Ottimismo e Linguaggio



Tra le varie componenti che concorrono ad esprimere un nuovo e positivo atteggiamento verso la vita, vi è sicuramente il linguaggio.
Linguaggio inteso come le parole e le frasi che tutti noi usiamo quando conversiamo con gli altri.

In queste considerazioni, non mi soffermerò a ripetere quanto sia importante il modo di esprimersi, nella comunicazione: Sappiamo tutti quanto sia importante  il linguaggio del corpo rispetto al linguaggio verbale;  non lo scopriamo oggi e  lo possiamo constatare tutti i giorni nella nostra quotidianità.

Il punto sul quale desidero soffermarmi ed affrontare è il linguaggio verbale, o, meglio, lo stretto rapporto che esiste tra il linguaggio verbale e i nostri stati d’animo, e l’inclinazione ad  Ottimismo/pessimismo. Spesso, infatti, un linguaggio corretto, ma intriso di contenuti, frasi, o affermazioni negative, porta spesso a sviluppare uno stato d’animo e un modo di vivere le situazioni quotidiane più incline alla negatività e al pessimismo.

Ora, con il termine negativo – negatività non intendo soltanto un evento negativo, come può essere  un incidente, un dolore, un qualsiasi evento che potrebbe determinare conseguenze non positive, anche se solo temporanee, ma anche e soprattutto intendo riferirmi alle frasi, ai predicati, ai modi di dire, ai luoghi comuni, alle singole parole che ancora una volta hanno il potere, come ho detto poc’anzi di influenzare il nostro modo di pensare, le nostre credenze e conseguentemente ne determinerà poi il nostro modo di agire (o non agire).

Naturalmente se è vera l’equazione frasi negative  = atteggiamento negativo, che proiettato nel futuro potrebbe  significare orientamento al pessimismo, è a maggior ragione valida l’equazione  frasi positive  = atteggiamento positivo, orientamento ad una visione della vita più ottimistico e costruttivo.

Quante volte abbiamo ascoltato affermazioni del tipo :

Cosa vuoi farci, va tutto male in questa società”

”  Solo a sentire certe cose mi scappa la voglia di vivere”

Il mondo va a rotoli e nessuno se ne preoccupa

Tanto non cambia niente

Se ci fate caso, quando incontriamo una persona, e ci fermiamo con essa solo per un saluto o per uno scambio di opinioni, ed esordiamo con la fatidica frase : “Come stai?” cosa ci sentiamo normalmente rispondere ?

Mah,… così così…..”

Va come deve andare“…

Potrebbe andare meglio….”

Si tira a campare…”

E’ un periodo in cui tutto mi va storto” …..

Qualche volta, più raramente arriva un ” bene”….. magari in evidente contraddizione con il linguaggio del corpo, il modo con cui lo si pronuncia.

A volte mi chiedo se siamo sempre così scontenti nella vita, o se siamo invece facilmente preda di pensieri limitanti e debilitanti

Quanto sarebbe bello ed emozionante sentirci rispondere : ” Ottimamente!!” , “Splendidamente bene!!, Alla grande!!, Magnificamente!!”

I motivi che stanno alla base di tale risposte sono numerosi, e spesso si tende a rispondere un po’ negativamente perché magari si ha il timore che una risposta decisamente positiva, ci possa poi far accadere qualcosa di negativo. (scaramanzia). Oppure perché per via dei messaggi ricevuti nella nostra infanzia e nella crescita abbiamo sviluppato uno stile esplicativo pessimistico (che però sappiamo si può rovesciare trasformandolo in ottimistico) .
Credenze, ma sempre credenze negative e debilitant.

L’Ottimismo ci insegna che tutto nasce nei nostri pensieri, dalle credenze (più positive), da come  rispondiamo  a noi stessi di fronte ad un evento, e che tutto questo determinerà conseguentemente il nostro modo di agire (o non agire.

Eventi della vita: spesso sentiamo di fatti e di eventi decisamente non positivi, che purtroppo, va detto, sono parte dei nostri vissuti all’interno della società, come incidenti, malattie, catastrofi naturali, cattiverie, reati, ecc..
Non abbiamo la facoltà di evitare il male, che come il bene rappresentano la doppia natura dell’esistenza
Ma possiamo, se lo vogliamo, cambiare l’orientamento dei nostri pensieri, il nostro linguaggio, la natura delle nostre affermazioni (negative/positive)

Es :  (N) “Va tutto male” –  (P)  “non tutto funziona come dovrebbe

(N) “Mezzo vuoto” –   (P) ” mezzo pieno

(N) ” Una spia”      –   (P) ” Un informatore

(N)  “Male”            –   (P) “non bene

(N)  “Ignorante”    –   (P)  ” non informato

(N) “Tutto negativo” – (P) “non tutto positivo

Torniamo ora a focalizzarci sugli eventi  della vita:

Proviamo per un attimo a pensare che nello stesso momento in cui è avvenuto un furto nel negozio a noi vicino, in un altro angolo del pianeta, una coppia è riuscita ad avere un figlio dopo vent’anni di terapie contro la sterilità, dopo innumerevoli vani tentativi, che da un’altro angolo del mondo Maria e Paolo, fratello e sorella,  che si sono persi di vista all’epoca della seconda guerra mondiale, si sono ritrovati, dopo quarant’anni, e sono intenti a festeggiare l’avvenimento!!

Che la nonnina di centonove anni sta per essere  festeggiata da figli,  parenti, nipoti, pronipoti, amici, conoscenti, mentre si appresta a spegnere le centonove candeline!!

Per concludere queste mie osservazioni sul linguaggio, desidero ricordare un’affermazione del poeta Inglese John Milton che potrebbe aiutarci a riflettere su quanto affrontato in queste considerazioni :

La mente è sede a se stessa ed ha in sé il potere di fare del cielo un inferno, e dell’inferno un cielo”

Un saluto a tutti!

A Cura di Giovanni Raimondi,
Autore de “Il Potere dell’Ottimismo”





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commenti

18 Commenti

  • Raimondo sono d’accordo con te. Può sembrare banale ma quando qualcuno ci chiede “Come va?” è sempre meglio rispondere “TUTTO BENE, GRAZIE!” 😀

    Con questa risposta chi ci vuole bene gioirà con noi mentre, al contrario, chi ci vuole male si rammaricherà per il nostro stato d’animo gioioso 😉

  • Diverse volte, su questo blog, si sono trattati i temi del pensieero positivo e dell’ottimismo, e già ben sappiamo la potente influenza che posssono esercitare sul nostro modus operandi e sula capacità di raggiungere gli obiettivi.
    Ma non solo.
    E’ indubbio che pensieri e stati d’animo influenzino, pesantemente, anche il nostro sistema vitale, e non a caso si parla, oggi, anche di psicofisiologia e psicomedicina.
    Sono ben note le cosiddette malattie psicosomatiche, ad esempio, ed è anche stata dimostrata la rilevanza terapeutica, per certi disturbi, del pensiero positivo.

    Un eempio.
    Molte persone, purtroppo, soffrono di quei particolari disturbi cardiaci, noti come extrasistoli, che consistono in contrazioni irregolari del muscolo cardiaco, anticipate rispetto al normale ritmo sinusale.
    Ve ne possono essere diverse tipologie, da quelle atriali a quelle ventricolari, e di diversa gravità, sopratutto se in forma di doppia o tripla o di run.
    In taluni casi, indubbiamente, l’eziologia medica evidenzia una genesi sostanzialmente organica, di siffatti disturbi, ma in molti casi diversi esami non denotano nulla di ciò.

    Evidentemente, quindi, le cause di tale fenomeno possono ricondursi, in molti casi, all’inluenza che la psiche ha sul nostro organismo e la riprova è che, a fronte anche di specifiche psicoterapie, o di altri analoghi interventi, spesso si riesce a far venire meno queste irregolarità cardiache, anche a prescindere dall’assunzione di qualsivoglia farmaco.

    Quanto dianzi, ad ennesima conferma della potenza dei pensieri e degli stati d’animo su…quanto ci circonda ed, ancor prima, su noi stessi.

  • Sinceramente ritengo che sia pericoloso chiedere “Come stai?”
    Quasi sempre la domanda è formale, chi la pone è poco interessato al tuo stato di benessere, è un modo per iniziare una conversazione telefonica tra due persone che sono poco più che conoscenti.
    Quindi è una domanda non sincera.
    Il rischio di fare questa domanda è quella di sentirsi vomitare addosso una serie di lamentele e disgrazie e luoghi comuni…ma io non sopporto nemmeno quando sento un “bene, bene grazie sto benone!!” ma capisco che non è per niente vero….quindi perchè non evitare quesllo che è diventato un luogo comune più di tutti i luoghi comuni?
    Per quanto riguarda il “pensiero positivo” credo che sia importante focalizzarsi sulle cose buone che abbiamo anzichè su quelle brutte…ma attenzione…anche qui non bisogna autoingannarsi…far finta che tutto vada bene…molto spesso il vero senso del pensiero positivo è stato travisato in questo modo.

  • si, sono daccordo Stefania!
    bello l’articolo Raimondo, mi sta a cuore però fare una precisazione: è molto interessante stare attenti al linguaggio e a come usiamo le parole perchè è vero che modificano le sensazioni che proviamo dopo averle pronunciate oppure udite,
    ma è altresì importante lavorare dentro noi stessi in modo da sentirci veramente bene e positivi, fingere di essere entusiasti quando dentro ci si logora con dannosi conflitti smorza l’effetto positivo del linguaggio scelto.
    L’ipocrisia non produce felicità!

  • Un bellissimo esempio di ciò che dici Raimondo, è nel libro “Conversazioni con Dio” dove spiega in maniera semplicissima dei concetti abbastanza difficili. Per attrarre quello che si desidera è importante formulare il desiderio nel modo giusto ma soprattutto sentirlo vero quindi utilizzare un liguaggio (ovviamente positivo) che sia credibile per sè stessi.
    Ma soprattutto la sequenza corretta è:
    1) ESSERE (prima di tutto bisogna “sentire” sè stessi)
    2) FARE (quindi agire come se…)
    3) DIRE
    Io ho imparato questa sequenza anche a teatro. Quando devi entrare in un personaggio prima devi “sentirti” quel personaggio, poi si passerà a delle azioni e successivamente alle parole. Insomma la differenza di quando uno recita perchè ha impararto a memoria…ma non risulta credibile ed un attore che tramette emozioni sensazioni anche se non parla…perchè in quel momento “E'”.
    Certo che ci vuole un bell’allenamento!!!!
    Stefania

  • Cara Stefania, non confondiamo l’ottimismo con l’arte teatrale.
    Ti posso assicurare che la domanda ” Come stai ” è la domanda più semplice e certe volte è la più gradita, a prescindere dalla risposta che si ottiene.
    Complimenti a Giovanni per l’articolo.

  • Concordo soprattutto sulla frase: “Quanto sarebbe bello ed emozionante sentirci rispondere : ” Ottimamente!!” , “Splendidamente bene!!“, “Alla grande!!“, “Magnificamente!!”.
    Anche in PNL (programmazione neurolinguistica) si parla di “modello di precisione” (per usare un linguaggio potenziante) e di “vocabolario trasformazionale”.

  • Caro Cesare, non ho confuso l’ottimismo con il teatro.
    L’ottimismo è un’attitudine mentale che sicuramente si puo’ imparare ed allenare ma volevo puntualizzare che secondo me bisogna innanzi tutto essere convinti “dentro” e le parole esprimeranno lo stato d’animo interiore senza forzature. Più che altro bisogna porre attenzione a “come” parliamo” , “quali” parole usiamo, questo ci permette sicuramente di renderci consapevole degli schemi mentali che ci guidano verso l’ottimismo e il pessimismo e quindi abbiamo la possibilità di “scegliere”.

  • Devo dire che ciò che ha detto Stefania è molto interessante, e poi sento spesso parlare di questo libro “Conversazioni con Dio”, mi avete incuriosito parecchio. Vedrò di leggere. A parte questa piccola parentesi vorrei esprimere un mio parare in merito a ciò che è stato detto. Parto da un concetto espresso da Stefania ( scusami se ti cito ), dove ella afferma che il pensiero positivo è stato travisato, ed ha ben ragione su questo! spesso si crede, o peggio ancora si agisce, come se il pensiero positivo significasse nascondere la propria realtà, magari fatta di impegni e problemi. Invece chi agisce seriamente ( permettetimi questo termine ) pensando seriamente sa affrontare la propria realtà con un ottica diversa, ovvero “c’è il problema ma mi impegno a trovare delle soluzioni dove sia possibile” , nel senso che non vede una realtà nefasta ma una sfida da affrontare. Ecco come si distingue l’ottimista dal pessimista.

    Non sono d’accordo invece con Alessandro Viti ( permettimi anche tu di citarti ) dove egli afferma che “l’ipocrisia non produce la felicità”. Inanzitutto piuttosto che parlare di ipocrisia io parlarei di finzione. Prendendo spunto da ciò che ha detto Stefania, con l’esempio del teatro, gli attori fingono una parte, pensano come quel personaggio, agiscono e usano il linguaggio del personaggio che devono interpretare. Pertanto chi è chi finge più di loro? Eppure quante belle interpretazioni abbiamo assistito da questi attori sia in teatro che al cinema? Tantissime! basti pensare alle grandi interpretazioni di Totò, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Sean Connory, Al Pacino, Robert De Niro e compagnia cantando. C’è anche una bella canzone di Tiziano Ferro che si sente ultimamente dove dice “Sono un grande falso, fingo l’allegria”.
    In sostanza quello che voglio dire è che anche in PNL si cerca di riprodurre lo stato d’animo che vogliamo raggiungere, come se l’avessimo già ottenuto, comportarsi di conseguenza. Perchè è solo provando a sentirsi come vogliamo che alla fine ci sentiremo come abbiamo voluto.
    Il grande Frank Bettger diceva, ad esempio, “Per avere entusiamo bisogna provare entusiasmo”. I primi passi per migliorare e per sentirci bene con noi stessi e amare ciò che già facciamo, questo è il segreto della felicità, e solo gli ottimisti sono in grado di raggiungerla. 😉

  • Parafrasando l’espressione di A. Viti direi che “la finzione ( quella buona ) produce la felicità”.

  • Francesco, devo dire che concdivido completamente il tuo punto di vista.

  • Anch’io concordo con Francesco. Recentemente ho letto un bel libro sull’ottimismo: “L’ottimismo logico” di P. Pritchett, ed. Etas.

    “Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; UN OTTIMISTA VEDE L’OPPORTUNITA’ IN OGNI DIFFICOLTA'”.
    ( Winston Churchill )

  • Grazie Francesco, hai compreso totalmente quello che ho cercato di esprimere (anche con l’esempio dell’attore) e sei riuscito ad esprimerlo in maniera chiarissima.

  • Francesco ho guardato ora il tuo blog.
    Fantastico l’articolo dei malati immaginari. Io sono anche naturopata e concordo toalmente con te. Spesso la malattia è una via di fuga, il corpo si prende in carico quello che non si riesce a risolvere ad un altro livello. Quello che viene relegato nell’inconscio, spesso si manifesta successivamente nel corpo tramite la malattia. Se la parola è il linguaggio della mente, il corpo è il liguaggio dell’anima…e credetemi…IL CORPO NON MENTE!!!
    Scusate se sono andata fuori tema ma l’argomento “mi prende troppo”!

  • Agli interessanti interventi, dianzi esposti, aggiungerei una…curiosità.
    Talora si distingue tra finzione, ipocrisia, rappresentazione, ma etimologicamente, i termini sono sostanzialmente prossimi, se non analoghi.
    Ipocrita, infatti, deriva dal greco ipocrutes, che significa….attore, colui che finge e che rappresenta.

    Colgo anche l’occasione, per confermare quanto indicato da Stefania sulle patologie e, del resto, anche il mio primo intervento era in questo senso.

  • Concordo con la citazione di Raffaele : “Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; UN OTTIMISTA VEDE L’OPPORTUNITA’ IN OGNI DIFFICOLTA’”.
    ( Winston Churchill )
    Cara Stefania, forse ho interpretato male il tuo pensiero. Ritengo che l’ottimismo sia fondamentale. Mai circondarsi di
    pessimisti !! Anche se non ci credo alle superstizioni, secondo il mio parere, i pessimisti portano anche male !!
    Comunque, il commento di Stefania è interessante..e sono quasi d’accordo.

  • Ciao Stefania, grazie per i tuoi complimenti, sia per quello che ho detto qui che per l’articolo del mio blog a cui ti riferisci. Sei molto gentile 😉
    Un caro saluto

  • Ciao, sono Federica , pedagogista dello sport di Udine ( FVG).
    Credo che il linguaggio del corpo, sia si più importante del linguaggio verbale, ma quello che conta ancora di più è la fisiologia.
    Imparare a ridere quando si è tristi porta a far si che il nostro cervello interpreti questa risata come un possibile buonumore e allora noi ci sentiremo decisamente meeglio.

    Non riusciamo a ridere, guardiamoci un film comico, ascoltimao delle barzellette e così ci viene da ridere.

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