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Come funziona il linguaggio analogico (seconda parte)

Quando questa seconda parte dell’articolo apparirà sul blog, la tornata elettorale si sarà conclusa, quindi non violo la par condicio, esaminando l’atteggiamento di qualche candidato.

Tutti voi avrete visto a Roma il manifesto di Vittorio Sgarbi: il braccio destro conserto a coprire il corpo, il braccio sinistro in avanti con l’indice e il pollice tesi in avanti. È una postura tipica di Sgarbi, significativa del suo modo di essere: la miglior difesa è l’attacco (braccio destro a coprire il corpo, braccio sinistro spinto in avanti nella fase di contrattacco).

Anche uno dei primi manifesti apparsi di Renata Polverini era emblematico da questo punto di vista. La candidata presidente del Lazio si presentava in posa da pistolera con i pollici infilati nella cintura dei pantaloni. Ovvio che questa postura da Calamity Jane comunicasse un gesto di sfida al limite dell’arroganza. Infatti, si pensò bene di togliere subito i manifesti.

Il linguaggio analogico è inconscio, quindi non è possibile gestirlo. Come dicevamo nella prima parte, rivela molto di più di quanto possano farlo le parole lo stato d’animo di chi parla e di chi ascolta.

C’è poi una serie di testimonianze derivate dal linguaggio non verbale in grado di metterci sull’avviso se la nostra comunicazione ha avuto un qualche effetto sull’interlocutore. Sono i cosiddetti gesti conici.

Gesti d’attenzione e d’interesse sono quelli che coinvolgono il
naso: ciò che dice il mio interlocutore risveglia le papille olfattive. In quella zona cambia la circolazione del sangue e sento un piccolo prurito che mi viene voglia di grattare. Se il grattamento prende una direzione verticale il segnale è positivo, se è orizzontale è negativo.

Se il mio interlocutore mentre mi ascolta, mantiene le braccia conserte, le gambe accavallate o, peggio, spinge in dietro la testa o il busto, dimostra chiusura e nessuna disponibilità, se non addirittura rifiuto inconscio nei confronti delle mie argomentazioni.

Ci sono poi altri segnali che potremmo definire scarichi emozionali. Per esempio, raschiamenti di gola, deglutizioni a vuoto, colpi di tosse. Avvengono quando parlando con qualcuno lo carichiamo di troppa emozione che in qualche modo deve essere scaricata.

Ci sono poi i segnali di riflessività. Per esempio, parliamo con il nostro interlocutore e notiamo che le sue dita giocherellano con una penna. Ebbene, questo è un segnale che indica un intervento dell’emisfero sinistro il quale sta analizzando a livello logico il senso delle mie parole.

Anche la mano sul mento è un segnale di riflessività: significa che è in atto un dialogo interno. Se il nostro interlocutore si gratta la fronte, questo gesto può significare che il senso del discorso non gli è ben chiaro e lancia segnali inconsci di maggiori chiarimenti.

Infine, ci sono i segnali di gradimento e questi coinvolgono la bocca. Quando decidiamo di mettere qualcosa in bocca è perché già sappiamo che ci piace, l’abbiamo toccato, l’abbiamo valutato.

Tipici in questo caso sono: il gesto di portare un dito o la penna alle labbra, la punta della lingua che trapela tra le labbra, l’aumento di salivazione, le labbra che si protendono in avanti nel cosiddetto bacio analogico. Se il nostro interlocutore mette in atto un gesto del genere, vuol dire che lo abbiamo coinvolto, il nostro argomento gli piace davvero.

Attenzione, però, a non prendere questi segnali per oro colato. Sono solo indizi che hanno bisogno di ulteriori prove.

Se tiene le braccia conserte e le gambe accavallate può significare che ha freddo, se si gratta la fronte è perché sente davvero prurito, se si spinge gli occhiali sul naso, non vuol dire che è stizzito o rifiuta la nostra proposta, ma perché gli occhiali gli scivolano dal naso.

Se strofina l’indice sotto il naso, il gesto non vuole significare che non è d’accordo con noi o con il nostro dire, ma semplicemente che, per associazione mentale, gli è passato per la mente un pensiero poco gradito: “Accidenti, mi sono dimenticato di pagare la bolletta del telefono!”

A cura di Alberto Lori
Autore di
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Giacomo Bruno

Ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa “il papà degli ebook” per aver portato gli ebook in Italia nel 2002, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. E’ Autore di 26 bestseller sulla crescita personale e con la sua casa editrice Bruno Editore ha pubblicato 600 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale. E’ considerato il più noto “book influencer” italiano perché ogni libro da lui promosso o pubblicato diventa in poche ore Bestseller n.1 su Amazon. La sua newsletter viene seguita ogni giorno da oltre 150.000 affezionati lettori. Il suo Blog e i suoi canali social sono seguiti da oltre 1.000.000 di follower. Il suo lavoro è seguito dalla Radio, dalla Stampa e dalle TV nazionali.

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