Ottimismo e benessere psico-fisico



Oggi desidero affrontare un argomento che mi sta molto a cuore e che se vissuto con  positività ed ottimismo può senz’altro aiutarci a vivere bene ed gustarci un’esistenza sana sia per il corpo che per la mente. Il completo benessere psico-fisico.

Le statistiche ci dicono che sempre più la vita media delle persone si allunga, e le cause di ciò sono molteplici: da un migliore stile di vita che chiunque di noi può liberamente seguire, ai continui progressi della medicina, a nuove metodologie terapeutiche, alla recente decifrazione del genoma umano, nonché a nuove terapie genetiche, trapianti di cellule staminali, ecc.

Se da una parte la domanda di benessere globale si è elevata, dall’altro sono anche aumentati i fattori di rischio come droghe, alcool, malattie psicosomatiche, ecc. Molte persone vivono ancora nella sofferenza, e senza che alla base vi sia una patologia specifica, e spesso scopriamo che cambiare stile di vita può rivelarsi davvero salubre per una moltitudine di sofferenze di tipo psicosomatico, come ampiamente dimostrato da quella parte di medicina denominata Psico-neuro-endocrino-immunologia.

Conferma, questa per chi avesse ancora dubbi, dello stretto legame esistente  tra psiche e soma, tra corpo e mente. Ed è proprio per questo motivo che sta sempre più aumentando la domanda di un sempre continuo stato di benessere, che superi la mera assenza di malattia, ma che permetta alle persone di stare sempre meglio, in pace con loro stessi con gli altri, con l’ambiente esterno.

Se siamo un poco attenti vediamo che sta fortemente crescendo la richiesta verso la “Psicologia della salute” ossia la psicologia delle persone che stanno bene, ma che vorrebbero sempre stare meglio. Legittimamente. A volte mi scrivono mail persone che mi chiedono come fare per orientarci al benessere psico-fisico e all’ottimismo, con tutte le cose che vanno non proprio bene nella società, che il tempo per pensare a sé stessi non rimane, per le molte incombenze che ciascuno di noi deve affrontare, nella quotidianità.

Io semplicemente rispondo che se lo vuoi, puoi ritagliarti il tempo per il tuo benessere psico-fisico e per ri-orientare i tuoi pensieri da uno stato di sofferenza e insoddisfazione o pessimistica visione della vita, ad un modo di pensare, vedere e vivere l’esistenza in modo più sereno, gioioso ed appagante. E l’ottimismo è proprio quella marcia in più che ci consente di fare la differenza, che ci consente di raggiungere un elevato standard di benessere psico-fisico.

Ribadisco “Se vuoi, puoi !!” la nostra mente e il nostro cervello si sono evoluti moltissimo dall’epoca della trasformazione dei primati   in ominidi e successivamente in quelle stupende creature che siamo noi, ossia gli esseri umani, l’uomo. Ed è soprattutto per questo motivo che  anche la massa cerebrale è cresciuta, soprattutto si è sviluppata ed evoluta la neocorteccia cerebrale, sede delle emozioni e di moltissime altre funzioni ad oggi ancora sconosciute.

Se solo pensiamo che normalmente utilizziamo appena il 5% delle potenzialità del nostro organo guida eccellente, riusciamo a capire quanta potenzialità sia  racchiusa nel nostro cervello, ancora oggi un vero mistero sotto molti aspetti non ancora conosciuti dalla scienza e dalla medicina più evoluta.

Quindi il  benessere psico–fisico possiamo identificarlo come quello star bene, pienamente e autenticamente bene, con noi stessi, il nostro corpo, la nostra mente e il nostro mondo emotivo e psicologico. Solo così  corpo, mente, spirito e anima possono fondersi in un armonico equilibrio che ci fa sentire vivi, in pace con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente, con Dio.

Desidero ora  dispensare alcuni semplici consigli, al fine di ritrovare quel benessere psico-fisico che ci fa sentire sempre meglio in soli 7 steps :

1° regola del benessere:
Vivere il presente, dedicando 10 minuti al giorno alla riflessione

2° regola del benessere:
Sapersi assolvere dai complessi di colpa

3° regola del benessere:
Vincere le nostre paure

4° regola del benessere :
Ascoltare più intensamente i nostri cinque sensi

5° regola del benessere:
Crearsi un futuro eccitante

6° regola del benessere:
Progettare un piano e degli obiettivi per il futuro

7° regola del benessere:
Lavorare con passione per raggiungere i nostri traguardi

A onor del vero vi sono mille diverse modalità che aggiunte a queste semplici regole, ci permettono
di superare la sofferenza e di trasformare la nostra esistenza da opaca in incredibilmente interessante ed emozionante.
In questo modo scopriremo che il benessere psico-fisico albergherà già nel nostro essere e noteremo come questo stato di benessere carichi continuamente le batterie della nostra esistenza. Sta a noi fare la differenza, permettere a tutte le componenti del nostro essere il raggiungimento di uno stato di benessere che ci consenta di vivere con gioia e serenità la grande avventura della vita.

Spesso, non appena riusciamo a vincere le paure che ci impediscono di attuare un autentico cambiamento, notiamo che iniziamo a crescere ed a sentirci sempre meglio.
Anche le decisioni sono importanti per riuscire a ritagliarci una vita più ricca di gioia e di emozioni.
Il segreto di tutto questo non sta né in cima alle più alte vette, né nel più profondo degli abissi, sta semplicemente dentro noi stessi

Un saluto a tutti!

A Cura di Giovanni Raimondi,
Autore de “Il Potere dell’Ottimismo”





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commenti

14 Commenti

  • Verissimo, quanto indicato nell’articolo, ed in tal senso ha mosso i suoi primi passi proprio anche la PNL, o programmazione neuro linguistica.

    Ad integrazione dell’articolo, vorrei richiamare, per tutti gli appassionati di PNL, le basi culturali ed il contesto, da cui questa disciplina ha mosso i primi passi.
    La sua genesi è, non a caso, essenzialmente riconducibile all’analisi ed alla cura di certe patologie.
    Sino ad allora, si può dire che la psicoterapia era sostanzialmente dominata dalla psicanalisi e dalle teorie freudiane, ma….

    Su che cosa si basava essenzialmente la psicanalisi?
    Sul fatto di far riemergere situazioni spiacevoli che erano state rimosse nell’inconscio, in applicazione di alcuni meccanismi cosiddetti “difensivi dell’io”.

    Le conseguenze? (ovviamente, semplifico)
    Ebbene, giustamente si ebbe a notare che solitamente occorrevano lunghissime sedute di psicoterapia, per riuscire ad ottenere dei risultati:
    e comunque, si doveva necessariamente passare dal rivivere esperienze decisamente negative, come traumi infantili e quant’altro.

    La psicoterapia di stampo freudiano e psicanalitico si doveva quindi considerare positivamente?
    Probabilmente il suo ruolo, la sua efettiva portata ed efficacia, dovevano essere necessariamente rivisti.
    Basta porsi questa domanda: ma voi, gradireste dover aspettare anni ed anni, per riuscire a risolvere qualcosa, e per di più soffrendo nel rivivere situazioni negative?

    Insomma, ne risultò una visione certo non entusiastica e di qui, invece, si posero le basi per qualcosa di decisamente alternativo.

    Si scoprì che il nostro cervello è assai più facilmente condizionato dal vivere situazioni positive, COME se fossero realtà, anche quando sappiamo che di realtà non si tratta, piuttosto che situazioni negative.
    Inoltre, è molto più veloce la reazione.
    Infatti, il nostro cervello non ha proprio voglia di rivivere negatività esistenziali, e quando anche riusciamo a farglielo fare, non è che la risposta sia poi così efficace.

    Forse, i cultori della psicanalisi non amano molto che si dicano in giro queste cose, ma è la realtà: non è un caso, come risulta anche da analisi epidemiologiche condotte in tale ambito, che può capitare che trattamenti di tipo psicanalitico, a differenza di quanto succede con la PNL, inducano un peggioramento dei soggetti trattati.
    Potremmo ricordare il caso di forme border line, al confine tra nevrosi e psicosi, che degenerano in situazioni decisamente psicotiche.

    Giustamente, quindi, è stato anche da celebri studiosi ipotizzata l’opportunità di relegare la corrente psicanalitica a puro oggetto di studio culturale, in ambito filosofico e psicologico.

    Il potere dell’ottimismo, non a caso, evidenzia la propria sostanza proprio nelle malattie psicosomatiche, forme patologiche che ben difficilmente trovano giovamento dalla psicanalisi. Anzi, ho anche conosciuto persone, in cui queste manifestazioni psicosomatiche sono andate decisamente peggiorando, durante periodi di trattamento psicanalitico.

    Anche per questo motivo, concludo con una domanda: i seguaci della psicanalisi, sono così sicuri che necessariamente rivivere, portare alla nostra dimensione conscia certe raltà negative faccia così bene, oppure è preferibile la tesi di chi sosteine che, se l’uomo mette in atto certi meccanismi difensivi dell’io, un motivo ci sarà?

  • Caro Giovanni, raramente mi interessa qualche articolo…il tuo piace molto…mi perdonerai, se ho fatto il copia e incolla delle 7 regole,… e penso di inserirle sul mio blog pubblicizzando naturalmente il tuo e-book.
    Sinceri complimenti.

  • a differenza del sig. d’ Ambrosio, io non mi limiterò a pubblicizzare le 7 regole e il suo autore … penso che le stamperò e le appenderò nel mio studio, per rileggerle durante la giornata ; )
    Bell’ articolo, osservazioni stimolanti, e-book da regalare per Natale e da inizare ad applicare dopo Capodanno (si sa, il 1° giorno del nuovo anno è sempre foriero di buoni propositi).

  • le tue sette regole sono semplici e di facile applicabilita’, dobbiamo farne tesoro.
    best compliments

  • Mi complimento con Giovanni Raimondi per due motivi.
    Il primo perchè a trattato un’argomento a me caro; il secondo perchè conclude con il messaggio di cui io mi ritengo “portatore sano”: Il segreto di tutto questo non sta né in cima alle più alte vette, né nel più profondo degli abissi, sta semplicemente dentro noi stessi.

    Inoltre, lo ringrazio perchè involontariamente ha stimolato Gian Piero Turletti a dare una risposta di cui invidio la paternità. Condivido appieno la riflessione.

  • Grazie, GianPiero! Questo tuo eccellente argomento -in risposta all’ottimo articolo di Giovanni Raimondi, di rara attinenza alla realtà – mi permette di precisare che NON sempre la brevità si addice ai tuoi interventi.

    In questo caso, dire le cose che hai detto non poteva che richiedere spazio. Grazie davvero per la profondità e saggezza delle tue argomentazioni. Avresti molto, molto materiale per realizzare chi sa quanti libri utili e da usare! Ciao, Turletti, buona domenica. E ciao con un grazie sentito a te, Raimondi. Giancarlo

  • Ciao Giovanni, trovo veramente interessanti le tue 7 regole , sono d’accordissimo…

  • Ringrazio sentitamente Roland e Giancarlo per le belle parole, e preciso che ho deciso, invece di scrivere altri ebook, cosa che sicuramente mi porterebbe via molto tempo, di regalare alcune mie osservazioni.

    Colgo anche l’occasione, per dire che sono ovviamente un sostenitore degli ebook, ma c’è un aspetto, a rendere superiore lo scrivere su un blog, come questo.
    Un libro, come direbbe Socrate, è un’opera chiusa, non dialettica.
    Su un blog sicuramente ogni opinione può essere discussa, ragionata e motivata, senza affermazioni dogmatiche, cosa che in un libro, invece, certo non avviene.

  • Scusi Sig. Turletti non mi sento di accogliere in pieno le sue riflessioni sulla psicanalisi. Quando parla di borderline e di psicosi lei sta toccando delle vere e proprie malattie mentali del campo della psichiatria.

    Io non so se lei è un esperto di PNL, io non lo sono e per questo le chiedo secondo lei un malato di schizofrenia, i cui sintomi sono appunto la psicosi e vivere “borderline”, si possono curare con la PNL?

    Lei si sentirebbe di dire a una mamma che ha perso suo figlio da quattro mesi di rinunciare ad una seduta da uno psicoterapeuta, che l’aiuta ad elaborare il suo lutto e di proporgli in alternativa degli esercizi di visualizzazione e cos’altro sull’ottimismo?

    Forse questo può venire dopo, ma quel dottore di psicanalisi che sta davanti a chi soffre, deve avere tutto il nostro rispetto perchè il suo percorso di studi è stato lungo e difficile, soprattutto perchè in prima persona si è “analizzato” e non ha letto solo libri di psicologia per stupire con citazioni.

    Penserà che sono un’innamorata della psicanalisi, no davvero, solo che m’infastidisce il giudizio troppo facile che a volte si da di certi argomenti.
    La psiche è complessa, ci sono malattie molto gravi anche genetiche che portano a psicosi.

    Quando ti fai male ad un piede o hai una ferita la vedi, è lì sai come curarla; ma quando hai di fronte una malattia psichica dove li metti i cerotti?

    Comunque mi piacciono molto le sue riflessioni e gli articoli che ci regala, scusi le mie rimostranze, ma credo che confrontarsi faccia parte della crescita personale.

    Al Sig. Raimondi volevo dire che mi piacciono molto le sue sette regole sull’ottimismo, io ne avrei messa un’altra che riguarda anche gli altri. per me per esempio l’ottimismo è si avere fiducia in sé stessi, ma anche negli altri; soprattutto avere relazioni “positive” con chi mi circonda.

    Sull’efficacia dell’ottimismo le vorrei citare mia nonna, grande lettrice della Bibbia: “Un cuore lieto fa bene al corpo, uno spirito abbattuto inaridisce le ossa”, credo che sia nel libro dei Proverbi.

    Un saluto in amicizia.

  • Vorrei in primo luogo esprimerLe la mia partecipazione alla sua situazione.

    Premetto inoltre che non ho voluto indicare una generica opinione di qualche studioso, ma i risultati di studi su basi epidemiologiche, cioè di statistica medica.

    Le basi dei miei ragionamenti sono, quindi, di tipo sostanzialmente epidemiologico, cioè basate su precise statistiche mediche che, per quanto attendibili e curate, statistiche rimangono.

    Occorre anche ricordare, a tal riguardo, che la mecina è considerata a tutt’oggi un’arte, non una scienza.
    Questo perchè, a differenza delle cosiddette scienze esatte, non può, purtroppo, ancora avere la pretesa che, in presenza degli stessi presupposti, si verifichino sempre le stesse conseguenze, e questo a partire dalla terapie più tradizionali.

    Neppure per un farmaco molto comune, come l’acido acetilsalicilico, principio attivo del farmaco comunemente noto come aspirina, si può escludere, a priori, una serie di effetti collaterali negativi, figuriamoci in un campo ancora incerto e nebuloso come quello della psicopatologia.

    Ma il principio statistico è quello che tuttora informa di sè le prescrizioni teraputiche, e non a caso si dice che il medico opera “in scienza e coscienza”.

    Venendo allo specifico caso, occorre anche qui premettere che il singolo caso richiederebbe una personalizzazione di trattamento, che non può prescindere da un’attenta diagnosi.

    Sulla base, quindi, di considerazioni puramente epidemiologiche,
    potrei ad esempio ricordare non solo gli studi condotti in america, ma altri, che in Italia sono stati svolti, proprio in chiave statistica.
    Ne ho condotti alcuni in collaborazione con mio padre (non mi va di elogiare parenti, ma qui lo devo ricordare.
    Era medico insigne nel’albo d’oro, cattedratico sia all’università statale, che alla cattolica di Milano, oltre ad aver ricoperto fondamentali ruoli nella sanità pubblica, ecc ecc…).
    Come docente universitario e quindi ricercatore, ebbe tra l’altro l’idea di approfondire anche talune problematiche inerenti ai problemi, di cui parliamo , e si decise appunto un’analisi epidemiologica sull’efficacia di vari approcci.

    I risultati, quindi, di vari studi sull’efficacia di diversi approcci sono nel senso dianzi indicato.
    A prescindere da ciò, ho anche conosciuto diverse persone in stato..definiamolo così…depressivo, e che dopo aver cambiato tipo di approccio a favore di alternative alla psicanalisi si sono sentite (usiamo un’espressone non tecnica) comunque meglio, anche per situazioni conseguenti a lutti familiari.

    Qual’è la verità?
    Probabilmente, se lei interpella appartenenti a diversi indirizzi, ognuno, coerentemente, come giustamente lei sollolinea, con il proprio percorso, anche ed innanzi tutto formativo, Le proporrà il proprio, ma la statistica dovrebbe servire proprio anche a questo, cioè a capire cosa, statisticamente, possa essere più efficace.

    Questo, ovviamente, non ha una valenza assoluta, proprio perchè c’è una sostanziale reattività individuale, come con altri tipi di terapia.
    Del resto, questo è anche tipico della medicina più tradizionale, cioè si tenta una terapia, per poi verificarne l’efficacia, ed eventualmente modificarla successivamente.
    Con il mio intervento, quindi, non posso certo dirLe che nel suo caso un’impostazione sia necessariamente preferibile ad un’altra, in quanto i dati su cui ragionare, appunto, non hanno valenza assoluta, ma statistica.

    Venendo alle specifiche considerazioni su psicanalisi ed uso terapeutico della PNL, il mio interesse per quest’ultima disciplina non nasce con Giacomo Bruno, e neppure con autori come Anthony Robbins o altri, che per la verità non l’applicano e non l’hanno applicata in campo medico, ma proprio dalle applicazioni dianzi richiamate in ambito terapeutico.

    Una risposta alla sua prima domanda: ho conosciuto persone affette anche da gravi forme psicopatologiche, completamente ristabilite, comprese forme di psicosi, grazie alla PNL.
    Questo ovviamente, non sulla base di un mio giudizio, ma del medico che si occupava del caso.
    Purtroppo, per onor di verità, devo anche richiamare la verità che c’era appunto stato un aggravamento delle condizioni di certi soggetti, durante precedente trattamento psicanalitico.
    Con questo, anche per rispetto dei principi della ricerca scientifica, certo non affermo che la causa dell’aggravarsi fosse questo o quel trattamento, ma che, quanto meno, miglioramento non c’era stato e che, forse, nonostante la psicanalisi…..

    Mi auguro, comunque, che Lei abbia senz’altro trovato il percorso più soddisfacente per il suo caso, e se così non fosse, potrà eventualmente modificarlo.
    Termino, con un suggerimento: secondo me dovrebbe essere sopratutto Lei a sentirsi di affermare che la sua situazione è risolta o, quanto meno, che ha conseguito dei significativi miglioramenti.
    Diversamente, non mi risulta che vi sia un’incompatibilità tra l’essersi sottoposti a psicanalisi e l’indirizzarsi, poi, ad altri approcci.

    Una precisazione: applicata in campo medico, la PNL utilizza precise tecniche, che non si limitano ad esercizi di visualizzazione.
    Il discorso è decisamente più articolato e complesso.

  • Sig. Turletti,

    La volevo rassicurare sulla mia salute mentale, sto benissimo; anche in famiglia stanno tutti bene. La mamma che ha perso suo figlio è una mia collega, un dolore devastante che noi amiche abbiamo cercato di arginare con l’aiuto di una psicoterapia.

    Io ho solo espresso il mio disappunto per certe sue affermazioni, non volevo in nessun modo offenderla e nemmeno chiedere le sue “credenziali”. Lei è una persona simpatica, una colonna portante di questo Blog, non era riferito certo a lei il commento di chi legge un libro su Freud e cerca di “stupire” tutti con citazioni e nomi.

    A questo proposito se ha un po’ di pazienza le vorrei far leggere una poesia di mio padre, sono sicura che la troverà carina, s’intitola

    “Chiedi consiglio ma fa come vuoi”

    https://traguardi.blogspot.com/2008/11/i-traguardi-del-passato.html

    La saluto cordialmente

  • Certo, ma guardi che non mi sento affatto risentito, anzi Le sono grato, perchè Lei mi ha dato modo di spiegare alcune cose che, se non fosse stato per il suo intervento, forse rischiavano di essere fuori luogo.
    Non ho voluto dilungarmi perchè mi fossi risentito, nulla di tuttto ciò, ma solo perchè, essendo peraltro delicato il tema in questione, è certo giusto che si esprimano interventi basati solo su una conoscenza diretta dei problemi e che si dica da dove questa proviene, come peraltro è mio principio in tutti i miei interventi.

    Esprimo infatti solo quanto personalmente conosco, e non per sentito dire, neppure nell’ambito dei miei studi universitari o postuniversitari.

    Mi dispiace ovviamente per la sua collega ed avrei voluto indicarLe anche il nome di qualche collega di mio padre, psichiatra e psicoterapeuta che applica la PNL, ma purtroppo si tratta di persone defunte o non più in attività.

    La ringrazio dela poesia e la saluto calorosamente.

  • Scusate, ancora una volta il sistema ha preso solo il nome, nel mio commento di sopra.

  • IN QUESTI TEMPI TURBOLENTI ALLORA BISOGNA ESSERE POSITIVI IL MIO SUCCESSO DIPENDE DA ME DEVO CAMBIARE LA MIA IMPOSTAZIONE DI VITA , APPLICHERO’ TUTTO QUESTO ALLA MIA ATTIVITA’ MI SERVIRA’ MOLTO

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