qualità di vita

Come pianificare il tuo downshifting?

Sabato, Ottobre 9th, 2010

Mi è capitato di andare in automobile a Milano un paio di volte nel corso delle ultime settimane. Mi sono trovato, mio malgrado, su una delle tangenziali nell’ora di punta, insieme a migliaia di altre auto, guidate da persone evidentemente “preparate” alla interminabile e congestionata coda.

Ho avuto tutto il tempo di osservare i miei compagni di sventura.

C’era chi chiacchierava al telefono, probabilmente con qualche altra persona ferma cento metri avanti, chi invece si agitava cercando forse di giustificare il ritardo sull’appuntamento fissato senza prevedere un “ragionevole” cuscinetto di sicurezza, chi leggeva tranquillamente il giornale, alternando due secondi per la lettura a due secondi per la guida.

Un quadro quotidiano per tutte le persone costrette a spostamenti per il lavoro, specie in grandi città.

La sostenibilità di una vita nel traffico (almeno due volte al giorno), frenetica e spesso dettata dai ritmi altrui, è messa sempre più a dura prova da reali e concrete possibilità di “Downshifting”, cioè da scelte per migliorare la propria qualità di vita.

Decidere però di fuggire dalla vita di città sulla base di un senso di sconforto, sul miraggio di una vita migliore in campagna, o semplicemente per il desiderio di “cambiare”, può rappresentare una soluzione fragile, se non preceduta da un’attenta pianificazione.

Occorre in particolare:

  • Esaminare la propria situazione patrimoniale e reddituale, attuale e prospettica;
  • Essere consapevoli dei sentimenti e delle possibili reazioni di tutti i familiari coinvolti dalla scelta;
  • Identificare un luogo idoneo per vivere in modo più equilibrato, ma anche per continuare a tenersi impegnati;
  • Prepararsi agli impatti psicologici potenzialmente derivanti dal cambio di lavoro, dei ritmi di vita, delle frequentazioni ed in generale delle sicurezze costruite nel tempo.

Nel manuale Ritirarsi a 40 anni, sono descritte in grande dettaglio tutte le fasi fondamentali per gli aspiranti “Downshifters”, cioè per coloro che desiderano pianificare un’uscita dalla frenesia quotidiana per ritagliarsi uno spazio e un tempo di vita più equilibrato.

Pianificare con consapevolezza e realismo una scelta di “Downshifting”, contribuisce a rendere le decisioni più robuste e sostenibili per sé e per la propria famiglia.

Buona lettura!

A cura di Filippo Masi
Autore di Ritirarsi a 40 anni

Come sapere che casa è giusta per te

Mercoledì, Settembre 1st, 2010

Danilo CesanaTutti gli esseri umani puntano alla felicità, è una condizione e una necessità di ogni persona. Tutti sono alla continua ricerca di felicità, del perfetto equilibrio tra gli aspetti della vita che ci faccia sentire bene.
Una componente importantissima, nella vita e nella felicità di tutti i giorni, è la qualità degli spazi che viviamo.

Anche se spesso questa componente viene tralasciata, trascurata o quasi dimenticata, essa è una condizione essenziale per la qualità della nostra vita. È ampiamente dimostrato, infatti, che la qualità delle città dove viviamo, delle case dove alloggiamo e degli ambienti lavorativi dove produciamo migliora la salute, abbatte lo stress ed aumenta la produttività. In pratica migliora la nostra vita e ci rende più felici.

L’ambiente su cui tutti possiamo intervenire in questo senso è la casa che ognuno abita. La nostra casa può diventare esattamente ciò che vogliamo: un rifugio dove isolarci dal caos di tutti i giorni, il focolare domestico centro della nostra vita famigliare, la nostra vetrina da esibire ad amici e conoscenti. Il problema però diventa: cosa vogliamo? Nel senso, cosa vogliamo veramente per noi?

Spesso, anzi troppo spesso, si vedono ambienti domestici che non sono esattamente come vorrebbe chi li abita. Il risultato? Chi abita questi spazi non si sente perfettamente a suo agio, non è continuamente stimolato da essi, si stanca velocemente e vorrebbe cambiare.

Questo aspetto viene accentuato, paradossalmente, quando si chiedono consulenze che guidino alla realizzazione della propria casa. Quasi sempre architetti e arredatori, nel consigliare, si dimenticano di ascoltare. Questo perché non vengono affatto aiutati nel loro lavoro dai committenti.

Il vero problema è che le persone non sanno realmente quello che vogliono, quasi sempre perché non se lo sono mai chiesti. Si è soliti passare all’azione anziché effettuare la giusta analisi preventiva. Il risultato a tutto questo è capire che casa si vuole veramente, che stile piace, che spazi si amano, che atmosfere, che colori, che profumi ecc.

Per fare questo ogni persona se lo deve chiedere, si deve analizzare, deve lavorare su se stessa per arrivare a comprenderlo. Solo così riuscirà a realizzare, da sola o con la supervisione di un consulente, ciò che realmente desidera. Solo noi sappiamo cosa è giusto per noi, dobbiamo solo scoprirlo.

Quindi sedetevi, concentratevi, cercate di immaginare in che ambiente vi sentireste a vostro agio. Che colori ha questo ambiente? Che legni ha questo ambiente? Che pavimenti? Che luce? Ha degli arredi imbottiti? Che forme hanno? Che sensazioni provate? Ora scrivete esattamente cosa avete immaginato e che impressioni (sensazioni fisiche, emozioni, ecc.) avete avvertito. Continuate così la vostra analisi.

Per fare questo ho messo a punto un metodo semplice, ma molto potente, che sta alla base del mio libro “Creare la casa perfetta” edito da Bruno Editore. Tale metodo porta ogni individuo attraverso un percorso di indagine molto profonda che passa attraverso tutti i nostri cinque sensi, alla scoperta dello spazio perfetto per noi. Attraverso tale percorso tutti riusciranno ad ottenere la casa che veramente vogliono, quella che è la nostra identità, il nostro vestito. La casa che aderisce perfettamente a noi e/o ai componenti della nostra famiglia: questo è il risultato a cui tutti dovrebbero aspirare.

A cura di Danilo Cesana
Autore di Creare la Casa Perfetta