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Cos’è la PNL?

Autostima

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Se anche solo in parte vi siete interessati di PNL allora, quasi sicuramente, avrete anche voi già provato l’irresistibile desiderio di parlarne ad un amico… per avere qualcuno con cui condividerne teorie e scoperte. E a questo punto, inevitabilmente, sarete stati chiamati a rispondere alla domanda: “Ma cos’è la PNL?”

Rispondere di per se non è difficile: basta affidarsi alle definizioni che i testi di PNL mettono a disposizione. Diventa difficile se, anziché fornire una semplice risposta tecnica, si vuol confezionare una risposta accattivante e coinvolgente per catturare l’interesse del proprio amico.

Come già detto, esistono molte definizioni; ciò nonostante, quando ci viene rivolta la domanda “cos’è la PNL?”, è sempre un po’ complicato scegliere la risposta più appropriata… e molto spesso si finisce per farfugliaretutto un insieme di cose a riguardo… che difficilmente risultano coinvolgenti per chi le ascolta.

Ecco allora come è stata tecnicamente definita la PNL da alcuni dei suoi personaggi più noti: fondatori, Richard Bandler e John Grinder, la definiscono come “lo studio dell’esperienza soggettiva”, cioè lo studio del come ogni individuo costruisce la propria mappa del mondo. Gregory Bateson, antropologo, dice che la PNL è una base teorica appropriata per la descrizione dell’interazione umana.

Virginia Satir, terapeuta, dice che la PNL è la descrizione degli elementi prevedibili che nella transazione tra due persone determinano il cambiamento.Il testo originale “ Programmazione NeuroLinguistica”, riporta questa definizione: La PNL è lo studio delle componenti della percezione e del comportamento che rendono possibile la nostra esperienza.

Dunque, quando si è agli inizi degli studi sulla PNL ci si può avvalere di queste definizioni, anche se, ve lo assicuro, non servono a nulla se è vostro desiderio coinvolgervi qualcuno.Col passare del tempo, cioè prendendo ancor meglio confidenza con l’argomento, la cosa non migliora poi tanto; poiché, più libri di PNL si leggono e più varianti di risposta si scoprono.

Ed ecco che troviamo anche che la PNL è la neuroscienza che studia l’eccellenza umana; che la PNL è un metodo per modellare le persone eccellenti. Che la PNL è un modo per scomporre in sensi ogni esperienza soggettiva; e che è la struttura della soggettività.

Troviamo anche che la PNL è la differenza che fa la differenza, e che è tutto ciò che funziona… ma è anche nulla senza un obiettivo.Riporto anche la bellissima definizione che ho estrapolato dal Blog del mio amico, esperto, Dott. Gennaro Romagnoli: La PNL è lo studio dell’interazione umana che si occupa dei processi e delle forme di comunicazione a differenti livelli, per l’individuazione, lo studio e l’analisi, delle strategie e dei processi alla base dei comportamenti e delle attività umane.

Posso assicurarvi che tutte queste definizioni sono vere e indicative, anche se, al contempo, risultano forvianti per chi, utilizzandole, ha come obiettivo il coinvolgimento di qualcuno.Questo è comunque ciò di cui si può disporre…almeno fino a quando ci si rende conto che la PNL non può stare in una sola definizione e che per spiegarne i contenuti è necessario utilizzare appropriate metafore, analogie e quant’altro…

Sono giunto ad una conclusione a riguardo: ci vuole tanta pratica in PNL per poter rispondere in modo soddisfacente alla domanda “cos’è la PNL?”. Quando con la risposta si mira a coinvolgere la persona che ci pone la domanda… Infatti, solo quando se si è in grado di estrapolare la soggettiva strategia di coinvolgimento di una persona, si è anche in grado di confezionare una risposta che la persona stessa riterrà coinvolgente.

In altri termini, un esperto di PNL riesce a rispondere esattamente a questa domanda come il suo interlocutore vuole gli si risponda; facendogli capire il senso del termine nel modo esatto in cui l’interlocutore è in grado di capirlo.

Ecco perché penso che per poter fornire una soddisfacente risposta a chi ci chiede cos’è la PNL, la si deve conoscere davvero a fondo; al punto che il risultato ottenuto con la risposta che si fornisce diventa l’unità di misura delle proprie capacità. So che tutto questo è, a dir poco, scoraggiante per chi si trova agli inizi. Ma tranquilli.

Si narra che Richard Bandler, nei suoi seminari, ponga questa domanda quando vuol far piombareil silenzio più totale nella stanza. Ed escludo a priori l’idea che ai corsi di Bandler si iscriva gente che non ha la minima idea di che cosa sia la PNL. Possiamo quindi tranquillamente supporre che vi partecipano persone con un buon grado di conoscenza di PNL, ma che probabilmente non lo sono abbastanza per alzare la mano e dire: “ io lo so cos’è la PNL!

Ma non so come lei si riterrà soddisfatto della mia risposta…”, ed osservare la risposta non verbale di Bandler e raccogliere così le informazioni utili per confezionarla. Giungo quindi alla conclusione che non c’è una definizione che vada bene sempre e comunque, se non quella che si può, abilmente, confezionare nel momento esatto in cui ci viene rivolta la domanda.

E per far questo serve molta pratica. Per quel che mi riguarda non sempre ci riesco! Ma ho capito che funziona così… e mi ci alleno. E ogni volta che mi viene rivolta la domanda la considero un’occasione per misurare le mie capacità… considerandola un’opportunità senza precedenti per comprendere la soggettività di colui che ho di fronte.

C’è, comunque, una definizione che adoro in particolar modo; ed è quella che uso per rispondere a me stesso quando voglio alimentare la mia convinzione che la PNLè la cosa più utile che ci sia. La PNL è il manuale di istruzioni che consente di acquisire l’atteggiamento mentale più conveniente che ci sia per condurre la propria vita.

A Cura di Roland DelVecchio,
Autore di “ La bussola di Roly” , “ Lo stato SDV: Il senso della vita” e “La Libertà di Raimondo”

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

25 commenti

  1. Grazie Gennaro.
    Grazie Gerardo.

    Acc…Mi sono reso conto ora che ci sono degli errori e alcune frasi non scorrono al meglio.
    Per questo mi scuso con coloro che lo leggeranno.
    Un saluto a tutti.

  2. Roland effettivamente l’ultima definizione che hai dato è la più veloce nel far capire che cos’è la PNL: “La PNL è il manuale di istruzioni che consente di acquisire l’atteggiamento mentale più conveniente che ci sia per condurre la propria vita”.

    Definirla effettivamente non è semplice e questo si riflette anche sul fatto che non sempre viene compresa e a volta interpretata male e questo genera malintesi con altre discipline come quello con la Psicologia moderna.

    Ultimamente si è parlato molto della “Legge d’Attrazione” e l’interpretazione data in chiave PNL di Giacomo e Viviana mi è piaciuto moltissimo ed è quasi una risposta al fatalismo che deriva dalla cattiva interpretazione di “The Secret” come spesso accade nella mentalità tipica degli italiani.

    Pensa Roland, a volte leggendo i post di alcune persone che scrivevano in forum su “The Secret” domandavano: “Ho letto tutti i libri sulla legge d’attrazione, ho comprato anche il DVD, sono 2 giorni che penso alla cosa che desidero di più al mondo, ma non si avvera…. Voi del forum, potreste dirmi perchè non succede niente?”.

    Quando leggo frasi di questo tipo ci si accorge che alla PNL non è stata ancora data ancora una definizione definitiva. Questo non significa necessariamente un male per chi la pratica però, per un coach, fare capire al proprio studente cosa si sta insegnando…

    Io ho la mia personale interprertazione: noto che TUTTI danno una definizione di stampo scientifico e accademico che mi piaciono molto (una su tutte: “la PNL è la neuroscienza che studia l’eccellenza umana”), ma vanno solo a definire il 50% della PNL.

    Facciamo un piccolo passo indietro per capire: “PNL” è un termine ideto da Bandler negli anni 70 che spinto dalla sua passione informatica dava un “marchio” a ciò che lui e Grinder stavano comiciando a scoprire. Si è cominciato a studiare i migliori comunicatori, i migliori nella psicologia applicata e i migliori motivatori. Ecco perchè Neuro – Linguistica.

    Dopo 30 anni di studi se ci basiamo su ciò che si è modellato da allora, potremmo dare mille termini x definire la PNL in base alle nuove materie studiate: VENDITA, SEDUZIONE, PSICOLGIA DEL DENARO ecc.. Con queste materie la si potrebbe definire anche VSP, ad esempio!

    Arrivando al dunque, al termine PNL abbiamo associato una serie di materie di studio che però differiscono dal nome originale!

    L’atro 50% che serve a definire la PNL è l’ATTEGIAMENTO che PNL ti insegna. Allora, a questo punto essa non è nè una scienza empirica e nemmeno un insieme di tecniche, ma: “La FILOSOFIA DI VITA DEI VINCENTI, che ti insegna a trasformare te stesso prima di tutto a livello personale e poi finanziario e personale cambiando il tuo atteggiamento e rompendo gli schemi mentali che ti limitano per arrivare, grazie al miglior metodo di apprendimento che esista, cioè il MODELLAMENTO ad apprendere le strategie dei migliori nel loro campo”.

    Facci caso: in tutti i libri dei più grandoi Guru delle materie modellate dalla PNL applicano QUESTA FILOSOFIA alla loro materia sia che si parli di Seduzione che Autostima, Ricchezza o Comunicazione.

    Chi è l’esperto di PNL? Il Coach? Chi pratica la PNL nella sua vita? E’ chi capisce o ha già capito che deve prendere controllo della sua vita e agire da PROTAGONISTA e non subire gli eventi in modo passivo o aspettare di comprarsi una macchina nuova sperando nell’ultimo biglietto della lotteria…

    PS: Sono stato un pò lungo, lo so, ma è il tema che mi appasiona molto 😉

  3. Ciao Roland.
    post esauriente.
    Per ‘chiosare’, si può dire che la PNL è la versione ‘laica’ della “terapia breve strategica” (quella di Watzlawick e Nardone, per fare due nomi). ‘Laica’, o ‘profana’. perchè il paziente non è, in linea di massima, come nella psicoterapia ‘sacra’ :-), un ‘disturbato’ (anche se poi la PNL agisce efficacemente su fobie e ‘traumi’ vari), ma un ‘normale’, ‘turbato’ dal suo ‘stato attuale’ che vuole trasformare in ‘stato desiderato’.
    La PNL è, in definitiva, un ‘problem solving solution-oriented’ che, mediante ‘stratagemmi’ e ‘suggestioni’ – ossia un modello di ‘persuasione’ ingiuntivo e suggestivo -, modifica le esperienze percettive del ‘cliente’ e le sue disposizioni emotive, cognitive e comportamentali disfunzionali, resettandole e riorientandole verso un modello prefissato di eccellenza.
    Be’, mi sono un po’ divertito… Scusatemi.
    Nicola

  4. Ciao Roberto,

    sono d’accordo con te…per questo, solo a scopo chiarificatore, noi cerchiamo di “cristallizzare” il termine PNL…

    tuttavia lo stesso Bandler si inkazz…ebbe se lo sapesse… Lui stesso ha sempre detto “PNL è un nome che mi sono inventato…”…

    Una delle motivazioni di B & G nel creare la PNL è stata che “in quel periodo” loro, non potevano raccontare in giro di usare l’ipnosi…un pò come in Italia 😉

    …è per questo che nei gialloni (vecchi testi dell’astrolabio) è spesso sottolineata la differenza fra “trance formale” e “trance informale”.

  5. Ciao Roland, come stai?

    I tuoi articoli sono sempre di grande spessore, grazie signore. In futuro spero vivamente di rivederti e rivivere la tua carica frizzante!!! 😀

  6. Ciao Roberto, sono felice di sapere che la pnl ti appassiona così tanto.
    faccio un apprezzamento alle definizione: E’ la filosofia di vita dei vincenti
    grazie per il tuo intervento…non aggiungo altro alle parole di Gennaro.

    X Nicola: aggiungo una nota sul perchè -secondo me- in PNL si è “costretti” a nominare le fobie come malessere del soggetto sapendo che il presupposto in PNL è che l’uomo fobico non è malato ma stà semplicemente adottando una strategia, efficace in qualche altro contesto, in un contesto non ideale.

    Come spesso capita, il cliente che ritiene di avere una fobia e che ha bisogno dell’intervento del coach non si reputa “Sano” e con una strategia utilizzata in un contesto inappropriato; ma si considera proprio “malato”.

    E se lui si reputa malato e il coach si presenta dicendo che non lo è, allora è come se dichiarasse di volersi occupare di qualcosa che a quel cliente non lo riguarda.

    Secondo me in pnl si parla di cura delle fobie per poter tradurre ciò che tutto il mondo considera con il termine fobia; e aver modo di trasformarla in ciò che poi consente di ” guarire”, ovvero la considerazione del fatto che non è un male ma è un’alleato che chiamiamo strategia.

    Tutti gli esperti di pnl avranno capito che si tratta di:

    calibrazione ( osservare i termini con cui la gente riconosce ciò di cui la pnl sà di potersi occupare )

    Ricalco( usare gli stessi termini per farsi capire quando ci si riferisce a ciò che la gente già conosce)

    e guida. ( traducendo i termini. ad es da “Fobia” a “strategia”). Contemporaneamente dimostrando che la traduzione è necessaria per coordinare il soggetto all’indirizzo del risultato desiderato.)

    Dunque penso che sia stato uno step obbligatorio anche per Bandler e Grinder quello di partire dalla terminologia usata e dai suoi significati associati per ottenere comprensione, ascolto, essere creduti e far accettare la traduzione che in parte è formata dai loro termini inventati.

    Come dire: hanno applicato la teoria che hanno costruito al loro stesso obiettivo. Per creare la necessaria condivisione e far sì che diventasse interessante.

    Ed ecco anche perchè sarà sempre possibile tradurre in pnl tutte quelle ” nominalizzazioni” che attualmente rappresentano ciò che funziona… e farle divenire parte stessa della definizione di PNL.

    Un pò contorto come discorso… ma divertente!

    Vi state mettendo nei panni di chi non conosce la pnl ?
    secondo voi ci stanno capendo qualcosa?
    Brrrrrr!!!!!!

  7. Ciao Roland.

    Davvero un ottimo articolo.

    E’ proprio vero, a volte si parla di qualcosa, la cui intima essenza sfugge, è difficile da definire.

    Personalmente, condivido tutti i precedenti interventi, poichè la PNL è tutto questo…ed altro ancora.
    Penso, comunque, che le categorizzazioni a volte lascino un po’ il tempo che trovano, perchè quando una disciplina, come la PNL, ha implicazioni in praticamente moltissimi ambiti dell’umana esperienza, allora vuol dire che è nata con una certa prospettiva e talune caratteristiche, per poi allargarsi ad altri settori dello scibile umano.

    A me piace dare la seguente interpretazione, anche se so che è molto soggettiva.
    Nei secoli passati non sussisteva una netta differenziazione tra alcune discipline, ad esempio tra psicologia e filosofia, e non è un caso, ad esempio, che la psicanalisi si ritrova sia in testi di storia della psicologia, che della filosofia.

    In realtà, taluni concetti di Grinder e di Bandler, ad esempio, pur in una luce diversa, a mio avviso già risalgono ai secoli passati.
    Mi riconduco a quell’ambito culturale mitteleuropeo, riferito cioè all’europa centrale, tra il seicento ed il settecento, in cui uno dei principali problemi e temi, sopratutto in chiave filosofica, era il cercare di comprendere, in ambito cognitivo specialmente, da dove provenissero i dati che noi indichiamo come quelli di comune esperienza.
    Ne nacque una sorta di “guerra culturale”, che vide schierati su due opposti fronti sopratutto due concezioni.
    Da un lato, gli assertori della scuola razionalista, sopratutto di matrice tedesca ed austriaca, i quali sostenevano che tutto quello che l’uomo conosce ha una base metafisica e divina, che spiegherebbe il perchè di certi archetipi universali.

    Perchè per tutti gli uomini un tavolo è un tavolo, una matita una matita (pur, ovviamente nelle diverse terminologie delle varie lingue), ecc.?
    Di qui l’idea di qualcosa di universale, che consente di costruire l’umana categorizzazione di tutto l’esistente.

    Sull’altro versante, ecco invece schierarsi i sostenitori dell’empirismo, per i quali tutto ciò che l’uomo conosce è frutto dell’esprienza sensibile, cioè consentita dai nostri sensi.
    Ma allora, la conoscenza è frutto di qualcosa di universale, o si riconduce a qualcosa di sperimentale ed empirico?

    Ecco, quindi, giungere il fondatore della filosofia moderna, Kant, che in una mirabile sintesi di filosofia teoretica, nella sua Critica della ragion pura, ci dice che entrambi gli elementi esistono ed interagiscono, nell’umana esperienza, sia l’universale, sia il contingente.
    Come si vede, già nei secoli scorsi si prestava una partiolare attenzione a ciò che, almeno sotto il profilo cognitivo, determinava la conoscenza umana.

    Veniva cioè sottolineata l’interazione tra categorie universali, esperienza sensibile, e via dicendo.
    Certo, tutto questo non era visto nell’ottica di modificare il nostro comportamento, o per influire sui nostri stati emotivi ma, sotto il profilo filosofico, già si ponevano le basi di qualcosa, che un paio di secoli dopo, costituirà elemento essenziale di riferimento della PNL.

    Da questi antichi prodromi, possiamo quindi fare un salto di un paio di secoli, per arrivare agli Usa, nel periodo in cui imperava, sotto il profilo della psicoterapia, la scuola psicanalitica.

    Come noto, uno dei fondamenti basilari di quest’ultima era la convinzione che l’analizzato dovesse seguire un percorso rielaborativo basato sulla riscoperta di precedenti esperienze, rimosse nell’inconscio, per superare problematiche di vario genere.
    Ma questo comportava tempi lunghi ed esperienze negative, quando esperienze negative del proprio passato tornavano a galla.
    Ecco, quindi, nascere in ambito tipicamente psicoterapeutico la moderna PNL, come reazione all’imperante psicoterapia d’impostazione prevalentemente psicanalitica.

    Possiamo quindi dire che, anche senza esserne probabilmente consapevoli, i moderni fondatori della PNL abbiano innanzi tutto ripreso, in parte, problematiche già analizzate in ambito filosofico sopratutto tra il seicento ed il settecento, mentre l’intento effettivo era di cercare un percorso tepareutico differente, rispetto a quanto proposto in ambito psicanalitico.
    A ragion veduta, quindi, possiamo considerare la PNL come una disciplina di origine psicoterapeutica, che poi, dall’originario ambito di applicazione, estese la sua sfera applicativa a molti altri aspetti, da quelli finanziari, ai rapporti interpersonali, e via dicendo.

    Rimango peraltro convinto che proprio in ambito terapeutico la PNL consegua i suoi maggiori, e forse più nobili, risultati.
    In un certo senso, è una forma di ipnosi alternativa, un’ipnosi che non richiede di parlare al nostro inconscio tramite la trance.
    Lo scopo, come dice Nicola, è quello di giungere ad una modificazione dello stato emotivo, cognitivo e comportamentale, senza gli inconvenienti della psicanalisi e senza ricorso a forme ipnotiche.

    I risultati?
    Eclatanti.

    Diversi studi statistici evidenziano, infatti,come la PNL consenta risultati prossimi a quelli dell’ipnosi regressiva, molto più consistenti, molto più veloci e senza gli effetti collaterali della psicanalisi.

    Ottimi risultati sono stati quelli ottenuti, come tu c’insegni, con la balbuzie (vedasi ” La libertà di Raimondo”), ma anche quelli relativi a forme di nevrosi, a patologie border-line, ed anche, da parte di qualche bravo psicoterapeuta e psichiatra, in gravi casi di psicosi, segno, peraltro, che anche in presenza della “rottura della mente”, tipica della schizofrenia, il soggetto non è completamente dissociato rispetto alla realtà.
    E’ sufficiente trovare il giusto modo di comunicare con lui.

    Ma consideriamo anche una patologia oggi purtroppo piuttosto diffusa, l’anoressia.
    In molti casi, succede che il paziente (paziente in termini fisiologici, prima ancora che psicoterapici o psichiarici, a fronte dell’evidente stato di sofferenza da cronica denutrizione) debba essere ricoverato, per mantenerlo in vita, tramite una nutrizione effettuata a mezzo flebo.
    Se poi la situazione peggiora ancora, si deve, necessariamente, pensare ad un intervento chirurgico per l’applicazione del cosiddetto sondino.

    Tradizionalmente, tutto questo dovrebbe accompagnarsi ad un percorso psicoteraputico, dagli esiti incerti e dalla lunghezza sicuramente molto lunga.
    Ma questa pessima prospettiva, fortunatamente, è stata in moltissimi casi evitata proprio grazie a trattamenti alternativi, basati sia su ipnosi regressiva, che su PNL.

    Personalmente, mi ricordo di un amico di famiglia, ormai scomparso, psichiatra che “curava” solo con la PNL, anche casi piuttosto gravi, e prendendosi carico di situazioni, in cui anni di psicanalisi poco o nulla avevano potuto, o anzi, forse avevano solo peggiorato la situazione.

    Che dire, dunque?
    Sintetizzando questo possibile excursus storico, possiamo dire che, nata anticamente, nelle sue originarie formulazioni, come filosofia, la PNL è stata, in epoca moderna, inizialmente sopratutto una forma di psicoterapia, che poi si è occupata, in chiave psicologica, di molti, diversi aspetti dell’umana esperienza, anche a prescindere da situazioni patologiche.

  8. Davvero un ottimo articolo.

    Personalmente, condivido tutti i precedenti interventi, poichè la PNL è tutto questo…ed altro ancora.
    Penso, comunque, che le categorizzazioni a volte lascino un po’ il tempo che trovano, perchè quando una disciplina, come la PNL, ha implicazioni in praticamente moltissimi ambiti dell’umana esperienza, allora vuol dire che è nata con una certa prospettiva e talune caratteristiche, per poi allargarsi ad altri settori dello scibile umano.

    A me piace dare la seguente interpretazione, anche se so che è molto soggettiva.
    Nei secoli passati non sussisteva una netta differenziazione tra alcune discipline, ad esempio tra psicologia e filosofia, e non è un caso, ad esempio, che la psicanalisi si ritrova sia in testi di storia della psicologia, che della filosofia.

    In realtà, taluni concetti di Grinder e di Bandler, ad esempio, pur in una luce diversa, a mio avviso già risalgono ai secoli passati.
    Mi riconduco a quell’ambito culturale mitteleuropeo, riferito cioè all’europa centrale, tra il seicento ed il settecento, in cui uno dei principali problemi e temi, sopratutto in chiave filosofica, era il cercare di comprendere, in ambito cognitivo specialmente, da dove provenissero i dati che noi indichiamo come quelli di comune esperienza.
    Ne nacque una sorta di “guerra culturale”, che vide schierati su due opposti fronti sopratutto due concezioni.
    Da un lato, gli assertori della scuola razionalista, sopratutto di matrice tedesca ed austriaca, i quali sostenevano che tutto quello che l’uomo conosce ha una base metafisica e divina, che spiegherebbe il perchè di certi archetipi universali.

    Perchè per tutti gli uomini un tavolo è un tavolo, una matita una matita (pur, ovviamente nelle diverse terminologie delle varie lingue), ecc.?
    Di qui l’idea di qualcosa di universale, che consente di costruire l’umana categorizzazione di tutto l’esistente.

    Sull’altro versante, ecco invece schierarsi i sostenitori dell’empirismo, per i quali tutto ciò che l’uomo conosce è frutto dell’esprienza sensibile, cioè consentita dai nostri sensi.
    Ma allora, la conoscenza è frutto di qualcosa di universale, o si riconduce a qualcosa di sperimentale ed empirico?

    Ecco, quindi, giungere il fondatore della filosofia moderna, Kant, che in una mirabile sintesi di filosofia teoretica, nella sua Critica della ragion pura, ci dice che entrambi gli elementi esistono ed interagiscono, nell’umana esperienza, sia l’universale, sia il contingente.
    Come si vede, già nei secoli scorsi si prestava una partiolare attenzione a ciò che, almeno sotto il profilo cognitivo, determinava la conoscenza umana.

    Veniva cioè sottolineata l’interazione tra categorie universali, esperienza sensibile, e via dicendo.
    Certo, tutto questo non era visto nell’ottica di modificare il nostro comportamento, o per influire sui nostri stati emotivi ma, sotto il profilo filosofico, già si ponevano le basi di qualcosa, che un paio di secoli dopo, costituirà elemento essenziale di riferimento della PNL.

    Da questi antichi prodromi, possiamo quindi fare un salto di un paio di secoli, per arrivare agli Usa, nel periodo in cui imperava, sotto il profilo della psicoterapia, la scuola psicanalitica.

    Come noto, uno dei fondamenti basilari di quest’ultima era la convinzione che l’analizzato dovesse seguire un percorso rielaborativo basato sulla riscoperta di precedenti esperienze, rimosse nell’inconscio, per superare problematiche di vario genere.
    Ma questo comportava tempi lunghi ed esperienze negative, quando esperienze negative del proprio passato tornavano a galla.
    Ecco, quindi, nascere in ambito tipicamente psicoterapeutico la moderna PNL, come reazione all’imperante psicoterapia d’impostazione prevalentemente psicanalitica.

    Possiamo quindi dire che, anche senza esserne probabilmente consapevoli, i moderni fondatori della PNL abbiano innanzi tutto ripreso, in parte, problematiche già analizzate in ambito filosofico sopratutto tra il seicento ed il settecento, mentre l’intento effettivo era di cercare un percorso tepareutico differente, rispetto a quanto proposto in ambito psicanalitico.
    A ragion veduta, quindi, possiamo considerare la PNL come una disciplina di origine psicoterapeutica, che poi, dall’originario ambito di applicazione, estese la sua sfera applicativa a molti altri aspetti, da quelli finanziari, ai rapporti interpersonali, e via dicendo.

    Rimango peraltro convinto che proprio in ambito terapeutico la PNL consegua i suoi maggiori, e forse più nobili, risultati.
    In un certo senso, è una forma di ipnosi alternativa, un’ipnosi che non richiede di parlare al nostro inconscio tramite la trance.
    Lo scopo, come dice Nicola, è quello di giungere ad una modificazione dello stato emotivo, cognitivo e comportamentale, senza gli inconvenienti della psicanalisi e senza ricorso a forme ipnotiche.

    I risultati?
    Eclatanti.

    Diversi studi statistici evidenziano, infatti,come la PNL consenta risultati prossimi a quelli dell’ipnosi regressiva, molto più consistenti, molto più veloci e senza gli effetti collaterali della psicanalisi.

    Ottimi risultati sono stati quelli ottenuti, come tu c’insegni, con la balbuzie (vedasi ” La libertà di Raimondo”), ma anche quelli relativi a forme di nevrosi, a patologie border-line, ed anche, da parte di qualche bravo psicoterapeuta e psichiatra, in gravi casi di psicosi, segno, peraltro, che anche in presenza della “rottura della mente”, tipica della schizofrenia, il soggetto non è completamente dissociato rispetto alla realtà.
    E’ sufficiente trovare il giusto modo di comunicare con lui.

    Ma consideriamo anche una patologia oggi purtroppo piuttosto diffusa, l’anoressia.
    In molti casi, succede che il paziente (paziente in termini fisiologici, prima ancora che psicoterapici o psichiarici, a fronte dell’evidente stato di sofferenza da cronica denutrizione) debba essere ricoverato, per mantenerlo in vita, tramite una nutrizione effettuata a mezzo flebo.
    Se poi la situazione peggiora ancora, si deve, necessariamente, pensare ad un intervento chirurgico per l’applicazione del cosiddetto sondino.

    Tradizionalmente, tutto questo dovrebbe accompagnarsi ad un percorso psicoteraputico, dagli esiti incerti e dalla lunghezza sicuramente molto lunga.
    Ma questa pessima prospettiva, fortunatamente, è stata in moltissimi casi evitata proprio grazie a trattamenti alternativi, basati sia su ipnosi regressiva, che su PNL.

    Personalmente, mi ricordo di un amico di famiglia, ormai scomparso, psichiatra che “curava” solo con la PNL, anche casi piuttosto gravi, e prendendosi carico di situazioni, in cui anni di psicanalisi poco o nulla avevano potuto, o anzi, forse avevano solo peggiorato la situazione.

    Che dire, dunque?
    Sintetizzando questo possibile excursus storico, possiamo dire che, nata anticamente, nelle sue originarie formulazioni, come filosofia, la PNL è stata, in epoca moderna, inizialmente sopratutto una forma di psicoterapia, che poi si è occupata, in chiave psicologica, di molti, diversi aspetti dell’umana esperienza, anche a prescindere da situazioni patologiche.

  9. Ciao Roland, apprezzo molto i tuoi interventi, sei sempre dettagliato e stimolante in quello che scrivi!
    In particolare mi ha fatto riflettere il
    “Come dire: hanno applicato la teoria che hanno costruito al loro stesso obiettivo. Per creare la necessaria condivisione e far sì che diventasse interessante”.
    Si esce dal seminato della mera definizione linguistica, ma ritengo sulla base di questo punto che la PNL possa essere inquadrata anche “il regno del meta”… linguaggio, pensiero, strategia (e chi più ne ha più ne metta!).
    Vista così diventa – se vogliamo – anche un approccio epistemologico pratico al mistero del comportamento umano… studio, descrizione, metodo, attitudine e dunque anche approccio filosofico concreto e operativo al nostro modo di pensare e conoscere… Complimenti, di nuovo! 🙂

  10. Gian Piero,
    sono onorato del tuo intervento e ti ringrazio per l’excursus storico che non può far altro che arricchire tutti noi appassionati di pnl.
    Mi incanto a leggere i tuoi commenti…e adoro la “precisione” con cui scrivi.

    Ciao Leonardo,
    ti ringrazio per l’apprezzamento e per aver contribuito con l’originale definizione ” il regno del Meta…”

  11. Chiedere cos’è la PNL è come chiedere cos’è la Matematica o la Fisica. Una domanda in cui si può dire tutto o niente.

    Senza fare chissà quali parogoni, chi avrebbe la certezza di rispondere “Chi è Dio”?

    In sostanza è normale che a domande così generali si possa stare tranquillamente zitti.

  12. Ciò che dici troverà sicuramente fondamento nella tua ragione Francesco,
    ma non ho capito se stare zitto è -talvolta- il tuo modo di proporti quando vuoi convincere qualcuno ad interessarsi ad una materia che può essere definita in mille modi.

    Scherzo! probabilmente volevi dire qualcosa che io non ho capito.
    Grazie dell’intervento, l’apprezzo molto… ha un suo valore.

  13. Ciao Lorenzo!
    Se conoscessi meglio la psicologia potrei darti sicuramente indicazioni più precise.
    Comunque per quel che ne sò, la differenza più rilevante si riscontra in alcuni presupposti ( pilastri ) su cui è stata costruita la pnl, e che differiscono da quelli su cui poggia la psicologia.

    Ciò non significa che non ce ne siano in comune…anzi.
    infatti tutti i presupposti della psicologia, a sostengono delle teorie in grado di produrre risultati efficaci, sono stati tutti adottati proprio per costruire il modello pnl. ( dato che la pnl ha fatto suo tutto ciò che funzionava inevitabilmente ha accolto ed etichettato tutto quello che la psicologia ha dimostrato funzionare )

    ma ciò che tu chiedi è che differenza c’è, e tra le tante che potrebbero essere elencate, alcune si riscontrano nei presupposti.
    ad esempio:
    la pnl considera il cliente un soggetto perfetto con una sua soggettiva strategia nonostante non ci sia, da parte del resto del mondo, condivisione sul comportamento che scaturisce nei contesti in cui li manifesta.
    in parole povere: l’uomo non è mai rotto e nella sua testa non c’è mai nulla da riparare, e c’è sempre una strategia che può essere utilizzata e risultare utile in qualche contesto.

    La psicologia considera il paziente un soggetto da riparare quando il suo comportamento non corrisponde a qualcosa di accettabile e condivisibile.

    La pnl è indirizzata esclusivamente al come si possa cambiare ritenendo inutile sapere il perchè si senta il bisogno di cambiare.

    la psicologia è volta a scoprire la causa del comportamento ( il perchè ) ritenendolo elemento indispensabile per la costruzione della soluzione.

    La pnl ritiene che il cambiamento sia qualcosa che debba avvenire rapidamente

    la psicologia ritiene che il cambiamento sia necessariamente qualcosa lungo a venire.

    Come puoi ben comprendere Lorenzo, se ci sono delle differenze nelle basi su cui si costruisce, inevitabilmente il costruito risulterà diverso e inevitabilmente dovrà avere un nome diverso.

    immagina i basamenti di una casa e di un palazzo. Sono entrambe simili e anche se le loro basi sono composte – in parte – dagli stessi elementi ( cemento ferro e quant’altro ) saranno le loro differenze a determinare il risultato finale e a consentire l’assegnazione di un nome diverso a ciò che si è costruito. Ed è per questo che le due ” teorie” ( teorie non è neppure il termine adatto ) che studiano e si occupano del funzionamento del cervello hanno nome diverso (Psicologia e Pnl ).

    Grazie per il tuo intervento e per avermi dato l’opportunità di fare questo approfondimento.
    alla prossima.

  14. Ciao Roland, ho detto semplicemente che in una domanda come “Cos’è la PNL” che può avere delle risposte ampie e diverse, è normale che più di qualcuno possa stare zitto, mi riferivo in particolare a ciò che hai detto, nel tuo articolo, sui corsi di Bandler, dove egli poneva questa domanda e i partecipanti stavano zitti.

  15. Ciao Francesco,
    Grazie, hai chiarito perfettamente il senso riportato nel tuo intervento.
    infatti, senza questa delucidazione, non sarei stato in grado di riallacciarmi al tuo riferimento.

  16. Purtroppo il difetto della comunicazione “internettiana” è quello di poter essere fraintesi, perchè limitata alle “fredde” parole. Diversamente dalla comunicazione “reale” dove è possibile ascoltare la voce con i suoi timbri, toni, volumi, e non ultimo vedere i gesti e le espressioni del viso. 😉

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