La nascita della Moneta (parte 4/10)

Pur con tutti i vantaggi apportati dal baratto rimanevano comunque molti problemi insoluti:
innanzitutto quando si effettuavano commerci con altri villaggi era problematico trasportare con se la moneta di scambio. In secondo luogo, non è detto che essa fosse alla base della dieta dell’altro villaggio (magari non utilizzavano grano ma orzo oppure non era gradita la carne di pecora).

Occorreva a questo punto una merce di scambio che per tutte le popolazioni (da qualsiasi parte del mondo aggiungerei io) fosse accettata a prescindere dalle proprie tradizioni culinarie.

La “moneta di scambio” adottata fu l’oro (considerate che l’evolversi di tutte le idee sopra descritte hanno impiegato secoli e secoli per essere attuate, e nel frattempo l’uomo aveva conquistato la capacità di lavorare i metalli). Rapidamente tutti i popoli hanno basato le loro ricchezze sui possedimenti auriferi. Per facilitarne l’impiego e renderlo quindi un mezzo che avesse proprietà di tipo frazionabile, fu lavorato in modo tale da avere dimensioni piccole e maneggevoli. La forma più comune fu il disegno discoidale vero e proprio antenato delle monete.

Le monete d’oro avevano tutti i vantaggi richiesti per il baratto. Erano frazionabili (anche se per il commercio interno alle comunità era scomodo per via del suo alto valore), non deperivano, venivano accettate da tutti, erano facilmente stoccabili e non presentavano costi per il mantenimento. Ma rapidamente si presentarono i primi problemi:

Ogni comunità dava alle proprie monete forme e pesi differenti quindi era problematico, di volta in volta, stabilire se la moneta di un villaggio valesse più o meno di quella di un altro. Per superare quest’ostacolo, ogni regnante (nel frattempo i villaggi erano diventati molto grossi ed in un territorio erano presenti molti villaggi a formare un piccolo stato) impresse le effigi del proprio regno sulla moneta creando di fatti i primi tipi di conio. I mercanti internazionali avevano quindi una tabella con i rapporti di scambio fra le varie monete (un primo esempio di forex elementare).

I “furbi” però erano sempre in agguato e, visto che le monete avevano un valore coniato riconosciuto dai mercanti, hanno pensato bene di alleggerire le monete per arricchirsi. In pratica, ogni volta che questa moneta passava dalle mani del furbetto, quest’ultimo ne grattava via un po di polvere d’oro in modo tale che, col tempo, potesse avere sufficiente oro per crearne delle altre ed arricchirsi.
Questo malcostume era talmente diffuso da costringere in breve ad una rigida regolamentazione dei conii.

Tutti gli stati (comunità diventate così grande da imporsi su tutte le altre dettando legge) decisero di togliere ai vari “signori” del villaggio la facoltà di creare moneta e se ne arrogarono il diritto. In pratica le monete acquisirono alcune caratteristiche che ne garantivano l’autenticità (un pò come la moderna filigrana):

tutte le monete furono delimitate da un cerchio (o da un altra forma decisa dal regnante) che ne delimitava i contorni e le misure affinché quella fosse riconosciuta valida. E’ logico che se una moneta non presentava tutto il “cerchietto” attorno integro significava che qualcuno avesse asportato dei trucioli d’oro e, quindi, che non aveva più il peso in oro dichiarato (cioè valeva meno). Di conseguenza non avrebbe più avuto il valore comunemente accettato (in pratica, diventavano fuori corso).

Tutt’oggi, nelle monete è ancora presente il cerchietto in rilievo insieme ad una zigrinatura (adottata nel medioevo con l’aumento della tecnologia per vedere se la moneta fosse stata levigata) a retaggio dei vecchi conii storici e sicuramente non perché grattando una moneta contemporanea essa perda di valore (il metallo per formare una moneta attuale non vale praticamente nulla).

A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria”




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commenti

27 risposte a La nascita della Moneta (parte 4/10)

  • L’oro possiede, in effetti, la caratteristica dell’inossidabilità, per cui nel tempo è rimasto un metallo “nobile”, come il platino o il palladio.

    L’evoluzione dei mezzi tecnici e della tecnologia hanno poi permesso, attraverso i secoli, di elaborare sistemi sempre più articolati e complessi, per accertare la falsificazione delle monete.
    Sip ensi che, attalmente, una banconota può presentare decine di elementi distintivi.

    Alcuni sono verificabili anche da parte dei responsabili di banche e poste, che devono seguire un apposito corso in tal senso.
    Se, quindi, una banconota viene sospettata di falsità non è accettata per il pagamento o la conversione, e comunque, se perviene una banconota che solo successivamente alla sua accetazione è sospettata di essere falsa, viene poi analizzata da esperti.

    In circolazione esistono anche alcuni apparecchietti, talora in uso presso esercizi commerciali, per la valutazione di falsità di taluni tagli di banconota, utili in assenza di specifiche competenze da parte del gestore dell’esercizio commerciale.
    Si tratta di apparecchiature che analizzano alcuni elementi, per trarre un giudizio di evenuale falsità, ma certo non si tratta di quell’esame completo ed apporofondito, che solo il tecnico può compiere.

  • antonio scanu scrive:

    Preg.mo Direttore,
    Le scrivo queste due righe “Spaventato” in merito a quanto sta accadendo nel mondo in quest’ultimo periodo, vista la grande confusione che stanno causando le banche.
    Come può un governo guidare un paese senza essere padrone dei soldi che circolano visto che dal 1992 con il trattato di Maastricht l’Italia le é stata scippata definittivamente della sovranità monetaria.
    La Banca Centrale Europea – BCE – é l’unico istituto che può decidere quanta moneta deve circolare e che costo deve avere. La stessa BCE é una società i cui soci sono le altre banche centrali anche esent’Euro (Inghilterra), a loro volta controllate da banche private. Si può quindi dire che il controllo sulla BCE é dei privati, il cui interesse certamente non corrisponde anzi spesso é agli antipodi dell’interesse dell’Europa.

    L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la Sovranità Monetaria appartiene allo Stato ed esso deve rimuovere tutti gli ostacoli e riappropriarsi di cio che gli appartiene.

    Le gabbie mentali degli uomini politici della Destra e della Sinistra che non riescono ad affrontare e risolvere il vero problema che è riappropriarsi della Sovranità Monetaria e quindi di Stampare Moneta in proprio e Annullare il Debito Pubblico, in quanto la Banca Centrale stampa Carta Moneta dal NULLA, al costo di 3 centesimi per ogni biglietto (spende solo il costo della carta e dell’inchiostro) e poi la presta allo Stato al prezzo nomilale esigibile con le Nostre super Tasse.

    Se venisse nazionalizzata la proprietà della moneta e la facoltà di emetterla, lo Stato non sarebbe più a debito, ma emetterebbe la moneta che gli serve senza pagare interessi. Non vi è alcun senso nel tenere una Banca Centrale, per giunta privata, a cui lo Stato regala il monopolio per l’emissione del denaro, e in cambio riceve… debito di capitale e interesse, e per giunta, permettendo quel sistematico, colossale trucco di bilancio (consistente nell’indicare come perdita ciò che è, al contrario, guadagno netto), perde un enorme gettito fiscale, che va invece a moltiplicare la ricchezza dei padroni delle banche, ossia il loro potere di acquistare i beni della collettività e di condizionare la sua politica.
    Se qualcuno obietta che, qualora lo Stato potesse emettere denaro in proprio e non dovesse prenderlo a prestito da una Banca Privata, tenderebbe a emetterne troppo, producendo così una svalutazione, è facile replicare:
    a) già così come stanno le cose, lo Stato tende a indebitarsi troppo, (quindi a indebitare troppo i cittadini) – il che è ancora peggio;
    b) così come stanno le cose, la spesa dello Stato e le tasse dei cittadini vanno ad arricchire società private extranazionali, quindi impoveriscono i cittadini in favore di esse e li sottomettono al potere di esse (non può esistere sovranità politica senza sovranità monetaria);
    c) se lo Stato emettesse moneta in proprio, si potrebbe limitare l’emissione con una norma costituzionale rigida;
    d) anche se lo stato sovraemettesse, il valore di ogni emissione sarebbe accreditato, per legge, ai cittadini, come indennità o reddito sociale, secondo il disegno di legge del prof. Giacinto Auriti, già da anni depositato in Parlamento, che aspetta parlamentari abbastanza liberi dal potere e dagli interessi bancari, da portarlo in discussione.
    A Maastricht è stata svenduta l’Europa. A partire dal 1992 è iniziata la sottomissione dell’Europa al Trattato di Maastricht, concepito per sottoporre le diverse nazioni ad una totale dittatura monetarista al servizio degli interessi dei banchieri. La burocrazia sovranazionale di Bruxelles ha seguito una politica volta a distruggere le ragioni e gli ideali dei padri fondatori di un’Europa unita e solidale, fatta di stati nazionali sovrani, tra i quali ricordiamo Mattei, De Gasperi, De Gaulle, Adenauer e Schumann. In tal modo questa burocrazia sottraeva la sovranità sulla moneta per imporre delle politiche di austerità e di stupidi e incompetenti automatismi sui bilanci bloccando il motore economico dell’Europa e con esso gli investimenti in nuove tecnologie e in nuove e moderne infrastrutture.

    Oggi Maastricht si sta sgretolando perché le fondamenta su cui è stato costruito sono marce. Quando si dice che un palazzo crolla perché l’architettura era sbagliata non vuol dire che non si vogliono più costruire nuove case. Se si vuole realizzare un progetto che veramente corrisponda ai bisogni e agli interessi della gente, bisogna avere anche il coraggio di abbandonare tempestivamente le strutture che ci stanno crollando addosso. Dopo il no francese e olandese al referendum sulla costituzione europea — un no che in realtà è rivolto ai dettami di Maastricht — ora la Germania è scossa da una profondissima crisi economica e politica provocata dai diktat di Bruxelles e della Banca Centrale Europea. Meditiamo….

    La Costituzione:
    L’art. 1 della Costituzione dice che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, per cui la sovranità monetaria è parte integrante e inscindibile di quella dello stato nazionale e non può essere delegata ad interessi bancari privati, tantomeno può diventare proprietà di interessi privati.

    L’Art. 3 aggiunge che: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Senza disporre delle leve della moneta, del credito e dell’economia, qualunque governo, a prescindere dal suo orientamento politico, non sarà mai in grado di realizzare questo compito di sviluppo e giustizia economica e sociale.

    L’Art. 47 sottolinea che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Anche in questo caso la cosa non è possibile giacché la Banca d’Italia, controllata da interessi privati, non può che rispondere, soprattutto nelle decisioni strategiche, agli indirizzi e agli interessi dei proprietari.

    Antonio Scanu da Ittiri

  • Nelle parti successive di questa carrellata storica dell’economia tratterò i motivi per cui alla fine si è preferito cedere la stampa di banconote ad enti privati anzichè continuare ad essere dello stato.

    In ogni caso bisogna stare attenti alle pieghe costituzionali, ad esempio:
    L’art. 1 della Costituzione dice che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
    L’art. 1 dice che la sovranità della moneta appartiene al popolo, non quella della valuta… infatti così è, le monete sono differenti da nazione a nazione ed ogni stato imprime le sue effigi mentre le banconote sono private.

    L’art 3 è pienamente osservato in quanto si intende per rimozione dell’ordine economico i falsari, truffatori o gente che distrugge banconota (che è un reato) e quant’alto che andrebbero ad inficiare l’ordine economico (quindi causando inflazioni o deflazioni non programmate a tavolino).

    L’art 47 La repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme (infatti ci sono le garanzie sui conti correnti, l’insequestrabilità e la impignorabilità dei fondi pensione e risparmio assicurativi ad esempio); disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito (lo stato infatti stabilisce i tassi di interesse massimo dei prestiti sopra le quali si incorre in usura, garantisce che effettui tale erogazioni di servizzi enti legali ecc).

    Per quanto riguarda la BCE, è vero che essa è privati, ma è anche vero che le singole bache private che la costituiscono (Bankitalia ad esempio), cede il 96% degli incassi da signoraggio allo stato italiano (così come le varie altre banche anche se in percentuali differenti da naziona a nazione). Inoltre sul 4% rimanente, Bankitalia sostiene le spese di distribuzione nuove banconote, le spese di produzione, quelle per il macero delle vecchie con relativo ritiro e controlla l’originalità (a campione) di quelle circolanti nonchè ci deve pure guadagnare e pagare gli stipendi agli impiegati. Sul guadagno verrano infine pagate le tasse. In pratica la quasi totalità degli incassi ritorna allo stato sovrano che difatti controlla le banche private anche se non può ordinare di stampare valuta ma soltanto consigliare.

    Tutto questo avviene per garantire un doppio controllo sull’economia, uno legislativo (lo stato) ed uno di bilanciamento economico (le banche private) in modo tale che non accadano inflazioni spaventose o crack di sistema. E’ logico che se lo stato fosse capace di gestirseli da soli potrebbe ottenere quache soldo in più ma è anche vero che quelli che ci hanno provato in genere sono finite male.

    Per quanto riguarda il problema della dittatura della BCE le do ragione infatti essa fa sempre delle scelte considerando una soluzione mediana mentre ogni singolo stato ha i suoi personali problemi tuttavia questo protegge le persone da scelte errate quando vanno a votare.

    Per il fattore dell’arrichimento di enti privati dovuto alle tasse pagate sugli interessi da signoraggio la cosa si smonta da sola in quanto se fosse vero, all’emissione dell’euro il debito pubblico sarebbe aumentato di tanto quanto era il PIL dichiarato quell’enno (quindi sarebbe radoppiato in un giorno) e successivamente sarebbe aumentato mediamente del 3% all’anno con interesse composito (cioè ad oggi, dopo circa 7 anni il deficit dovrebbe aumentare di circa il 5% annuo).

    Apparte L’Italia che aveva all’atto costitutivo dell’euro un deficit già molto elevato per spese a manica larga effettuate nel passato (vedesi soprattutto riformae pensionistiche di fine anni 60), gli altri stati riescono tranquillamente a tenere sotto controllo il deficit senza farlo aumentare (cosa che continuiamo a non fare noi) senza per altro aumentare la tassazione sui cittadini. Se fosse verò quel problema sarebbero andati tutti in un paio d’anni in default.

    Tra l’altro se fosse sempre un problema a causa del signoraggio, il deficit aumenterebbe tanto più quanta più ricca fosse la nazione (cioè i primi a saltare in europa sarebbero gli inglesi, poi i tedeschi successivamente i francesi e noi al quarto posto) mentre i primi a “saltare” nel mondo occidentale sono stati gli islandesi (con pochissimi soldi in circolo) e le grosse economie, se pur con problemi, reggono. Problemi tra l’altro derivanti da altri fattori che ho spiegato su un articolo in 4 parti nel mese di dicembre (lo può trvare nell’archivio).

    Le consiglio di leggere le prossime parti dell’articolo per avere una spiegazione passo passo del perchè si sono fatte alcune scelte anzichè altre.

  • Scusate per gli errori ortografici che ho fatto ma ho scritto la risposta di fretta prima di uscire e non ho avuto il tempo di rileggere il tutto.

  • Leggo oggi, dopo le drammatiche vicende abruzzesi, il commento all’ottimo articolo di Patrizio Messina.

    Mi è parsa molto esaustiva la risposta data al commento di Scanu, che integro, quindi, premettendo di condividere quanto affermato da Patrizio.

    Aggiungo, comunque, che per quanto concerne la regolamentazione delle materie economico-finaziarie, così in ambito nazionale, come internazionale, si sono succeduti nel tempo vari modelli e teorie, nessuno esaustivo, tutti parzialmente risolutori delle problematiche connesse, che l’esperienza storica ed economica delle diverse aree geopolitiche ha conosciuto.

    Ogni ipotesi di regolamentazione, quindi, presenta luci ed ombre, aspetti positivi e negativi, secondo i differenti obiettivi che ci si pone.

    Del resto, come meglio approfondito in altro mio commento (ad un articolo di Giovanni Romano) le banche centrali non hanno tutte la stessa impostazione.
    Basti considerare come sia diversamente inteso il concetto di equilibrio economico dalla BCE rispetto alla FED.

    Per quanto concerne, più specificamente, l’Europa di Maasticht, indubbiamente un sicuro merito questa costruzione finanziaria e normativa l’ha avuto:
    mettere ordine in bilanci pubblici che, sicuramente, non erano molto ben messi, sopratutto per quanto riguarda alcuni stati, tra cui l’Italia.

    Quanto, poi, alla suddivisione di poteri e competenze tra pubblico e privato, mi è sempre parsa opportuna una diversificazione, finalizzata sopratutto ad evitare rischi di squilibri, che spesso si verificano quando tutti i poteri si concentrano in un’unica, o poche, istituzioni.
    Per converso, sicuramente l’Europa attuale rispecchia una visione eccessivamete monetarista, e poco attenta allo sviluppo economico complessivo.

    Quanto alle norme costituzionali, ancora una volta confermando la mia piena condivisione delle ottime osservazioni di Patrizio, mi sento di dire: attenzione alla loro corretta interpretazione.
    Sopratutto le norme costituzionali, in quanto al vetice dell gerarchia delle fonti del nostro ordinamento giuridico, non devono peraltro essere interpretate in modo eccessiavamente letterale, anche in considerazione che molte, tra esse, sono norme di natura sostanzialmente progammatica.

    Più specificamente: l’art. 1 Cost. rinvia al concetto di sovranità popolare, squisitamente politico, sovranità che come tale non è espressa in una forma di governo diretto dei cittadini, ma indiretto, tramite l’istituto della rappresentanza.
    L’articolo sottolinea peraltro che la sovranità si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione stessa, la quale prevede anche i trattati internazionali, e coseguentemente forme di limitazione della propria sovranità, come legittime fonti nella regolamentazione di diverse materie.

    L’art. 3 Cost. indica il principio di eguaglianza e libertà, che è stato precisato ed interpretato, dalla Corte Costituzionale, sotto il profilo di un’eguaglianza sostanziale.
    Ne deriva l’illegittimità costituzionale sia di situazioni uguali, oggetto di discipline legali diverse, sia di situazioni disciplinate legalmente in modo uguale, ma invece differenziate.
    Il criterio è quello della razionale uguaglianza o diversità di situazioni, e questo si verifica anche in raccordo con l’istituzione europea, anche al fine di una maggior uniformità di trattamento rispetto ad altri paesi europei, e di una maggior liberà del cittadino italiano in ambito europeo.
    I limiti all’eguaglianza ed alla libertà si rimuovono, a maggior ragione, proprio nell’ambito di una visione sovranazionale dei diritti e degli interessi dei singoli.

    Infine, l’art. 47 non prevede, nella materia del credito, un potere gestionale diretto da parte statale, ma una funzione di disciplina, controllo e corrodinamento, che rinvia al potere legislativo e di controllo, senza alcuna prerogativa gestionale.

  • E’ comunque vero che le politiche della BCE sembrano effettivamente commisurate a far tenere alto il valore dell’euro e non a dare una mano alle politiche industriali. Penso sia per via di una politica che vogliono intraprendere nel volersi porsi a tutti i costi come alternativa al dollaro americano.

  • E’ proprio lo Statuto della BCE a definire il ruolo della medesima, come rivolto a contenere eventuali spinte inflazionistiche.
    Di qui una predilezione per politiche di tassi elevati, tranne poi ridurli, sostanzialmente, in assenza di tali spinte.
    Purtroppo, nel contrasto tra lotta all’inflazione e sviluppo economico, sicuramente la prima ha la priorità.

  • antonio scanu scrive:

    I commenti dei Sign.ri Messina e Turletti sono talmente poco interessanti che non mi prenderò il tempo di spulciarli: in quanto sono talmente sbalgiati che rispondere a ogni punto errato mi prenderebbe del tempo preziono che posso utilizzare per altre cose più importanti.
    Comunque Consiglio loro di approfondire i loro studi e di andare a leggere i libri dei vari: Marco Della Luna, Antonio Miclavez, Marra, Auriti, Barnes, Saba, Sanna, De Simone, Benettazzo ecc. ecc. per poi visitare i siti http://www.disinformazione.it, Banca Etica, oppure cliccando semplicemente sovranità monetaria ecc. ecc.
    Auguri e buon lavoro
    Cordiali saluti
    Antonio Scanu

  • daniele possidente scrive:

    sig. Scanu sono pienamente d’accordo con lei, da incompetente in materia finanziaria quale io sono.
    comunque ho avuto la stessa sua impressione , risposte molto superficiali,.
    il signoraggio su di una moneta da 100,00 è di 100,00+ interesse – solamente il suo valore intriseco, giusto ?!?
    allora, di cosa parliamo?! di usura o di legittimo potere monetario delle banche?!! saluti

  • Egr. sig. Scanu:

    La ringrazio, in ogni caso, del consiglio, peraltro superfluo, per quanto mi concerne, già conoscendo gli studi dei vari autori da Lei citati, nonchè i programmi e le tesi sostenute da Banca Etica.

    E’ chiaro che un conto è non conoscerli, altro conto conoscerli
    e…non condividerli…o condiverli solo in parte, non Le pare?

    Il principio d’autorità riconducibile all’”Ipse dixit”, del resto, è morto con il MedioEvo, per quanto concerne quanto meno le discipline economiche, statistiche e sociali, mentre diverso si presenta il discorso relativo, ad es….ai dogmi di fede, ma di ben diverso discorso si tratterebbe…..

    Quanto precede, per sottolineare che si possono, sullo stesso tema, avere visioni diverse.

    Lei pare non rendersi conto di questo, ma molto semplicemente e, se me lo consene, superficialmente, oserei dire,r itiene una tesi fondata o meno, a seconda degli autori che l’hanno sostenuta, ecco il perchè del mio riferimento al principio d’autorità.
    Una visione, ovviamente, un po’ dogmatica, ed autoreferenziale o eteroreferenziale, che quindi nulla dimostra.

    Essendo, appunto, un principio morto da tempo, sopratutto in ambito scientifico, ma anche relativo alle discipline sociali, giuridiche ed economiche, come immagino che Lei sappia, il principio d’autorità è stato sostituito da principio ben più razionale, consistente nella dimostrazione delle ragioni a favore o contro una determinata tesi, con esclusione di qualsiasi preconcetta autorità riconosciuta a questo o a quell’autore, si tratti pur anche di Aristotele.
    Ricordo anche che, se ancora dovessimo pretare attenzione a tale principio, dovremmo alora ritenere che la Tera sia al cnetro dell’universo e che il Sole ruoti intorno ad essa.

    Così in ambito economico, come giuridico.
    Anche sotto questo profilo, mi permetto, per ringraziarLa del suo consiglio, di comunicargliene anch’io uno (non avrà difficoltà ad accoglierlo, vista la sua propensione a dispensarne), quello di interrogarsi sulle ragioni degli autori e delle realtà, come quelli da Lei richiamata e, per quanto riguarda il diritto costituzionale, cogliere l’occasione per una riletturra più approfondita di talune norme, magari aggiornandosi con qualche sentenza della Corte Costituzionale, senza peraltro accoglierne le interpretazioni acriticamente, ma solo quale spunto di riflessione.

    Poi, ognuno rimarrà libero di trarre le proprie conclusioni.

    Un aspetto da sottolineare: nè io, nè Patrizio Messina, guarda caso, abbiamo sostenuto le nostre tesi con riferimento all’autorità (presunta) di autori o di istituzioni….a differenza sua.
    Richiamando quanto sopra, Le ricordo che è anche un metodo molto comodo per non sostenere, con proprie motivazioni, le proprie tesi, spesso usato quando non si hanno proprie motivazioni a sostegno di una tesi.
    Personalmente, quindi, non Le dico che io o Patrizio abbiamo ragione, perchè quell’autore o quell’istituzione hanno detto che……,ma sulla base di precise e specifiche ragioni.
    E, del resto, allora si potrebbe sostenere che qualcuno, invece, non conosce approfonditamente gli studi miei o quelli di Patrizio (se principio d’autorità si deve seguire, allora almeno lo si segua
    a condizioni di parità…..).

    Con l’occasione, spero comunque che voglia gradire i migliori auguri di buona Pasqua, unitamente all’augurio che, anche per Lei, sia definitivamente superato, d’ora in poi, L’”ipse dixit”…..

  • Gian Piero Turletti scrive:

    Risposta per il sig. Scanu:

    La ringrazio, in ogni caso, del consiglio, peraltro superfluo, per quanto mi concerne, già conoscendo gli studi dei vari autori da Lei citati, nonchè i programmi e le tesi sostenute da Banca Etica.

    E’ chiaro che un conto è non conoscerli, altro conto conoscerli
    e…non condividerli…o condiverli solo in parte, non Le pare?

    Il principio d’autorità riconducibile all’”Ipse dixit”, del resto, è morto con il MedioEvo, per quanto concerne quanto meno le discipline economiche, statistiche e sociali, mentre diverso si presenta il discorso relativo, ad es….ai dogmi di fede, ma di ben diverso discorso si tratterebbe…..

    Quanto precede, per sottolineare che si possono, sullo stesso tema, avere visioni diverse.

    Lei pare non rendersi conto di questo, ma molto semplicemente e, se me lo consene, superficialmente, oserei dire,r itiene una tesi fondata o meno, a seconda degli autori che l’hanno sostenuta, ecco il perchè del mio riferimento al principio d’autorità.
    Una visione, ovviamente, un po’ dogmatica, ed autoreferenziale o eteroreferenziale, che quindi nulla dimostra.

    Essendo, appunto, un principio morto da tempo, sopratutto in ambito scientifico, ma anche relativo alle discipline sociali, giuridiche ed economiche, come immagino che Lei sappia, il principio d’autorità è stato sostituito da principio ben più razionale, consistente nella dimostrazione delle ragioni a favore o contro una determinata tesi, con esclusione di qualsiasi preconcetta autorità riconosciuta a questo o a quell’autore, si tratti pur anche di Aristotele.
    Ricordo anche che, se ancora dovessimo pretare attenzione a tale principio, dovremmo alora ritenere che la Tera sia al cnetro dell’universo e che il Sole ruoti intorno ad essa.

    Così in ambito economico, come giuridico.
    Anche sotto questo profilo, mi permetto, per ringraziarLa del suo consiglio, di comunicargliene anch’io uno (non avrà difficoltà ad accoglierlo, vista la sua propensione a dispensarne), quello di interrogarsi sulle ragioni degli autori e delle realtà, come quelli da Lei richiamata e, per quanto riguarda il diritto costituzionale, cogliere l’occasione per una riletturra più approfondita di talune norme, magari aggiornandosi con qualche sentenza della Corte Costituzionale, senza peraltro accoglierne le interpretazioni acriticamente, ma solo quale spunto di riflessione.

    Poi, ognuno rimarrà libero di trarre le proprie conclusioni.

    Un aspetto da sottolineare: nè io, nè Patrizio Messina, guarda caso, abbiamo sostenuto le nostre tesi con riferimento all’autorità (presunta) di autori o di istituzioni….a differenza sua.
    Richiamando quanto sopra, Le ricordo che è anche un metodo molto comodo per non sostenere, con proprie motivazioni, le proprie tesi, spesso usato quando non si hanno proprie motivazioni a sostegno di una tesi.
    Personalmente, quindi, non Le dico che io o Patrizio abbiamo ragione, perchè quell’autore o quell’istituzione hanno detto che……,ma sulla base di precise e specifiche ragioni.
    E, del resto, allora si potrebbe sostenere che qualcuno, invece, non conosce approfonditamente gli studi miei o quelli di Patrizio (se principio d’autorità si deve seguire, allora almeno lo si segua
    a condizioni di parità…..).

    Con l’occasione, spero comunque che voglia gradire i migliori auguri di buona Pasqua, unitamente all’augurio che, anche per Lei, sia definitivamente superato, d’ora in poi, L’”ipse dixit”…..

  • Gian Piero Turletti scrive:

    Una precisazione: a scanso di equivoci, mi preme sottolineare, egr. sig.Scanu, che è molto comodo dire che una tesi è sbagliata, senza spiegare il perchè……”per non perdere tempo”.
    Lo stesso potreemo dire noi delle sue, non Le pare?
    Invece, almeno da parte mia, avendo già sostenuto con precise ragioni le mie opinioni, non proseguirò oltre su tali argomenti, proprio in quanto già motivati.

    Un rinnovato augurio di buona PAsqua.

  • antonio scanu scrive:

    Lavoriamo sei o sette mesi l’anno solo per pagare le tasse a uno Stato inefficiente e corrotto, e la maggior parte delle tasse va a pagare interessi sul debito pubblico, mentre per ricerca scientifica, servizi, politiche sociali rimangono solo le briciole; e mentre leggiamo che pubblici amministratori, che si dichiarano sociali, cristiani, di sinistra, democratici, senza passare per un dibattito popolare, pianificano la shoà per inquinamento e cancro dei loro stessi elettori a beneficio di interessi economici non si sa bene di chi.
    Questa situazione può sembrare pazzesca, assurda, ma non lo è: essa è stata creata e viene mantenuta per interessi ben precisi e riconoscibili.
    Le Banche Centrali, come la Banca Centrale Europea (ossia, quelle che emettono il denaro e fanno credito alle altre banche e allo Stato), sono società per azioni di proprietà privata le cui proprietarie-azioniste sono complessivamente banche e società o soggetti privati, spesso assai ben mascherati. Esse emettono in un anno denaro – supponiamo, per un valore 100 miliardi di Euro – per prestarlo allo Stato e alle banche di credito (all’emettere denaro equivale, a questi effetti, il far credito allo Stato e alle banche di credito).
    Ciò facendo, la Banca Centrale, unilateralmente, senza nulla dare, si ‘dona’ un valore (potere di acquisto) pari a 100 miliardi: si arricchisce di 100 miliardi, incrementa gratis il proprio patrimonio. Perciò dovrebbe segnare 100 miliardi nell’attivo del suo bilancio, e pagare su 100 le tasse – cioè dovrebbe pagare circa 30 miliardi. E, siccome emette denaro che presta anche alle banche di credito, diciamo altri 100 miliardi, dovrebbe pagare le tasse anche su questa autocreazione di ricchezza. Totale tasse: circa 60 miliardi. Oltre alle tasse dovute sugli interessi percepiti a seguito dei prestiti.
    Non sto suggerendo che la Banca Centrale dovrebbe pagare le tasse sul denaro che emette -se lo facesse, scaricherebbe a valle il costo- ma sto affermando che essa dovrebbe essere proprietà del popolo. Però, se pagasse queste tasse, e se pagasse le tasse sul suo principale asset patrimoniale, che è lo stesso potere monopolistico di emettere soldi e credito, donatole dallo Stato – se pagasse le tasse su questi elementi attivi, rapidamente il debito pubblico degli Stati si azzererebbe. E, siccome, nei Paesi occidentali, il 30-60% delle tasse viene pagato in conto di interessi sul debito pubblico, la nostra vita pratica cambierebbe rapidamente: lo Stato avrebbe i soldi per fare tutte le opere sociali, la ricerca scientifica, le infrastrutture, etc.
    Invece, la Banca Centrale non segna quell’aumento della sua ricchezza nel passivo: – 100 miliardi (come ai tempi in cui l’emissione era coperta dal valore aureo -la c.d. riserva-, sicché si metteva all’attivo patrimoniale la riserva, e al passivo il valore nominale dell’emissione – ma ora la riserva non c’è più e il denaro non è più convertibile in oro, dal 1929 circa, è solo pezzi di carta stampati). Così, non solo non paga tasse su questo importo attivo, ma, per giunta, lo detrae dagli altri ricavi (interessi), evitando di pagare le tasse pure su questi.
    Quanto sopra spiega il fatto, altrimenti assurdo, che la Banca Centrale e (talora) le altre banche prestano soldi a un tasso di interesse pari o inferiore al tasso di svalutazione reale: esse guadagnano il 100% sull’emissione – è questo il grande, fraudolento guadagno.
    Inoltre, se la Banca Centrale emette e presta 100, le dovrà essere ritornato, alla fine, mediamente 200, considerati gli interessi. Ma quel 100 in più dovrà a sua volta provenire, ultimamente, dalla Banca Centrale, ossia dovrà essere preso a prestito -producendo un ulteriore guadagno del 100% in favore della Banca Centrale, ossia dei suoi proprietari. E su di esso dovranno essere pagati gli interessi – e via così, fino alla follia collettiva del vivere per pagare tasse e debiti. Debiti che, dovendo essere rimborsati con interessi, quindi con ulteriore indebitamento, non potranno mai essere rimborsati: il debito a interesse non si può, logicamente, estinguere con moneta presa essa stessa a debito. Il debito complessivo in moneta-debito non può che aumentare e i debitori possono rimborsarlo solo cedendo il loro lavoro e il loro patrimonio.
    Questo è il quarto Potere, il Potere Bancario, quello reale, mondiale, sovranazionale, indipendente dal controllo della politica, come sancisce l’art. 107 del Trattato di Maastricht in favore della Banca Centrale Europea (dei suoi padroni), che fa di questa una sorta di stato estero e sovrano rispetto alla UE, il quale a quest’ultima impone le proprie decisioni.
    Se venisse nazionalizzata la proprietà della moneta e la facoltà di emetterla, lo Stato non sarebbe più a debito, ma emetterebbe la moneta che gli serve senza pagare interessi. Non vi è alcun senso nel tenere una Banca Centrale, per giunta privata, a cui lo Stato regala il monopolio per l’emissione del denaro, e in cambio riceve… debito di capitale e interesse, e per giunta, permettendo quel sistematico, colossale trucco di bilancio (consistente nell’indicare come perdita ciò che è, al contrario, guadagno netto), perde un enorme gettito fiscale, che va invece a moltiplicare la ricchezza dei padroni delle banche, ossia il loro potere di acquistare i beni della collettività e di condizionare la sua politica.
    Perché lo Stato regala a un gruppo di azionisti privati il diritto di arricchirsi unilateralmente, senza niente dare, a spese della comunità e indebitando lo Stato stesso? Lo Stato lo fa non per beneficienza, ma perché lo Stato, in realtà, è solo uno strumento, una facciata costruita da quei potentati privati con ben poca sostanziale democrazia, e che essenzialmente serve per aumentare la loro ricchezza, potenza, dominio sulla gente, per indebitarla verso di loro e per portarla docilmente a lavorare e vivere al loro servizio, camuffando la realtà. In fin dei conti, è a loro che paghiamo la maggior parte delle tasse.
    In questo sistema, i politici (definiti da Ezra Pound “camerieri dei banchieri”), gli amministratori e i pubblici funzionari lavorano strutturalmente al servizio del capitale bancario (se non ci stanno, vengono boicottati e sostituiti), con la funzione di inscenare una finta dialettica democratica e una finta legalità (smentita dai continui scandali politico-bancari) al fine di ottenere consenso e obbedienza dei cittadini-contribuenti al sistema che li defrauda. Dato che sono impegnati in siffatto ruolo, basato sulla frode verso la gente comune, è inevitabile che tendano alla corruzione e all’abuso, ossia che cerchino di approfittare anche per sè stessi, oltre che per i loro mandanti – così come è inevitabile che le banche, anche le banche di credito, abbiano diritto di far quel che vogliono, strangolino piccoli e grandi imprenditori, assumano il controllo dell’economia.
    Meditiamo…
    Antonio Scanu

  • La ringrazio delle precisazioni.

    Se si legge, però, con attenzione il mio intervento, esso almeno in parte condivide alcune tesi da Lei sostenute, ed anche per questo non capivo perchè lei le ritenesse infondate.

    Ho infatti affermato che, storicamente, si sono formulate varie teorie e normative, sulle materie in questione, al tempo stesso osservando come, a fronte delle varie probleatiche che le stesse pongono, nessuna finora è stata tale da risolvere completamente queste ultime, a partire dall’attuale assetto istituzionale e normaativo.
    L’attuale assetto risolve meglio taluni aspetti, e lascia irrisolti altri (le luci ed ombre di cui parlavo……), ma al tempo stesso, storicamente, bisogna ricordarsi anche il periodo in cui non esisteva la BCE.

    In sostanza, è indubbio che sempre ci sono stati interessi vari…, e corporativismi di varia natura, taluni espressi in norme giuridiche, altri in vilazione di norme, ma la creazione di una struttura sovranazionale, come la BCE, pur non essendo esente da carenze, ha anche presentato taluni aspetti positivi, ami avviso.

    Il mio giudizio complessivo, prima ancora dell’entrata in vigore del trattato di Maastricht, era ricondubibile ad alcuni punti essenziali:

    1) aspetti giuridici:
    qualcuno ha anche sostenuto l’incostituzionalità di una cessione dei poteri nazionali in materie come la politica monetaria ma, a parte l’opinione di illustri costituzionalisti, direi che è la costituzione stessa a prevedere la valenza di trattati e normative internazionali.
    Un giudizio, qundi, puramente tecnico, a prescindere da valutazioni di ordine politico, non può esimersi dal valutare la legittimità, o meno, di certe “cessioni di sovranità”, anche qualora si ritenga opprotuno, politicamente, tralasciarle.

    2) Nel periodo preBCE, comunque,la gestione nazionale, in primis italiana, delle prerogative attualmente demandate in sede europea, aveva presentato diversi problemi, vedasi crisi lira-marco, svalutazioni, e via dicendo.

    3) Certo, non è che l’attuale bilancio pubblico italiano brilli…..per risultati, ecc., ma almeno si è tentato di contenerne la sostanziale deriva.
    E questo, comunque, va anche a favore dei singoli.
    In Italia è noto sopratutto il crack della Parmalat, ma ricordiamoci anche di tutti coloro che hanno investito in titoli di stato argentini…..
    Ora, si può discutere se l’attuale assetto abbia favorito, o meno, un contenimento di certe derive, ma credo che il contenerle, in ogni caso, vada anche a favore del cittadino.

    4) Quanto precede, ovviamente, non esaurisce i miei studi in materia, che allora sarebbero davvero poca cosa…, ma costituisce solo una serie di elementi molto riassuntivi di riflessioni ed analisi che ho svolto negli anni.

    5) Nonostante, come si noterà, personalmente attribuisca anche qualche valenza positiva all’attuale assetto, non di meno condivido una parte sostanziale delle critiche, che Lei ed altri autori hanno rivolto.
    In tal senso, certo non condivido l’attuale assetto istituzionale, tutto rivolto ad una poltica in chiave puramente antinflazionistica, ad esempio, e sono stato molto severo nei confronti di talune analisi macroeconomiche, sicuramente erronee, da parte anche di componenti italiani del direttivo BCE, ta cui Bini Smaghi, direttivo che ha visto rischi d’inflazione, quando questi non c’erano, ed ha sottratto liquidità ad un sistema, che già di liquidità era carente.

    6) Sui diritti della BCE e sul signoraggio, conseguentemente, anche qui il giudizio è duplice: sotto il profilo giuridico, ritengo legittimo, anche costituzionalmente, l’assetto normativo attuale, ma, al tempo stesso, questo non significa, necessriamente, non vedere l’opportunità, de jure condendo, di una sostanziale riforma.
    A tale riguardo, avevo a suo tempo scritto anche uno specifico testo su signoraggio e BCE (circa 1.300 pagine), in forma di dispensa per un istituto privato…., in cui affrontavo, in chiave critica, taluni assetti normativi, che si stavano predisponendo in ordine ai poteri della BCE.

    Integro queste osservazioni, già che ci sono, osservando come l’istituzione di un’unica moneta poteva essere erronea, e valutando i pro ed i contro di una duplice circolazione….della moneta, sia del’euro sia di quelle nazionali……

    Concludo, oservando che parte, ma solo parte delle tesi sostenute da taluni autori, a partire dall’avvocato Marco Della Luna, possono per certi versi essere condivisibili, ma non ritengo di condividerle intermante..il discorso richiedeebbe, come Lei sa, ben più di qualche commento, riguardando tali tesi anche opinioni relative a ipotesi, improntate (fondate o meno che siano) ad una sostanziale visione dietrologica, e già solo le opinioni scritte in taluni libri, ad esempio di Della LUna, richiederebbeero un intero libro, per essere oggetto di sufficiente disamina…..

    In sintesi, il mio è un giudizio articolato, che forse è stato equivocato, nel senso di essere interpretato come sostanziale negazione di certe tesi.
    Non è così, in quanto la ma opinione è articolata, in parte condividendo talune tesi, in parte no…..

    Mi rendo appunto conto dei limiti di un blog, comunque, e spero, in goni caso, di aver meglio chiarito il mio pensiero….

  • Un’apparente dimenticanza da parte mia:
    nei miei precedenti interventi non mi sono soffermato, per la verità, sugli specifici passaggi e flussi finanziari, relativi al signoraggio, dando per scontato che già questi sono stati trattati da Patrizio, e che verranno poi approfonditi, forse, nelle uteriori parti di quest’articolo.

    Visto, quindi, che questo tema, in particolare, era stato già trattato da Patrizio, mi pareva inopportuno riconsiderarlo da parte mia, però Patrizio ora è all’estero, se non ricordo male, e potrebbe avere qualche difficoltà a rispondere.
    Vorrei quindi sottolineare, senza nulla togliere alle osservazioni dell’autore dell’articolo, per tutti coloro che siano interessati a queso tema, quano segue:

    A) si devono considerare anche i slussi finanziari di “rientro” , da parte di chi emette strumenti monetari ai soci della BCE, e da qui agli stati membri, altrimenti la rappresentazione dei flussi è parziale.

    B) Considerando quanto sopra, si potrebbe ritenere inutile una BCE, o altro ente, comunque denominato, con la funzione di creazione di strumenti monetari, però….

    C) La creazione di questi ultimi sovrintende, appunto, ad una politica monetaria, che non è fine a se stessa, impattando su elementi come tasso d’inflazione ed equilibrio economico complessivo.

    D) Questi, a loro volta, impattano selll’euro, che non è, occorre sottolinearlo,solo una moneta, ma anche una valuta, cioè un rapporto di cambio, ad ersempio nei confronti del dollaro, ed i cui corsi, quindi, cioè le relative quotazioni sono influenzate dai mercati finanziari, su cui esercitano, a loro volta, un’influenza determinante i fattori dianzi evidenziati.

    E) Si può discutere se l’introduzione dell’euro fosse opportuna o meno, d’accordo, ma decisa quest’ultima, si è ritenuto quasi automatica la devoluzione di certe politiche monetarie ad un’istituzione sovraeuropea.
    La finalità del’euro, tra l’altro, almeno nelle intenzioni dei sostenitori della moneta comune, era di avere uno strumento finanziariamente di un certo peso, e certo questo obiettivo non si poteva raggiungere, frazionando le singole poltiche monetarie….
    Certo, diverso sarebbe stato (ipotesi che a mio avviso aveva molti pro, e pochi contro) la realizzazione di una duplice moneta, quella nazionale, solo internamente ai singoli stati, e quindi non più valuta, e l’euro, con rilevanza valutaria, ma non è questa la strada intrapresa.

    F) Tutto questo ha anche implicato quanto meno due ordini di problemi:
    quali diritti di signoraggio, e quali rapporti tra cittadino e diritto di signoraggio?

    G) Il signoraggio a favore delle istituzioni emittenti la moneta si deve, come dianzi precisato, correlare anche con i flussi da queste verso gli istituti bancari che detengono le quote societarie, e con quelli verso lo stato.

    H) Ma questo, si domandano alcune teorie (nell’ambito di una problematica sostanzialmente giuridica), non fonda, a sua volta, una legittimazione del singolo cittadino a compartecipare dfi questo diritto?
    L’anelllo di congiunzione del ragionamento è, appunto, la sovranità popolrare.

    I) la questione non è stata posta solo in ambito, per così dire, dottrinale o teoretico, visto che ci sono stati, anche in Italia, casi giudiziari, in cui il singolo cittadino si presentava quale parte attrice in un procedimento civile, quale portatore di tale ipotizzaa posizione giuridica soggettiva.

    L) PEr la verità, in Italia tale tesi è stata anche condivisa da un giudice di pace, ma la sentenza è stata ribaltata dala Corte di Cassazione, che ha negato la sussitenza di una tale posizione giuridica soggettiva.

    M) Anche talune ipotesi di nuova normativa al riguardo, ed anche disegni di legge, contesto in cui s’inserisce quello del prof. Arcuti, partono, conseguentemente, dal presupposto, de jure condito, che un tale diritto, a fronte dell’attuale normativa e degli attuali principi dell’ordinamento giuridico, quanto meno in Italia, non sussista.
    Diversamente, infatti, cioè se già un tale diritto del cittadino si dovesse ritenere sussistere, come anche ipotizzato nel procedimento dianzi indicato, da parte del giudice di pace, quale giudice di “prime cure”, allora non avrebbe senso formulre disegni di legge che sanciscano un diritto, già preesistente.
    Sono quindi gli stessi fautori di un tale diritto, de jure condendo, a ritenerlo attualmente insussitente nel nostro ordinamento.

    N) Premesso quanto segue, è peraltro evidente che, a sua volta, distinta questione è, appunto, quela relativa all’opportunità o meno dell’introduzione di un siffatto diritto nel nostro ordinamento, con una varietà di tesi, a tale riguardo, sulle quali si potrebbe quanto meno scrivere un libro.
    Ovviamente, non è quindi possibilee affrontare in questa sede compiutamente un argomento così articolato e complesso, e mi limito, quindi, a ricordare le due principali tesi al riguardo.
    Per un verso, talune teorie, sostanzialmente richiamandosi al concetto di sovranità popolare, come richiamato dall’art. 1 Cost., fondano principalmente su tale norma il diritto del singolo cittadino in tal senso.
    Altre tesi, viceversa, sottolineano la configurazione indiretta, che assume la sovranità non solo nel notro ordinamento, ma praticamente nella totalità dei moderni ordinamenti costituzionali, e postulano, conseguentemente, l’insussitenza di un siffatto diritto del singolo.
    Sinora, in effetti, quet’ultimo orientamento è quello prevalso in sdee giurisprudenziale.

    Argomento correlato è, peraltro, quelo relativo all’ipotesi di una diversa configurazione dei poteri degli enti emittenti, problematica cui già avevo dedicato una particolare attenzione, ancora prima di Maastricht.

    Mi rendo conto , ripeto, che l’argomento è artcolato, complesso, ed anche denso di “tecnicalità”, sopratutto sotto il profilo giuridico-costituzionale, e spero, al tempo stesso, che quanto precede sia quindi apprezzato almeno quale piccolo contributo alla discussione su tali delicate materie, contributo di cui ho voluto fare omaggio, in questo giorno di Pasquetta, a tutti gli interessati.

  • antonio scanu scrive:

    La questione della proprietà della moneta al momento della sua emissione
    La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono?
    A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale?
    Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro?
    Si tratta di una questione fondamentale, perché dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l’indebitamento dello Stato.
    Il fatto che l’esercizio del potere monetario attraverso la Banca Centrale è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto.
    Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro. La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e controinteressate.
    Questo fatto è paradossale.
    È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno. È vero che essi “valgono” € 20 cadauno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero.
    Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti.
    Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro. Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro.
    Al contrario, ciò è proprio quanto succede incessantemente. Ma vi è di peggio: la Banca Centrale , cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato.
    L’ovvio ragionamento è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995.
    Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio.
    Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Euro? E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve? Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito?
    Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l’aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”.
    Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato).
    Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il vero potere.
    Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto complessivo della popolazione mondiale.
    Ma forse le poche persone che mi leggono non sanno che:
    - Il debito pubblico è fasullo e le tasse che paghiamo a causa di esso sono illegali e incostituzionali.
    - Banca d’Italia S. p. A, autorizzata a creare in modo autonomo denaro dal nulla senza garanzie auree o di altro tipo, è dal 1948 di proprietà privata.
    - I suoi azionisti (detti ‘partecipanti’) sono le altre banche e assicurazioni private. Il debito pubblico dello Stato, quindi dei cittadini, nasce nei loro confronti.
    - La Banca d’Italia (analogamente alla Banca Centrale Europea) usa un artificio contabile più o meno espressamente legalizzato per camuffare i propri utili, non pagare le tasse su essi dovuti e per non darli allo Stato, come dovrebbe per statuto.
    - La Banca d’Italia dovrebbe, per statuto, vigilare sulla correttezza delle altre banche; ma essa stessa è di proprietà di banche private, le quali nominano il suo governatore e i suoi direttori; quindi questi dovrebbero sorvegliare chi li nomina – cosa del tutto improbabile.
    - Le tasse vanno in gran parte a pagare il debito pubblico e gli interessi su di esso, quindi finiscono in tasca ai proprietari privati della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea, e non per spese di interesse collettivo.
    - Per arricchirli, il debito pubblico viene continuamente fatto crescere – e ciò non solo in Italia e non solo di recente.
    - L’organizzazione a monte di questo sistema di potere bancario è internazionale: in quasi tutti gli altri Paesi, infatti, la situazione è simile a quella italiana.
    - Tale sistema, di cui i mass media si guardano bene dal parlare (come pure i sindacalisti, i parlamentari, i ministri, i presidenti) ha prodotto nel tempo, e ancor oggi sempre più produce, un enorme e sistematico trasferimento di beni e di ricchezze dalle tasche dei cittadini a quelle dei banchieri, ma anche un trasferimento del potere politico dalle istituzioni democratiche alle mani dei banchieri sovranazionali.
    - Il vero potere politico ed economico, a livello mondiale e nazionale, sta in questi meccanismi, ignoti a tutti o quasi; essendo sconosciuti, essi sono ancor più efficaci..
    - Il Trattato di Maastricht, l’Euro, la Banca Centrale Europea, sono strumenti di completamento di questo trasferimento.
    - La corrente mancanza di denaro, la crisi economica, i fallimenti e le privatizzazioni sono p.i.l.otati da loro attraverso governi a sovranità limitata, e vanno a loro vantaggio.
    - La soluzione efficace è ben nota ed è stata ripetutamente proposta: restituire al popolo, quindi allo Stato, la funzione sovrana dell’emissione del denaro, in modo che non si debba più indebitare.
    - Il risultato sarebbe: tasse quasi eliminate, denaro a costo zero per lo stato e la Pubblica Amministrazione , economia fiorente; potere politico democratico anziché in mano alle banche.
    - Ovviamente, gli unici danneggiati da questa riforma sarebbero i banchieri.
    - E’ anche stata proposta una soluzione parziale: la moneta complementare, sull’esempio di migliaia di realtà nel mondo.
    - Sono state proposte e talora attuate, nella storia, anche soluzioni globali, e hanno funzionato: l’emissione di denaro da parte dello Stato, direttamente e sovranamente, senza l’inutile intermediario di una banca centrale di emissione.
    scusate se sono stato un po lungo…
    Saluti e cordialità
    Antonio Scanu

  • Certo, sig, Scanu, sono al corrente di queste ed altre complementari problematiche, e parte di queste, come ricordavo nel mio precedente commento, sono state anche oggetto di qualche procedimento civile.

    Lo stato della questione è comunque il seguente: un diritto del singolo a quanto consegue dal signoraggio, sia pure in via compartecipativa, è stato sinora sostanzialmente negato, in via giurisprudenziale, in Italia.
    Di qui, peraltro, vari disegni di legge, volti a riconoscerlo espressamente.

    Personalmente, ritengo che affermare poteri nazionali, prescindendo dalla circolazione di una duplice moneta, in materia monetaria, manderebbe in pezzi l’euro.
    Se poi l’euro sia un bene o un male, lo lascio al giudizio dei singoli, anche per non trattare una questione comunque diversa.

    Al tempo stesso, come sostenuto già prima della BCE, si potrebbe arrivare ad una regolamentazione diversa, comunque, dell’attuale assetto istituzionale del signoraggio.

    Nulla è immodificabile in assoluto.

    La questione inerente alla proprietà dela moneta è, per certi versi, l’altro aspetto di quella inerente alla sovranità, ed anzi ne rappresenta un aspetto particolare.
    Ribadisco, comunque, che su tali materie, sia la dottrina giuridica, che la giurisprudenza, hanno ovviamente elaborato teorie anche molto complesse ed articolate, e certo non mi pare, se si vogliono affrontare compiutamente, che, per quanto lunghi, siano sufficienti alcuni commenti su un blog.

    Non a caso, la materia è oggetto di specifici trattati giuridici, oltre che economici.
    Sintetizzando la mia opinione, ribasisco che, economicamente, l’euro andrebbe in pezzi, in presenza di poteri monetari “locali”, a meno di non introdurre una duplice circolazione…..

    Questo non impedisce una rivisitazione della normativa sull’attuale assetto del signoraggio, che era già stata ventilata ancor prima dell’entrata in vigore del’euro stesso.

    Peraltro, anche per ragioni di completezza, ricordo che ci sono state, e tutttora ci sono, posizioni politiche contrarie all’euro, e sostenitrici di poteri pubblici, e non quindi privati, in materia monetaria.

    Chi abbia torto o ragione, anche solo in termini di politica economica, è ovviamente questione, in gran parte rimessa a valutazioni discrezionali, e comunque , ripeto, sicuramente talmente articolata e complessa, da non poter trovare sufficiente approfondimento in un blog.

  • Sempre per tutti gli appassionati della materia:
    io lo divenni sin dai miei primi studi di economia e diritto degli intermediari creditizi e di diritto costituzionale, quando ancora non si parlava nè Maastricht, nè di BCE.
    Quanta acqua è passata sotto i ponti, da allora…….

    Comunque, trovo tempo, questa mattina, a fronte di una modifica dei miei impegni giornalieri, di approfondire taluni punti, evidenziati nel precedente commento del sig. Scanu.

    Veridicità o meno nelle risposte governative ad interrogazioni parlamentari:
    purtroppo, la verità è, in questa, come in altre materie, che spesso i governanti non sono tecnicamente competenti e, quindi, assumendo la veste di ministri, sottosegretari, e via dicendo, cosa fanno?
    Semplicemente si rivolgono ai tecnici, per avere le necessarie risposte, spesso, a mio avviso, senza neppure capire le risposte che essi stessi pronunciano, leggedole, in parlamento, durante le varie interrogazioni o come risposte ai question time-

    Idem dicasi per la preparazione di disegni di legge, regolamenti, o altri atti normativi.
    Sono sempre i tecnici, istituzionali o di partito, a preparare, tecnicamente, questi atti, e non semrpe i politici sono a completa conoscenza di quello che vanno promuovendo.

    “Improprie scritturazioni contabili relative ai bilanci”:
    in effetti, in questo caso, come in altri, i bilanci rispondono a requisiti formali, non sempre corrispondenti alla sostanza dei flussi finanziari.
    Proprio per questo, comunque, non si dovrebbero considerare solo i flussi in entrata, ma anche quelli in uscita, come dicevo, prima dagli enti preposti alla creazione di moneta ai propri soci, e poi di qui verso lo stato, altrimenti il tutto diviene parziale….

    Conversione della moneta: non solo per l’Italia, ma anche per altri paesi la conversione aurea non sussiste più da tempo, ma questo varrebbe, per la verità, anche nel caso di moneta emessa da un ente di stato.
    In cosa dovrebbe essere convertito, in questo caso, il denaro?
    In titoli di credito, cioè titoli di stato?

    In realtà no, perchè è come se ad una precentuale di una certa quantità aurea (consideradno la veccha conversione) si sostituisse la conversione in un semplice credito, il cui emittente non è neppure detto che sia solvibile, no?
    Mentre, ovviamente, l’oro rappresenta un valore specifico, a diferenza del debito pubblico di un paese, che può anche andare in default.

    Creazione di denaro creditizio da parte degli isituti di credito commerciali: secondo diverse accreditate analisi economiche (lacio al lettore il giudizio sulla relativa attendibiità) il sistema di creazione di denaro, diffuso con il potere delle banche comerciali, corrisponderebbe alle esigenze di provvedere strumenti monetari, secondo le esigenze del mercato.
    Devo dire che vi sono varie dimostrazioni a sostegno di questa tesi, ma ovviamente il discorso sarebbe lungo.

    Debito pubblico:
    se anche ci fosse un’autorità statale, cui sia devoluta la creazione di moneta, questo consetirebbe di non avere debito pubblico?
    No.
    Consideriamo che il debito deriva da esigenze di fabbisogno, non coperto dalle entrate, ed anche se non ci fosse quel sistema di signoraggio…lo stato italiano, comunque, ha creato la maggior parte del debito attuale in tempi, in cui ancora neppure si pensava alla creazione di una BCE o di una moneta comune, ed anche l’indipendenza di un ente, come la Banca d’Italia, è legislativamente di anni successivi.
    Se, comunque, un paese, in ipotesi , ha anche da sempre una creazione di moneta da parte dello stato, mai delegata a nessuna altra autorità, può lo stesso avere un debito pubblico enorme.

    Lo dimostra l’esperienza storica, ma anche solo la teoria e la prassi del debito.
    Se uno stato spende e spande, non coprendo i vari capitoli di spesa con le entrate, necessariamente ne deriverà prima un deficit, e poi un debito che si accumulerà anno su anno.

    Tasse e debito: in effetti, varie tesi giuriduche, riconducibili al’illegittimità, anche costituzionale, di certi assetti normativi, sono state sostenute, anche da illustri giuristi, ma…..purtroppo il giurista non può che accettare il verdetto della giurisprudenza, anche di quella costituzionale, che si è costantemente espressa per la legittimità costituzionale……

    Vigilanza della Banca d’Italia: in effetti, un sistema normativo, in materia, dovrebbe anche essere efficace, ma spesso non lo è.
    E’ infatti difficile dare una risposta concreta al seguente problema: chi controlla i controllori (vedi caso Fazio…)?

    Crescita del debito: veramente, almeno per l’Italia, i dati sembrerebbero confermare un contenimento del deficit, primo passo per portare poi lo stock del debito sotto il valore del PIL, a partire dall’introduzione di Maastricht.
    Sarà casuale?

    Ritornare alla situazione della moneta nazionale, e far a meno del’Euro?
    Non mi pare che l’Italia stesse molto meglio, anzi, sopratutto in materia di finanza pubblica.
    Poi, ripeto, l’esperienza storica dimostra che, anche adottando una creazione di moneta ad opera di istiuzioni statali, questo non impedisce alle finanze pubbliche di peggiorare e, nel peggiore dei casi, di collassare, con conseguente default dei titoli di stato…..

    la mia ipotesi di fondo: debbo riconoscere che l’Euro, ripeto, presenta luci ed ombre, a partire da una dismissione della sovranità nazionale.
    Non di meno (forse sdbaglio) questo si verifica anche a fronte di indubbi vantaggi….
    La mia, conseguentemente, è sempre stata l’indicazione di un possibile, più avanzato livello di contemperamento tra interessi nazionali e sovranazionali: far coesistere due monete, una nazionale per ogni singolo stato, eventualmente emesso anche da enti statali, ed una moneta europea, come l’euro.
    Se si esamina attentamente la realtà di queste situazioni, si vede che tra banche ed enti statali, c’è poi una sostanziale partita di giro, ma anche volendo eslcudere ogni e qualsivoglia possibile cointeresse di enti privati, si poteva pensare ad un ente, sovranazionale, partecipato anche da singoli enti statali, propietari pro quota.
    In ogni caso, anche nel’ipotesi estrema di un ritorno a creazione di moneta esclusivamente statale, ed alla conseguente fine dell’euro, non per questo verrebbero meno i meccamismi che hanno portato, in Italia come in altri paesi, alla creazione di un enorme buco delle finanze pubbliche.

    Possiamo quindi anche prendercela con la sostanziale dismissione di sovranità, conseguente ai trattai europei, per carità, o essere politicamente contrari, per tutte le ragioni che si possono analizzare, ma purtroppo i problemi della finanza pubblica richiederebbero comunque specifiche soluzioni, che non derierebbero automaticamente da un ritorno alla moneta nazionale.
    E, del resto, concludo ricordando ancora una volta che sotricamente la creazione di gran parte dell’attuale stock del debito, in Italia, si è creata in anni, che non avevano a che fare con Maastricht o con una creazione sovranazionale di strumenti monetari.

    Che poi il sistema bancario in generale sia contrassegnato da incompetenza, illeciti, e via dicendo, è certo problematica attuale, che in gran parte prescinde dalla questione della creazione della moneta.
    Vedasi, ad esempio, tutto il discorso relativo ai derivati, in primis con riferimento alle banche americane….

  • antonio scanu scrive:

    Bankitalia non garantisce il valore delle banconote, non le copre con oro, non le cambia in oro se mi presento a un suo sportello… quindi è giusto che lo Stato, noi, gliele paghiamo?
    Questa è la menzogna che si fa credere alla gente e agli imprenditori, per coprire i traffici incostituzionali con cui si derubano i lavoratori, i risparmiatori, i pensionati, i contribuenti. Bankitalia non copre e non garantisce affatto le sue banconote. Né lo fa la BCE o la Federal Reserve Bank Corporation col Dollaro. E non le converte in oro. Si limita a stamparle, a stampare pezzi di carta, e a farseli pagare dallo Stato, ossia da noi, dai contribuenti, mille volte il costo di stampa, in modo da guadagnare enormemente a nostre spese, senza produrre alcunché, sottraendo alla gente potere d’acquisto. Ci si chiede dov’è andato il potere d’acquisto che abbiamo perso nel passaggio all’Euro. Ebbene, è andato nelle tasche dei soci delle banche che emettono l’Euro.
    Non è la banca di emissione a garantire il valore della moneta.
    Era vero fino agli anni ’20 del secolo scorso. La copertura aurea non serve e non si usa da decenni. Oramai tutti sanno che il valore della moneta è dato dalla produzione e scambio dei beni e dei servizi – dalla forza dell’economia. Dal lavoro, ultimamente, e dal consumo. Ossia, il valore della moneta, dell’Euro per esempio, dipende dal lavoro e dal consumo della gente, del popolo che lo usa. Ecco perché è ingiustificato che lo Stato paghi il valore della moneta alla Banca d’Italia, che la emette. Bankitalia si limita a stampare la carta, le banconote. Il valore glielo diamo noi. Però, attraverso lo Stato e le tasse, i proprietari di Bankitalia ci costringono a pagarlo a loro.
    La Banca d’Italia non è dello Stato, quindi i suoi profitti rimangono solo a loro in violazione dell’art. 3 del proprio statuto, Bankitalia è proprietà di banche private e assicurazioni private al 95%; solo il 5% è dell’Inps. In testa le Assicurazioni Generali col 44%. I profitti dovrebbero essere ‘girati’ quasi interamente allo Stato, ma non risultano come attivo in bilancio, perché vengono pareggiati mediante l’iscrizione al passivo del valore della moneta circolante (ciò vale anche per la BCE), come se la banca emittente fosse tenuta a cambiare la moneta in oro a richiesta del portatore, ma ciò non è più, dal 1929 circa. Quindi i profitti non vengono girati allo Stato.
    Il presidente del Comitato di Liberazione Monetaria, ing. Argo Fedrigo, ha ripetutamente mostrato in televisione la dichiarazione di una banca delle Cayman Islands, che indicava di tenere presso di sé due conti segreti della Banca d’Italia. Fedrigo sostiene che quello sia uno dei canali di esportazione dei suoi profitti. Ha esortato la Magistratura a indagare e si è messo a disposizione. Ma esistono molti canali per far sparire e riapparire i soldi intorno al mondo: le indagini su Clearstream ed Euroclear avevano iniziato a farli ‘emergere’. Tra parentesi: i soldi della mafia, del narcotraffico, dei mercanti d’armi, delle tangenti, non circolano certo per le banche normali. Esistono servizi appositi in paradisi bancari esenti da ogni indagine. Quando i governanti ci raccontano che certe norme sulla trasparenza bancaria sono necessarie per combattere il riciclaggio del denaro sporco della mafia, mentono – sanno benissimo che non è là che si ricicla il grande denaro sporco. Lo scopo di quelle norme è quello di spiare il patrimonio del cittadino per spolparlo meglio, in favore dei proprietari di Bankitalia.
    Ancora un punto: è illegale che Bankitalia sia di proprietà privata, perché l’art. 3 del suo Statuto stabilisce che essa deve essere di proprietà pubblica almeno al 51%, e che le sue quote possono essere cedute solo a enti pubblici. Ebbene, quando l’Iri ha privatizzato le tre banche di interesse nazionale, proprietarie di quote di Bankitalia (Bnl, Comit e Crit), ha lasciato che queste quote finissero in mano di privati. Anzi, la Bnl è stata comperata da Paris Bas, una banca francese – la quale, come prima mossa, ha chiuso la direzione centrale della Bnl a Roma. Ora comanda Parigi.
    Antonio Scanu

  • Leggo ora il precedente commento.

    Suddividerei la materia trattata in alcuni principali punti, anche per maggior chiarezza espositiva.

    VALORE DELLA MONETA
    certo, la moneta non è più convertibile in oro.
    E si è riconosciuto un diritto, su una moneta non più convertibile, tradizionalmente denominato signoraggio, quale percentuale sul nominale della moneta prodotta, e questo qualunque sia l’istituzione di riferimento, BCE, piuttosto che Banca d’Italia, e via dicendo.

    Dato che il valore, quindi, del denaro non è più rappresentato dall’oro, a fronte della fine della convertibilità aurea, è evidente che il valore è quello della ricchezza nazionale, definiamola con molta approssimazione così, come ad esempio può essere rappresentata dal PIL.

    MA QUESTO E’ GIUSTO, E’ LEGITTIMO?
    La questione, come già spiegato, è stata affrontata anche nelle aule giudiziarie, e la legittimità di questo assetto normativo ed istituzionale è stata riconfermata dalla Corte di Cassazione, come dicevo, anche se in contrasto, ad esempio, con una sentenza di un giudice di pace.

    Va da sè che legittimo e giuridico non significa, necessariamente, anche giusto, etico, morale, opportuno, e via dicendo.

    Una precisazione:
    in precedenti commenti consideravo i vari flussi finanziari che riguardano il signoraggio.
    Ovviamente, si deve considerare, almeno sulla base delle normative di volta in volta vigenti, quaNTO sia, poi, quello che rimane nelle casse degli enti interessati.
    Se non ricordo male, la percentuale varia a seconda dello stato di riferimento, e per l’Italia, la percentuale dovrebbe essere già quella indicata da Patrizio.

    ETICITA’, QUINDI, DEL SIGNORAGGIO?
    A prescindere, quindi, da una valutazione di strictum jus, a quanto ammonti il signoraggio, sostanzialmente, è questione comunque indifferente, a ben vedere, dal punto di visto etico, morale, o politico.

    Se, infatti, per chi lo ritiene una sorta di abuso legalizzato, esso tale rimane, indipendentemente dalla sua entità.
    Del resto, chi si appropria di altrui beni, sempre un’appropriazione compie, indipendentemente dal quantum.

    Ma perchè è stato riconosciuto il signoraggio a taluni enti?
    A parte ragioni storiche, che tralascio (di interesse storico, ma qui la questione è un’altra), il cosiddetto signoraggio esprimerebbe, almeno secondo talune concezioni, il corrispettivo non solo della creazione di moneta, ma di tutta una serie di altre funzioni.
    Praticamente, gli enti che svolgono questa funzione, come dicevo, esplicano una delicata politica monetaria, di cui, quindi, la creazione di moneta non è che una implementazione materiale.
    Ma decidere quanta moneta debba circolare, ecc. è appunto una questione, che impatta su talune variabili economiche, come tasso inflattivo, e via dicendo, per non parlare del valore stesso di una moneta, quale valuta.
    Si sostiene, quindi, che si paghi con il signoraggio tutta una erie di costi e di funzioni, che non sono solo di livello esecutivo, come la creazione materiale della moneta, o concettuali (impiegati degli enti), ma anche dirigenziali, se vogliamo.

    Se lo stato svolgesse in proprio questa funzione, e senza banche centrali di mezzo, dei costi ci sarebbero comunque, nel senso di oneri per il personale di vario livello, ecc.
    Per la verità, solitamente i paesi che si sono dotati di propria struttura, nella creazione di moneta, diciamo così, non è che se la siano cavata molto bene, e di qui poi l’opinione di creare strutture autonome, private.

    LA BCE; come noto, è una struttura sovranazionale e, comunque, anche ammettendo che svolga male i suoi compiti, o che sia comunque ingiusto, indipendendentemente dalla sua entità, un qualsivolgia diritto di signoraggio, vediamo quali potevano o potrebbero, per il futuro, essere le alternative a quessto sistema, ma anche la loro pratica attuabilità.

    In particolare, vediamo i principali ostacoli nel superamento di una struttura privatistica.
    A tale riguardo, mi pare che la principale difficoltà sia, essenzialmente, la struttura privatistica delle singole banche centrali dei vari paesi.

    Mi spiego.
    E’ certo possibile ipotizzare una struttura sovranazionale non posseduta da privati, ma per far questo, occorre che anche le singole banche centrali dei vari paesi siano di proprietà pubblica, e non di soggetti privati, ovviamente.
    Ma per ragiungere questo possibile obiettivo, necessariamente dovrebbe mutare, conseguentemente, l’assetto di tutte quelle banche centrali che non siano dello stato, cosa quindi più facile a dirsi, che a farsi.

    Ecco il perchè della mia adesione alla soluzione della duplice moneta: visto che quanto sopra è più facile a pensarsi, che a realizzarsi, cosa poteva portare la circolazione di una duplice moneta?
    Intanto, evidentemente, se le singole monete nazionali continuassero a sussistere, e la loro creazione fosse demandata a strutture pubbliche dei singoli paesi, evidentemente ne conseguirebbe la necessità di una creazione di moneta europea (euro), di competenza di n ent sdovranazionale, in quantità molto più limitata, e questo, quindi, limiterebbe, quanto meno in termini assoluti, la consistenza dei corrispettivi, chiamiamoli così, da signoraggio verso la BCE.

    Detto questo, però, non dimentichiamoci che una della ragioni principali che hanno portato, ad esempio proprio in Italia, ad un sostanziale deprezzamento della moneta, è stata la speculazione commerciale.
    Arrotondato, l’euro valeva circa 2.000 delle vecchie lire, ma in molti esercizi commerciali i prezzi sono stati adeguati, come se invece ne valesse mille.

    Ecco una delle ombre dell’euro.
    Immagino, invece, che mantenendo in vita anche la lira, quegli esercizi commerciali……avrebbero auto certo più difficoltà a sostenere un aumento generalizzato dei prezzi, e di qui un altri vantaggio nella duplice circolazione……

    Quanto ad eventuali violazioni di norme: diverse normative sono state violate, nel tempo, da parte di varie istituzioni.
    Del resto, non si dimentichino, tanto per fare un esempio, la varie fattispecie giuridiche relative al caso Fazio.
    Fermo rimanendo che, comunque, qualunque cittadino italiano si deve considerare non colpevole, sino ad una eventuale sentenza di condanna passata in giudicato (principio di presunzione di non colpevolezza sancito dalla nostra costituzione), diciamo comunque che, se le ipotesi dell’accusa venissero confermate con sewntenza passata in giudicati, ci troveremmo appunto di fronte ad un palese caso di ente che doveva controllare, e che invece ha operato di comune accordo con i controllati.
    In tal caso, sono evidenti diverse ipotesi di illecito, peraltro essendo il governatore della Banca d’italia un pubblico uffiiale, sotto il profilo giuridico.
    Che, quindi, possano esserci varie violazione di norme, non è che mi stupisca, anche considerando che, comunque, pubbliche o private che siano, le istituzioni sono fatte poi di persone.

    Personalmente, comunque, non ho alcun elemento, nè per confermare, nè per smentire ipotesi, come quella sostenuta dall’ing. Fedrigo, che se ne assume tutta la responsabilità.

    Quanto alla violazione di varie norme statutarie: diverse norme di statuti sono state, nel tempo, violate da enti pubblici o privati.
    Il problema, per ricondurlo ad un’ottica generale, non è però tanto il fatto che una banca, in quanto privata, ( sia essa banca d’Italia o altra banca) violi queste o altre norme, ma, più in generale, che un qualsiasi ente
    riesca a farlo, in presenza di un insufficiente livello di controllo, sia essa un’impresa come la Parmalat, piuttosto che un comune, o altro ente pubblico.
    E l’esperienza storica, purtroppo, dimostra che non è la natura pubblica o privata di un ente a migliorare le cose, sotto questo profilo.

    Conseguentemente, a prescidere anche dall’interpretazione che si può dare di varie norme statutarie (materia sulla quale vi sono contrastanti opinioni, e a seconda delle differenti interpretazioni, quindi, vi può essere stata, nei singoli casi, violazione di norme o meno), il principale problema è sopratutto quello di definire un assetto istituzionale e normativo che, per quanto possibile, prevenga maggiormente le violazioni, ad esempio diversificando le competenze in materia di controlli, ed evitando di concetrarle in uno, o in pochi enti.

    Comunque, vorrei anche ricordare, a conclusione di questo commento, che non si può fare di ogni erba un fascio e sostenere, come affermato da talune correnti di pensiero “dietrologico”, che qualsiasi politico sia assogettato ad un qualsivolgia potere bancario.

    Ad esempio tra i principali critici del governatore Fazio c’è stato, prima ancora del procedimento a suo carico, l’attuale ministro Tremonti.

  • Gian Piero Turletti scrive:

    I ordine al precdente commento:

    Suddividerei la materia trattata in alcuni principali punti, anche per maggior chiarezza espositiva.

    VALORE DELLA MONETA
    certo, la moneta non è più convertibile in oro.
    E si è riconosciuto un diritto, su una moneta non più convertibile, tradizionalmente denominato signoraggio, quale percentuale sul nominale della moneta prodotta, e questo qualunque sia l’istituzione di riferimento, BCE, piuttosto che Banca d’Italia, e via dicendo.

    Dato che il valore, quindi, del denaro non è più rappresentato dall’oro, a fronte della fine della convertibilità aurea, è evidente che il valore è quello della ricchezza nazionale, definiamola con molta approssimazione così, come ad esempio può essere rappresentata dal PIL.

    MA QUESTO E’ GIUSTO, E’ LEGITTIMO?
    La questione, come già spiegato, è stata affrontata anche nelle aule giudiziarie, e la legittimità di questo assetto normativo ed istituzionale è stata riconfermata dalla Corte di Cassazione, come dicevo, anche se in contrasto, ad esempio, con una sentenza di un giudice di pace.

    Va da sè che legittimo e giuridico non significa, necessariamente, anche giusto, etico, morale, opportuno, e via dicendo.

    Una precisazione:
    in precedenti commenti consideravo i vari flussi finanziari che riguardano il signoraggio.
    Ovviamente, si deve considerare, almeno sulla base delle normative di volta in volta vigenti, quaNTO sia, poi, quello che rimane nelle casse degli enti interessati.
    Se non ricordo male, la percentuale varia a seconda dello stato di riferimento, e per l’Italia, la percentuale dovrebbe essere già quella indicata da Patrizio.

    ETICITA’, QUINDI, DEL SIGNORAGGIO?
    A prescindere, quindi, da una valutazione di strictum jus, a quanto ammonti il signoraggio, sostanzialmente, è questione comunque indifferente, a ben vedere, dal punto di visto etico, morale, o politico.

    Se, infatti, per chi lo ritiene una sorta di abuso legalizzato, esso tale rimane, indipendentemente dalla sua entità.
    Del resto, chi si appropria di altrui beni, sempre un’appropriazione compie, indipendentemente dal quantum.

    Ma perchè è stato riconosciuto il signoraggio a taluni enti?
    A parte ragioni storiche, che tralascio (di interesse storico, ma qui la questione è un’altra), il cosiddetto signoraggio esprimerebbe, almeno secondo talune concezioni, il corrispettivo non solo della creazione di moneta, ma di tutta una serie di altre funzioni.
    Praticamente, gli enti che svolgono questa funzione, come dicevo, esplicano una delicata politica monetaria, di cui, quindi, la creazione di moneta non è che una implementazione materiale.
    Ma decidere quanta moneta debba circolare, ecc. è appunto una questione, che impatta su talune variabili economiche, come tasso inflattivo, e via dicendo, per non parlare del valore stesso di una moneta, quale valuta.
    Si sostiene, quindi, che si paghi con il signoraggio tutta una erie di costi e di funzioni, che non sono solo di livello esecutivo, come la creazione materiale della moneta, o concettuali (impiegati degli enti), ma anche dirigenziali, se vogliamo.

    Se lo stato svolgesse in proprio questa funzione, e senza banche centrali di mezzo, dei costi ci sarebbero comunque, nel senso di oneri per il personale di vario livello, ecc.
    Per la verità, solitamente i paesi che si sono dotati di propria struttura, nella creazione di moneta, diciamo così, non è che se la siano cavata molto bene, e di qui poi l’opinione di creare strutture autonome, private.

    LA BCE; come noto, è una struttura sovranazionale e, comunque, anche ammettendo che svolga male i suoi compiti, o che sia comunque ingiusto, indipendendentemente dalla sua entità, un qualsivolgia diritto di signoraggio, vediamo quali potevano o potrebbero, per il futuro, essere le alternative a quessto sistema, ma anche la loro pratica attuabilità.

    In particolare, vediamo i principali ostacoli nel superamento di una struttura privatistica.
    A tale riguardo, mi pare che la principale difficoltà sia, essenzialmente, la struttura privatistica delle singole banche centrali dei vari paesi.

    Mi spiego.
    E’ certo possibile ipotizzare una struttura sovranazionale non posseduta da privati, ma per far questo, occorre che anche le singole banche centrali dei vari paesi siano di proprietà pubblica, e non di soggetti privati, ovviamente.
    Ma per ragiungere questo possibile obiettivo, necessariamente dovrebbe mutare, conseguentemente, l’assetto di tutte quelle banche centrali che non siano dello stato, cosa quindi più facile a dirsi, che a farsi.

    Ecco il perchè della mia adesione alla soluzione della duplice moneta: visto che quanto sopra è più facile a pensarsi, che a realizzarsi, cosa poteva portare la circolazione di una duplice moneta?
    Intanto, evidentemente, se le singole monete nazionali continuassero a sussistere, e la loro creazione fosse demandata a strutture pubbliche dei singoli paesi, evidentemente ne conseguirebbe la necessità di una creazione di moneta europea (euro), di competenza di n ent sdovranazionale, in quantità molto più limitata, e questo, quindi, limiterebbe, quanto meno in termini assoluti, la consistenza dei corrispettivi, chiamiamoli così, da signoraggio verso la BCE.

    Detto questo, però, non dimentichiamoci che una della ragioni principali che hanno portato, ad esempio proprio in Italia, ad un sostanziale deprezzamento della moneta, è stata la speculazione commerciale.
    Arrotondato, l’euro valeva circa 2.000 delle vecchie lire, ma in molti esercizi commerciali i prezzi sono stati adeguati, come se invece ne valesse mille.

    Ecco una delle ombre dell’euro.
    Immagino, invece, che mantenendo in vita anche la lira, quegli esercizi commerciali……avrebbero auto certo più difficoltà a sostenere un aumento generalizzato dei prezzi, e di qui un altri vantaggio nella duplice circolazione……

    Quanto ad eventuali violazioni di norme: diverse normative sono state violate, nel tempo, da parte di varie istituzioni.
    Del resto, non si dimentichino, tanto per fare un esempio, la varie fattispecie giuridiche relative al caso Fazio.
    Fermo rimanendo che, comunque, qualunque cittadino italiano si deve considerare non colpevole, sino ad una eventuale sentenza di condanna passata in giudicato (principio di presunzione di non colpevolezza sancito dalla nostra costituzione), diciamo comunque che, se le ipotesi dell’accusa venissero confermate con sewntenza passata in giudicati, ci troveremmo appunto di fronte ad un palese caso di ente che doveva controllare, e che invece ha operato di comune accordo con i controllati.
    In tal caso, sono evidenti diverse ipotesi di illecito, peraltro essendo il governatore della Banca d’italia un pubblico uffiiale, sotto il profilo giuridico.
    Che, quindi, possano esserci varie violazione di norme, non è che mi stupisca, anche considerando che, comunque, pubbliche o private che siano, le istituzioni sono fatte poi di persone.

    Personalmente, comunque, non ho alcun elemento, nè per confermare, nè per smentire ipotesi, come quella sostenuta dall’ing. Fedrigo, che se ne assume tutta la responsabilità.

    Quanto alla violazione di varie norme statutarie: diverse norme di statuti sono state, nel tempo, violate da enti pubblici o privati.
    Il problema, per ricondurlo ad un’ottica generale, non è però tanto il fatto che una banca, in quanto privata, ( sia essa banca d’Italia o altra banca) violi queste o altre norme, ma, più in generale, che un qualsiasi ente
    riesca a farlo, in presenza di un insufficiente livello di controllo, sia essa un’impresa come la Parmalat, piuttosto che un comune, o altro ente pubblico.
    E l’esperienza storica, purtroppo, dimostra che non è la natura pubblica o privata di un ente a migliorare le cose, sotto questo profilo.

    Conseguentemente, a prescidere anche dall’interpretazione che si può dare di varie norme statutarie (materia sulla quale vi sono contrastanti opinioni, e a seconda delle differenti interpretazioni, quindi, vi può essere stata, nei singoli casi, violazione di norme o meno), il principale problema è sopratutto quello di definire un assetto istituzionale e normativo che, per quanto possibile, prevenga maggiormente le violazioni, ad esempio diversificando le competenze in materia di controlli, ed evitando di concetrarle in uno, o in pochi enti.

    Comunque, vorrei anche ricordare, a conclusione di questo commento, che non si può fare di ogni erba un fascio e sostenere, come affermato da talune correnti di pensiero “dietrologico”, che qualsiasi politico sia assogettato ad un qualsivolgia potere bancario.

    Ad esempio tra i principali critici del governatore Fazio c’è stato, prima ancora del procedimento a suo carico, l’attuale ministro Tremonti.

  • antonio scanu scrive:

    Il governo potrebbe, se solo volesse, risparmiare immediatamente circa 90 miliardi di Euro l’anno, invece di rimettere le mani nelle tasche dei lavoratori. Il che significa tagliare le tasse – non tagliare i servizi – fare infrastrutture, ricerca, innovazione. Ma questo è solo l’inizio. Lo Stato può e deve recuperare migliaia di miliardi di Euro dalla Banca d’Italia e dai suoi azionisti privati. Praticamente tutto il debito pubblico, che è di circa 1.500 miliardi di Euro.

    Il governo precedente a Prodi aveva iniziato a farlo, con la nazionalizzazione della Banca d’Italia. E il sistema bancario ha reagito mandando al governo i suoi uomini: Prodi, Padoa Schioppa, Visco, Tononi, e, sopra tutti, Draghi.

    Dal disavanzo di bilancio, o deficit, dello Stato. È il problema più impellente, secondo il governo, la BCE e la Commissione Europea. Il deficit di bilancio si ha quando le uscite sperano le entrate. Lo Stato spende più di quanto incassa. Quest’anno, il deficit è del 4% circa.
    Lo Stato finora ha colmato questo deficit comprando denaro dalla banca centrale di emissione, la Banca d’Italia (che ora è inserita nel Sistema Europeo delle Banche Centrali) e pagandolo con titoli del debito pubblico gravati di interesse (a carico dello Stato, ovviamente). Anno dopo anno, questa emissione di titoli del debito pubblico per comperare denaro da Bankitalia ha prodotto un debito pubblico pari al 106 % del PIL. Ossia, l’enorme indebitamento pubblico dell’Italia nasce così: un anno il 3, un anno 5, un anno l’8%… tutti si sono sommati, e ora abbiamo un indebitamento del 106%. La media europea è il 60%. La BCE, le società di rating, la Commissione Europea ci ‘impongono’ di ridurre il deficit entro il 3% e il debito al 60%. Da qui tasse a non finire che hanno ammazzato l’economia (grazie anche alla globalizzazione), quindi hanno depresso il PIL, quindi hanno peggiorato il rapporto deficit/PIL, e via così, in una spirale di autodistruzione.

    Per cominciare, che lo Stato smetta di pagare il denaro alla Banca d’Italia al valore facciale. Che smetta, per esempio, di darle un bot da 100 Euro più gli interessi per una banconota da 100 Euro che per Bankitalia ha un costo di produzione di 0,3 centesimi. Che gliela paghi 0,4 centesimi o che se la stampi in proprio – come stampava i biglietti di 500 Lire e come conia in proprio gli spiccioli. Automaticamente il disavanzo sparirebbe.

    E non mi si venga a dire che causerebbe inflazione e svalutazione della moneta.
    No, perché la quantità di moneta circolante non aumenterebbe. Diminuirebbe solo l’indebitamento pubblico. Quindi diminuirebbero le tasse. E, siccome le tasse sono costi che si scaricano sul prezzo dei prodotti e dei servizi, il potere d’acquisto della moneta sarebbe protetto, anche qualora la minor pressione fiscale aumentasse la domanda di beni e servizi – una domanda che oggi è molto debole, e che andrebbe sostenuta per rilanciare l’economia, come tutti gli economisti dicono. Perché, vedete, noi non abbiamo una tendenza inflazionistica, che consiste in una situazione in cui la domanda cresce più dell’offerta di beni e servizi, quindi il denaro perde valore. Noi abbiamo una situazione opposta, in cui la domanda ristagna o si abbassa perché la pressione fiscale e tariffale fa salire i costi dei beni e dei servizi e produce così sfiducia nella gente e perdita del potere di acquisto. In altre parole, l’economia soffre di scarsità di denaro, non di eccesso. Ogni commerciante ve lo può confermare.
    Antonio Scanu

  • Prendo spunto dalle ultime parole del precedente intervento per confermare, come già detto, che appunto parte sostanziale almeno delle ultime analisi della BCE, su presunte spinte inflattive, è stata sostanzialmente erronea.

    Si è sostenuto, non solo da parte del presidente, ma anche di singoli esponenti del direttivo, quanto segue: vi sarebbero rischi d’inflazione, per cui si dovevano tenere tassi al rialzo….
    ma il rischio d’inflazione, ovviamente, dipendeva, invece, da una variabile che con i tassi nulla ha a che fare, cioè il rincaro del petrolio, appunto commodity che è anelastica, cioè non influenzata dai tassi.

    Perchè dico questo?
    Proprio per integrare i miei precedenti interventi, andando al “nocciolo” della questione.

    Analizzati sopratutto gli aspetti giuridici della questione, mi ero soffermato sull’opportunità, o meno, di tenere in piedi il sistema attuale.

    Da cosa dipende la risposta a questa domanda?
    Evidentemente, non c’è una risposta oggettiva, in quanto dipende da valutazioni discrezionali.
    E’ come domandarsi: la retribuzione pagata ad un manager d’impresa, vale effettivamente la prestazione professionale di quel manager?
    La risposta è, ovviamente, discrezionale.
    L’esperienza storica tende a dimostrare che molti paesi, che si sono dotati di una propria struttura pubblica, nel creare moneta e definire politiche monetarie, non hanno dato molta gran prova di sè.
    A me pare che ultimamente, anche strutture private, come appunto sostanzialmente la BCE, abbiano pure sbagliato…..nel senso dianzi precisato.
    Diciamo che, quindi, probabilmente molto dipende dalla professionalità, serietà e corretteza di chi opera, sia che si operi all’interno dello stato, sia che si operi in una struttura privata.

    Fatti (a occhio e croce, ovviamente) i dovuti conti, credo che oggi rinunciare all’euro ci costerebbe comunque assai di più di quanto potremmo ricavare dall’abbandono dell’attuale sistema, ma anche qui le valutazioni sono di tipo, come dire…, più discrezionali, soggettive e politiche, che altro…
    Costa di più affrontare una crisi, come in passato se ne sono verificate, tra lira e marco, o il sistema attuale?

    Concludo osservando che, a mio modestissimo avviso, la scelta migliore sarebbe quella di cercare, invece di una rinuncia all’euro, una modifica dell’attuale sistema istituzionale e normativo.
    Molte, come abbiamo visto, sono quanto meno le inefficienze di una struttura come la BCE, ma, appunto, io non penso che sia impossibile, a priori, una riforma.
    Proprio per questo, non condivido l’opinione che vi sia un aut-aut: o fine dell’euro, o sistema attuale.
    Penso, invece, che si possa mantenere l’euro, ma con un sitema più efficiente e che, almeno in parte, presenti una riduzione dei costi attuali.

    Un’idea, già esaminata, era appunto quella della duplice circolazione.
    Quanto al resto, credo di aver già compiuto una disamina abbastanza esaustiva delle varie problematiche nei miei precedenti commenti.

    Con questo, concludo definitivamente gli interventi su questo tema, rivolgendo un saluto a tutti gli interessati a queste problematiche.

  • Gian Piero Turletti scrive:

    Prendendo spunto dalle ultime parole del precedente intervento, osservo quanto segue.
    Confermo, come già detto, che appunto parte sostanziale almeno delle ultime analisi della BCE, su presunte spinte inflattive, è stata sostanzialmente erronea.

    Si è sostenuto, non solo da parte del presidente, ma anche di singoli esponenti del direttivo, quanto segue: vi sarebbero rischi d’inflazione, per cui si dovevano tenere tassi al rialzo….
    ma il rischio d’inflazione, ovviamente, dipendeva, invece, da una variabile che con i tassi nulla ha a che fare, cioè il rincaro del petrolio, appunto commodity che è anelastica, cioè non influenzata dai tassi.

    Perchè dico questo?
    Proprio per integrare i miei precedenti interventi, andando al “nocciolo” della questione.

    Analizzati sopratutto gli aspetti giuridici della questione, mi ero soffermato sull’opportunità, o meno, di tenere in piedi il sistema attuale.

    Da cosa dipende la risposta a questa domanda?
    Evidentemente, non c’è una risposta oggettiva, in quanto dipende da valutazioni discrezionali.
    E’ come domandarsi: la retribuzione pagata ad un manager d’impresa, vale effettivamente la prestazione professionale di quel manager?
    La risposta è, ovviamente, discrezionale.
    L’esperienza storica tende a dimostrare che molti paesi, che si sono dotati di una propria struttura pubblica, nel creare moneta e definire politiche monetarie, non hanno dato molta gran prova di sè.
    A me pare che ultimamente, anche strutture private, come appunto sostanzialmente la BCE, abbiano pure sbagliato…..nel senso dianzi precisato.
    Diciamo che, quindi, probabilmente molto dipende dalla professionalità, serietà e corretteza di chi opera, sia che si operi all’interno dello stato, sia che si operi in una struttura privata.

    Fatti (a occhio e croce, ovviamente) i dovuti conti, credo che oggi rinunciare all’euro ci costerebbe comunque assai di più di quanto potremmo ricavare dall’abbandono dell’attuale sistema, ma anche qui le valutazioni sono di tipo, come dire…, più discrezionali, soggettive e politiche, che altro…
    Costa di più affrontare una crisi, come in passato se ne sono verificate, tra lira e marco, o il sistema attuale?

    Concludo osservando che, a mio modestissimo avviso, la scelta migliore sarebbe quella di cercare, invece di una rinuncia all’euro, una modifica dell’attuale sistema istituzionale e normativo.
    Molte, come abbiamo visto, sono quanto meno le inefficienze di una struttura come la BCE, ma, appunto, io non penso che sia impossibile, a priori, una riforma.
    Proprio per questo, non condivido l’opinione che vi sia un aut-aut: o fine dell’euro, o sistema attuale.
    Penso, invece, che si possa mantenere l’euro, ma con un sitema più efficiente e che, almeno in parte, presenti una riduzione dei costi attuali.

    Un’idea, già esaminata, era appunto quella della duplice circolazione.
    Quanto al resto, credo di aver già compiuto una disamina abbastanza esaustiva delle varie problematiche nei miei precedenti commenti.

    Con questo, concludo definitivamente gli interventi su questo tema, rivolgendo un saluto a tutti gli interessati a queste problematiche.

  • antonio scanu scrive:

    Sig. Turletti la ringrazio tanto ma questo dibattito sul signoraggio; secondo il mio modesto parere è prevalsa la logica del muro contro muro, ma comunque svolto fra persone sicuramente “oneste e disinteressate”quali siamo noi.
    Risulta evidente la presenza di due paradigmi inconciliabili fra loro:
    1) E’ inammissibile che il proprietario di un bene si indebiti per averlo (coloro che sostengono l’esigenza della vera sovranità pubblica della moneta);
    2) è inammissibile che venga creato del denaro libero da debito; se venisse violato questo principio l’inflazione non sarebbe controllabile, ecc. (la scuola austriaca, il mondo finanziario, quello accademico e quello politico). Con questi paradigmi opposti è veramente difficile comprendere il problema, ma questo mio ultimo intervento (lei l’ha gia fatto…) chiarisce le ragioni di coloro che la pensano diversamente, nonostante il secondo paradigma non sia dimostrato in quanto negli USA di Lincoln l’inflazione non c’era (22) e nell’isola di Guernsey non c’è! (23)
    Esistono due tipi di persone:1) quelli che riscontrando una determinata “stortura” cercano di risolverla con i mezzi che hanno; 2) quelli che per svariati motivi negano l’esistenza stessa della medesima oppure la difendono a spada tratta. La spaventosa ed evidentissima truffa che in altri paesi ha assunto il nome di “rete del debito” o “spirale del debito”, in Italia viene sinteticamente individuata con “signoraggio”.
    Le persone tipo 2), una parte delle quali avrebbe il bagaglio culturale e l’obbligo (perché stipendiati dallo Stato – alludo ovviamente ai professori universitari di macroeconomia) di individuare tutti i giusti cavilli tecnici e la terminologia più appropriata per evidenziare al meglio la stortura, si affannano, non tanto a cercare di comprendere le ragioni delle persone tipo 1), ma ad additarle come ignoranti, visionarie, ecc..
    Ora emerge sempre più chiaramente che la truffa non consiste tecnicamente nel vero e proprio signoraggio come è stato inteso finora (l’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta) ma in una accezione più generale, comprendente anche tutti gli interessi (signoraggio) relativi alle monete “creditizie”, per loro natura esclusivamente pubbliche, in quanto “emesse” su concessione “pubblica”. Ad esempio, se pago il 6% per un mutuo fatto esclusivamente da moneta creata dal sistema bancario, il 4% (costo del denaro interbancario) dovrà andare allo Stato ed il 2% alla banca.
    a) Il signoraggio è la differenza fra il valore nominale di una banconota (o moneta) ed il costo della sua produzione. L’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta prende il nome di reddito da signoraggio.
    b) Bagliano e Marotta, in Economia monetaria, il Mulino, definiscono il signoraggio (pag. 18) come segue: «In linea di principio, la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dagl’investimenti in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione. Poiché questi redditi derivano dalla condizione di privilegio concessa dallo Stato, i profitti sono in genere incamerati in misura prevalente da quest’ultimo, sotto forma di imposte. Un limite alla produzione, potenzialmente illimitata di base monetaria è posto dall’obiettivo del mantenimento di un livello dei prezzi relativamente stabile, data la relazione diretta che storicamente si è osservata tra inflazione e offerta di moneta.»
    c) Nei paesi dell’area euro, il reddito da signoraggio viene incassato dai paesi membri per il conio delle monete, e dalla Banca Centrale Europea (BCE) che emette le banconote in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle BCN (banche centrali nazionali) in ragione della rispettiva quota partecipazione, es. bankitalia 14,57%. In molti casi, fra cui l’Italia, gli utili della Banca Centrale vanno comunque in massima parte allo stato.
    d) Si può quindi distinguere il reddito derivante dal diritto di emettere in esclusiva moneta in due grandi categorie: il reddito derivante dall’emissione di monete metalliche dal reddito derivante dall’emissione di altre forme di moneta. Questo viene incassato solitamente dalla banca centrale, il primo dallo Stato.
    e) Apprendiamo ancora, questa volta dal prof. Rovelli: tre concetti di signoraggio sono stati usati nella letteratura:
    - costo opportunità, ossia l’interesse (netto) ricavato dalle riserve della banca centrale;
    - signoraggio monetario, ossia il cambiamento della base monetaria;
    - tassa da inflazione.”
    La definizione di base monetaria è la seguente: È l’elemento di base dell’offerta di moneta di un sistema economico, ed è composta dalla valuta nazionale in circolazione (circolante) e dalle riserve detenute presso la Banca centrale.
    Nel bilancio bankitalia è ben visibile il “costo opportunità”. Lo troviamo nel conto economico a pag. 280, 285 e 286 dell’ultima relazione annuale. Bankitalia introita 3,13 miliardi di €, paga imposte per 0,67 miliardi di € e ripartisce gli utili dando allo Stato altri 0,08 miliardi di €. Il reddito monetario è trascurabile. Il signoraggio monetario delle banconote create tipograficamente nell’anno non va considerato perché la banca centrale detiene una adeguata riserva fruttifera i cui proventi vanno allo Stato, già considerati nel costo opportunità. In sostanza questo signoraggio acquista significato concreto quando l’emissione monetaria avviene senza un corrispondente indebitamento; nell’attuale procedura, è come congelato nella riserva.
    Il signoraggio “tassa da inflazione” è compreso nei primi due. Quindi tutto regolare! Possiamo stare tranquilli e continuare a tirare il carretto. Tutti coloro che hanno messo in dubbio la bontà dell’attuale procedura dell’approvvigionamento monetario, come Allais, Auriti, Cook, ecc., sono degli “ignoranti”. Ma visto che “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” e che i conti della serva non tornano, è meglio cercare di capire bene la questione a costo di passare per ignoranti e malfidati. Innanzitutto si tratta di inquadrare in che razza di sistema siamo capitati.
    Ci sono due modelli, secondo l’attuale paradigma:
    1. Economia monetaria pura – non esiste credito
    2. Economia creditizia pura – le transazioni sono svolte attraverso il credito
    Con l’economia monetaria pura vale perfettamente l’equazione di Fisher e la velocità di circolazione della moneta è costante nel medio periodo. Con l’economia creditizia pura, in astratto, una piccola quantità di moneta può servire a sorreggere tutti gli scambi.
    - Tutti i pagamenti sono fatti attraverso il credito
    - La velocità di circolazione tende all’infinito Le banche creano moneta (depositi)
    - Le banche non hanno limiti (teorici) alla creazione di credito
    - L’offerta di moneta viene creata dalla domanda stessa
    Viviamo in un sistema che è una via di mezzo fra questi due ma con netta prevalenza della parte creditizia, pur non avendone mai avuto coscienza e men che meno avendolo scelto democraticamente.
    Lo Stato ha divorziato dalla banca centrale; tale divorzio ha avuto le conferme del trattato di Maastricht e della costituzione “bancaria” europea, ma non, grazie a Dio, dei Popoli francese ed olandese.
    Inoltre siamo chiamati ad infiniti atti di fede per ritenere che i bilanci delle banche centrali siano sempre veritieri, per poi scoprire che necessitano di “condoni”. “E troppa premura è stata mostrata dalla Banca d’Italia nel sollecitare il condono fiscale, per sé e per tutte le altre banche. L’impressione che ne è scaturita è che l’intero sistema creditizio avesse più di un peccato da farsi perdonare dal fisco.”
    Non solo; viviamo in un sistema nel quale la società per essere monetizzata deve SEMPRE fare ricorso al debito. Lo Stato paga per interessi circa 70 miliardi di euro all’anno ed incassa per “signoraggio”, comprese le imposte, meno di 1 miliardo di euro all’anno.
    Il circolante è circa 113 miliardi di euro, dei quali 105 cartacei e 8 metallici.
    L’aggregato monetario
    - M1 (circolante + depositi a vista) il 31 dicembre ’06 era 667 miliardi di euro,
    - M2 (M1 + depositi con scadenza fissa fino a 2 anni + depositi rimborsabili con preavviso fino a 3 mesi) era 941 miliardi di euro
    - M3 (M2 + pronti contro termine + quote di fondi di investimento monetario e titoli di mercato monetario + obbligazioni con scadenza fino a 2 anni) era 1.124 miliardi di euro.
    La procedura fa sì che lo Stato, proprietario della moneta, si indebiti sempre di più (a nostro discapito) per rincorrere gli interessi sul debito e percepisca gli interessi (quello che secondo loro è il signoraggio) solo di una minima parte delle monete in gioco (le riserve della banca centrale).
    Ma gli interessi (signoraggio) da far pervenire allo Stato (collettività) non sono solo quelli; vanno aggiunti TUTTI quelli relativi alle monete creditizie.
    È come se un autore (Stato) di un brano musicale di successo venisse pagato per la sola interpretazione dal vivo ed il suo impresario (sistema bancario e finanziario) percepisse legalmente i diritti per tutte le riproduzioni. L’autore vive di stenti e l’impresario ingrassa.
    Fintantoché l’establishment dirà che và tutto bene dovremo rassegnarci a vedere l’impresario prosperare e l’autore deperire. Una volta emersa la debolezza del sistema sarà facile individuare una soluzione per uscirne fuori. La proposta di Ron Paul di eliminare le banche centrali sembra la più assennata, visti i risultati del loro operato.
    Chi dovrebbe denunciare tutto ciò? A mio modesto avviso dovrebbero essere gli uomini della cultura e della politica con la precedenza dei primi, per ovvi motivi, volendo concedere ai politici l’alibi dell’ignoranza.
    Fatte queste osservazioni risulta abbastanza chiaro che le definizioni fatte possono essere veritiere o errate in funzione del contesto nel quale ci collochiamo.
    I due passaggi del punto a) sono assai diversi fra loro; il primo nell’attuale sistema è privo di significato pratico, mentre l’avrebbe se NON ci fosse riserva; il secondo invece è una definizione generale sempre valida. La definizione di Bagliano e Marotta punto b) è corretta, ma sembra più preoccupata a non scoprire gli altarini piuttosto che a fare chiarezza. Lascia intendere: è bene che non siano gli Stati a fare direttamente moneta perché quando l’hanno fatto si è riscontrata l’inflazione. I punti c) e d) sono sapienti dosaggi di parole atti ad ottenere un potentissimo rimedio soporifero. Il punto e) è l’esempio di cosa NON deve fare un professore universitario degno di questo nome.
    Si spiega la nozione senza fare nulla per far comprendere il problema fino in fondo.
    Ma da un ateneo che ha deciso di infangare la propria gloriosa storia dando la laurea honoris causa a Soros (ottobre ‘95) cos’altro ci si può attendere? Veniamo ora al protagonista principale del conferimento della suddetta laurea: il prof. Romano Prodi. L’11 luglio 2005 era su un Eurostar Bologna-Roma; una persona informata sulla questione monetaria lo riconosce e gli chiede; “Professore! Vorrei mostrarle una cosa: questo è un Simec . E’ una moneta di proprietà del portatore, a differenza di quelle stampate dai banchieri privati”. “E qual ‘è la differenza ?” RP.
    “Come qualè la differenza? … all’atto della emissione di questa moneta nessuno si indebita, al contrario di ciò che succede con l’euro”. “Non capisco la differenza tra i due sistemi” RP.
    “Se il valore della moneta non sta nell’oro – come lei sa benissimo la convertibilità è stata abolita da 30 anni – allora sta nella sua accettazione da parte dei cittadini. Questo vuol dire che la moneta va accreditata e non addebitata all’atto dell’emissione, il valore siamo noi…”
    “Non capisco proprio che vantaggi ci sarebbero” RP.
    “Ci si può liberare dalla schiavitù del debito [risatine del Prodi e dei portaborse]. Non sarebbe meglio che lo stato stampasse banconote invece di indebitarsi facendole stampare ad aziende private come Banca d’Italia, che è posseduta dai privati che dovrebbe controllare ? Poi potrebbe distribuire questo denaro ai cittadini”. “Ma no… la quantità di moneta è controllata… dalla Banca Centrale…” RP.
    Vediamo ora di capire il motivo dell’incomprensione fra i due interlocutori.
    La 4 risposte dell’ex presidente del consiglio dei ministri sottolineano che, secondo gli attuali paradigmi, non cambia nulla perché: a) i Simec si creano senza indebitarsi e con le sole spese tipografiche; b) con gli euro cartacei ci si indebita, ma gli interessi che si pagano vengono restituiti allo Stato attraverso il “costo opportunità”; a meno di qualche difformità, se tutto funzionasse correttamente, effettivamente non ci sarebbero differenze.
    Fatto quindi l’atto di fede che tutti bilanci bancari (centrali e non centrali) siano corretti e che paghino tutti regolarmente le tasse e le imposte, la domanda da fare al professore sarebbe: “perché il signoraggio (interessi) relativo alle monete creditizie non viene fatto pervenire allo Stato?”, oppure, in alternativa: “perché non ci collochiamo in una economia monetaria pura (senza credito), in modo che tutti gli interessi su TUTTE le monete “pubbliche” giungano allo Stato?”.
    Così facendo rimarremmo entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito – per paura dell’inflazione), ma NON alimenteremmo l’attuale spirale perversa del debito.
    Ovviamente il sistema finanziario dovrebbe trovare un nuovo equilibrio perché avrebbe molte meno entrate di oggi, ma non mi sembra questa una argomentazione valida per NON farlo, lasciando inalterate nel contempo le attuali condizioni al contorno.
    Non è facilissimo fare i calcoli per stimare quanto ritornerebbe agli italiani ogni anno se si prendesse questa via; la stima è assai elevata (fra costo opportunità ed imposte, almeno 300 miliardi di euro all’anno; 10 volte l’ultima finanziaria); più che sufficiente per ridurre drasticamente l’imposizione fiscale oggi a nostro totale carico.
    A questo punto vien da chiedersi cosa intendono i politici quando dicono: “pagare tutti (le imposte) per pagare di meno”. Quel “tutti” non è proprio CHIARO!
    Concludendo, sia che si prenda la strada dell’emissione monetaria diretta da parte dello Stato senza indebitamento, sia che si rimanga entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito) è possibile pervenire ad una Società degna di questo nome, nella quale gli Stati sarebbero TUTTI quasi esclusivamente liberi dal debito. È solo una questione politica, non tecnica.
    E’ quindi corretto che la BC ponga al passivo le banconote in circolazione, perché pone corrispondentemente all’attivo dello Stato Patrimoniale una congrua riserva, ma non è corretto che al popolo sovrano vengano sottratti gli interessi sulle monete creditizie. Così come l’acqua che scorre nei canali irrigui privati è “pubblica”, la moneta creditizia creata dai sistemi finanziari privati è “pubblica”. Così come la BC corrisponde il “costo opportunità” della moneta circolante allo Stato (o della corrispondente riserva, che è la stessa cosa), il costo opportunità della moneta creditizia creata dai sistemi finanziari deve essere corrisposto allo Stato.
    Ringrazio i Sig.ri Gian Piero Turletti, Patrizio Messina e Daniele Possidente
    Saluti a tutti Antonio Scanu

  • Ed io ringrazio Lei, sig. Scanu, per avermi dato modo di esprimermi su una materia che rientra tra i miei studi, oltre che tra i miei interessi.

    Sintetizzando, visto che ho ricevuto anche qualche email da parte di miei conoscenti, che mi hanno chiesto precisazioni, e che sono sempre abituato, tempo permettendo, a dare a tutti i chiarimenti richiesti, aggiungo questo:
    I testi richiamati nel precedente commento, forse ancora adottati in qualche corso di economia, potremmo definirli di economia monetaria, ed unitamente ad altri, mettono in rilievo alcuni modelli economici teorici.
    Il nostro, invece, è un sistema spurio, che non aderisce integralmente a nessun modello teoricotra quelli analizzati dagli accademici.
    Ecco, tra l’altro, il perchè di una serie di fenomeni.

    Quanto a me: sicuramente, non rientro tra coloro che dicono che gli altri non capiscono, ecc., ma cerco sempre di spiegare, con precise motivazioni, le ragioni delle mie opinioni.
    Evidentemente, se ancora vi fosse qualche dubbio, chiarisco che non sono un difensore dell’attuale sistema, non lo sono mai stato, ed anzi, ho anzi tempo previsto taluni degli effetti assltamente negativi che si stavano delineando…….

    Preciso, quindi, che non ho mai condiviso le ipotesi , anche solo politiche, che stanno alla base del signoraggio e.dintorni….. come attualmente configurato.

    La mia posizione precisa è la seguente: le funzioni di politica monetaria, compresa l’emissione di denaro, in forma cartacea o altra forma, possono storicamente essre gestite meglio talora da privati, talora da strutture pubbliche, non ho pregiudizi al riguardo.
    Da sempre, mi sono molto chiari i corporativismi di certi sistemi, e quindi, a mio avviso, la soluzione migliore, in fase di introduzione della moneta unica, sarebbe stata quella di lasciare convivere la duplice circolaziome: monete nazionali gestite dallo stato, ad esempio, ma senza anche valenza valutaria, e moneta europea, gestita, ad esempio, da un ente anche di proprietà pubblica, nell’ipotesi, ad esempio, che i singoli soci bancari fossero tutti in mano pubblica.
    Questo, evidentemente, avrebbe escluso qualsiasi intromissione di un signoraggio, o comunque si voglia denominarlo, riconosciuto a soggetti privati, no?

    Al tempo stesso, però, sono anche realista.
    Costituita una BCE su basi private, il suo ruolo poteva essere decisamente più limitato, per quale motivo?
    Semplicemente, perchè in ogni paese non era necessaro creare una base monetaria, comprensiva di stumenti riconducibili ad M1, M2, M3, denominati in euro, ma solo in parte.
    In questo modo, come dire…facendo i conti con corporativismi di vario tipo (il cui colore poltico sappiamo bene da chi è rappresentato..) si poteva, comunque, passatemi l’espressione, salvare “capra e cavoli”.

    Come?
    Un ente pubblico, su base nazionale, avrebbe continuato ad occuparsi della moneta nazionale.
    Questo non avrebbe più costituito una variabile valutaria, cessando la relativa moneta di essere inquadrata in un ambito di rapporti di cambio.
    Ecco, quindi, conseguentemente finire ogni tipo di eventuale indebito riconoscimento al sistema bancario, no?
    Su base sovanazionale, si poteva disporre un sistema di BCE non riconducibile a soci privati.
    Questo non è stato fatto, come sappiamo….

    Ma il ruolo di una BCE, come configurata nell’attule sistema, in relazione alla poltica ed agli strumenti monetari, sarebbe stato molto più ridotto, se non fosse stata prevista nell’eurozona solo la circolazione di un’unica moneta (l’euro).
    Ora io credo che la duplice circolazione (pur non esente da qualche ombra, per carità….) sia ancora un sistema ottimale…

    E mi pare, come si vede, di condividere buona parte dei rilievi emersi nei precedenti interventi.
    Quello che non condivido è che il ritorno, tout court, ad un sistema di monete esclusivamente nazionali, con conseguente abolizione dell’euro, sia l’optimum.
    Le ragioni, anche storiche, credo di averle sinteticamente già esposte.

    L’altra questione che non condivido è sotto il profilo giuridico.
    Infatti, solo nell’ambito di una concezione della sovranità popolare in termini diretti, si potrebbe affermare con sicurezza una serie di tesi…, ma appunto la sovranità non è diretta, il che, evidentemente, postula il ruolo, come dire…., di delega all’autorità politica che decide per noi.
    Se un sistema giuridico, come quello costituzionale, ammette una delega, è evidente che si legittima la scelta del delegato.

    Comunque, politicamente, mi pare che il ruolo dellEuropa si sia rafforzato, in presenza del’euro, poi si può valutare se questo sia preferibile o no…, ma appunto di questione discrezionale si tratta.

    Proprio per rispondere a chi mi chiede, via email, da appassionato della materia, e senza forse aver bene inteso taluni interventi, in cosa si differisca la mia posizione, rispetto a quella di certi autori, cerco quindi di sintetizzarlo di seguito, sperando di essere chiaro anche per i non addetti ai lavori:
    Concordo sul fatto che non è ottimale l’attuale sistema, sia con riferimento agli strumenti di poltica monetaria, sia con riferimento a corporativismi vari, come espressi nell’ambito del signoraggio;
    concordo sul fatto che un ente privato non è detto che gestica meglio le politiche monetarie, rispetto ad un ente pubblico, anzi talora
    concordo sulla presensa di molti corporatiivismi;
    concordo sul fatto che l’attuale sistema, probabilmetne anche in virtù di qualche erronea interpretazione di norme, non riconosce allo stato quello che invece dovrebbe riconoscere ( da cui conseguirebbero riconoscimenti ben diversi per la BCE, ma non voglio entrare in eccessivi tecnicismi…), ma..non corcordo su quanto segue:

    1) non mi pare fondata, per le ragioni già esaminate, l’illegittimità, comunque, dell’attuale assetto istituzionale, almeno a fronte delle attuali normative costituzionali….;
    2) non mi pare indispensabile, tout court, al fine di superare l’attuale sistema, ritornare al sistema delle sole monete nazionali;
    3) mi pare che l’euro, a differenza di quanto sostenuto da alcuni, abbia portato certi sostanziali vantaggi, che invece altri non intendono riconoscere;
    4) anche sotto il profilo giuridico, oltre che economico, mi pare che siano ben più di una le possibili alternative all’attuale sistema, alcune non richedenti l’abrogazione dell’euro;
    5) E’ vero quanto sopra riporato, cioè è inconcepibile che un propietario si debba indebitare per conseguire quanto di sua propietà, ma..il problema, come ho cercato di spiegare, è che, appunto, solo una limitata corrente di pensiero giuridico, ha ritenuto i cittadini autonomi propietari della moneta emessa, la maggior parte dei giuristi no, e sopratutto (che poi è quel che conta), le decisioni giusprudenziali.
    Quindi, se non è riconosciuta, in punto di diritto, la propietà del cittadino sulla moneta…..

    Un saluto ancora a tutti coloro che si sono interessati della questione, sperando di aver meglio chiarito almeno alcuni punti anche a coloro che mi hanno scritto, dichiarando di averci capito poco….

  • Trovo, questa mattina, un po’ di tempo per rispondere all’ultima parte dei chiarimenti richiesti.
    Non li avevo ricompresi nel mio precedente intervento, a fronte di taluni impegni urgenti.

    In particolare, mi è stato domandato se non sia possibile, sotto il profilo tecnico-giuridico, intervenire diversamente su quanto riconosciuto al’attuale sistema creditizio, indipendentemente dalla creazione di una base monetaria da parte di enti pubblici.

    La risposta, sostanzialmente, è certo positiva ed infatti, a parte eventuali vincoli presenti nei diversi ordinamenti giuridici, a livello essenzialmente costituzionale, non è escluso a priori quanto segue:
    il sistema creditizio attualmente trattiene dei “privilegi”, conseguenti a quanto riconosciuto in termini di “signoraggio”.
    Ovviamente, nulla esclude, a priori, una normativa che imponga che questi, sopratutto conseguenti a differenza tra riccvi e costi, venga riassorbita dallo stato, o da altro enete pubblico, sotto il controllo statale, ed anche se si ritenesse opportuno demandare ad un ente privato la creazione di base monetaria, il sistema bancario non potrebbe sottrarsi ad un ruolo di questo tipo, se imposto con norma imperativa di legge.

    Qualcuno muove l’obiezione che, in tale ipotesi, la cosa non funzionerebbe, in quanto il sistema, vistosi sostanzialmente ridotto quanto conseguente a precedenti benefici, potrebbe decidere di promuovere una politica monetaria volutamente “erronea”, per conseguire comunque in parte i vantaggi di prima.
    Ma, a parte la considerazione che essendo poi gran parte di quanto prima conseguente a signoraggio riassorbito dallo stato, gravi problemi inflattivi non se ne vedono, il discorso potrebbe essere articolato come segue:
    tra le proposte innovative del sottoscritto, lo dico senza falsa modestia, ce n’era una un po’ sui generis, che però qualche vantaggio aveva:
    lo stato decida la politica monetaria direttamente

    la creazione di moneta, in qualche forma, ad esempio banconote, sia demandata pure a struture private

    non vengano più riconosciuti a queste i privilegi di prima

    si stablisca, con norma pubblicistica, l’obbligo di tali funzioni.

    Non escludo tuttavia, in ciò concordando totalmente con l’intervento del sig. Scanu, che vistosi dimagrito nei propri introiti, un sistema tenda a passare da uno stato, come dire….fisiologico di rispetto delle norme, ad uno stato patologico, appunto tramite bilanci falsi e via dicendo, e questo, purtroppo, a prescindere dalla natura pubblica o privata dell’ente….

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