società

Come comunicare in modo efficace e convincente

Venerdì, Novembre 26th, 2010

Società dell’immagine; società dell’informazione; società della comunicazione: quante volte abbiamo sentito ed usato queste espressioni per indicare uno degli aspetti più caratteristici di questa nostra epoca.

In effetti, Società della Comunicazione è l’espressione più appropriata, l’espressione che più delle altre riassume i termini del problema: comunicare si, ma cosa?

Informazioni, appunto, ma anche pensieri, progetti, emozioni; e come? Con l’immagine, certo, ma anche con la voce, con l’espressione, con l’esempio

Oggi tutti i componenti di una società avanzata qual è la nostra, hanno bisogno di comunicare qualcosa a qualcuno: le classi dirigenti hanno bisogno di comunicare ai cittadini le proprie idee; le aziende hanno bisogno di comunicare ai consumatori le caratteristiche dei propri prodotti; le società sportive hanno bisogno di comunicare agli appassionati il proprio impegno; le singole persone hanno bisogno di comunicare al mercato del lavoro le proprie capacità.

E se c’è bisogno di comunicare, c’è bisogno di comunicatori, evidentemente. Comunicatori si nasce? No: comunicatori si diventa.

L’arte del discorso, soprattutto se è svolto in pubblico, si impara seguendo tecniche e strategie appropriate, alla portata di ciascuno. Chiunque pensi sia sufficiente una cultura media e una facilità di parola per diventare un buon comunicatore si sbaglia.

Sfatiamo un luogo comune: comunicare ad altri un’idea o un progetto significa innanzitutto mettere in comune quell’idea o quel progetto e si basa sull’interazione costante tra comunicatore e ascoltatore.

Porre l’accento soltanto su uno dei termini del binomio, su chi parla e non su chi ascolta, vuol dire negare ogni fondamento alla comunicazione, che vuole invece privilegiare il destinatario del messaggio.

In definitiva comunicare significa trasmettere, ma soprattutto far capire ad altri il nostro messaggio.

Al di là delle tensioni nervose che potrebbero rendere difficoltosa un’eventuale prestazione in pubblico - esistono però anche in questo caso specifiche tecniche per gestire lo stress nel modo migliore - è necessario imparare quelle che sono le regole essenziali dell’efficacia comunicativa.

Chiunque abbia da comunicare a qualcuno, sia esso un solo interlocutore o una platea di ascoltatori, una notizia, un messaggio, un progetto, un indirizzo programmatico, un’idea, deve sapere impiegare nel modo migliore le tre chiavi che aprono lo scrigno della comunicazione:

1) La parola, o meglio il contenuto del suo messaggio strutturato in una comunicazione verbale;

2) L’espressività della parola, o più precisamente l’aspetto paraverbale del discorso. In altre parole, la parola espressa attraverso il timbro di voce, il tono, il volume, l’intensità emotiva, il ritmo, le pause d’intenzione e così via;

3) L’atteggiamento non verbale, espresso attraverso la postura, la gestualità, lo sguardo, la mimica, la prossemica, i movimenti del corpo.

Non solo, se per rendere efficace la nostra comunicazione dobbiamo tenere conto del nostro interlocutore, c’è un altro aspetto da prendere in considerazione: la multisensorialità.

Ciascuno di noi acquisisce informazioni attraverso i cinque sensi, ma per qualcuno l’aspetto visivo è prevalente rispetto agli altri sensi, per altri lo è l’aspetto auditivo, altri ancora possono definirsi cinestesici se per essi sono più importanti l’olfatto, il gusto, il tatto.

E allora qual è la formula per una buona comunicazione? Non certo quella di esporre il maggior numero di concetti in un fuoco d’artificio verbale, ma di enunciare pochi concetti in tante maniere diverse in modo di soddisfare in egual misura gli ascoltatori a seconda della categoria multisensoriale di appartenenza.

Soltanto così si può essere certi che il messaggio raggiunga il suo obiettivo: l’orecchio, ma, soprattutto, il cuore degli ascoltatori.

A cura di Alberto Lori
Autore di Voce da Speaker, L’Arte della comunicazione, Parla come mangi, Dalla PNL alla Quantistica.

Come scegliere i soci per creare una società

Lunedì, Giugno 28th, 2010

Francesco FilippiCome già accennato nella mia guida Creare Oggetti di Design, una delle chiavi fondamentali per il successo, quando si decide di mettersi in proprio, è quella di scegliere se agire in “solitaria” o mettersi in società con qualcuno.

Agire in “solitaria” avrà sia aspetti negativi che positivi ma si deciderà sempre da soli e la responsabilità sarà sempre propria.  Se invece si avranno uno o più soci, molte saranno le decisioni che si dovranno condividere e dalla bontà di queste dipenderanno sia il raggiungimento degli obiettivi che la durata della società.

Nella creazione di una società, spesso si trascura l’aspetto comportamentale delle persone coinvolte, sicuri che l’energia sviluppata in seguito all’innovatività del progetto trainerà tutti verso l’obiettivo comune.

Considerare “trainante” un progetto innovativo ha un grande valore quando una società è già attiva da tempo e se quasi tutte le sfere di attività interne all’organizzazione sono state messe a punto nel corso degli anni, come quella economica, produttiva, commerciale, di marketing, di progettazione, e soprattutto di relazioni interne tra dipendenti e dirigenti.

Una società appena creata inizia da zero e spesso gli aspetti di relazione tra le persone o soci coinvolti possono fare la differenza.

Esclusi gli aspetti professionali - per i quali solo il tempo può confermare o non il successo di un’attività - è possibile rendersi conto se le persone saranno adatte a lavorare insieme già dai primi mesi, sia nel caso in cui si verifica la preparazione di un nuovo socio sia nel caso di un’azienda con un nuovo assunto.

Ma come fare a capirlo? Quali sono le caratteristiche fondamentali di un individuo che vuole creare qualcosa di nuovo con qualcun altro ma diciamo anche, in generale, che vuole affrontare un lavoro?

Per maggiore chiarezza, suddividerò queste caratteristiche in quattro macro categorie, consapevole della trasversalità di alcune di queste con le altre.

Definisco quindi:

Capacità personali:
- Visione di lungo periodo
- Propensione al cambiamento
- Flessibilità di comportamento verso situazioni nuove
- Capacità di problem solving.

Capacità emotive:
- Resistenza allo stress e sua veloce integrazione
- Comprensione e rispetto delle esigenze altrui.

Capacità di relazione:
- Rispetto della gerarchia o, quanto meno all’inizio di una nuova attività, dell’anzianità del socio con più esperienza
- Capacità di interazione e integrazione con gli altri
- Propensione all’ascolto
- Condivisione delle scelte.

Capacità comportamentali:
- Prendersi la responsabilità delle proprie azioni
- Comportarsi in modo etico
- Dire la verità.

Come affermo spesso, è necessario che, ancor prima di creare un business, vengano definiti in modo univoco quelli che sono i comportamenti comuni che vedano il rispetto dell’altro e la sua diversità al primo posto. La formazione degli individui a molti dei valori elencati sopra sarebbe fondamentale e di grande importanza sociale, ancor prima di qualsiasi titolo o addirittura di sapere leggere e scrivere.

Grazie se vorrete fare commenti a questo post!

A cura di Francesco Filippi
Autore di Creare Oggetti di Design