Come riprendersi la propria libertà

Credo che il libro consenta a tutti con molto buon senso di capire che:
– senza un’indipendenza finanziaria di un certo tipo il Downshifting è molto rischioso;
– occorre condividere veramente la decisione con tutti i membri della propria famiglia;
– senza la giusta preparazione mentale è facile cadere nella tentazione di tornare alla vita precedente e mandare in fumo anni di sacrifici.
Nel libro sono evidenziati analiticamente gli elementi necessari alla preparazione a tavolino e sul campo rispetto alla nostra indipendenza e libertà.
In effetti se ci poniamo un semplice interrogativo: “con la vita che facciamo… siamo davvero liberi?”, possiamo trovarci di fronte ad una risposta semplificatrice “si/no”, ma anche ad una del tipo: “potenzialmente si”.
E’ proprio questo il punto: la differenza fra una situazione potenziale e una situazione cinetica.
Tutti noi possiamo cogliere questo concetto di diversa energia. Se si osserva un enorme bacino d’acqua fermato da una diga, si può cogliere ordine e tranquillità… ma anche l’enorme differenza che si ottiene quando la diga si apre e l’acqua scende a valle con un enorme impatto energetico, prima solo potenziale.
Ebbene, quando rispondiamo che “potenzialmente siamo liberi”, significa che pensiamo di essere energia contingentata da una diga… e stiamo riflettendo su cosa succederà quando potremo liberare la nostra forza e potremo esprimere tutte le nostre potenzialità.
Ecco quindi gli spunti di riflessione:
Preferiamo stazionare nel nostro “ordinato” stato potenziale o vogliamo prima o poi aprire le chiuse e lanciarci verso valle con tutta la nostra energia, per vedere fino a che punto possiamo arrivare?
Tutto sommato stare dentro la diga può essere piacevole, e in più sentiamo un senso di maggiore sicurezza e prevedibilità rispetto al turbinare dell’acqua a valle, perché cambiare?
A tutti piacerebbe avere molto più tempo da dedicare a se stessi ed ai propri cari… ma se il prezzo di tutto questo è maggiore insicurezza e maggiori rischi, il gioco (il tempo) vale la candela?
Abbiamo forse colto che per “riprendersi la propria libertà” occorre assumersi dei rischi.
I rischi possono essere solo gestiti e mitigati con la preparazione fisica e mentale, ed è proprio questo su cui dobbiamo lavorare se vogliamo riprenderci la nostra libertà.
A cura di Filippo Masi
Autore di Ritirarsi a 40 anni
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Credo che l’articolo faccia riferimento, giustamente, all’esigenza di un’attenta progammazione del “ritirarsi”.
Aspetti finanziari, condivisione familiare e problematiche psicologiche, non vanno sottovalutati, e devono far parte di un attento esame, per comprendere la fattibilità ed utilità reale, effettiva, di una tale fondamentale decisione.
Potrebbe essere sufficiente sbagliare su uno di questi punti, perchè l’iniziativa fallisca o, quanto meno, sia messa a dura prova.