Come vivere in una casa che vi somiglia ed evitare gli status symbol

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Qualche sera fa, ero immerso nella lettura di un libro del dr. Raffaele Morelli e ho trovato un concetto molto interessante. Secondo il dr. Morelli gli status symbol sono uno dei molti elementi che fanno invecchiare il cervello e contribuiscono a non farci sentire felici.

Mi è venuto subito in mente un parallelismo con quello che le persone scelgono di mettersi in casa.

Capita spesso di vedere case con le stesse atmosfere, con gli stessi colori, con gli stessi arredi e gli stessi oggetti. Allora mi chiedo: ma queste sono persone uguali? Sono automi? Sono cloni?

La risposta è no, ovviamente, però è come se fosse si. Intendo dire che siamo, anche nella casa come nella vita di tutti i giorni, immersi nello status symbol. Ci hanno talmente abituato a pensare secondo schemi preordinati che allora diventa bello qualunque cosa che è riconosciuto a priori come tale, anche se non lo è.

Mi riferisco ai così detti must. Ed allora il Rolex è un must, le scarpe della determinata marca sono bellissime, è fondamentale avere la tal macchina…Tutto questo ci ha portato a non pensare, ad appiattirci e a uniformarci. Nelle case avviene lo stesso perché… non si pensa!

Non pensando a noi, non rimanendo centrati sulla nostra personalità, sulla sua unicità, su quello che ci piace veramente e su quello che sentiamo e siamo realmente, siamo destinati ad essere infelici. Sentiremo sempre qualche cosa che ci manca, qualche cosa che dobbiamo avere …

Con la nostra casa, e mi permetto di sottolineare nostra, la questione è la stessa. Se non riusciamo ad individuare il nostro spazio ideale e non riusciamo a plasmarlo intorno ai nostri desideri non riusciremo ad essere felici in quello spazio. Prima o poi non ci sentiremo a nostro agio e saremo sempre alla rincorsa di qualche cosa.

Interessante un’esperienza che ho vissuto personalmente con un cliente. Questa persona lavorava come broker in borsa, vestiva elegante con taglio trendy, portava un orologio da qualche migliaia di euro al polso, guidava una spider sportiva… A prima vista uno lo individua come il classico tipo da casa minimal, all’ultima moda, da usare come biglietto da visita. Però mi sono divertito a provocarlo: gli ho proposto una piccola analisi per capire realmente i suoi desideri.

Il risultato? Abbiamo costruito, insieme, una dacia in legno in un terreno in una zona esterna alla città, silenziosa e tranquilla. Oggi è un uomo felice. Dopo essersi realizzato e stressato tutto il giorno con il suo lavoro, rientra a casa, si mette abiti comodi, e nel silenzio e nel calore della sua casa riesce ad abbattere totalmente il suo livello di stress, godendosi la vita con la sua famigli ed i suoi spazi e momenti privati.

Con questo, voglio dire che realizzare e plasmare lo spazio che ci circonda, come realmente vorrebbe il nostro essere interiore, è fondamentale per noi, per la nostra salute, per la nostra qualità della vita. E riuscirci è anche una cosa semplice, basta allenarsi a capire che cosa realmente si vuole, quali sono i nostri desideri.

Difficile? Tutt’altro! Mettetevi comodi, in un ambiente buio e rilassatevi, chiedetevi che cosa vi piace. Vi scenderanno in mente alcune immagini, come dei pop up. Lavorateci e scrivete. Scrivete le vostre sensazioni, idee, emozioni. Questo esercizio, che potremmo chiamare di Psicoarchitettura, vi porterà alla meta.

A cura di Danilo Cesana
Autore di Creare la Casa Perfetta

Pubblicato il: 12 Ottobre 2010