potere ottimismo

Come raggiungere la felicità e autorealizzarsi con l’aiuto dell’ottimismo

Sabato, Marzo 27th, 2010

Giovanni Raimondi Una domanda ricorrente che si pongono spesso le persone riguarda la capacità di raggiungere la condizione di piacere, soddisfazione e appagamento che ci deriva da quello stato chiamato felicità.

A contribuire alla determinazione di tale stato è necessario aver soddisfatto, come ci indica Maslow tramite la piramide dei bisogni dell’uomo: dapprima i più essenziali bisogni di sopravvivenza, come quelli fisiologici, quelli di sicurezza e quelli affettivi, per giungere successivamente all’apice della piramide stessa, dove incontriamo i bisogni-aspirazione superiori dell’uomo, ovvero bisogni relativi all’autostima e all’autorealizzazione.

Proprio nell’interno della voce autorealizzazione potremo trovare, come passo conseguente, il termine felicità. O meglio, potremo già affermare che l’autorealizzazione è tale se è accompagnata dalla voce “felicità”.

Felicità: potremo definirla come quel particolare stato d’animo o emozione di coloro che si sentono pienamente soddisfatti della loro vita, e spesso questa meravigliosa emozione è accompagnata, come dicevo poc’anzi, dal sentirsi soddisfatti ma anche pienamente realizzati come persone, nei più diversi ambiti di vita (relazioni, affetti, lavoro, tempo libero, status ecc).

Autorealizzazione: (Wikipedia) propensione dell’essere umano a realizzare, in modo pieno e completo, le proprie molteplici potenzialità.

Ma se analizziamo solo per un attimo i significati di entrambe le voci, scopriamo che per disparati motivi si ritrovano e s’incastrano idealmente in una sorta di connubio di benessere globale della persona; scopriremo anche che, per fare nostri questi importanti elementi, è necessario ancora prima avere motivazione e una visione positiva e ottimistica della vita.

Quindi scopriamo che la voce ottimismo, insieme alla voce motivazione, costituiscono quel formidabile propellente che ci consente di raggiungere e soddisfare i più elevati bisogni-aspirazione dell’essere umano, in tutti i settori di vita.

Secondo Fordyce, principale studioso della felicità umana, possiamo evincere quanto sia importante, per vivere un’esistenza permeata di felicità, avere un’alta visione dell’immagine di sé.

Egli difatti afferma che un’elevata autostima, unita a una visione ottimistica della vita, sono stati d’animo o emozioni strettamente correlate alla felicità stessa.

Infatti, nell’elenco dei 14 punti fondamentali della felicità, elaborato dallo stesso Fordyce, scopriamo come siano presenti voci quali positività, ottimismo, socializzazione, occuparsi di attività che abbiano un alto significato, come semplicemente essere sè stessi e sviluppare una personalità socievole, essere attivi ed eliminare prontamente sentimenti negativi e problemi.

Ecco quindi spiegata l’importanza della voce ottimismo per contribuire fattivamente a produrre un autentico stato di felicità.

Naturalmente sappiamo bene che questi elementi, finora analizzati, non sono sufficienti per far sentire felice una persona. Altre voci concorrono a determinare tale stato, come l’intelligenza emotiva, la serenità, l’empatia, la gioia di vivere e ricercare il benessere psico-fisico, l’altruismo, i momenti che ci possano donare gioia e continue positive emozioni positive. Ma, alla base di tutti questi fattori, permane la capacità di vivere in modo ottimistico la vita. E le persone pessimiste, che possibilità hanno di vivere una vita felice?

Hanno a mio avviso le stesse possibilità che hanno le altre persone, quelle più ottimiste, a patto di sviluppare una piena consapevolezza e di essere disposte a imparare l’ottimismo, così come mirabilmente spiegato, nel suo illuminante saggio dal titolo Imparare l’ottimismo, Seligman, uno dei principali attori e sperimentatori dell’ottimismo appreso.

Quindi vorrei consigliare a tutti voi di migliorarvi continuamente nei diversi ambiti della vostra vita, e di elevarvi continuamente come creature.

Cercate quindi di essere sempre, nei limiti del possibile, la miglior persona che potete essere: gentile, calma, allegra, socievole, leale, sincera, pacata, ragionevole, ottimista, solidale, intraprendente, tollerante, curiosa, simpatica e altruista.

Potrete, a questo punto, se davvero lo vorrete, intraprendere quel cammino, certamente impegnativo, ma non impossibile, per apprendere l’ottimismo e sviluppare nel contempo tutte quelle condizioni che vi permettono di vivere in modo più completo la vostra avventura, liberandovi anche dei numerosi condizionamenti ricevuti nell’infanzia, che vi impediscono di godervi in modo pieno e autentico la vostra preziosa esistenza.

A cura di Giovanni Raimondi
Autore di Il potere dell’ottimismo

Come raggiungere il benessere psico-fisico con il perdono

Martedì, Agosto 18th, 2009

Molto spesso quando parliamo di benessere psico-fisico, di serenità, di atteggiamenti improntati su positività ed ottimismo, ci soffermiamo a considerazioni e riflessioni che hanno come presupposto l’essere disposti a cambiare il nostro modo di pensare, di agire, di rapportarci alle persone e agli eventi della vita, al fine di recuperare benessere psico-fisico e serenità. Solo raramente ci soffermiamo ad evidenziare determinati argomenti che ancora prima di questi, sono essenziali per aprirci nuovamente la strada alla riconquista del buonumore e del buon vivere.

Uno di questi argomenti è senz’altro rappresentato dalla capacità di superare le difficoltà e le sofferenze del passato con l’aiuto del potere e della capacità di perdonare. Ebbene, si, il perdono quale primaria virtù dell’essere umano per tornare a star bene con noi stessi, con le altre persone, e conseguentemente riappropriarci del nostro prezioso benessere psico-fisico. Ritengo che la forza di una persona risponda a questa mirabile virtù umana. Perdonare significa anche dimenticare le ferite del passato, e nel contempo essere più tolleranti con noi stessi e con gli altri.

Solo se sapremo disincagliarci dalle sofferenze del passato causate da vecchi rancori, da offese ricevute in passato, potremo riportarci sulla strada di un autentico benessere.

Il perdono, e più precisamente la capacità di perdonare, ha il potere magico di farci star bene e di riaprire in modo sereno e armonico i rapporti con le altre persone, e di prevenire tutta una serie di malesseri e patologie di tipo Psicosomatico. D’altra parte chi di noi in passato non ha mai subito torti e ingiustizie?

Perdonare non va inteso come molti pensano come atto di debolezza, viceversa come dicevo è una pregevole e forse oggi più che mai, anche rara virtù. Ma è anche e soprattutto un formidabile strumento che ci consente di aprire un ponte che ci permette a sua volta di abbandonare la via del malessere per intraprendere quella più ambita di un completo benessere e di una ritrovata piena armonia tra mente, corpo ed ambiente esterno.

In tal modo riusciremo senz’altro a star bene, per riappropriarci di pace e serenità, requisiti essenziali che riaprono le porte al benessere completo della persona. Difatti che prospettive ci si presentano quando si rimane ostaggi di odio, rancore, ostilità?

Se ci soffermiamo un attimo riflettere su questo punto, scopriremo che è davvero necessario liberarci da questi tormenti mentali per riorientarci sulla via del ben-essere e del buon-vivere.

Il passo successivo sarà quello di modificare ulteriormente il corso dei nostri pensieri e riacquisire benessere e felicità, e dispensando buon umore e perché no, anche apprendere un modo di gestire i pensieri improntato ad un sano ed equilibrato ottimismo.

Ritengo oltremodo importante l’argomento di oggi, e direi che lo potremo ascrivere nel ben più ampio contesto del recupero della Psicologia del benessere.

D’altra parte se non si è disposti a fare un cambiamento di rotta che comunque richiede un atto di volontà, che comporta in primis il fatto di liberarci una volta per tutte di pesanti e negative zavorre mentali, nonché operare una radicale reimpostazione dei nostri comuni modi di pensare e rapportarci alle altre persone, come riusciremo a ritrovare il gusto di vivere con gioia e serenità la nostra avventura della vita?

Queste considerazioni ci riportano su un argomento che mi sta molto a cuore: il rapporto psiche - soma, o se vogliamo, mente corpo. A tale proposito ricordo quanto scritto in un saggio libro, in quarta di copertina, dal noto medico ed endocrinologo Dr. Deepak Chopra dal titolo “Benessere totale”:

“Il benessere totale risulta dalla perfetta armonia tra corpo e mente che sono tra loro interagenti, riproponendo un concetto della fisica quantistica in cui materia ed energia sono realtà intercambiabili.”

Considerazioni che condivido pienamente.

Come si può pensare di star bene ed in piena armonia se si è imprigionati da vecchie ferite, torti subiti, rancori, ecc?

Ecco perché la capacità di perdonare rappresenta una sorta di liberazione e purificazione di corpo e mente, e che avvertiamo a livello di ritrovata pace del cuore, una pace che ci aiuta a toglierci quelle tensioni che ingabbiano il nostro benessere, i nostri sentimenti, le nostre intime emozioni.

Desidero ora suggerire cinque semplici consigli che, con l’aiuto della forza del perdono, ci possono far riacquistare un prezioso stato di benessere psico-fisico e di serenità:

- Dimenticare i torti del passato e focalizzarsi sul presente

- Diventare maggiormente tolleranti con sé stessi e con gli altri

- Sapersi assolvere dai complessi di colpa

- Saper essere più concilianti anche con le persone che in passato ci
hanno procurato torti ed offese

- Aprirsi amorevolmente alle altre persone, ascoltando maggiormente la
Voce del cuore

Riuscire a perdonare, infine significa riaprire le porte alla pace e all’armonia del cuore e della mente, ritornando a vivere con serenità ed equilibrio, al fine di poter progredire nel cammino della vita.

Potete quindi fermarvi un attimo a riflettere, pensando anche alle persone che non si sono comportate bene nei vostri confronti. Potete decidere di essere più tolleranti, di perdonare, di lasciar correre i torti del passato.

Perdonare significa sanare le ferite del passato, riallineando così la vostra intima energia, lasciando che essa sprigioni tutto il proprio potere terapeutico. Perdonare significa in definitiva ritornare a vivere con maggior serenità, equilibrio e completo benessere psico-fisico.

Un saluto a tutti

A Cura di Giovanni Raimondi,
Autore di “Il Potere dell’Ottimismo

Lavoro, ottimismo e intelligenza emotiva

Martedì, Gennaio 20th, 2009

Oggi desidero affrontare l’argomento lavoro, che, se analizzato sotto il duplice aspetto, ovvero quello dell’ottimismo e dell’intelligenza emotiva, può senz’altro
Offrire spunti di osservazioni decisamente interessanti.

L’argomento lavoro è importante per i vari aspetti che ne definiscono la natura, gli aspetti, i contesti e le relazioni con i colleghi e i superiori. Per il lavoro impieghiamo una porzione non indifferente del nostro tempo, quindi poterlo vivere con serenità e soddisfazione, ottenendo la giusta collaborazione dei colleghi e rapportandosi adeguatamente e positivamente con i superiori, ci permette di vivere con maggior interesse e partecipazione nello svolgimento della nostra attività.

Lavorare è un dovere, quasi nessuno lo fa per hobby, lavoriamo per noi stessi e per poter mantenere adeguatamente la famiglia.
Ciononostante il lavoro ancora per una moltitudine di persone rappresenta un obbligo, un dovere spesso affrontato con scarsa partecipazione, se non con insofferenza, fastidio.
Il fatto di dover subire il lavoro è spesso dovuto al fatto di svolgere un’attività non scelta liberamente. Le conseguenze di questo fatto ci riconducono alle implicazioni relative alla qualità della vita e sul benessere psico fisico che si riversano sulla nostra persona.

Va invece  rimarcato che quando il lavoro piace, la stanchezza che ne deriva, sia essa fisica o psicologica si riduce, diventa più sopportabile.
Ecco quindi che due fattori di assoluta importanza, ovvero l’ottimismo e l’intelligenza emotiva possono dare un’impronta positiva e creare un clima ottimale per vivere con partecipazione positiva, e fattiva collaborazione la giornata lavorativa. Anche per quei lavori che come dicevo poc’anzi, per molte persone sono ancora subiti e non liberamente scelti.
E’ proprio il fattore emotivo unito ad un sano ottimismo che portano un’attività ad essere piacevolmente affrontata, ed a produrre i migliori risultati.

In un interessantissimo saggio, dal titolo Lavorare positivo, gli autori, i coniugi  Riccardo e Maria Ludovica Varvelli, imprenditori di successo oltre che docenti di consulenza organizzativa, scrivono: “Utilizzare l’intelligenza emotiva significa portare l’intelligenza nella sfera delle emozioni, comprendere l’interazione delle strutture cerebrali, dei nostri momenti di collera, di paura, di passione di gioia, ma soprattutto prendere atto di indirizzare le nostre inclinazioni emozionali”.

E ancora : “ Pensare positivo, riconoscere la funzione del cuore e della fantasia, razionalizzare gli elementi con logica e metodo, praticare l’emozione interpersonale , difendendosi dai filtri distorcenti dei propri timori, dei sistemi di coincidenze delle quali il nostro cervello ci vorrebbe prigionieri.
Ecco la nuova Eccellenza professionale, ecco la fusione tra QI e QE ossia tra quoziente intellettivo e quoziente emotivo, che consente l’espressione del potenziale individuale”.
Considerazioni che mi sento di condividere pienamente.

Anche quei lavoratori che presentano tratti ottimistici, come spiega il Prof. Martin Seligman, il propugnatore della psicologia positiva e dell’ottimismo, dai notevoli dati raccolti su molti lavoratori,  in particolar modo coloro che hanno a che fare con il pubblico, i privati, gli acquisti e le vendite, riescono a produrre risultati migliori dei rispettivi colleghi con inclinazione al pessimismo.
Sorprendenti sono poi i risultati in termini di incremento di fatturato e di mantenimento dei clienti che i venditori ottimisti riescono ad ottenere rispetto ai loro omologhi pessimisti.
Molte Società, enti aziende e compagnie assicurative negli Stati Uniti utilizzano test e questionari per poter disporre di risorse umane e venditori ottimisti, ben sapendo che costoro riusciranno più agevolmente a produrre risultati di successo.

Ecco perché spesso, per raggiungere il successo in una professione non sono indispensabili notevoli bagagli di esperienze, quanto doti di abilità, passione, intelligenza emotiva e ottimismo.
Diventa sempre più importante, in un mercato che muta molto rapidamente e che solo in parte tiene conto dell’esperienza e delle capacità, attingere a queste due formidabili risorse che integrandosi tra di loro portano successi oltre ad un clima positivo ed una maggior soddisfazione nell’affrontare il lavoro.

La psicologia ha affrontato in molti studi i risultati derivati da dall’io cosciente ma troppo pochi all’azione del secondo sul primo, come sostiene Seligman.
In definitiva, riuscendo a portare ed a gestire convenientemente capacità, intelligenza, emozione, ottimismo in una professione, contribuiamo a costruire quella che gli esperti chiamano “alfabetizzazione emozionale”.

Anche nella mia professione di vendita nei settori  industriali posso evincere come questo mix rappresenti  il  vero motore propulsivo che mi permettere di ottenere risultati e vivere serenamente, con benessere,  gli aspetti quotidiani dell’attività. Un’ultima considerazione va fatta sul senso di appagamento e di utilità che una professione porta al lavoratore che affronta il lavoro con le caratteristiche sopraevidenziate.

Il senso di utilità che alla sera di ogni giornata lavorativa ci lasciamo alle spalle, cercando di lasciare il lavoro, i colleghi, i superiori con quel Senso di appagamento che la giornata stessa ci ha lasciato; un continuo valore aggiunto e buon umore  che riversiamo poi in ambito famigliare, ed un conseguente arricchimento personale e sociale.
Desidero ora terminare con una frase di Leo Buscaglia che mi piace molto :
“Non vi è sentimento più dolce di quello di sentirsi esauti dopo la vittoria, e di essere pronto a ricominciare”

Un saluto a tutti!

A Cura di Giovanni Raimondi,
Autore di “Il Potere dell’Ottimismo”

Ottimismo e Linguaggio

Mercoledì, Novembre 19th, 2008

Tra le varie componenti che concorrono ad esprimere un nuovo e positivo atteggiamento verso la vita, vi è sicuramente il linguaggio.
Linguaggio inteso come le parole e le frasi che tutti noi usiamo quando conversiamo con gli altri.

In queste considerazioni, non mi soffermerò a ripetere quanto sia importante il modo di esprimersi, nella comunicazione: Sappiamo tutti quanto sia importante  il linguaggio del corpo rispetto al linguaggio verbale;  non lo scopriamo oggi e  lo possiamo constatare tutti i giorni nella nostra quotidianità.

Il punto sul quale desidero soffermarmi ed affrontare è il linguaggio verbale, o, meglio, lo stretto rapporto che esiste tra il linguaggio verbale e i nostri stati d’animo, e l’inclinazione ad  Ottimismo/pessimismo. Spesso, infatti, un linguaggio corretto, ma intriso di contenuti, frasi, o affermazioni negative, porta spesso a sviluppare uno stato d’animo e un modo di vivere le situazioni quotidiane più incline alla negatività e al pessimismo.

Ora, con il termine negativo - negatività non intendo soltanto un evento negativo, come può essere  un incidente, un dolore, un qualsiasi evento che potrebbe determinare conseguenze non positive, anche se solo temporanee, ma anche e soprattutto intendo riferirmi alle frasi, ai predicati, ai modi di dire, ai luoghi comuni, alle singole parole che ancora una volta hanno il potere, come ho detto poc’anzi di influenzare il nostro modo di pensare, le nostre credenze e conseguentemente ne determinerà poi il nostro modo di agire (o non agire).

Naturalmente se è vera l’equazione frasi negative  = atteggiamento negativo, che proiettato nel futuro potrebbe  significare orientamento al pessimismo, è a maggior ragione valida l’equazione  frasi positive  = atteggiamento positivo, orientamento ad una visione della vita più ottimistico e costruttivo.

Quante volte abbiamo ascoltato affermazioni del tipo :

Cosa vuoi farci, va tutto male in questa società”

“  Solo a sentire certe cose mi scappa la voglia di vivere”

Il mondo va a rotoli e nessuno se ne preoccupa

Tanto non cambia niente

Se ci fate caso, quando incontriamo una persona, e ci fermiamo con essa solo per un saluto o per uno scambio di opinioni, ed esordiamo con la fatidica frase : “Come stai?” cosa ci sentiamo normalmente rispondere ?

Mah,… così così…..”

Va come deve andare“…

Potrebbe andare meglio….”

Si tira a campare…”

E’ un periodo in cui tutto mi va storto” …..

Qualche volta, più raramente arriva un ” bene”….. magari in evidente contraddizione con il linguaggio del corpo, il modo con cui lo si pronuncia.

A volte mi chiedo se siamo sempre così scontenti nella vita, o se siamo invece facilmente preda di pensieri limitanti e debilitanti

Quanto sarebbe bello ed emozionante sentirci rispondere : ” Ottimamente!!” , “Splendidamente bene!!, Alla grande!!, Magnificamente!!”

I motivi che stanno alla base di tale risposte sono numerosi, e spesso si tende a rispondere un po’ negativamente perché magari si ha il timore che una risposta decisamente positiva, ci possa poi far accadere qualcosa di negativo. (scaramanzia). Oppure perché per via dei messaggi ricevuti nella nostra infanzia e nella crescita abbiamo sviluppato uno stile esplicativo pessimistico (che però sappiamo si può rovesciare trasformandolo in ottimistico) .
Credenze, ma sempre credenze negative e debilitant.

L’Ottimismo ci insegna che tutto nasce nei nostri pensieri, dalle credenze (più positive), da come  rispondiamo  a noi stessi di fronte ad un evento, e che tutto questo determinerà conseguentemente il nostro modo di agire (o non agire.

Eventi della vita: spesso sentiamo di fatti e di eventi decisamente non positivi, che purtroppo, va detto, sono parte dei nostri vissuti all’interno della società, come incidenti, malattie, catastrofi naturali, cattiverie, reati, ecc..
Non abbiamo la facoltà di evitare il male, che come il bene rappresentano la doppia natura dell’esistenza
Ma possiamo, se lo vogliamo, cambiare l’orientamento dei nostri pensieri, il nostro linguaggio, la natura delle nostre affermazioni (negative/positive)

Es :  (N) “Va tutto male” -  (P)  “non tutto funziona come dovrebbe

(N) “Mezzo vuoto” -   (P) ” mezzo pieno

(N) ” Una spia“      -   (P) ” Un informatore

(N)  “Male“            -   (P) “non bene

(N)  “Ignorante“    -   (P)  ” non informato

(N) “Tutto negativo” - (P) “non tutto positivo

Torniamo ora a focalizzarci sugli eventi  della vita:

Proviamo per un attimo a pensare che nello stesso momento in cui è avvenuto un furto nel negozio a noi vicino, in un altro angolo del pianeta, una coppia è riuscita ad avere un figlio dopo vent’anni di terapie contro la sterilità, dopo innumerevoli vani tentativi, che da un’altro angolo del mondo Maria e Paolo, fratello e sorella,  che si sono persi di vista all’epoca della seconda guerra mondiale, si sono ritrovati, dopo quarant’anni, e sono intenti a festeggiare l’avvenimento!!

Che la nonnina di centonove anni sta per essere  festeggiata da figli,  parenti, nipoti, pronipoti, amici, conoscenti, mentre si appresta a spegnere le centonove candeline!!

Per concludere queste mie osservazioni sul linguaggio, desidero ricordare un’affermazione del poeta Inglese John Milton che potrebbe aiutarci a riflettere su quanto affrontato in queste considerazioni :

La mente è sede a se stessa ed ha in sé il potere di fare del cielo un inferno, e dell’inferno un cielo”

Un saluto a tutti!

A Cura di Giovanni Raimondi,
Autore de “Il Potere dell’Ottimismo”