Come insegnare ai nostri bambini a risparmiare un euro al giorno (prima parte)



Valter RomaniUn grande formatore che forse voi già conoscete, Anthony Robbins, asserisce in uno dei suoi famosi libri che l’uomo spesso sopravvaluta quello che può fare in un anno e sottovaluta quello che potrebbe fare in 10. E’ come dire che l’uomo quando decide di impegnarsi vorrebbe tutto e subito. Non riuscendo ad ottenere il tutto subito, si demotiva e rinuncia a lottare. Quindi sulla lunga distanza non capitalizza nulla.

Lottando sulla lunga distanza potrebbe invece riuscire a realizzare qualcosa di veramente importante. Alla frase di Robbins io aggiungerei che se l’uomo sottovaluta ciò che potrebbe realizzare in 10 anni, non ha la benché minima idea di ciò che potrebbe realizzare in 30.

Se chiedessi ad ognuno di voi cosa vorrebbe realizzare in 30 anni sicuramente vi verrebbe da sorridere. Perché? Perché 30 anni è un lasso di tempo che esce dal vostro orizzonte temporale. Cosa può fregare ad un 30-enne quello che farà a 60 anni?

Ma qui però, cari amici, si apre una questione importante. Vi invito a scrivere la frase che vi sto per dire.
Per come va oggi l’economia fra 30 anni il mondo sarà di quei bambini che avranno saputo mettere da parte un euro al giorno.
Saranno loro a conoscere quella che definisco la LIBERTA’ FINANZIARIA.

Pensateci bene. In un Paese in cui ancora oggi i genitori trasferiscono ai figli la cultura del posto fisso… in un Paese in cui noi sappiamo bene che coloro che andranno in pensione fra 20 anni non potranno certo sopravvivere con 350 euro al mese… in un Paese che non avrà i mezzi per integrare queste pensioni al minimo vitale… In un paese in cui i nostri ragazzi hanno dal punto di vista finanziario la preoccupazione di rimediare i soldi per il sabato sera (orizzonte temporale < 7 giorni)… In un Paese in cui i giovani non si pongono assolutamente il problema di essere autosufficienti a 30 anni…

Che futuro possiam pensare per i nostri ragazzi?
A chi appartiene la mission di educare questa nostra società di oggi, di formarla allo scopo di permettere di affrontare preparati il futuro che ci si para davanti?
NOI? Ma NOI siamo preparati?

Pensateci bene… del resto se non lo facciamo da noi chi potrebbe essere in grado di farlo? Lo Stato? Pensate che lo Stato, o meglio i nostri governanti, siano pienamente consapevoli di quanto vi ho appena detto?
E se anche ne fossero consapevoli, pensate che con i problemi che hanno nel quotidiano, possono pensare a quelli del prossimo anno? O peggio a quelli che avremo fra 30 anni?
O pensate forse che esiste qualche altra categoria di persone illuminata che possa farsi carico di questa missione più di un genitore veramente motivato?

Allora a chi spetta il compito di insegnare ai nostri bambini questo segreto?
Spetta a noi, ma dobbiamo diventarne consapevoli per primi.
Ma a questo punto vi devo dare un altro importante insegnamento che potete trovare nel mio libro:
INSEGNA PIU’ UN ESEMPIO CHE MILLE PAROLE.

Continua….

A cura di Valter Romani
Autore di Da Grande Sarò Ricco e Scacco alle Bugie





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5 Commenti

  • E’ la legge dei grandi numeri, e personalmente ho scoperto che vale sia in negativo che in positivo. Se io spendo un’euro di troppo al giorno, a fine anno mi troverò con 365 euro in meno. Viceversa, se risparmio un euro al giorno, a fine anno avrò 365 euro da investire, ad esempio in buoni postali. Come giustamente dici tu, è importante l’orizzonte temporale.

  • John Maynard keynes, uno dei più famosi economisti a livello mondiale, a chi obiettava che la sua teoria macroeconomica non sarebbe stata efficace nel lungo termine, risondeva che nel lungo termine siamo tutti morti.

    Il senso di tale risposta, a prescindere dalla valenza anedottica, riconduce al rilievo che l’orizzonte temporale ha per le decisioni da assumere nei vari campi, ma non solo.
    L’economia e la finanza sono discipline sociali, certo non scienze esatte.
    Proprio per questo non si può pensare ad una loro valenza assoluta, ed a maggior ragione, a distanza di tempo, quel che era vero sino a ieri potrebbe non esserlo più domani.

    Sopratutto la fase economica di recessione, che abbiamo vissuto negli ultimi anni, ha messo in crisi precedenti, presunte certezze, come quella, ad esempio, che non potesse fallire una realtà come Lehman.
    Tali considerazioni inducono a pensare che, a prescindere dalla preparazione dei singoli in materia economico-finanziaria, difficilmente si possano trasmettere insegnamenti in tale ambito, destinati a durare immodificati nel tempo.

  • Grazie Valter per questo articolo, i bambini sono il nostro futuro e la formazione, non solo l’educazione, dovrebbe partire già in tenera età, per il loro futuro e per il futuro della nostra società.
    Trovo il commento di Gian Piero molto interessante.
    Credo però che sia pià giusto parlare di strategie. Credo che non ci siano strategie valide per sempre, però ci sono insegnamenti che possono essere utili a costruire i propri valori e su quelli stabilire obiettivi a breve, medio e lungo termine.
    Affidabilità, fiducia, senso di responsabiità, rispetto delle regole sono alcuni dei principi fondamentali su cui a mio avviso si dovrebbe costruire qualunque attività finanziaria. Ecco, questi principi si possono insegnare e valgono in tutti i mercati.

  • Come giustamente indica Valter, in Italia ancora esiste e resiste il mito del posto fisso che garantisce lo stipendio a fine mese.

    Si va all’università per laurearsi al fine di ottenere un posto fisso che magari non ci dà soddisfazioni ma ci fa vivere tranquilli.

    Poco importa se chi esce dall’università ha imparato tutta teoria e nulla di pratica reale e con tutta probabilità si ritroverà a 35 anni ancora a rincorrere concorsi e master in una continua specializzazione che non finisce mai.

    Purtroppo nel nostro Paese non esiste una cultura finanziaria e la cosa peggiore è che le nuove generazioni sembrano ancora meno interessate al proprio futuro finanziario di quanto lo fossero i propri genitori.

    Almeno loro hanno inziato a sporcarsi le mani fin da piccoli a differenza dei bamboccioni di oggi a 40 anni ancora foraggiati dai genitori

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