amici

Come capire che amici si nasce e non si diventa

Venerdì, Novembre 5th, 2010

Capita sempre più spesso di leggere notizie curiose che riguardano i social network e gli amici. Una, in particolare, sostiene che certe aziende, al momento di assumere, attribuiscano una particolare importanza a quanti “amici” o follower il candidato ha su Facebook, Twitter o Linkedin.

Praticamente, più “amici” si vantano nel proprio carnet virtuale, maggiore sarebbe la probabilità di aggiudicarsi un eventuale posto di lavoro vacante.

Risale infatti allo scorso aprile l’iniziativa di Casa.it, portale immobiliare con più di due milioni di utenti al mese, che per scovare un social media specialist, stabilì che tra gli “skills” fondamentali ci fosse anche un network di almeno 150 “amici” su Facebook, 100 contatti su Linkedin e 50 follower su Twitter, oltre agli immancabili “problem solving” e al “decision making”. Candidature ricevute: 300.

C’è anche chi, come Adobe, utilizza i social media come veri e propri bacini per entrare in contatto con i candidati più adeguati, valutando i profili più interessanti contenuti sul web.

Ericsson invece ha aperto dei canali sui social network, come quello su Twitter (http://twitter.com/EricssonCareers) in cui cerca di scovare nuovi talenti.

Sorge a questo proposito una domanda: ma l’amicizia non è un bene sacro? E i beni sacri, è risaputo, non si commerciano, né dovrebbero rappresentare una corsia preferenziale per aggiudicarci qualcosa a cui teniamo.

Qualcuno obietta che lo scandalo non esiste: da ragazzini chi aveva il numero maggiore di invitati alle feste? Il più brillante, il più istruito e il più intelligente, o quello che comunque poteva garantire la casa più grande, i genitori più assenti, lo stereo a più alto volume e la cantina più fornita.

Di conseguenza, l’amicizia di massa è soggetta alle regole della convenienza, e i social network starebbero soltanto togliendo il velo dell’ipocrisia.

In realtà quello su cui bisognerebbe intendersi è il significato della parola amicizia, di cui questi ultimi stanno facendo un uso spregiudicato.  Gli “amici” della Rete assomigliano a quelli che si incontrano alle feste dei giovani e nei salotti degli adulti: conoscenze occasionali e relazioni utili.

Gli amici senza virgolette sono pochi ma buoni, così si dice. Bisognerebbe aggiungere che, per essere buoni, devono necessariamente essere pochi, perché un rapporto coltivato in profondità ha bisogno di tempo e impegno, come il lavoro e il matrimonio, il fidanzamento e il gioco in Borsa.

L’amicizia, insomma, va imparata.

E per impararla occorre pazienza, visto che gli amici stanno agli “amici” come l’amore di una vita a un flirt estivo. Ma ormai è tale l’abuso che forse dovremmo cominciare a chiamare gli amici con un altro nome, considerando che quelli veri non si trovano con una semplice cliccata

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia

Come far durare un’amicizia per sempre

Mercoledì, Settembre 22nd, 2010

A dispetto delle esperienze personali e di ogni ragionevole considerazione, la maggior parte di noi vuole pensare che sia possibile: le amicizie eterne, quelle che durano tutta una vita, esistono. Mostrando così un desiderio profondo di stabilità, un bisogno di “per sempre” che può persino stupire.

In realtà, la lezione dei legami di amicizia che durano nel tempo si riassume in poche parole. Forse anche in una sola: comunicazione.

E’ infatti perché sanno parlarsi regolarmente, tranquillamente e senza recriminazioni, che alcune coppie di amici sanno annodare uno dopo l’altro anni di intesa e di armonia.

Questo perché l’amicizia non è riconducibile solo alla fortuna dell’incontro, bensì alla scelta ostinata e volontaria di vivere insieme un’avventura. Di trionfare (a volte non senza dolore) sugli ostacoli, di considerarli come nodi da sciogliere e non come conflitti da combattere.

Della simpatia reciproca e dell’affinità dei primi momenti, quasi tutti vorrebbero conservare l’idea che la vita del proprio legame di amicizia è fuori discussione. Ma dal momento in cui ci si è conosciuti, i nostri inconsci sono già all’opera: non siamo in due, mentre impariamo a conoscerci, bensì in quattro: tu, io, l’immagine che ho di te, l’immagine che tu hai di me.

E’ solo quando il legame si è consolidato che diventiamo in tre: tu, io e la nostra coppia. Com’è ovvio, dopo uno, cinque, dieci anni, gli equilibri si modificano.

Un certo numero di avvenimenti, felici o meno, avranno scompigliato la tela accuratamente tessuta. Il fidanzamento o il matrimonio di uno dei due amici, ad esempio, costituisce una prova importante. Lo stesso accade quando interviene un lutto, un trasloco, un cambiamento professionale importante: se non affrontati e vissuti in maniera adeguata, possono far vacillare l’asse di costruzione dell’amicizia stessa.

Sentirsi liberi di chiedere, donare, ricevere e rifiutare è alla base di un rapporto d’amicizia riuscito. Chiudersi in se stessi, al contrario, genera la sensazione di non essere capiti, di non essere riconosciuti per quello che si è, di non ricevere gratificazioni e di non instaurare uno scambio emozionale autentico.

Alla base di un’amicizia ci dev’essere inoltre una condivisione di valori, gusti, tempi, spazi e pensieri che va tenuta nel giusto equilibrio per evitare di creare discussioni e tensioni: l’atteggiamento più o meno disponibile, sia ad affrontare la quotidianità sia ad ascoltare l’altro, contribuisce molto alla buona riuscita del rapporto.

Non solo, ma una coppia di amici è anche un microcosmo della società. E’ bene dunque chiedersi se è fondamentale avere un amico per non rimanere soli o se, invece, è importante rimanere con l’amico che si è scelto.

In una scala di valori, bisogna capire quale sia la priorità che si attribuisce al proprio legame di amicizia: per alcuni questa è, infatti, secondaria rispetto ad altri impegni o relazioni.
E’ necessario allora scoprire se si investe troppo o troppo poco nello stare insieme.

Essere amici, insomma, non è sempre facile.

Bisogna voler bene all’altro e riuscire a creare un rapporto esclusivo: essere soddisfatti, prendersi cura a vicenda, dedicarsi tempo, rimanendo però se stessi… e tu, quale spazio dedichi al tuo legame d’amicizia per farlo durare il più a lungo possibile?

Sapresti tracciare un bilancio dei suoi punti di forza e delle sue debolezze? Soprattutto, saresti in grado di prendere la distanza necessaria per decidere con lucidità se continuare (o no) a frequentare il tuo amico?

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia

Come sconfiggere l’ansia da approccio (e chi te la trasmette)

Sabato, Aprile 24th, 2010

In questo articolo voglio parlare di come si creano occasioni di conoscere nuove persone, focalizzandomi sull’ansia da approccio!

Nel mio ebook ho segnalato una serie di tecniche per partire con un ottimo approccio (alcune le puoi leggere subito nel Capitolo 1 che puoi scaricare gratuitamente).

Ma in fase di approccio esiste un fattore molto importante che viene sistematicamente trascurato dalla maggior parte delle persone: gli amici. Usando un’analogia, pensa di guidare la macchina con a fianco un amico che è terrorizzato all’idea di un incidente. Nonostante la tua sicurezza iniziale durante la guida percepirai la sua paura e perderai la tranquillità iniziando a sentirti insicuro.

Allo stesso modo puoi uscire una sera con l’intenzione di conoscere delle ragazze ma verrai frenato da un amico insicuro che stroncherà tutto il tuo entusiasmo e ingigantirà la temuta ansia d’approccio.

La personalità che devi assolutamente contrastare è quella dell’amico logico. In realtà si tratta di un finto logico perché razionalizza le proprie emozioni.

E’ il tipico esempio dell’amico/amica che dice “E’ inutile parlare con quella ragazza. E’ troppo bella e sarà altezzosa e antipatica” oppure “Non andiamo in quel posto, non troveremo nessuno abbastanza interessante con cui parlare. Andiamo invece in quel locale coffee-bar, ti devo raccontare le ultime novità!”.

Il logico ha una personalità distruttiva verso sé e verso gli altri. Razionalizza la sua incapacità di socializzare scaricando la colpa sugli altri.

E’ imperativo contrastare il logico perché, in caso contrario, la socializzazione diverrà un’utopia. Purtroppo siamo tutti circondati dai logici che cercano, senza cattiveria, di annientare le positività.

Per bloccare il logico devi usare la Vera logica. Alle sue precedenti affermazioni rispondi “E’ vero che è bella ma potrebbe essere libera. Voglio solo impratichirmi con la socializzazione. E magari si è lasciata con il fidanzato proprio ieri!”. E sulla seconda affermazione rispondi “Ovunque ci sono persone interessanti! Basta saperle cercare, se ci imbattiamo in persone poco interessanti cambiamo locale!”.

In questo articolo ho parlato di approccio ma, estendendo il discorso, nella vita è importante non farsi soffocare dai logici. Se ci pensi bene ne conosci molti anche tu. Normalmente sono persone demotivate o impaurite dalle novità che preferiscono rimanere nel loro spazio. Si tratta di persone a cui mancano le strategie corrette per trovare nuove stimoli che le spingano a migliorare la propria situazione.

In parte anche tu puoi contribuire al loro miglioramento! Ci stai provando?

A Cura di Fabio Galetto
Autore di
Socializzazione Vincente
e Da Timido a Vincente

Come capire in che senso abbiamo tanti amici su facebook

Martedì, Febbraio 9th, 2010

Succede tutti i giorni. Accendiamo il computer, ci colleghiamo a Facebook, e scopriamo che Mario Rossi o Angela Bianchi ci hanno aggiunti come amici.

Si tratta spesso di relazioni annacquate, intrecciate con simpatizzanti, aspiranti corteggiatori, semplici conoscenti.

Persone che ci spingono a ridefinire il concetto di amicizia, che non è più un legame affettivo e leale tra affini che si frequentano nel quotidiano.

Sempre più spesso, ci troviamo invece davanti a un contatto collettivo labile, che fa condividere video di Obama, Lady Gaga e Luciana Littizzetto.

Non più incontri vis a vis costituiti da serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che, quando va bene, si sono visti un paio di volte, ai quali trasmettiamo aggiornamenti sulle nostre vite.

Alla fine però, in questa inflazione di facile cordialità, dove imperversano i BFF, Best Friends Forever, gli amici veri restano tesori anche in tempi di saldi web, proprio perché è la morfologia stessa del nostro cervello a impedirci di legare in profondità con troppe persone.

Secondo una ricerca compiuta da Robin Dunbar, antropologo a Oxford, sarebbero 148, arrotondato poi a 150, il numero massimo di relazioni che si possono ragionevolmente coltivare.

Ciò vuol dire che, nel caso di 50 friends, si familiarizzerà in maniera reciproca e sostenuta solo con 3 o 4 di loro. Nei gruppi di 150 si passerà a 5 o 7. Ma persino chi vanta un pallottoliere complessivo di 500 e oltre, alla fine avrà scambi con 10 o perlopiù 16.

Oltre, sarebbe un pasticcio, nonostante vi siano delle differenze “di genere”. Le donne, ad esempio, parlano di più e coltivano contatti regolari, mentre gli uomini rimandano a quando s’incontreranno al bar.

Viene allora spontaneo chiedersi: quando le amicizie sono ridotte alle dimensioni di un post in bacheca, conservano ancora qualche contenuto? Se abbiamo 700 “amici”, in che senso li abbiamo? Dopo che abbiamo rintracciato l’ex fidanzato, la compagna delle elementari o fatta “amicizia” con il cantante preferito, cosa resta di Facebook?

Poco, verrebbe da dire. O meglio: persone che non sentivi prima e che continui a non sentire dopo; presunti “amici” ai quali non hai mai mandato nemmeno un messaggio, ma che sono lì a mostrare a tutto il “Facebookmondo” che la tua rete sociale è ricchissima.

Il risultato è che sempre più utenti decidono di “suicidarsi”, come si dice in gergo, cancellando il proprio profilo dalla Rete. Altri, con migliaia di amici accettati e altrettanti in attesa di esserlo, sospendono l’attività.
Alla base c’è la convinzione di avere a che fare solo con una vetrina sociale di rapporti falsi, colpevole di far scomparire dalla nostra cultura l’immagine del vero amico, una sorta di anima gemella rara da trovare. In molti giudicano Facebook una fucina di tradimenti, divorzi e violenze, dove il furto di identità si sta diffondendo a una velocità preoccupante.

Di conseguenza, non bisogna stupirsi se i rapporti solidi, sinceri, disinteressati appaiono sempre più in calo. Lo stesso Omero sosteneva che: “Non è tanto difficile morire per un amico, ma trovare un amico per cui valga la pena farlo”.

E voi, siete d’accordo?

A cura di Marina Roveda

Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

Come gestire le amicizie dopo aver vinto al superenalotto

Sabato, Settembre 12th, 2009

Qualche settimana fa ha suscitato una vasta eco la vincita di 148 milioni di euro al Superenalotto nella località di Bagnone, in provincia di Massa Carrara. Una cifra astronomica, che rivoluzionerebbe la vita a chiunque.

Di certo l’ha rivoluzionata anche al fortunato di turno, che adesso si troverà in bilico tra due fuochi: soddisfare i suoi desideri, e mantenere nel contempo l’anonimato, per non finire di nuovo nell’occhio del ciclone.

C’è poi un altro problema che questa persona starà sicuramente affrontando: come comportarsi con gli amici di vecchia data? Raccontare loro la verità, col rischio di attirarsi valanghe di invidia, gelosia e richieste di prestiti, oppure far finta di nulla?

Pur non esistendo regole ferree a questo proposito, non è un mistero che i cambiamenti radicali mettono da sempre a dura prova le amicizie. Di solito, chi non sta affrontando il cambiamento pensa che spetti all’altro tenere vivo il rapporto, mentre chi si trova in una situazione nuova può pensare il contrario.

Confessare di aver vinto così tanti soldi può scatenare nei propri interlocutori la sensazione, più o meno fondata, di abbandono, perché le cose non sono più come prima. Di conseguenza, chi opta per questa scelta dovrebbe sempre misurare le parole quando si confida, se non vuole correre il pericolo di alimentare dolorosi fraintendimenti.

Non solo, ma il neomilionario dovrebbe anche cercare di coinvolgere il più possibile i vecchi amici nella sua nuova vita, privilegiando quello che li univa e li unisce tuttora. Via libera dunque alla condivisione delle antiche passioni, e agli inviti in quei locali che si erano sempre frequentati insieme, affrontando magari qualche disagio in termini di tempo e sforzo pur di rivedersi.

Vietato invece offrire denaro all’amico che ha dei problemi economici, perché lui potrebbe essere molto orgoglioso e offendersi. Meglio sforzarsi di capire in che modo vorrebbe essere aiutato, anche se dice che va tutto bene, e non gli serve niente.

Inoltre, poiché ci vuole sempre parecchio tempo per adattarsi al cambiamento, qualora si stesse lavorando sul proprio nuovo modo di essere e di proporsi a fronte dell’inaspettata vincita (cosa che può rendere più complicato essere dei buoni amici in quel determinato periodo), è meglio parlarne con i diretti interessati.

Resta comunque un dato di fatto: quando la propria condizione si modifica tanto radicalmente, spesso è più facile stringere amicizie ex novo, piuttosto che cercare di adattare le vecchie  alla propria nuova identità.

Siete d’accordo?

A Cura di Marina Roveda
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

Quando gli amici cambiano con noi

Mercoledì, Agosto 12th, 2009

Avete mai fatto caso che tutti i vostri amici sono diversi tra di loro? Se la risposta è sì, vi siete chiesti il perché?

La risposta è che si tratta di una faccenda piuttosto sottile, su cui a volte riflettiamo poco. Il fatto è che noi, in primis, non siamo mai identici a noi stessi, perché nemmeno la vita lo è: come sosteneva Eraclito, il filosofo del divenire e del “tutto scorre” (panta rei), nessuno può bagnarsi due volte nelle acque dello stesso fiume. Inoltre, ognuno di noi si forma e si modella in base alle esperienze che vive, alle circostanze che in alcuni casi lo portano a chiudere un ciclo per aprirne ineluttabilmente un altro, trovando in se stesso la forza di ricominciare. Gli amici risentono di tutto ciò e, di conseguenza, cambiano.

Ci sono quelli storici, quelli “circostanziati”, quelli che restano tali solo per un tratto di strada. E con ognuno di loro, anche se non ce ne rendiamo conto, siamo diversi, e ci poniamo in modo diverso.
Gli amici del cuore, per esempio, sono quelli che resistono nel tempo, alla lontananza fisica, al cambio di città, alle metamorfosi a cui spesso siamo costretti per sopravvivere. Sono quelli della giovinezza, dei banchi di scuola, della grande avventura di crescere insieme. Fanno parte di noi perché sono noi stessi, sangue, ossa, pensieri ed emozioni. Persino quando le rispettive strade si dividono per scelte personali, lavoro, successi e insuccessi, basta una parola, una battuta, ed è come se il tempo non fosse trascorso mai. E spesso qualcuno di loro diventa un buon amico anche quando entriamo nell’età adulta.

Gli amici circostanziati sono invece quelli del dopo, quando ormai si è diventati grandi e si è più cauti, più sospettosi, meno portati agli slanci improvvisi, amicizia inclusa. In questi casi la scintilla può scattare perché si condivide uno stile di vita, per motivi professionali,  per un hobby o perché si pratica insieme uno sport. Può bastare anche un identico stato anagrafico: l’essere single, oppure in coppia con figli. Queste persone ci permettono di esprimere una parte della personalità di cui magari non siamo ancora consapevoli, ma che è già pronta ad emergere. Quindi il loro compito è facilitare la nostra crescita.
Gli amici che vanno e vengono, infine, sono quelli che appaiono e scompaiono, magari perché la loro vita si è caricata  di altre novità, passioni, affetti. Con loro abbiamo una buona intesa, che resta però confinata nella sfera della superficialità, nonostante ci sia un fondamento di affetto profondo. Il legame può interrompersi quando vogliamo incanalarli in un contesto meno anarchico, ritmato da incontri precisi, perché nulla spegne il piacere di vedersi e sentirsi come l’obbligo, il dovere, i sensi di colpa. L’amicizia, infatti, va coltivata e alimentata dalla libertà,  da quel bellissimo ed emozionante scegliersi reciprocamente ogni volta.
L’intermittenza fisica, insomma, conta poco: conta piuttosto la presenza, comunque e in ogni caso, nel nostro cuore.
Provate a riflettere su quanto vi ho appena detto e, se vi fa piacere, lasciatemi un commento. Alla prossima.

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”