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Come dare una seconda chance

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191E’ un dato di fatto: viviamo in una società narcisistica che non tollera smagliature e difetti, dove si è persa la capacità di accomodare, di riparare, di aggiustare le cose. Tutto dev’essere nuovo al punto di accordare le proprie preferenze solo a oggetti intatti e scintillanti. Ma questa capacità andrebbe recuperata e incoraggiata, soprattutto nell’ambito dei rapporti di amicizia.
Il rammendo è un’arte antica e saggia, tanto che il suo alto valore simbolico risale alla mitologia greca. Le tre Moire, divinità artefici del destino degli uomini, erano sarte che con ago, filo e forbici tessevano le sorti della vita. Un mito che è stato ripreso anche nelle fiabe moderne, come La Bella Addormentata nel bosco, dove la felicità della principessa dipende dalle bacchette magiche di tre fate tessitrici, e nell’Ago da rammendo di Hans Christian Andersen.
Buttare via i ricordi, anche se spiacevoli, e allontanare un amico che ci ha fatto del male, non aiuta a riscattare i sentimenti feriti. Ripararli con cura, invece, consente di “fare ammenda” degli sbagli commessi e di  perdonarsi certe fragilità. Il primo passo da compiere per guarire, in questi casi, è fare indietreggiare il nostro rancore, senza giudicare gli altri dal dolore che ci provocano, ma dalla loro abilità di riparare gli strappi.

Chi ci ha fatto soffrire ha intaccato il tessuto del rapporto, ma non è detto che la trama sfilacciata non si possa recuperare con un paziente lavoro di ricostruzione (e per rammendo, in questo caso, s’intende la volontà di mettere da parte l’aggressività e il risentimento che ci avvelenano l’esistenza).

Peccato però che quest’arte di riallacciare i legami appartenga solo a chi è adulto, e ha superato brillantemente tutte le tappe della crescita interiore. Chi si rifiuta di crescere, invece, crede che un rapporto che s’incrina sia finito per sempre, e che non ci si possa mettere nessuna “pezza” dopo una lite. Preferisce allora troncare il legame, perché ha paura di “pungersi” con l’ago da rammendo.

Non vuole, cioè, individuare le proprie responsabilità nel fallimento del suo rapporto di amicizia, che è senz’altro un percorso faticoso, ma è anche l’unica via per addomesticare i sensi di colpa e vincerli.
Basta pensare che la capacità di accomodare e risanare in natura è fisiologica: nel corpo umano si realizzano ogni ventiquattr’ore ben 1.300 attività riparatrici contro virus, batteri, tagli ed escoriazioni. Questo dimostra che dopo ogni guerra si può ricostruire.

E tu, hai mai utilizzato lo psico-rammendo per prenderti cura dei tuoi sentimenti feriti? Fammelo sapere con un commento al mio post!

A Cura di Marina Roveda,
Autrice di “Le Regole dell’Amicizia”

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Giacomo bruno autore

Giacomo Bruno

Giacomo Bruno, nato a Roma, classe 1977, ingegnere elettronico, è stato nominato dalla stampa "il papà degli ebook" per aver portato gli ebook in Italia nel 2002 con la Bruno Editore, 9 anni prima di Amazon e degli altri editori. È Autore di 37 Bestseller sulla crescita personale e Editore di oltre 1.300 libri sui temi dello sviluppo personale e professionale, che hanno aiutato oltre 3.000.000 di italiani. Bruno Editore è l'unico editore in Italia che garantisce contrattualmente l'arrivo del libro al Bestseller Amazon, e ha portato in Italia la versione ebook di autori internazionali come Tony Robbins, Jack Canfield, John Gray e Ivan Misner. È considerato il più esperto di Intelligenza Artificiale applicata all'Editoria ed è stato nominato "l'editore n.1 al mondo per produzione di libri" grazie alla startup ViviBook, la prima AI al mondo che crea libri di narrativa con 1 click. È seguito dalle TV, dai TG e dalla stampa nazionale. Aiuta Imprenditori e Professionisti a costruire il proprio Personal Brand per aumentare Autorevolezza, Visibilità e Fatturato scrivendo un Libro con la propria Storia Professionale. Info su: https://www.brunoeditore.it

8 commenti

  1. Penso che la vita, le circostanze esistenziali di ogni persona, presentino una molteplicità di aspetti, di varietà di situazioni, che difficilmente rendono applicabile un’unica regola, un unico principio conduttore, nei rapporti umani.
    Per quanto riguarda, in particolare, lo strappo, dipende….

    A volte quello strappo potrebbe rilevare come di vera amiciza non si tratti, e quindi non c’è un rammendo, perchè non c’è nulla da rammendare.
    Basti pensare a quanti casi di “amicizia” addirittura finiscano nelle aule di giustizia.

    In casi meno gravi, credo che la persona debba fare un esame di coscienza, ed oggettivamente domandarsi se lei stessa abbia delle responsabilità, ed in ogni caso fare un esame il più possibile avveduto della situazione.

    A volte, partendo da un’analisi ogettiva, si possono capire molte cose, sopratutto comprendere quanto valga quell’amicizia per noi.
    Se capiamo che di vera amiciza non si tratta, forse meglio lasciar perdere eventuali ricuciture., che forse sarebbe più corretto definire forzature.
    Se, invece, di amicizia si tratta, si dovrebbe esaminare la specificità della singola situazione, al fine di approfondire cosa sia più opportuno fare.

  2. Premetto di scusarmi ancora una volta, con gli utenti del blog, se qualche mio intervento risulta eventualmente duplicato.
    Per motivi tecnici, quando cerco di postare un mio commento, linkando il mio nome, il commento finisce nel…nulla.
    Lo reitero, quindi, senza link, sperando che questa volta risulti disponibile.

    Penso che la vita, le circostanze esistenziali di ogni persona, presentino una molteplicità di aspetti, di varietà di situazioni, che difficilmente rendono applicabile un’unica regola, un unico principio conduttore, nei rapporti umani.
    Per quanto riguarda, in particolare, lo strappo, dipende….

    A volte quello strappo potrebbe rilevare come di vera amiciza non si tratti, e quindi non c’è un rammendo, perchè non c’è nulla da rammendare.
    Basti pensare a quanti casi di “amicizia” addirittura finiscano nelle aule di giustizia.

    In casi meno gravi, credo che la persona debba fare un esame di coscienza, ed oggettivamente domandarsi se lei stessa abbia delle responsabilità, in ogni caso fare un esame il più possibile avveduto della situazione.

    A volte, partendo da un’analisi oggettiva, si possono capire molte cose, sopratutto comprendere quanto valga quell’amicizia per noi.
    Se capiamo che di vera amiciza non si tratta, forse meglio lasciar perdere eventuali ricuciture, che forse sarebbe più corretto definire forzature.
    Se, invece, di amicizia si tratta, si dovrebbe esaminare la specificità della singola situazione, al fine di approfondire cosa sia più opportuno fare.

  3. Ciao Marina,
    Sempre belli i tuoi articoli, grazie.

    Sto pensando ad alcuni amici “persi” per strada e sinceramente mi spiace, anche se da parte loro non c’era la volontà di mantenere il rapporto. E’ accaduto quando hanno preso moglie e si sono allontanati…

  4. Ciao Marina, ottimi pensieri.. Nel corso di una vita molte persone vengono e vanno, a volte noi o loro hanno sbagliato e fatto dei torti, prendersi la responsabilità totale di ciò che è accaduto credo che sia la via di un risanamento..

    A presto.

  5. Buonasera a tutti, e grazie per i vostri commenti.
    Gian Piero= hai ragione quando dici che, davanti a uno strappo, non sempre vale la pena di ricucire. Molto dipende infatti dal tipo di rapporto che stiamo vivendo, e dal nostro grado di attaccamento all’amico in questione. Credo comunque che, prima di operare un taglio definitivo, sia sempre meglio prendersi una pausa di riflessione. Di solito il tempo è un ottimo consigliere, perchè ci aiuta a vedere con più distacco incomprensioni o situazioni.
    Massimo= grazie per aver definito belli i miei articoli. E’ vero, alcuni amici quando si accasano hanno la sgradevole abitudine di sparire nel nulla…ma può anche succedere che, talvolta, chi è rimasto single pensi che spetti all’altro farsi vivo. Di contro, chi si è sposato è convinto che spetti all’amico single farsi vivo, perchè dopotutto lui non ha vissuto quel grande cambiamento che è il matrimonio. Si tratta di un circolo vizioso da cui, purtroppo, molti legami senza basi sufficientemente solide ne escono a pezzi.
    Lorenzo= quando un amico ci delude o ci tradisce, prendersi in parte la responsabilità dell’accaduto facendo della sana autocritica è una delle cose più difficili. Spesso si preferisce addossare ogni colpa direttamente all’altro, o alla nostra “sfortuna”…forse perchè conoscere se stessi fa più paura di quanto non si creda!

  6. Cara Marina, parole sante!!! Quante orgogli stupidi sappiamo usare verso i rapporti con gli altri, amici, figli o partner… sembra così difficile perdonare…(parlo soprattutto in prima persona )
    Ciao

    raffaella

  7. Certamente credere di avere sempre ragione e non avere la forza di voler ricucire un rapporto è sbagliato, ma credo anche che spesso vada di in caso in caso. Voler rammendare un rapporto di amicizia, quando magari dall’altra parte c’è qualcuno che persevera negli errori, penso che sia controproducente sia per uno che per l’altra.
    Non sempre infatti venirsi incontro vuol dire rimettere a posto la propria “situazione psicologica”, può anche voler dire peggiorarla.
    Una persona in grado di perdonare, capire e capace di andare incontro ad un amico, non è sempre il migliore!
    Circoscriverei quindi la giusta argomentazione di questo post a circostanze e situazioni che effettivamente meritano una pratica del genere.

    Ciao 😉

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