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Come gestire i conflitti utilizzando la conoscenza dei profili psicologici individuali

Autostima

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159Completo gli interventi relativi alla gestione dei conflitti , per dare qualche breve cenno sulla teoria dei comportamenti dominanti e su come la conoscenza di questa teoria possa significativamente influenzare la capacità di gestione dei conflitti. Le esperienze, maturate con questa teoria, permettono di affermare che gli individui, di fronte alla scelta se dare maggiore attenzione al raggiungimento dei propri obiettivi o al mantenimento di buone relazioni sociali, possono presentare profili personali completamente diversi,i quali possono essere classificati e riconosciuti in quattro stili fondamentali: estroverso, dominante, analitico, socievole.

È comprensibile che se, attraverso adeguate schematizzazioni, ciascuno potesse identificare i propri stili dominanti e quelli dei suoi interlocutori, la gestione dei conflitti ne verrebbe enormemente facilitata. I due valori, che, negli individui, agiscono come forze in direzioni opposte, sono la tensione verso l’obiettivo e quella verso le relazioni interpersonali; vediamo, allora come queste forze interagiscono fra di loro.

Le persone con una forte propensione alle relazioni sociali (identificati come (R.+) sono persone aperte, informali, impulsive e con una forte necessità di accettazione sociale, mentre gli individui, sul versante opposto, con una scarsa tensione verso queste relazioni (R.-) sono, in genere, riservate, formali, rispettose di compiti e doveri e con un forte bisogno di risultati concreti. Chi ha una forte tensione verso gli obiettivi (O.+) è individuo deciso, sicuro, parla a voce alta, fa poche domande ma molte affermazioni ed è un combattente; chi, invece, ha una minor tensione (O.-), è persona calma, parla a bassa voce, fa poche affermazioni e molte domande e, se possibile, evita gli scontri.

È facilmente intuibile che questi profili sono estremizzati e puramente teorici in quanto ognuno di noi, nella realtà, ha comportamenti che sono la risultante di un mix di tensioni diverse. È ovvio che sono numerose le combinazioni possibili, ma esse possono, comunque, fare riferimento a quattro modelli principali:

  1. profilo personale(R.+ O.-) “ Socievole”. Queste persone hanno comportamenti amichevoli e collaborativi, preferiscono ottenere risultati con flessibilità per cui non s’impongono con l’autorità. Hanno bisogno di tempo per prendere le decisioni, in quanto, per evitare eccessivi rischi, ricercano il conforto degli altri. Forte la necessità di accettazione sociale. Questo profilo, come del resto tutti gli altri, è caratterizzato da alcuni comportamenti efficaci ed altri inefficaci. Le persone, appartenenti al profilo socievole sono ascoltatori attivi, sono collaborativi ed hanno uno spiccato senso del dovere; d’altro canto possono diventare eccessivamente flessibili ed essere troppo lenti nel prendere le decisioni. Nella gestione dei conflitti hanno la tendenza ad accettare compromessi, rinunciando, in parte o totalmente, a difendere i loro obiettivi;
  2. profilo personale (R.+ O.+) “ Estroverso “. Gli appartenenti a questo modello sono buoni comunicatori, leali nella competizione e, dunque, sanno circondarsi di amici e sostenitori. Decidono, prendendosi qualche rischio di troppo, su proprie opinioni o intuizioni. Hanno bisogno di ottenere riconoscimenti da cui traggono la loro motivazione. Essi suscitano empatia, sono persone entusiaste e buoni comunicatori; reagiscono però in maniera eccessiva, nella gestione dei conflitti, e sono tentati di manipolare gli interlocutori;
  3. profilo personale (R.- O.+) “Dominante”. Riflette il profilo di persone indipendenti, scarsamente comunicative, impazienti, molto competitive e fortemente orientate all’ottenimento di risultati. Decidono rapidamente ma su dati di fatto; sono pratici, efficienti, indipendenti e decisionisti. Perdono però efficacia quando diventano poco flessibili, autoritari e, nella gestione dei conflitti, tentano di prevaricare gli altri;
  4. profilo personale (R.- O.-) “Analitico”. Gli individui descritti da questo modello sono persone poco entusiaste, distaccate, poco propense a stringere relazioni sociali ma razionali e molto attaccate ai principi. Basano le decisioni su dati di fatto ma con lentezza, poiché non amano correre rischi; sanno essere efficaci poiché sono logici, attenti, ordinati, molto esigenti con se stessi ed infine seri e laboriosi. Il loro rischio è di non decidere perché, perfezionisti ed eccessivamente critici, eccedono nei processi d’analisi. Un conflitto con persone di questo tipo può durare un tempo lunghissimo.

Immagino che vi sarete ritrovati, anche se non perfettamente, in uno di questi profili così come è probabile che siate riusciti a riconoscere, nelle descrizioni, qualche amico, parente, collega o dipendente. È attraverso questo processo, all’inizio certamente impegnativo, ma poi sempre più fluido, che la conoscenza dei profili vi permetterà di migliorare la capacità di gestione dei conflitti, a patto che siate disponibili ad accettare due irrinunciabili principi, il secondo dei quali, valido solo in ambito lavorativo:

  • le teorie sulle dinamiche comportamentali ammettono che è impossibile chiedere agli individui di cambiare carattere, mentre è provato che è possibile modificare alcuni comportamenti;
  • gli studi sulla leadership situazionale assegnano al capo il compito di modificare per primo comportamenti inefficaci, per essere d’esempio ai suoi dipendenti.

A cura di Pierpaolo Sposato

Autore di “Come gestire i conflitti” e “Capi non si nasce”

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Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

10 commenti

  1. Articolo veramente molto bello, coinvolgente ed interessante che posiziona il rapporto conflittuale sotto una luce completamente diversa rispetto a quello che solitamente siamo abituati a vedere.
    Se si vogliono veramente risolvere situazioni conflittuali anche complesse, l’analisi dei caratteri dei singoli soggetti coinvolti, puo’ essere veramente di aiuto per comporre una controversia.
    Grazie per il contributo.

  2. Ho trovato veramente interessante l’articolo e in modo particolare le due premesse scritte in coda. Credo che la prima, nei rapporti personali, sia fondamentale e unita alla conoscenza dei diversi profili sia davvero un validissimo aiuto. Grazie, è un argomento sicuramente da approfondire.
    Un abbraccio,
    Danila

  3. Le situazioni comportamentali, relative a potenziali o effettivi conflitti, oscillano effettivamente tra alcune tipologie determinate, ma non solo con riferimento a comportamenti diversi delle persone, ma anche in relazione al cotesto di riferimento.
    In altri termini, difficilemente troviamo persone che si comportano in modo sempre uguale in tutte le situazioni, e spesso si assiste ad un oscillare dalla prevalente ricerca del consenso, a scapito degli obiettivi, alla ricerca di quest’ultimo, a scapito del primo.

    Indubbiamente, chi considera prioritario far valere le proprie posizioni, acquista modalità comportamentali dialettiche, mentre chi preferisce agevolare buoni rapporti sociali, spesso rinuncia a far valere la propria posizione.

    In particolare, in ambito sopratutto professionale, ma non solo, credo che l’atteggiamento preferibile dipenda dalla situazione, cioè dalla misura in cui si possono far valere le proprie posizioni e dagli specifici obiettivi.
    Se la propria posizione si afferma, senza pregiudicare rapporti personali, non sussite problema, mentre, negli altri casi, saranno gli obiettivi a guidarci.
    Se, invece, la nostra posizione, o meglio la possibilità di farla valere, è pregiudicata a priori, o comunque poco probabile, tanto vale dar spazio maggiore alla salvaguardia dei rapporti personalii.

    In tutti gli altri casi, dipende dalle nostre priorità.

  4. Argomento controverso e molto interessante. Complimenti per l’articolo, ne farò tesoro per le mie relazioni personali e come base per ulteriori approfondimenti.

  5. Ringrazio tutti i colleghi, che hanno espresso un gradito apprezzamento al mio articolo.
    I commenti di Gian Piero mi inducono, però, ad una ulteriore argomentazione; é certamente vero che i diversi contesti conflittuali possono influire sugli atteggiamenti degli individui e costringerli ad adottare comportamenti diversi, ma rimarrano sempre ancorati al loro profilo dominante.
    Solo coloro che sono stati esposti a programmi di formazione e sviluppo su questi tipo di tematiche, in quanto sensibilizzati, se vogliono, possono cercare di modificare i loro comportamenti, per approcciare nel modo migliore la controparte del momento.
    Chi non conosce questi studi di psicologia comportamentale ed ha, ad esempio, un profilo dominante, ben difficilmente si comporterà come un individuo con il profilo socievole ed, ancora più difficilmente, un socievole riuscirà a giocare la parte del dominante.
    Questo perché la dominanza dei profili é la conseguenza di strutture psicologiche costruite attraverso i rapporti genitori/figli, gli ambienti in cui si é cresciuti, l’istruzione ricevuta, i valori, le motivazioni personali, ecc.

  6. Ciao Pier Paolo,
    Molto interessante l’articolo.

    Anche in questo caso se dovessi riferire ad alcuni miei studenti ciò che hai scritto, vedrei volti stupiti (parlo di studenti imprenditori/artigiani). Credo che per la maggior parte delle aziende queste informazioni siano sconosciute…

  7. Articolo illuminante.
    Argomenti complessi illustrati in modo chiaro e semplice.
    Si tratta di aspetti che ci coinvolgono quotidianamente.
    E non solo in ambito professionale.
    Complimenti davvero per la chiarezza.
    Ciao
    Mario

  8. Pier Paolo, condivido pienamente la tua osservazione, di cui al commento di sopra, sulla permanenza di certi atteggiamenti, pur in contesti diversi, ma pensavo più che altro alla tua osservazione, quando dicevi:
    gli studi sulla leadership situazionale assegnano al capo il compito di modificare per primo comportamenti inefficaci, per essere d’esempio ai suoi dipendenti.

    Quindi il leadr, il capo, dovrebbe cercare di superare eventuali resistenze al cambiamento, appunto modificando eglis tesso, per pirmo, comportamenti inefficaci, secondo i diversi contesti, in cui la dialettica conflittuale si va esprimendo.

  9. Ciao Massimo
    la tua osservazione mi costringe ad un commento un poco amaro, essendo a conoscenza di ciò che tu dici, ma sapendo, anche, quanto sia difficile oggi convincere imprenditori ed aziende ad investire nella formazione del personale. Questo é uno dei motivi per i quali sto trasferendo in Ebook la maggior parte delle conoscenze, che ho avuto la fortuna di acquisire, lavorando in aziende multinazionali ed avendo trovato nella Bruno Editore una organizzazione sensibile a diffondere questo tipo di conoscenze.
    Gian Piero mi dai la possibilità di ribadire l’importanza della formazione e sviluppo del personale; é giusto che siano i capi a modificare per primi i loro comportamenti, per superare eventuali resistenze, ma se nessuno gli ha insegnato come farlo in modo professionale, adotteranno, inconsciamente, il loro modello dominante.
    Voglio riportare, a questo proposito, un esempio che ho fatto nel mio Ebook “Capi non si nasce”, riferendomi a quelli che sostengono che per insegnare ad una persona a nuotare la cosa più pratica e gettarlo in mare.
    Esistono, intanto, persone che affogherebbero anche in mezzo metro d’acqua e che, pertanto, vanno immediatamente riportate a riva; bisogna poi intendersi sul significato di “nuotare“.
    Quando una persona, senza esperienza, viene gettata per la prima volta in mare, non nuota ma, annaspando, riesce appena a galleggiare; ammettiamo pure che sia particolarmente dotato e dopo poco riesca veramente a nuotare. Quanto ci metterà a nuotare con velocità e stile se nessuno gli insegna i movimenti fondamentali di una nuotata efficace?
    La seconda osservazione riguarda proprio i metodi di sviluppo del nostro capo – nuotatore; non c’è bisogno, almeno all’inizio, di farlo diventare un campione olimpionico ma sarà sufficiente insegnargli, appunto, i movimenti fondamentali.
    Questi però non s’imparano leggendo un manuale o vedendo qualche filmato di gare o andando a sentire una bella chiacchierata di un maestro di nuoto; é necessario che, per un certo periodo, qualcuno, già esperto, lo segua in piscina e, osservandolo, gli faccia notare quali movimenti sta sbagliando, suggerendogli come correggerli.

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