I caratteri dell’attività volitiva

Cosa significa avere volontà? Perché si definisce quasi intuitivamente che tale uomo è “volitivo” e tale uomo è debole?
Prima di qualsiasi analisi dei meccanismi psicologici della volontà, come si presenta un uomo che ha volontà?

Questi è prima di tutto tenace, perseverante non si dà pace finché il suo progetto non è riuscito, lavora e lotta con tutte le sue forze per raggiungere il suo scopo; tuttavia non bisogna confonderlo con l’uomo testardo che agisce spesso senza riflessione, senza ripensamenti, né interrogativi sulle sue azioni.

Il secondo criterio che qualifica l’uomo volenteroso è: la padronanza di sé. È la coscienza di sé, delle proprie possibilità e dei propri limiti che caratterizzano l’uomo volontario. Un essere impulsivo agisce, ma i suoi atti spesso sconsiderati sono il semplice prodotto di un desiderio immediato. Solo l’uomo padrone di sé, può dominare i propri istinti e desideri, per agire nel senso della ragione e dell’efficacia.

Finalmente l’uomo volenteroso deve possedere spirito di decisione. Deve essere capace di scegliere fra molteplici possibilità. Questa idea richiama la nozione di libertà; per scegliere, l’uomo deve essere libero di scegliere; per volere deve “poter volere”. Con questa ipotesi esiste un tirocinio, una formazione possibile della volontà?

Queste caratteristiche dell’uomo volitivo ci permettono di pronunciare adesso una definizione della volontà: è un’attività lucida e ponderata di una coscienza che mobilita le sue risorse di energia e le applica alla realizzazione del fine previsto. Ciò che caratterizza l’atto volitivo è la riflessione, la libertà di decisione e il fatto che esso è preceduto dalla propria immagine.
Secondo l’analisi classica, l’atto di volontà si divide in quattro momenti:
1) Mi pongo una domanda, concepisco uno scopo, redigo un progetto o un disegno. È il momento della concezione. L’intelligenza si immagina lo scopo da raggiungere e i mezzi da adottare per eseguire il disegno.
2) Io delibero, pesando il pro e il contro. Allora si produce l’esame dei moventi e dei motivi, delle ragioni di agire, delle conseguenze possibili dei miei atti, è il momento di deliberare.
3) Decido. È il momento della determinazione, dell’impegno, della presa di posizione.
4) Eseguo. Realizzo la decisione che ho preso, la compio effettivamente, attuo, concretizzo il mio progetto.

Tuttavia, questa scissione dell’atto volitivo può sembrare artificiale, l’atto volitivo è un tutto. Ma qual è la facoltà che conduce il tutto? Si può dire con J.P. Sartre che dal momento della concezione del progetto “il gioco è fatto”, ovvero che la decisione precede la deliberazione? In questo caso, quale parte si deve assegnare all’affettività, cioè alle tendenze, ai desideri che costiuiscono l’energia necessaria ad ogni azione, ad ogni decisione, e quale parte attribuire alla ragione che presiede ad ogni riflessione e deliberazione?
…continua

A Cura di Giuseppe Deliso
Autore di “Essere Proattivi

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Giacomo Bruno

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