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Come produrre la vostra idea

Aziende

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Francesco FilippiCome descritto nella mia guida Creare Oggetti di Design, uno dei momenti più importanti all’inizio della vostra attività per produrre il vostro oggetto di design sarà decidere se:

1) produrvelo da soli creando una vera e propria azienda produttrice;
2) produrvelo da soli dando la committenza delle lavorazioni a terzi ma controllando voi stessi la produzione;
3) farlo produrre direttamente ad un’azienda del settore, vendendole il brevetto o dandole la concessione dello stesso nel caso ne abbiate uno. Se la vostra idea fosse difficilmente brevettabile o se non aveste i soldi per farlo, potreste proporla ad un’azienda munendovi preventivamente di un accordo scritto prima di comunicare l’idea stessa e i dettagli che la riguardano.

Vediamo i tre punti in dettaglio:

1) Produrre il vostro oggetto da soli. Il primo punto significherebbe creare un’azienda produttrice. In questo caso dovreste creare un vero e proprio stabilimento, acquistare attrezzature, macchinari, assumere personale, adempiere a tutte le responsabilità che sono necessarie per creare un azienda produttrice vera e propria e così via.

Questa opzione fa al caso vostro solo se siete predisposti mentalmente ed emotivamente a farlo; se volete creare una famiglia di persone che si legheranno a voi, se per voi ha grande importanza anche creare il contesto che realizzerà il vostro oggetto e il come. Fate questo solo se sentite che fa parte della missione della vostra vita, se sentite che c’è una forza interiore che vi trascina in quella direzione.

Moltissime sono le aziende che sono state create in questo modo nate tutte da grandi uomini ma soprattutto da grandi sogni con chiarezza iniziale di obiettivi assoluta!

2) Produrre il vostro oggetto da soli dando la committenza delle lavorazioni a terzi. Il secondo punto è sicuramente più semplice e immediato. In questo caso dovrete decidere quali lavorazioni saranno necessarie al vostro oggetto e selezionare di conseguenza le aziende che saranno in grado di farle.

Il punto più critico di questa scelta sarà quella di verificare che tutto venga realizzato secondo le vostre esigenze e se potete fidarvi dell’azienda alla quale state commissionando le lavorazioni in relazione a costi, qualità delle lavorazioni e puntualità nella consegna.

3) Fare produrre il vostro oggetto ad un’azienda del settore. Il terzo punto sembrerebbe quello più facile: date in concessione la vostra idea a un’azienda del settore che già si occupa di questi prodotti e alla fine dell’anno incassate le royalties. Purtroppo non è così semplice.

Anche in questo caso la scelta dell’azienda non deve essere casuale; questa deve essere selezionata tra quelle che non solo sono in grado di produrre il vostro oggetto, ma che hanno un’attinenza con il settore del vostro oggetto, che sono in grado di produrre la quantità che è necessario produrre, per il giusto mercato che loro devono avere come riferimento per i loro prodotti, al giusto costo e con un’adeguata strategia di marketing.

Se la vostra idea è molto buona, molte potrebbero essere le aziende che, come squali, potrebbero farvi credere di essere in grado di produrre il vostro oggetto pur non essendo in grado di farlo, solo per sfruttare un facile business.

Sempre se la vostra idea fosse molto buona, ma forse troppo avveniristica e complessa da produrre, potrebbe succedere una cosa molto strana: vi acquistano il brevetto e lo mettono in un cassetto per produrlo chissà quando, forse mai. E’ questo il caso di un’azienda che vuole togliere di mezzo il vostro possibile prodotto per problemi di concorrenza con altri suo progetti. Il brevetto così è destinato a morire e voi non incassereste nulla.

Per cautelarvi da questo rischio il contratto che dovrete proporre prevedrà il tempo massimo di produzione e di immissione sul mercato, il prezzo di acquisto iniziale del brevetto, delle royalties fisse annuali (normalmente il 3% e/o secondo una scaletta che prevede percentuali inferiori per range di quantità crescenti), e un importo annuale concordato, per tutta la durata della concessione, anche nel caso il vostro brevetto non venisse prodotto.

Dalla reazione dell’azienda a questo tipo di contratto, ma soprattutto dall’ultima clausola, capirete subito se sono interessati a produrre la vostra idea, se hanno le potenzialità commerciali per farlo, in definitiva se sono seri e non si stanno improvvisando. Per questo tipo di contratti sarebbe meglio che vi faceste seguire da un professionista almeno inizialmente.

Buon lavoro a tutti!

A  cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

11 commenti

  1. Più si va verso il discorso della concessione, maggiori sono i problemi legali.

    Se non si intende creare una propria struttura, legata ad un’idea brevettata, possono infatti insorgere problemi di rapporto con gli altri soggetti, cui si cede un brevetto o la concessione.
    In quest’ultimo caso, i problemi sono maggiori, in quanto eventuali modifiche di un prodotto dato in concessione potrebbero considerarsi svincolate dal contratto, ed in pratica il concedente si troverebbe un’impresa che, con qualche modifica, se non è onesta, gli “soffia” l’idea, mentra maggiori tutele presentano i brevetti.

    Solo che in questo caso, ben difficilmente l’impresa controparte è disponibile ad accollarsi, oltre gli oneri di acquisto del brevetto in quanto tale, anche oneri di concessione, in quanto si darebbe vita ad una sorta di contratto non di pura compravendita, ma di cessione di brevetto e concessione di sfruttamento commerciale.
    Certo, legalmente parlando, anche ricorrendo alla figura della fattispecie contrattuale atipica, prevista nel nostro ordinamento, la cosa è possibile, ma difficile a realizzarsi in termini di negoziabilità, se lo sfruttamento commerciale del brevetto non assume un certo valore.

    Ben lo sanno tutti quegli esperti, tipici di certi studi legali, che si occupano di diritto d’impresa.

  2. Ciao Gian Piero,
    ottimo il tuo commento sulle modifiche svincolate dal contratto!

    Colgo quindi l’occasione per aggiungere un commento, già incluso del resto nella mia guida “Creare oggetti di design”, nella quale è presente la bozza di un contratto tipo.

    In questa bozza esiste una clausola che dice che: “L’azienda si impegna a mantenere di proprietà del concedente (che è l’inventore) qualsiasi miglioria e/o perfezionamento, che l’azienda dovesse apportare al brevetto avuto in concessione, senza distinguere tra porzione di brevetto originale e migliorie apportate.

    Se poi le migliorie apportate dessero origine a quello che si chiama “Brevetto di utilità” il contratto prevede sempre che le spese di brevettazione ulteriore sarebbero a carico dell’azienda mentre il nome del titolare rimarrebbe quello dell’inventore, magari unito a quello dell’azienda.

    Diciamo che normalmente è raro che un’azienda si metta ad inventare su un brevetto fornitogli. Le migliorie che di solito emergono sono di tipo produttivo e marginali rispetto al brevetto originale a meno che il brevetto sia poco originale.

    Ma se proprio dovesse succedere, sia l’inventore che l’azienda hanno l’interesse a produrre un oggetto migliore con conseguenti migliori guadagni.

    Purtroppo se proprio un’azienda volesse rubare l’idea la farebbe produrre ad un’azienda amica, meglio se estera.

    Se il brevetto poi entro un anno non venisse esteso all’estero, tempo entro il quale si ha la priorità di anteriorità che decorre dal giorno del brevetto, l’azienda estera ha strada libera.

    Se invece l’azienda alla quale viene chiesto di produrre il brevetto, in modo truffaldino, è italiana, questa può brevettare la miglioria appunto grazie al “Modello di utilità” e fare in modo di produrre per prima il prodotto migliorato, accordandosi dietro le quinte con l’azienda che le ha fornito il brevetto di nascosto.

    Diciamo che il campo brevettuale è irto di trappole e la prima difficoltà in assoluto, per chi inventa, è essere fuori da un’azienda produttrice.

    Del resto anche se uno appartenesse ad un’azienda e creasse un’invenzione, a lui spetterebbe “una lira”, come viene riportato sul contratto, tra inventore (impiegato) e azienda insieme al suo nome sul brevetto, a meno che l’azienda (se fosse un’azienda illuminata) riconoscesse al suo “impiegato inventore” un premio per la sua idea.

    Insomma per finire sarebbe sempre l’azienda a guadagnarci.

    La morale è che bisogna essere come “tigri” in un mondo di “squali” perchè in campo brevettuale le eccezioni ad esso collegate sono numerosissime!

  3. Grazie Francesco, effettivamente non ci avevo pensato a queste differenze e la cosa bella è che si possono utilizzare per ogni idea di impresa che uno ha e vuole mettere in pista.

    A presto

  4. Ciao Alberto,
    è vero si può produrre un’idea in molti modi, in base alle proprie caratteristiche individuali emotive e a quelle specifiche di carattere imprenditoriale ed economiche.

    Ci sono molte altre differenze che qui, per ragioni di spazio, non si possono elencare come i vantaggi e svantaggi economici per ciascuna delle tre modalità elencate.

    La cosa particolare che mi preme sottolineare ancora una volta è che una persona con creatività e leadership, caratteristiche queste di un pensiero divergente, può non avere le caratteristiche di imprenditore capo e organizzatore che fa quadrare i conti alla fine del mese, caratteristiche queste di un pensiero convergente.

    La soluzione quindi è sempre un network di individui creato fra persone di differenti caratteristiche professionali e comportamentali, a meno che uno non si senta di fare tutto da solo. Ma lo sconsiglio!

  5. Ottimo articolo!

    Il tema della creazione di nuovi prodotti mi è molto caro.

    Ritengo che non solo con il taglio dei costi ma soprattutto con l’innovazione di prodotto, la qualità e l’ingegno le tante imprese e i molti professionisti ed artigiani italiani potranno trovare le leve giuste per sconfiggere la crisi.

  6. In effetti, Francesco, molte questioni legate ai brevetti, legalmente, sono problematiche non facili da affrontare.
    Anche quando il contratto ricomprenda eventuali varianti, in quanto è poi oggetto d’interpretazione spesso tecnico-peritale, dove gioca una certa discrezionalità, definirie cosa sia, nel caso concreto, nuova realizzazione, non legata al brevetto, e cosa semplice miglioria o trasformazione, e spesso giudici diversi decidono diversamente, sullo stesso oggetto in causa.
    E’ poi ovvio che anche il miglior contratto difficilmente consentirà una copertura giuridica, contro tutte le eventuali violazioni di quanto brevettato, anche perchè difficilmente l’azienda che ha stipulato il contratto di cessione e/o concessione sarebbe così stupida, da violarlo direttamente: di solito questo si verifica tramite soggetti terzi e, quindi, spesso risulta difficile l’individuazione di questi ultimi, o un loro collegamento con l’impresa originaria, sopratutto se questo si verifica su mercati esteri, distanti dalla realtà geografica, dove opera il titolare del brevetto.

  7. Verissimo Gian Piero! Col contratto si arriva dove si può.

    Intendevo comunque con “migliorie” quei perfezionamenti riferiti in modo chiaro e diretto all’idea originale.

    E’ naturale che quando un’azienda vuole fregarti, se lo sa fare lo fa bene.

    E’ vero anche che nell’interpretazione della legge un giudice può anche tenere conto della buona fede dell’inventore che si scontra spesso con la cattiva fede dell’azienda che in casi di cessione di brevetti ha sempre il coltello dalla parte del manico.
    Con questo intendo dire che la legge, al di là di ogni legittima interpretazione dovrebbe, ma dico dovrebbe, difendere la parte più debole che ha meno strumenti per cautelarsi.

    E’ proprio per questo che suggerisco di non improvvisarsi e servirsi di un professionista sia per scrivere il contratto che per l’incontro di stipula dello stesso.

    Grazie sempre dello spunto.

    Vi sono comunque alcune strategie

  8. Vi sono comunque alcune strategie che possono cautelare l’inventore prima di una possibile proposta della sua idea inventiva ad un’azienda.

    Ma di questo parleremo ancora nei prossimi articoli.

    Grazie!

  9. Ciao Antonio,
    hai proprio ragione: innovazione dei prodotti ed idee nuove aiuterebbero molte aziende ad uscire più velocemente dalla crisi.

    l’Italia è veramente è ad uno dei primi posti per l’ingegno inventivo nel Mondo.

    Sentivo purtroppo un servizio in tv qualche settimana fa sulla fuga, più che dei cervelli, dei brevetti verso aziende estere che più di noi sanno accogliere e sfruttare l’innovazione, anche per il comportamento corretto dell’azienda stessa verso l’inventore, nel caso fosse un privato.

    Ne ho fatta esperienza diretta io stesso.

  10. Grazie per le utilissime informazioni.
    Io appartengo a quella categoria di genialoidi ignoranti.
    Che riescono ad inventare e costruire nuove utilità, ma che non diamo loro importanza, e dopo qualche anno le troviamo in commercio.
    Attualmente sto brevettando un’ottima idea che sto usando da un anno e mezzo con eccezionali risultati.
    Ho provato ad assaggiare il terreno in fiere specialistiche (ovviamente senza scendere in dettagli). La cosa che ho notato, è la sicurezza delle grandi aziende della loro superiorità su tutti, e dell’incapacità di ascoltare.
    Ho mandato anche delle email, ovviamente senza risposta.
    Attualmente sto preparando una raccolta d’impressioni da amici volontari, per appunto creare un sito e dei video pubblicitari da inviare ad eventuali fabbricanti e consumatori, per stimolare l’interesse.
    A mio parere, tanto sono geniali gli italiani e d’altrettanto sono ottusi incollati al presente nella speranza che duri in eterno la loro comoda attività.

  11. salve francesco,se io ho ideato qualcosa nella mia testa che puoi scopro che non e mai stato ideata che mi puo fare guadagnare tanti soldi ma non ho la possibilità nei soldi per dimostrare che funziona o crearlo come posso fare.

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