soddisfazione

Come superare i momenti di difficoltà di vita con l’aiuto dell’ottimismo (seconda parte)

Lunedì, Agosto 9th, 2010

Alla base delle considerazioni viste nel precedente articolo, risulta evidente la fondamentale propensione all’ottimismo come insegna mirabilmente nei suoi pregevoli saggi di psicologia positiva, e di ottimismo, il prof. Seligman.

E’ naturale che in alcuni momenti in certi passaggi importanti di vita, conosceremo anche dei momenti di difficoltà e di sofferenza, ma questa sarà momentanea e finalizzata a portarci verso la nostra meta.

In un simile quadro, diviene fondamentale la capacità di rovesciare il punto di vista che ci fa percepire un certo grado di insoddisfazione, e ci permetta nel contempo di mutare la visione pessimistica degli avvenimenti a favore di una visione più ottimistica e positiva. Spesso si tratto semplicemente di formularci quelle domande che ci permettono di migrare da uno stato di scontento ad uno di maggior soddisfazione, come :

  • Perché devo cambiare?
  • Quali sono gli aspetti della mia vita che non ritengo soddisfacenti?
  • Da dove iniziare?
  • Con quali strumenti decido di portare un sano cambiamento del mio stile di vita?
  • Cosa mi serve per riappropriarmi di un’esistenza contraddistinta da serenità, equilibrio e benessere?
  • In quanto tempo riuscirò a raggiungere questo traguardo?
  • Come penso di poter monitorare i progressi che mi porteranno gradualmente al mio obiettivo di cambiamento ?
  • Quali benefici posso apportare nella mia vita conseguendo un autentico cambiamento?
  • Quali benefici otterrò ulteriormente riorientando i miei pensieri verso una visione più positiva ed ottimistica dell’esistenza?

Si tratta a mio avviso, di svilppare due semplici abilità, che possono essere determinati per trovare soluzioni ai problemi, alle nostre quotidiane insoddisfazioni:

  • Sviluppare la capacità di porci domande costruttive e positive;
  • Sviluppare la capacità di trovare risposte per risolvere efficacemente i  problemi.

Ovviamente se non siamo disposti a modificare quei punti del nostro agire e del nostro atteggiamento, ossia quelli che ci fanno sentire frustrati e sfiduciati, difficilmente  potremo ambire a raggiungere obiettivi di gioia di soddisfazione, di benessere.

(Continua..)

A cura di Giovanni Raimondi
Autore di Il Potere dell’Ottimismo

Come superare i momenti di difficoltà di vita con l’aiuto dell’ottimismo (prima parte)

Venerdì, Luglio 30th, 2010

Mi capita spesso di fermarmi a parlare con conoscenti, amici, o anche solo con persone incontrate casualmente e di trascorrere con loro qualche momento di tempo libero parlando dei più disparati argomenti, e sempre più spesso percepisco  un alto  grado di insoddisfazione per la vita che dette persone vivono, unitamente ad una crescente sfiducia in relazione alla capacità di migliorare il grado di soddisfazione della vita stessa.

Molte sono le lamentale, pochi invece i tentativi di risolvere piccoli e grandi problemi che affliggono il vivere quotidiano. Poi ultimamente, l’alibi più gettonato pare sia la perdurante crisi industriale ed economica che ha ulteriormente ridotto fiducia in sé stessi e serena valutazione delle proprie capacità di porsi innanzi ai problemi quotidiani e alle nuove sfide di una società sempre più complessa e competitiva.

Una domanda che spesso le persone che leggono i miei libri, o che rilevano la mia propensione all’ottimismo, mi pongono, è la seguente: “Ma come si fa a rimanere ottimisti quando tutto nella vita ti funziona male?

Alle persone che solitamente mi chiedono come fare per riprendere l’armonia ed il piacere di vivere con soddisfazione, superando anche gli ostacoli più impervi che si possono trovare sul cammino, e riprogettare degli obiettivi di vita, sono solito affermare che molto, se non tutto o quasi, il più delle volte,  dipende da noi stessi, e subito dopo  sono solito dare questi tre semplici consigli:

  • La prima cosa da fare è verificare se sei veramente disposto a modificare qualcosa nelle tue abitudini che ti consenta di raggiungere una miglior qualità di vita.
  • Subito dopo scrivi su un foglio quali sono i punti e i settori della tua vita nei quali vuoi attuare un autentico cambiamento.
  • Infine predisponi un piano concreto di lavoro su te stesso per rendere possibile il cambiamento stesso.

Per quest’ultimo punto aggiungo di poter fornire un valido aiuto sulla base delle mie esperienze in qualità di coach e formatore, e devo poi argomentare un po’ per ridare speranza e ottimismo alle persone.

In altre parole quello che vorrei affermare è che spesso per raggiungere qualcosa di ambizioso per noi è assolutamente indispensabile prendere coscienza che  vi sarà nel percorso uno scotto da pagare, che potrebbe essere la sofferenza o il disagio  conseguenti alla volontà di modificare l’atteggiamento tenuto nei confronti di sé stessi e/o delle altre persone.

D’altro canto la vita con le sue con le difficoltà, con gli imprevisti, con tutte le sue sfaccettature è di per sé stessa una palestra di continuo allenamento ed affinamento che ci consente di sperimentare continuamente nuovi modelli di vita, nuove esperienze sottese a farci sentire bene, grati e soddisfatti, sereni e gioiosi, colmi di entusiasmo e di positiva intraprendenza.
Continua…

A cura di Giovanni Raimondi
Autore di Il Potere dell’Ottimismo

Come aiutare le persone ad accettare un cambiamento all’interno di una organizzazione

Mercoledì, Ottobre 21st, 2009

Le persone difficilmente vogliono cambiare il loro modo di fare, tanto più se sono persone con una anzianità di servizio elevata. Metterli di fronte ad un cambiamento importante, nel modo di operare nell’organizzazione, senza aver indicato loro il vantaggio del nuovo, difficilmente li motiverà a collaborare. Cambiare le abitudini, il modo di fare all’interno di una organizzazione, è un’impresa spesso titanica. E’ come voler cambiare il corso di un fiume.

Se in presenza di un cambiamento significativo, la Direzione non spiega i vantaggi per le persone nel fare le cose in modo diverso, sicuramente ci sarà un continuo scontro con abitudini radicate e una mentalità dura a cambiare.

“Perché dobbiamo fare le cose diversamente se è sempre andato bene come le abbiamo fatte sino ad ora? A me va bene come stanno le cose adesso” Queste sono le frasi più frequenti che chi gestisce un cambiamento si sentirà ripetere. La collaborazione da parte dei singoli sarà pochissima se la Direzione non coinvolge le persone prima di intraprendere il cambiamento e non spiega loro che il nuovo modello sarà più vantaggioso per tutti.

A mio avviso, le azioni che bisogna mettere in atto per far accettare un cambiamento sono le seguenti:

Dare uno scopo comune. Creare nelle persone uno scopo che può essere assimilato ad una missione. Tutte le persone devono aver chiaro che loro saranno i primi artefici del cambiamento e del successo aziendale.

Responsabilizzare. Tutti devono sentirsi responsabili del successo o insuccesso.

Riconoscere il lavoro svolto. Lodare i buoni risultati è uno dei fattori di successo per motivare le persone. Molto spesso invece nelle aziende si assiste a critiche frequenti verso i collaboratori da parte dei responsabili di servizio.

Creare un senso di soddisfazione per il proprio contributo. Essere soddisfatti del lavoro svolto è un’altro dei fattori della motivazione.

Ricercare il consenso. La Direzione deve essere ben cosciente che per ottenere dei risultati deve coinvolgere le persone. Deve aver chiaro che dare alle persone la possibilità di partecipare al raggiungimento dello scopo comune, genererà un maggior impegno.

Argomentare la richiesta. Tutti devono sapere perché si vuole intraprendere un cambiamento.

Prendere sempre in considerazione le idee e i suggerimenti delle persone. Tutti vogliono sentirsi utili e considerati.

Caricare le persone. Il modo migliore per dare la carica alle persone è farle sentire parte di un progetto speciale. Se tutti sono consapevoli dello scopo comune da raggiungere, allora puoi essere sicuro che ci sono le condizioni affinché ciascuno conosca le priorità con chiarezza.

Un ruolo di primaria importanza sarà poi rivestito da colui che verrà incaricato di coordinare tutte le attività per raggiungere il successo. Molto spesso egli dovrà operare in un contesto dove le sue esperienze reali e la sua capacità di guida, formazione e sostegno delle persone saranno l’unico supporto che avrà per poter aiutare chi sarà coinvolto nel progetto di cambiamento. Il suo ruolo molto spesso è paragonabile ha un ponte tra le persone e la Direzione Generale.

La sua capacità principale dovrà essere quella di coordinamento. In questo senso le sue azioni saranno orientate a:

creare un ambiente collaborativo;

motivare le persone;

negoziare situazioni di conflitto interno;

incoraggiare ogni singolo individuo;

richiamare, se necessario, al focus principale.

Grazie per la tua attenzione!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’Impresa Efficiente” e “Il Team Vincente”