Come sprigionare l’entusiasmo creativo

Marco OrlandiQuasi nessuno si ama. Quasi nessuno si ama abbastanza da ritenersi una creatura meravigliosa. Questo puoi constatarlo dal fatto che nessuno ama la propria voce registrata, nessuno riconosce nella propria voce qualcosa di unico, qualcosa di intimo, come se quella voce svelasse una parte “che non si deve vedere”. Dalla prima infanzia all’adolescenza avanzata, ci hanno detto talmente tante volte quello che non dobbiamo dire, fare o pensare che ognuno si è convinto che in fondo in fondo ci sia davvero qualcosa da cambiare, qualcosa di sporco, qualcosa che non va nel proprio io! E come può chi ha questa convinzione, creare bellezza, inventare armonie ed essere creativo?

Questo è il motivo che fa dire a quasi tutti: «Io non ci sono portato». Tu non ci sei portato! Questa è la frase sciocca che ha distrutto l’armonia di milioni e milioni di esseri umani. Dentro la mente di quanti di noi risuona ancora questa frase ogni volta che qualcuno disegna, suona, canta, danza e progetta? Quante volte a distanza di venti, trenta e quarant’anni proviamo ancora quella medesima sensazione che abbiamo imparato a metabolizzare: di dispiacere, di inadeguatezza, di amputazione della nostra anima. Sappiamo come disinnescare quel senso spiacevole che ci colpisce quando assistiamo alla disinvoltura di qualcuno che disegna un volto, di un pianista che ci suona Per Elisa, di un amico che ci regala un suo libro. Anche noi avremmo voluto saperlo fare, anche noi ci abbiamo provato ma «quel professore, quell’insegnante, quel giorno mi ha proprio offeso, mi ha proprio fatto passare la voglia».

Questa è la storia di tutti noi, di molti.  Questo è un copione che la maggior parte di noi recita e ha recitato un’infinità di volte. Forse non tutti lo ricordano ma per ognuno di noi c’è stato un atto di offesa, di umiliazione, di disagio, di vergogna legato al fare qualcosa, all’esprimere qualche emozione, a manifestare una qualche forma di entusiasmo creativo. Lo scopro ogni settimana nei miei allievi timorosi, indecisi, timidi nell’eseguire un lavoro, nel fare qualcosa di creativo con disinvoltura. Mi sono divertito a insegnare chitarra e ho fatto parte di un gruppo teatrale. Dovunque, in ogni aspetto, in ogni disciplina è la stessa storia. Piccoli e grandi desideri di gesti creativi offesi da educatori, parenti o amici ignoranti e cinici che hanno distrutto e avvilito per sempre un’incredibile vena creativa che giace in ognuno di noi.

Hanno distrutto doni espressivi, anime luminose e spiriti danzanti i quali per sopravvivere all’amputazione della propria anima si persuadono e finiscono per credere di non avere talento e di non esserci portati. Questo meccanismo coinvolge la maggior parte degli esseri umani. Nessuno è senza talento. Per poter sopportare la propria amputazione emotiva questo esercito di non creativi trasforma coloro che creativi lo sono per davvero,  in esseri strani. «Beh ma lui è strano!» Questo assunto assume la forma della normalità. Gli strani sono i musicisti, i pittori, gli architetti, i coreografi, gli stilisti. Salvo poi acquistarne con ogni mezzo le opere e portarne i nomi sui propri vestiti. Ai miei allievi dico continuamente di appendere in casa i propri lavori, anche i più modesti, di disegnare la propria maglietta e scriverci il proprio nome. Questo produce un potentissimo effetto: vi assicuro migliorerà la vostra autostima e l’immagine di voi stessi.

A cura di Marco Orlandi

Vuoi saperne di più? Scarica l’ebook completo: Essere Creativi 

 

Pubblicato il: 18 Dicembre 2013