sono capaci quindi di godere al meglio di quanto producono.
Quello che è veramente raro vedere è quella saggia via di mezzo che permetta di far crescere il proprio business parallelamente al proprio tenore di vita.

Per diventare ricchi occorre essere in grado di sviluppare delle abitudini nuove. Per godere della propria ricchezza in maniera saggia occorre saper sviluppare delle abitudini nuove. Per modificare quel set point, quella sorta di termostato economico che abbiamo nel cervello, bisogna comprenderne il meccanismo e poi saper sviluppare delle abitudini nuove.

Per questo motivo ho inserito nel libro “Da grande sarò ricco” tutto un capitolo sul potere delle abitudini, in modo da poter insegnare a tuo figlio (e perché no, magari anche a te stesso), come sviluppare le abitudini necessarie per diventare ricco ma ben più importante, come imparare a godere di parte della ricchezza che sviluppiamo.
A presto.

A Cura di Valter Romani,
Autore di “Da Grande Sarò Ricco”

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Giacomo bruno autore

Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

3 commenti

  1. Ciao Valter,
    Interessante punto di vista e molto vero…

    In un mondo governato da tanta estetica credo che la vera ricchezza sia sentirsi bene con se stessi e gli altri, potendo vivere un’alta qualità di vita.

    Penso che, se mentalmente non si ha una filosofia precisa, poter comprare tutto quello che si vuole attraverso i soldi non porti affatto ad una felicità finale. Casomai il contrario, come è esattamente successo a molti divi famosi.

    Grazie per l’articolo. 😉

  2. Il tema del tuo articolo, Valter, è molto importante e di sicura attualità, e riconduce, in parte, anche a considerazioni di tipo filosofico.
    E’ spesso inutile, infatti, affannarsi ad acquisire una sempre maggior ricchezza, se poi non siamo capaci di gestirla al meglio.

    Non a caso parlavo di attualità, anche a fronte delle innumerevoli situazioni di persone, che magari hanno anche importanti flussi in entrata, ma si trovano in situazioni decisamente disastrose, per non saper gestire quelli in uscita.
    Molto opportunamente, autori come Alfio Bardolla hanno sottolineato l’importanza del welness finanziario e di una corretta gestione dei propri flussi.

    Per agervolare il compito dei calcoli, utili per una efficiente gestione economico-finanziaria dei propri flussi, il mio amico e collega Enrico Sigurtà ha anche reso disponibile un software, scaricabile dall’area free di questo sito, e non a caso denominato Cash flow manager.

    In effettti, la corretta gestione finanziaria è soprattutto questione di applicare alcune regole.
    In particolare, si deve stabilire quanto spendere in un determinato ambito, anche in relazione ai proprio flussi in entrata.
    Tra l’altro, colgo l’occasione per far notare come diversi articoli su questo blog possano essere facilmente collegabili.
    Proprio ieri Giovanni Romano parlava delle possibilità finanziarie connesse all’utilizzo delle opzioni.
    Facciamo quindi un esempio, in tal senso.

    Ipotizziamo di voler tentare di avere consistenti entrate supplementari con le opzioni.
    Possiamo pensare di reinvestire quanto eventualmente guadagneremo, e questa è una prima regola che potremmo seguire nella nostra programmazione.
    Dobbiamo però anche stabilire con quale capitale partire o quanto investire delle altre nostre entrate, qualora poi si abbiano delle perdite, che si sono mangiate i nostri guadagni finanziari, e non si raggiungano, quindi, sin da subito profitti da reinvestire.
    Possiamo pensare ad una somma mensile non inferiore ai 300 euro, se il resto delle nostre uscite mensili è coperto dai rimanenti flussi in entrata.
    Se le nostre eventuali uscite mensili non ci permettessero tale disponibilità minima (di 300 euro), sarà bene non investire, sino a quando non avremo quella cifra a disposizione.

    Due calcoli facilitano la comprensione di quanto dianzi indicato.
    – SOMMA MINIMA DA INVESTIRE SU BASE MENSILE, NEL CASO DI PRIMO INVESTIMENTO O DA REINVESTIRE, IN CASO DI MANCATO GUADAGNO:
    300 EURO
    – REDDITO MENSILE: 1500 EURO
    – IPOTESI A: SPESE DIVERSE DALL’INVESTIMENTO IN OPZIONI: 1.000.
    Come si nota, in questo caso si può senz’altro procedere con l’investimento.
    Se, invece, le spese diverse dall’investimento in opzioni fossero state di 1.300 euro, ad esempio (ipotesi B), evidentemente non ci sarebbe la cifra minima per operare.

    Ma è importante anche stabilire un limite massimo, meglio se in percentuale, sul totale delle entrate.
    Si potrà stabilire, ad esempio, un tetto del 20% sul totale dei flussi in entrata.
    Questo serve, proprio per evitare che certe “passioni” ci portino a perdere il controllo della situazione.
    Ed ancora una volta, un esempio potrà chiarire il concetto.
    Se, infatti, per un qualsiasi motivo, si passa dal guadagnare un reddito di 1.500 euro a percepirne uno di 4.000, se le altre spese rimangono uguali, cioè 1.200 euro, non avremmo a disposizione, per operare in opzioni, solo i 300 euro inizialmente previsti, ma 2.800, cioè 4.000-1.200.
    Ma sarebbe bene investire tutti questi 2.800 euro in opzioni, piuttosto che in altri impieghi?
    Magari sì, perchè le cose potrebbero andare per il meglio.
    Ma le cose potrebbero anche andare male, e noi, pur essendo passati da un flusso positivo di 1.500 euro ad uno di 4.000, ci troveremmo sempre allo stesso punto, come saldo tra entrate ed uscite, cioè a 0.
    Infatti, nel primo caso: 1.500-1.200=300.
    Questi 300 sono impiegati in un’altra attività e vengono persi.
    Risultato: 0.
    Nel secondo caso: 4.000-1.200=2.800, impiegati in un’altra attività.
    Ancora una volta, se le cose vanno male, quest’investimento verrebbe perso e, quindi, il risultato sarebbe di nuovo 0.
    Ma se, invece di invstire tutta la somma residua, si decide un tetto del 20% rispetto alle entrate, avremo:
    4.000-1.200=2.800.
    Inoltre, il 20% di 4.000 è 800 e, quindi:
    4.000-1.200-800=2.000.

    Questo significa che, anche nell’potesi di perdita del capitale investito, avremo comunque ottenuto un risultato che ci consente di mantenere un flusso finanziario positivo, che potrà tornarci opportuno anche per eventuali momenti di difficoltà.

  3. DIMENTICAVO.
    come indicato nell’esempio del mio precedente commento, fissando un tetto percentuale, non solo evitiamo un impiego eccessivo di risorse finanziarie nella stessa direzione, ma possiamo, con equilibrio, aumentare gli impieghi, commisurandoli alle nostre disponibilità, e senza, appunto, strafare.

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