Le bugie e l’alterazione della voce

Infatti una persona che mente tende ad alterare il tono della voce in modo non sempre percettibile per un orecchio non allenato. E’ come se, inconsciamente, chi mente, tentasse di mistificare la voce, come se si volesse dissociare dalla bugia che sta dicendo.
Verso la metà degli anni 70 venne sviluppato l’analizzatore dello stress psicologico (PSE) e l’analizzatore dello stress vocale (VSA: voice stress analyzer).
Da questi sistemi prese corpo una macchina capace di individuare microtremori e incertezze nella voce che rilevano con buona approssimazione stress emotivo correlabile a presenza di bugie.
Il principio su cui si basa il VSA, che può essere usato anche al telefono, è il seguente: lo stress generato da una bugia provoca una riduzione dell’afflusso di sangue alle corde vocali che quindi vibreranno meno generando così un’abbassamento della frequenza della voce intorno ai 10 Hertz, poco percettibili per l’orecchio, ma non per un congegno elettronico.
Nell’era del cellulare, dopo l’integrazione della fotografia, come poteva sfuggire ai potenti integratori di tecnologia il business della bugia? La Nokia ha implementato in uno dei suoi telefonini della Serie 60, tramite un software dal nome Agile Lie Detector, una specie di VSA, che però non mi sembra di aver visto nel mercato italiano.
Questo software è in grado di individuare le bugie misurando la quantità di stress che si riflette nella voce e le visualizza graficamente in tempo reale sul display del telefonino.
A parte i dubbi sulla liceità e legalità dell’analizzare l’interlocutore magari a sua insaputa, ci si chiede quanto l’uso di un tale dispositivo possa essere utile, disutile o addirittura dannoso nei nostri già difficili rapporti interpersonali, specialmente nell’era in cui dubitare delle nostre convinzioni non va più tanto di moda.
Al prossimo post per saperne di più sulle bugie e le espressioni facciali.
A Cura di Valter Romani,
Autore di “Scacco alle Bugie”




Molto interessanti, come sempre, del resto, i tuoi spunti di riflessione, Valter.
Quanto alla tua ultima riflessione-quesito, provo in parte a rispondere io e, al tempo stesso, ti rivolgo una richiesta di chiarimento.
Eccola:
si conosce l’attendibilità statistica di questi metodi?
Più specificamente, si conosce, su un test condotto su un certo numero di prove, quante volte questi metodi danno indicazioni attendibili, cioè segnalino bugia quanto effettivamente questa sia stata detta, o verità, se di menzogna non si tratta?
Quanto all’aspetto giuridico, ecco la mia opinione.
Tali metodi, per il diritto e la normativa italiana, sono indubbiamente riconducibili a metodi d’indagine.
Questo significa:
A) i privati non potrebbero comunque farne uso, al di fuori degli stessi casi, in cui si possano svolgere indagini private, anche tramite ausilio di agenzie investigative, e quindi se ne potrebbe far uso solo per far valere una propria posizione in sede processuale.
B) Anche nei predetti casi, comunque, pur essendo le relative indagine legittime, cioè non vietate a priori, non se ne potrebbe comunque far un uso giudiziario, poichè metodi d’indagine non conformi ai requisiti richiesti dalle normative in materia.
E’ infatti evidente che tali metodi non possono rappresentare una prova diretta di determinate fattispecie e, come prova eventualmente indiziaria, non possono che avere un’attendibilità statistica. Come tali, quindi, non darebbero quel risultato che, sotto il profilo della prova indiziaria, può essere introdotto nel corso di un giudizio, cioè non sarebbero considerati indizi gravi, precisi e concordanti.
Questi ultimi potrebbero infatti essere presentati anche in forma di rilievo scientifico, ma la magistrautra consente questo solo, appunto, quando si possa parlare di risultati che, su un numero rilevantissimo di casi, diano un’attendibilità pari al 100% o quasi delle prove.
Diversa la situazione, ovviamente, per quanto riguarda altri sistemi legali, come già osservato in precedenti post sul tema, a partire da quello anglosassone, che però parte da presupposti, tecnici e culturali, completamente diversi rispetto ai sistemi giuridici romanistici, tra cui, in primis, ovviamente, quello italiano.
Un saluto ed un rinnovato augurio di splendidi successi per tutte le tue iniziative.
Gian Piero Turletti
autore di Progetto azienda