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Come ottenere efficacia da un gruppo

Aziende

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146Molto spesso sento affermare che “le persone non hanno voglia di lavorare“. A mio avviso questo non è vero! Le persone, se motivate adeguatamente, danno il massimo. Quindi. è la motivazione il fattore principale che stimola le persone all’azione per raggiungere gli obiettivi aziendali.

La risorsa più importante per una organizzazione sono le persone. Pertanto, o l’imprenditore/manager sa quali sono le molle che motivano i suoi collaboratori o è il caso che studi l’argomento in fretta. Oggi, nel mercato globale, solo le aziende che motivano maggiormente le persone  sono quelle che hanno successo, mentre quelle che non capiscono l’importanza di questa attività  sono destinate a non crescere o a scomparire.

Ma cosa motiva le persone?

Nel corso della mia attività di consulenza aziendale, per capire quali sono i fattori che secondo l’imprenditore o il manager motivano le persone chiedo loro di elencarli in ordine prioritario in un documento. Dopodichè utilizzo un questionario che elenca 10 fattori motivanti e lo sottopongo ai collaboratori più diretti in modo che essi assegnino un punteggio a ciascuno dei fattori. I punteggi vanno da 10 a 100 , indicando con 10 quello meno sentito e con 100 quello ritenuto dalle persone più motivante. I due elenchi vengono poi mesi a confronto e, fatalmente, il più delle volte l’imprenditore o manager si accorge di non conoscere cosa i loro collaboratori desiderano.

Mentre da parte dei responsabili viene citato al primo posto il danaro come fattore motivante, da parte delle persone è l’apprezzamento per il lavoro svolto, sentirsi dire “bravo”, che viene considerato il fattore più motivante. In altre parole, le persone vogliono sentirsi apprezzate.

Tu che stai leggendo questo articolo, se sei un imprenditore o manager, quante volte dici “bravo” a un tuo collaboratore? O invece il più delle volte fai notare la cosa sbagliata che il tuo collaboratore ha fatto?

Se rientri in questa seconda domanda, allora sei tu la persona che deve cambiare se vuoi che i tuoi collaboratori siano motivati. Allenati a dare riconoscimenti alle persone e avrai come risultato un gruppo efficace!

A Cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’Impresa Efficiente”

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Giacomo bruno autore

Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

11 commenti

  1. Credo che per ottenere efficacia da un gruppo bisogna conoscere bene la PNL, il good thinking e il positive learning che p importantissimo dal mio punto di vista!

  2. Colgo l’occasione del presente articolo, in primo luogo per porgere a tutti i miei migliori auguri di buona Pasqua.

    A questi unisco un pensiero per i tragici eventi di questi giorni.

    Quanto al tema trattato dall’articolo, derei che la motivazione è un fattore strategico, per l’impresa, che è fatta di persone.
    Vari, peraltro, sono gli elementi e le tecniche motivazionali, a partire da quelli indicati anche nell’ormai nota piramide di Maslow.
    Si va da quelli che soddisfano, innanzi tutto, bisogni materiali, per lasciar spazio, una volta soddisfatti i primi, ad elementi di natura sempre più psicologica e relazionale.
    In taluni contesti, purtroppo, non solo non si conocono le teorie e le tecniche motivazionali, ma spesso si mettono in campo elementi di sostanziale demotivazione.

    Tipico a tale riguardo il modello oranizzativo autarchico ed accentrato, che non lascia spazio ai collaboratori.
    Al contrario, citerei tra i fattori motivazionali la manifestazione di stima per i collaboratori, unitamente all’atribuzione di competenze e funzioni, corrospondenti realmente al ruolo assegnato, unitamente alla giusts quanttà di delega.

    Se un collaboratore svolge mansioni divesre da quelle che il proprio ruolo richiederebbe, certo non può sentirsi motivato, come non può sentirsi motivato chi non ha spazi di autonomia, indispensabile per crescere ed imparare ad assumere decisioni in prima persona.

    Altro grave deficit di molte imprese italiane è poi l’insufficiente livello di comunicazione interna.
    Cosa significa, infatti, motivare, se non spingere, comunicare una spinta ad avanzare verso un determinato obiettivo?
    Ma come si fa, quindi, a motivare ualcuno, se non gli si spiega neppure il senso del proprio lavoro, gli obiettivi comuni, o di settore, verso cui tende l’impresa?

  3. Gian Piero concordo cn te però devi darmi atto che anche il positive undertanding è importante! O mi sbaglio?

  4. Un saluto a everybody! L’articolo giunge a fagi(u)olo – al (mio) tempo giusto (il mio ‘kairòs): da neanche un mese, dopo tre anni di inattività (salvo quella ‘culturale’, ultimamente anche da blogger), inaspettatamente (su chiamata diretta di altissima autorità locale), occupo il posto da dirigente in una direzione tenica pubblica di grande importanza e responsabilità. Ebbene, limitandomi a utilizzare – anche perché in me ormai connaturati – i ‘rudimenti’ della PNL, ho conseguito risultanti a dir poco eclatanti. E dovuti, non solo a una mia ‘nuova’ efficienza personale, ma al fatto che i dipendenti, d’ogni grado, si sono, pressocché tutti, sentiti gratificati e motivati. Qualche esempio? Li accolgo nella mia stanza (cosa che prima avveniva molto raramente e con molte remore), parlo con tutti, cerco di risolvere tutti i loro problemi, non li correggo mai sgarbatamente (correggo i loro errori sugli scritti senza far pesare niente, e se possibile non li faccio riscrivere), li lodo il più spesso possibile, uso toni diretti e confidenziali, li vado a trovare nelle loro stanze, sia per parlare sia per risolvere questioni d’ufficio, uso il telefono per ‘de-finire’ i problemi sul momento, e, a livello ‘politico’, cerco di avviare o portare a compimento progetti per il ‘bene comune’. E nel più breve tempo possibile. Conclusione: uffici molto più motivati e ‘strutturati’, molte meno carte a prendere ‘muffa’ (a me già una giacenza di una settimana dà fastidio: prima di me le carte formavano colline, poi montagne…) e, soprattutto, più efficienza, efficacia e autostima. E soprattutto, risultati.
    Comunque, è vero: le persone, più che ai soldi, badano al senso di ‘valore’ e alla considerazione che si dà loro. Se si dà questo, in breve tempo i risultati saranno quantomeno decuplicati (ed è quello che è accaduto a me, e senza far nulla di eccezionale…).
    Nicola Perchiazzi

  5. P. S. Ho parlato di errori. Ne correggo uno mio: direzione ‘tecnica’ ovviamente, non ‘tenica’… Si sa, l’efficienza comporta talora qualche ‘deficienza’ (si spera ‘lieve’…)

  6. L’efficienza del gruppo di lavoro, chiaramente spiegata in questo post, è valida anche nei rapporti con i collaboratori esterni, ad esempio con l’agenzia di pubblicità. Lavorare e confrontarsi su obiettivi comuni e condivisi, ricevere il giusto incentivo (non in termini di soldi – quelli fanno parte di una trattativa meramente commerciale – ma di rispetto per l’impegno e riconoscimento del valore professionale) sono leve determinanti per il successo del gruppo di lavoro. E dell’azienda.
    Troppo spesso, invece, gli imprenditori/manager tendono a privilegiare gli aspetti puramente formali, senza scendere nella vera sostanza del rapporto di collaborazione. E’ proprio vero, “Il Cliente non ha sempre ragione”!

  7. Condivido a pieno. I leader hanno bisogno di persone in gamba accanto e se questi non vengono valutati, ringraziati e dato riconoscimento al momento giusto, si rischia di perdere persone valide.

  8. Anche io sono dacordo. Dire un “bravo”, opure far capire al lavoratore che il suo impegnio e aprezato e fare in modo che lui si senta importante e indispensabile nel ruolo che svolge, stimola l’humore e il desiderio di esere piu eficenti nel lavoro e svogerlo quest ultimo il meglio posibile. Per di piu , le ralazioni dentro il grupo sarano piu sereni e produtivi.

  9. Da molto poco Vi leggo ma, finora, non ho letto come, con quali criteri, vengono ripartiti gli utili e non vedo se se ne parla.
    Ogni Lavoratore, per natura tendente a tacito disfattismo, teme, e non lo dice, che “qualcuno nasconda la volpe sotto l’ascella…”. Ciò è, per quanto da sempre ho visto, un veleno subdolo che non fa durare la collaborazione tra i singoli. Secondo pericolo (da me constatato) è la non equa ripartizione degli “utili”. Direi che sta ai “dirigenti” (chiamiamoli così) motivare i Subalterni con onestà e chiarezza, altrimenti “tutti tenderemmo a fare i furbi”. Saluti. G.M.

  10. Con ciò devo aggiungere: “Ho naturalmente ben capito che il Mondo del volontariato, che anima il pensiero di Ada Martini, è tutt’altra cosa da quanto ho detto. Ciao a Tutti. Giorgio Macciò. Dicembre 2009.

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