Come il potere della scrittura lascia un segno di sé

Raccontare a se stessi percorsi per giungere a un “centro” che raccoglie la vita e di essa il suo significato aiuta nella ricerca del proprio nucleo di verità e trovando in sé l’interlocutore corretto si può essere in grado di fraternizzare con le parti buie della propria identità.

Scrivere è descrivere, mentre avviene, il cambiamento verso il corpomente-spirito sensibile, ascoltando un movimento emozionale che dal caos ne trae ordine, dal chiasso la quiete, un senso meno inquieto della storia di vita rimuginata e non capita nella sua interezza. Annotarsi su un taccuino aiuta a unire i punti del “Quadro Logico” del significato della propria esistenza che riflette in qualche modo una missione in fondo da scoprire e capire.

 

Pratiche, domande, gesti creativi, pensieri e nuove emozioni, dispiaceri e intuizioni, armonia cercata in sé e negli affetti e relazioni, in ciò la scrittura è capace di far ritrovare, ricomponendolo, quello che già c’è e che fa bene al sé e all’anima. Dall’alto al profondo, dal generale al particolare, dal superfluo all’essenziale, dal complicato al più semplice e sintetico, dall’esterno all’interno, dal tempo vuoto al tempo ricco di significato e di valore, dal principio alla fine, dall’ignoranza alla conoscenza, dal riflesso opaco di se stessi al ritratto più vero di sé: nel processo della scrittura si può trovare la ricomposizione della percezione della propria storia.

 

La scrittura alimenta la “coscienza” e la connette a mio avviso a punti del subconscio. Lo spazio della scrittura è spazio della mente ove dedicargli il racconto in forma d’idee, immagini, figure, pensieri, parole, opere, e da qui si «intensifica il senso dell’io» disegnando una corposa relazione con l’altro da sé. Nello scrivere si trovano le parole per descriversi più quieti lungo il viaggio della mente che ha voglia di raccontare e raccontarsi tra memorie segrete, paesaggi vissuti, emozioni segregate e in apnea respirate, un passato riesumato nel tempo e divenuto un accumulo di giorni che portano alla vecchiezza, frammenti di volti e biografie infrante per morte prematura.

 

Scrivendo si comprende meglio ciò che è avvenuto nel compiacere e ci si spingere verso la maturità della riflessione prima di compiere le azioni. Nei contorni dei tratti grafici lo scrittore volutamente si consegna all’ascolto che rende più prossimo il proprio sé all’idea di ciò che è e vuole essere. Scrivendo si ha il permesso di fermare i pensieri, catalogarli, farli dialogare tra loro avanti e indietro nella linea del tempo, scolpendo l’immagine dell’animo che è custode di sensazioni delle quali è il momento di riappropriarsene per sanarsi. Scrivere fa bene alla coppia che trova il punto focale della memoria dell’unità durante le mansioni da svolgere e le intenzioni manifeste e da manifestare per realizzarle. Scrivere anche per terminare l’esistenza a un livello più elevato dal quale si è partiti conoscendo i passi compiuti e la direzione intrapresa anche nella “tempesta” attraversata.

A cura di Terenzio Davino

Pubblicato il: 11 Novembre 2013