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Come migliorare la propria vita lavorativa

Apprendimento

1976

197Diamo per scontato che LAUREA non vuol dire LAVORO. Un tempo forse, ora no.

Una volta laureati prima di mettere piede nel mercato del lavoro sono richieste specializzazioni, master, esame di stato ecc… Ma chiunque di voi abbia, come me, abbastanza anni da guardare Sky Retrò con nostalgia (Magnum PI, Arnold, Mork & Mindy ..) ha già superato il problema del primo impiego.

Un lavoro lo abbiamo, bello e brutto che sia, e ce lo teniamo stretto con i tempi che corrono! Nulla vieta di migliorarsi ed impegnarsi per svolgerlo al meglio, per essere più competitivi, per trovare altre risorse e renderlo più produttivo.

Perchè non pensare alla laurea? Come “studenti-lavoratori” possiamo sfruttare alcune agevolazioni:

  • Se il vostro datore di lavoro è lo Stato o un Ente Locale o una grossa azienda avete diritto a 150 ore di permessi annui retribuiti più alcuni giorni per sostenere gli esami.
  • Alcuni professionisti possono usufruire dei  CFU (crediti formativi)  che l’Ateneo riconosce alla loro professionalità (=all’atto dell’iscrizione viene assegnato loro un tot di CFU già raggiunti, cioè un tot di esami già dati). Questa opportunità viene data anche ad alcune categorie appartenenti alle forze dell’ordine. Per sapere come, quanti, e quando bisogna contattare direttamente la segreteria.
  • A seconda del vostro ISEE  potete pagare tasse ridotte, o addirittura non pagarle e usufruire di un assegno borsa-di-studio che non deve essere dichiarato nell’ UNICO e quindi, non è tassato.
  • Le tasse universitarie sostenute sono un “onere” da inserire nell’UNICO, al pari delle spese di mutuo o dell’assicurazione sulla vita.

Comunque che siate dipendenti o imprenditori, non può che essere benefico un tuffo nella teoria e nei libri.. Ok alcune materie vi possono far sorridere e penserete A cosa ***** mi serve studiare questo?” Forse a nulla, ma fa parte del percorso di studio. Invece troverete libri di testo molto interessanti. Leggerete approfondimenti che colmeranno delle lacune; altri vi faranno da ponte per collegare quanto di pratico già conoscete alle teorie di base; poi, sono sicura, leggerete argomenti che proprio vi prenderanno e penserete “Accidenti, ma è troppo forte che questa sia una materia d’esame!”

Io ho avuto una vera e propria folgorazione nell’accostarmi alla Storia Economica. So che già il nome storia non piace a molti di voi ma  avete presente a tutto quello i libri ci hanno rifilato fino ad ora?  Dall’ Homo Sapiens alla crisi economica che ci sta flagellando è tutto da rivedere. Dal perché delle Crociate, all’investimento nella scoperta del Nuovo Mondo, alle bancarotte ricorrenti nei governi di mezza Europa, all’ascesa economica degli U.SA. durante il primo conflitto mondiale ecc.

Verrebbe da chiedersi perché i giornali e i libri di storia ci raccontano un sacco di stupidaggini: parlano di questioni di principio o alleanze famigliari quando alla base  c’è sempre e solo una ragione economica: money, money, money. Ci sono molti volumi interessanti su questa tematica, a me piacciono : “Storia dell’Economia Mondiale, AAVV Editore Laterza – 6 volumi”. Sono un po’ cari ma ci sono moltissime tavole illustrate al loro interno.
Buona giornata!!

A Cura di Raffaella Fenoglio,
Autrice di “Laurearsi a Tutte le Età”

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Giacomo bruno autore

Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

12 commenti

  1. Condivido pienamente i principi ispiratori dell’articolo e mi concentro, in particolare, sui seguenti punti:
    laurea non vuol dire lavoro
    benefici degli studi
    revisione della storia e, in particolare, della storia economica.

    Laurea non vuol dire lavoro:
    tradizionalmente, sopratutto culture a forte matrice mediterranea, come la nostra, hanno sempre dato un certo rilievo a formalismi, anche aziendali, come il fatto di chiamare gli altri premettendo il relativo titolo accademico…professor….
    dottor….
    dottoressa, ecc….
    Forse, anche per questo, in una visione tradizionale, era difficile accedere a certi ruoli, a certe posizioni aziendali, ecc……, senza uno specifico titolo di studio.
    Questa impostazione, evidentemente, era espressione di una cultura organizzativa, e di conseguenti modelli organizzativi, decisamente arretrati, formalistici, ma….
    Dopo un po’ le cose hanno iniziato a cambiare….e ci si è resi, finalmente, conto che non era importante tanto l’avere, in azienda, il titolato giusto al posto giusto, ma la persona giusta al posto giusto.

    In altri termini, quel che conta è che colui cui sono affidati certi compiti li sappia svolgere con efficacia ed efficienza, cioè con la maggior efficacia ed efficienza possibili.
    Per inciso, ricordo che effiacia significa grado in cui si raggiungono gli obiettivi, ed efficienza significa limitazione nelle risorse da impiegare, per raggiungere gli obiettivi, cioè a parità di effiacia, è più efficiente chi impiega meno risorse…..

    Il mondo anglosassone, ad esempio, questo l’ha sempre saputo, ed ha seguito, praticamente da sempre, modelli sia di selezione del personale, sia organizzativi, che non tenevano conto del titolo, ma delle capacità. Del resto, un tizio non lo si chiama dottor…, ma mister…

    Questo lo si sta capendo anche da noi, e quindi non è poi così raro vedere, in diverse imprese, a capo delle medesime, anche in posizione di massima dirigenza, persone che possono avere meno titoli dei relativi collaboratori e sottoposti…..

    Anche a fronte di quanti dianzi indicato, è sopratutto opportuno che non si decida, a mio avviso, di seguire un percorso di studi, sperando nell’utilità meramente rivolta al mondo lavorativo, professionale, ma innanzi tutto per noi stessi.
    Personalmente, nonostante diversi titoli di studfio in vari campi, devo dire che ho deciso certi percorsi per me, non per la professsione, e se mi sono trovato ad occuparmi di certe problematiche professionali, lo devo certo più ai miei studi personali, che non a questo o a quel titolo.

    Benefici degli studi: sono previsti, nel nostro ordinamento, diversi benefici, economici e lavorativi, sopratutto per studenti lavoratori, ma direi che il maggior beneficio che se ne può trarre è quello di una maggior apertura mentale.
    Per conseguirlo, la cosa migliore, a mio vviso, è assumere un atteggiamento non passivo, ma critico nei confronti della materia studiata.
    Se, ad esempio, si studia legge, siamo d’accordo con l’interpretazione dottrinale di certe norme che l’autore del testo formula.?…o ci sono motivi per dissentire….?
    E così per altre materie.

    Per quanto concerne, in particolare, gli studi di storia economica, e di storia in generale, vorrei sottolineare che c’è una continua rivisitazione dei medesimi.
    Le ricostruzioni stoirche, sia di fatti, che delle spiegazioni di quei fatti sono interpretazioni, che si basano su fonti non sempre attendibili.
    Di qui l’importanza di un’attenta esegesi delle fonti storiche.

    Del resto, se intendiamo seriamente capire la storia, non possiamo limitarci a quello che gli altri ci suggericono nella loro ricostruzione, ma dobbiamo andare più in là, divenire noi stessi storici, con i giusti strumenti, esegetici in rimis, e poi tentare la nostra ricostruzione di fatti ed avvenimenti.

    In fondo, come mi è capitato di dire anche in altra occasione, quello della storia è come un grande tribunale, che emette la sua sentenza, ma poi ecco intervenire altri giudici, in sede d’appello o di casssazione, a riformare quella sentenza.
    Così è il giudizio dello storico, spesso superato dalla scoperta di nuove fonti, da nuove indicazioni esegetiche, che indichino fino a che punto precendenti fonti ed interpretazioni delle stesse possano essere attendibili, e così di seguito….

  2. Io penserei piuttosto a crearmi una sana e robusta professionalità.
    Competenze adeguate per …non perdere il lavoro.

    Oltretutto studiare 3 o 5 anni di impegno e sacrifici, posso utilizzarli per acquisire competenze adeguate…

    🙂

    Saluti

  3. Bell’articolo complimenti.

    Concordo con quanto detto da Raffaella e anche con l’intervento di Gian Piero.

    Ricordo una volta di aver visto la pubblicità di un università in cui c’era Sgarbi che diceva: “studiare non è un fine ma un metodo”.

    Mi colpì molto quella frase. Infatti nel nostro paese, così come anche in Francia, Spagna e in genere in tutto il mediterraneo si pensa che si debba studiare per potersi garantire questo o quel lavoro. Invece lo studio insegna solo un metodo, cioè un atteggiamento mentale.

    E’ logico che per fare il medico, l’avvocato e cose simili servono degli studi appositi, ma chi lo dice che un laureato in lettere non possa fare lo specialista in marketing oppure un informatico non possa fare l’arredatore?

    Nel mio perido in Inghilterra ho notato come molte persone cambiavano tranquillamente di lavoro a qualunque età su settori completamente agli antipodi senza che nessuno si scandalizzasse. Qua sarebbe impensabile farlo perchè tutti pensano che una volta intrapreso un cammino di studio devi per forza fare quello… Si chiama ingessamento delle carriere.

    Conosco medici che volevano lavorare in banca ma non glie lo permettono perchè ormai devono fare i medici. Perchè un medico non può essere che sappia lavorare in banca meglio di un ragioniere?

    Personalmente ho sempre studiato ufficialmente informatica, anche all’università (Politecnico di Torino), ma non ho quasi mai fatto l’informatico ma ho sempre lavorato in posizioni bancario/economiche oppure nella vendita/marketing. L’informatica per me era solo una semplice passione. Questo però, come mi è stato riferito in alcuni colloqui di lavoro presso delle banche erano considerate incomprensibili.

    Io dico sempre, studio per passione e lavoro per imparare… i guadagni arriveranno quando debbono arrivare.

  4. La scuola è molto importante, però secondo me deve tener presente MOLTO di più il mondo reale del lavoro. Alla data di Settembre 2009 ci vogliono aggiornamenti seri…

    Altra cosa che non riesco a capire, con tutte le opportunità che internet offre per lavorare, come mai se ne parla pochissimo o niente?

    Ditemi se sbaglio ma molti programmi TV (per esempio “Okkupati”) non parlano mai di business online. Perchè?

  5. Ciao Raffaella,

    sono ultra d’accordo con quello che scrivi, e sono
    anche d’accordo con chi dice che “è meglio costruirsi
    una professionalità spiccata nel settore che ami”…

    tuttavia esistono dei settori dove la laurea è necessaria,
    in Italia siamo un sacco selvaggi da questo punto di
    vista, nel seneso che esistono professioni limite che
    ti permettono di fare la stessa cosa…

    …”tiro un pò di acqua al tuo mulino” 😉 laurearsi è una
    soddisfazione che, in molti casi supera decisamente il
    fatto di “spenderla” per avere un nuovo lavoro…

    …la cultura è qualcosa di meraviglioso che ti fa crescere
    dentro…e se questo ti permette di guadagnare di più,
    tanto meglio 🙂

    Genna

  6. La cultura è importante ma è difficile che la massa recepisca il messaggio. Il concetto è più incisivo se si parla di INFORMAZIONI. Oggigiorno, ma anche nei tempi passati, chi possiede molte informazioni migliora nettamente la qualità della propria vita! 😉

  7. Grazie i commenti che avete inviato.
    •Gian Piero è sempre esaustivo nei suoi post. Un piacere leggerlo.
    •Francesco suggerisce di focalizzarsi su competenze adeguate. E’ vero. L’approfondimento personale può essere non la laurea ma un corso di tipo professionale.
    •Patrizio ricorda una pubblicità in cui Sgarbi parla di metodo di studio. Imparare a studiare è la chiave. Come ho già scritto nel libro, una della attività formative di inizio corso ad Imperia è proprio una serie di incontri dal titolo METODOLOGIA DELLO STUDIO. Sulle prime, leggendolo nel programma ero rimasta molto stupita. Ragionandoci,poi, mi sono resa conto che i ragazzi appena usciti dalla maturità devono imparare a studiare “da grandi”, da soli, con un’unica interrogazione a fine semestre. Una proff del terzo anno, dopo aver assegnato i testi da studiare ha assegnato una tesina di approfondimento critico su una parte del programma non svolto. Motivo? Voleva che lo studente imparasse a cercarsi le nozioni su fonti adeguate e le commentasse, niente taglia-e-incolla, ma un rielaborazione personale dei dati. Quando hai un metodo lo applichi a qualsiasi materia, anche per aiutare tuo figlio nella trigonometria!
    •Massimo parla della poca attenzione di internet come fine del lavoro e non solo mezzo. In effetti è ampiamente sottovalutato. Per quanto riguarda l’importanza di buttarsi nel mondo del lavoro ti racconto una cosa: quando avevo 20 anni, per la mia famiglia era pacifico che andassi all’università. Premetto che ho due sorelle maggiori laureate a pieni voti, quindi il percorso tracciato andava lì. A me venivano i sudori freddi al pensiero di passare 5 o 6 anni (ai tempi non c’erano le lauree brevi) a studiare. Volevo lavorare subito. Quando ho comunicato la ferale notizia a mio papà gli è preso un colpo. Comunque sono andata avanti nei miei intenti. Il mio primo datore di lavoro era un tipo che ti urla in faccia e bestemmia in continuazione (per contro pagava molto bene) e avevo una collega ***** (lasciamo perdere). MAI avrei detto in famiglia che volevo mollare. Ho resistito ben tre anni…fino a farmi venire una gastrite, e a farmi rispettare dal capo, poi mi sono licenziata. Ho imparato a lavorare e farmi valere, è stato il mio corso d’entrata nel mondo del lavoro.
    •Genna: sfondi una porta aperta.
    •Fabio parla dell’importanza delle informazioni in nostro possesso per capire la nostra vita. In effetti non so chi ha detto che “chi più sa, meno sa”, perché man mano che impari cose nuove ti rendi conto che hai un milione di altre informazioni da acquisire.
    Ancora grazie a tutti, buona notte.

  8. Salve Raffaella,
    io sono libero professionista, ho dato metà esami all’università, vuol dire che se riprendo a studiare le tasse universitarie le posso pure scaricare dalle tasse inserendole come costo nel modello unico? Per caso sa pure quanto le posso scaricare? Io sono agente in attività finanziaria.

    Wow forse mi ha dato una bella notizia 🙂 quasi quasi riprendo e porto a termine l’università.

    Penso che l’università e lo studio siano importanti ma forse per entrare in attività specifiche, tipo se voglio fare il medico l’avvocato devo completare gli studi consoni.

    Io personalmente sono entrato a lavorare in banca, poi una volta che sei dentro puoi tranquillamente dipendere dalle tue capacità e risulati per crescere all’interno di quel gruppo.

    Contano molto le proprie capacità.

    a presto

    alberto

  9. Ciao Raffaella, e complimenti per l’articolo.

    Io sono uno di quelli che non ha il titolo di studio ma ricopre un ruolo di una certa rilevanza all’interno di una grossa azienda; gestisco un team di circa 15 persone, alcune delle quali sono dottori e/o laureati. Diversi anni fa spinto unicamente dalla passione mi sono iscritto a filosofia con buoni risultati…vorrei continuare, ripeto, unicamente per me stesso e per la gioia che mi dà l’imparare…Per quanto riguarda il resto credo che, non necessariamente la laurea, equivalga a maggior capacità…Spesso i giovani laureati entrano nel mondo del lavoro con una “spocchia” non indifferente, e questo non è certo un bene.
    A presto
    Roberto

  10. Alberto: Si, puoi scaricare le tasse Universitarie, o di corsi post-universitari o di Master, nella misura del 19% – rigo RP13 –
    Attenzione: se ti rivolgi a Atenei privati, che di solito sono più cari, puoi detrarre tasse in misura non superiore a quella stabilita per quelli pubblici.
    (di solito le Università stesse ti danno i ragguagli in merito)
    Al rigo RP18 puoi anche scaricare il 19% dei canoni di locazione fino 2.633,00 se ti iscrivi ad una facoltà distante almeno 100 Km dalla tua abitazione, e in una provincia diversa.
    Se hai voglia di ricominciare, tieni conto che in banca hanno sicuramente il programma delle 150 ore di permessi.

    Roberto, lavori, mi pare soddisfatto, e organizzi un team di laureati….vuol dire che non ti serve essere chiamato Dott per farti valere!!!
    Per te la laurea è passione, non un surrogato di autorevolezza.
    Anche questo è un risvolto non trascurabile.
    Anche a me piacerebbe iscrivermi ad una facoltà che mi “attira” molto…vedemo.
    Bona giornata.

  11. Cito nel mio blog: Come migliorare la propria vita: lavoro, famiglia, biologia, psicologia, filosofia, tempo e relatività dei valori, https://neo-machiavelli.ilcannocchiale.it/2009/09/14/come_migliorare_la_propria_vit.html .
    Quasi tute le teorie e suggerimenti per migliorare la propria vita hanno un prezzo: il tempo per un’attività o sviluppo di una capacità manca per altri.
    Ogni facoltà ha uno sviluppo proporzionale al tempo e intensità dell’attività. Ma non è possibili usare il tempo con la stessa intensità per diverse facoltà.
    Tutti siamo nati con facoltà differenti. Più un bambino è amato più sviluppa le sue capacità. Ma sarà migliore sviluppare quelle capacità dove è più dotato? O altri dove è meno dotato per uno sviluppo equilibrato di tutte facoltà?

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